GIOVANI MEDICI DA RIMOTIVARE – COME BLOCCARE LE FUGHE ALL’ ESTERO

 

Corriere della Sera

COME BLOCCARE LE FUGHE ALL’ ESTERO

GIOVANI MEDICI DA RIMOTIVARE

Mi colpiscono le parole dell’ editoriale di Andrea Kerbaker («Una via per Jobs? Meglio di no», Corriere del 12 ottobre), perché le collego a un incontro fatto in aeroporto tornando da Londra (ma di questi incontri se ne fanno tornando da New York o da Boston, da Berlino o da Stoccolma…). Mi avvicina un signore, poco più che quarantenne, che mi riconosce e mi chiede di riconoscerlo: è un viso che non mi è nuovo; può aiutarmi, gli domando, può ricordarmi un luogo, un fatto. Quando mi dice «Istituto dei Tumori», lo identifico come in un lampo e rivedo un giovane e brillante assistente di otorinolaringoiatria di qualche anno fa, di cui non avevo più avuto notizie; ha una posizione importante, è «consultant» in un grosso ospedale vicino a Londra e lavora con grande soddisfazione (e sufficiente remunerazione), ma – mi dice – non è il solo ad aver lasciato l’ Istituto per correre all’ estero; un suo quasi coetaneo, chirurgo dell’ intestino, è volato due anni fa a New York, dove opera con successo; vari loro giovani colleghi hanno recentemente lasciato ospedali milanesi per andare all’ estero, richiesti ed apprezzati. Mentre aspettiamo le valigie gli chiedo perché lasciano i nostri ospedali, in cui si sono formati, per affrontare la professione in sedi con abitudini di lavoro differenti dalle nostre, tra nuovi colleghi che non conoscono, con regole e strutture che devono imparare a conoscere per avere successo nei rapporti coi sistemi sanitari e coi singoli pazienti. La risposta è precisa e decisa: «Ci danno spazio, cioè lasciano sviluppare quelle potenzialità che non abbiamo potuto manifestare, ci permettono di fare ricerca». Qui ci colleghiamo con Kerbaker: i giovani sognano il successo e «una città – io dico una sanità – avveduta dovrebbe saper impostare condizioni» che stimolino idee nuove e ricerche e ne sappiano raccogliere i frutti. Se manca questo molti fuggono, con la loro intelligenza, le loro idee, il loro entusiasmo e le loro fantasie. Corrono dove possano trovare spazio per il merito, dove la politica sia nettamente separata dalla professione e il prescelto a un posto di «consultant» risponda più a precise conoscenze tecnico-professionali e magari a capacità di ricerca, che a una incrollabile fede politica (che talora si dissolve una volta ottenuta l’ agognata posizione). Una grossa parte di responsabilità nella cattiva conduzione di alcune strutture ospedaliere e nella demotivazione dei giovani professionisti è dovuta a indebite ingerenze della politica nelle scelte sanitarie. Era assolutamente imprevedibile, 30 anni fa, che una professione affascinante per ragazzi e ragazze come è sempre stata quella del medico, sfociasse in uno stato di larvata disaffezione, così da minacciare, in futuro, una mancanza di medici tale da non poter coprire le necessità del sistema sanitario nazionale. È assolutamente necessario che si lasci spazio a capacità e a giuste ambizioni, che i nostri medici siano messi nelle condizioni di operare serenamente e non abbiano più il desiderio di fuggire all’ estero per vedersi realizzati. Primario Emerito Istituto dei Tumori RIPRODUZIONE RISERVATA

Spinelli Pasquale

Pagina 1
(21 ottobre 2011) – Corriere della Sera

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Categorie: giovani, Giovani Medici, Salute e Benessere, Sanita', varie | Tag: , , , | Lascia un commento

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