Maxi-poli ospedalieri in cantiere

Microcittà a misura del malato e degli operatori sanitari. Architetture orizzontali, modulari e iperflessibili. Macchine sostenibili nonostante siano tra gli edifici più energivori. È questo il dna degli ospedali contemporanei, con l’immancabile presenza del verde. Strutture costosissime con budget di centinaia di milioni di euro. «Un ospedale da 600 posti letto – spiega Luigi Colombo di Techint – necessita di 2mila dipendenti. Gli ospedali sono maxi-poli di aggregazione e non di rado sono tra le imprese più importanti di una città». Bastano questi pochi numeri per dimostrare il ruolo economico, sociale e urbano di queste strutture. GALLERY Gli ospedali di nuova generazione Gli ospedali di nuova generazione Dal Veneto alla Toscana, passando per Piemonte e Emilia Romagna, negli ultimi dieci anni è salito il numero dei nuovi ospedali soprattutto nelle regioni del Nord. Al Sud si distingue la Sicilia. Tante gare sono aperte anche in questi mesi, dalla Lombardia alla Calabria, dal project financing per l’ospedale di Livorno a quello per la Città della Salute di Treviso. Altre sono state recentemente aggiudicate, come quella per l’ospedale di La Spezia al Felettino (che vede in campo gli inglesi Hopkins Architects con Politecnica) o per il Galliera di Genova (dove lavorano tra gli altri gli spagnoli di Pinearq con i quarantenni genovesi Obr e gli ingegneri di Buro Happold). Non sono mancati concorsi di progettazione che hanno impegnato architetti e ingegneri di tutto il mondo come nel caso dei policlinici di Roma e Milano. In Italia c’è un rinnovato fermento intorno alla progettazione di nuovi ospedali, strutture che secondo gli esperti sanno tenere il confronto con quelle francesi o tedesche. Tra le opere più interessanti realizzate c’è l’ospedale di Mestre di Altieri e Emilio Ambasz, quello della Versilia, quelli di Alba e Bergamo di Aymeric Zublena, quello di Legnano realizzato da Techint, il Meyer di Firenze di Cspe e ancora quello di Gubbio-Gualdo Tadino dell’architetto Lamberto Rossi. Eccellenze che dimostrano i passi avanti fatti negli ultimi dieci anni, segnanti simbolicamente dall’anno 2001 quando l’ex ministro della Sanità Umberto Veronesi ha creato un team di lavoro, anche con la collaborazione dell’architetto Renzo Piano, per stendere un decalogo sull’ospedale modello: umano, centrato sul paziente, funzionale e bello. Alberto Altieri, architetto dell’omonima società con grande esperienza nel settore sanitario sintetizza in tre punti l’essenza dell’ospedale contemporaneo: «Attenzione al contenimento dei consumi e al costo di gestione; sviluppo orizzontale per garantire la sua trasformazione nel tempo; facile orientamento, no agli ospedali-labirinto». Oggi sulla carta, pronti per andare in cantiere, ci sono progetti ancora più innovativi come quelli di Pisa o Novara, del Galliera di Genova e del nuovo policlinico di Milano. A Pisa Altieri con Rpa, Proger e Tifs firmano il progetto del nuovo ospedale che sostituirà la cittadella ospedaliero-universitaria che oggi è a Santa Chiara, vicino a Campo dei Miracoli. A Novara sempre lo studio Altieri con Benedetto Camerana costruirà la nuova struttura dove c’era una vecchia caserma, abbandonata e demolita. A Milano per il Policlinico è in conferenza dei servizi il progetto di Techint con Barreca&La Varra e Stefano Boeri Architetti per costruire al posto degli undici padiglioni esistenti due grandi lame alte 28 metri, unite da una piastra sopraelevata, con servizi e sale operatorie, che sarà attraversabile e sarà coperta da un giardino urbano più grande di San Siro. A Genova, il concept del nuovo ospedale prevede invece un’ala semi-ipogea, che ricalca organicamente la dimensione irregolare del lotto, e una esterna che riprenderà la dimensione regolare degli edifici esistenti circostanti e che risponde alle logiche sanitarie contemporanee dell’Ospedale a rete. «L’architettura ospedaliera è uno dei settori più complessi e la complessità richiede specialità. Un buon ospedale nasce dal lavoro di collaborazione: ogni tecnico deve comprendere le ragioni dell’altro», spiega Gianfranco Carrara, ingegnere romano, esperto del settore e con un ricco curriculum come progettista e consulente di ospedali. Nella progettazione degli ospedali il ruolo dell’architetto è importante, ma va considerato come le altre figure professionali. «È superato il concetto di tipologia standard: gli ospedali si progettano dall’interno verso l’esterno per quanto riguarda gli aspetti funzionali – spiega Carrara -, dall’esterno verso l’interno per la morfologia e per definire il rapporto con il contesto».

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Categorie: medici, Sanita', varie | Tag: | Lascia un commento

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