Cambiare l’Italia vorrebbe dire cambiare la mentalità

Andrea sta lavorando da 4 anni in Italia ma non trova gli sbocchi professionali ai quali ambisce e sta quindi cercando di andare all’estero.

Ci spiega il perché in questa intervista.

Ci descrivi il tuo passato accademico ed il tuo presente lavorativo?

Ho studiato ingegneria delle telecomunicazioni a Pisa. Non sono stato proprio un velocista ma ce l’ho fatta a finire.

Fortunatamente ho avuto una famiglia che mi ha sempre supportato negli studi e mi ha garantito uno stile di vita senza farmi pesare troppo il fatto di essere studente.

Le prime limitazioni di uno studente italiano iniziano proprio da qui. Abbiamo università troppo teoriche, con sessioni d’esame distribuite durante l’anno in modo da far perdere del tempo che invece potrebbe essere meglio utilizzato. Dopo anni di teoria, quando entri nel mondo del lavoro, ti accorgi che quello che hai studiato servirebbe molto in ambito di progettazione, ma non è quello che è richiesto dalla maggior parte delle aziende. Sapersi relazionare con colleghi e gruppi di lavoro è fondamentale, ma nessuno te lo insegna.

Avendo anche altri hobbies tipo la fotografia, appena finita l’università, mentre cercavo lavoro come ingegnere, ho iniziato a lavorare nel negozio di un amico e a fare vari servizi dal giorno dopo che mi sono laureato. Penso di essere stato fortunato a non aver perso nemmeno un giorno.

Dopo qualche mese di lavoro (che mi occupava in pratica l’intera giornata e molti weekend) ho deciso che era arrivato il momento di mettermi a cercare qualcosa che fosse inerente a quello che avevo studiato. Nel giro di un paio di mesi sono riuscito a fare 3 colloqui e a cambiare lavoro. Si parla del periodo proprio prima della reale crisi, quindi da gennaio ad aprile 2008.

Fin dal primo giorno mi hanno proposto un contratto di 1 anno promettendomi che dopo sarebbe diventato a tempo indeterminato, e così è stato fortunatamente.

Ora invece è più di 1 anno che invio CV ed ho fatto solo 2 colloqui, 1 offerta di lavoro per mail per la quale si sono accorti che non ero il destinatario (eh sì… succede anche questo) e 2 richieste di colloqui che sarebbe stato fatto solo la mattina successiva senza possibilità di scelta (quindi non sono potuto andare).

Perché vuoi partire dall’Italia piuttosto che rimanere e cambiarla dal di dentro?

Pensavo che questo lavoro sarebbe stato l’inizio di una grande opportunità di carriera. Invece sono stato caricato sempre di più responsabilità senza nessun aumento di stipendio o livello in 4 anni. Sia io che altri colleghi stiamo facendo anche il lavoro di altri che rallentano il lavoro del gruppo ma che hanno delle posizioni ben pagate all’interno dell’azienda.

L’Italia è fatta da italiani e cambiare l’Italia vorrebbe dire cambiare la mentalità. Chi non ha voglia di fare è ovvio che lotterà sempre per il posto fisso. Chi invece realmente lavora ed ha delle grosse potenzialità, lo farà sempre a poco e con un contratto senza nessuna stabilità.

Bisogna che il contributo che diamo ad un’azienda sia correttamente pagato e nel momento in cui non lo diamo più, anche l’azienda abbia il potere di smettere di pagare quello che non riceve. Sono d’accordo sul diritto al lavoro, ma sono contrario a far acquisire diritti di stipendio assurdi a chi non ha nemmeno voglia di fare uno sforzo per migliorare se stesso e l’azienda per la quale lavora.

Un altro problema di mentalità italiana è lo sfruttamento delle risorse aziendali. Invece di pensare che quello che l’azienda ci mette a disposizione è di tutti, pensiamo che più riusciamo a prendere e più, siamo furbi rispetto al collega che invece non ha preso niente.

Quello che voglio è più meritocrazia per chi produce e più rischi per chi non dà niente di sè!

Per riassumere non credo di poter cambiare la mentalità di un paese nel quale non mi ritrovo. Quindi l’unica via d’uscita è valutare anche qualcosa fuori dallo stivale.

Forse rimarrò deluso, sicuramente troverò altri difetti o qualcosa che non mi piace fuori da questo ambiente, ma almeno avrò provato a cambiare qualcosa.

Cosa dicono i tuoi familiari ed amici della tua idea?

I miei familiari non avrebbero nessun problema se andassi in un posto che offre più possibilità e nemmeno loro credono che questo paese avrà a breve un miglioramento sostanziale. Gli amici della mia stessa età non hanno dubbi sull’andarsene. Ma penso che sia ovviamente più facile per chi è più giovane avere voglia di cambiamento.

Ho notato una cosa però. Più che distinguere le opinioni fra familiari ed amici, va distinta l’importanza che le persone danno a quello che hanno.

C’è chi ritiene che il posto fisso sia al primo posto e quindi non emigrerebbe mai o comunque non lo farebbe senza un altro posto fisso. Invece altri valutano la possibilità di tornare indietro. Se una persona è comunque garantita qui in Italia (vuoi perché coperta dalla famiglia o perché potrebbe rifare lo stesso lavoro o ritrovarlo facilmente) perché non provare?

Ho notato che queste opinioni non dipendono dall’età delle persone alle quali ho richiesto qualche opinione.

A che destinazioni stai pensando?

Sono in cerca di un posto stimolante, non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche delle iniziative. Quindi prediligo le grandi città. Pensavo a Londra o Parigi, oppure qualcosa negli USA. Mi piacerebbe vivere in un posto in cui se mi sveglio una mattina con un’idea o un hobby nuovo, sicuramente troverò qualcuno con la mia stessa passione.

Come ti stai preparando al salto?

Per il momento sto inviando CV ovunque sperando in qualche offerta e mi sto informando tramite amici residenti nelle varie città estere se per caso hanno qualche possibilità per me fra le mani.

Purtroppo i risultati non sono come mi sarei aspettato e se non vivi sul posto non è facile che tu venga chiamato. Non chiedo assolutamente un lavoro a tempo indeterminato, però vorrei almeno andare alla pari con lo stipendio attuale. Inoltre spero in qualche aiuto da chi ne sa più di me della nuova città in cui andrò. Non parlo in senso economico, ma penso che un aiuto su come ci si muove in un posto che non si conosce, sia utile a tutti.

Come vedi il futuro dell’Italia?

Il futuro dell’Italia non lo vedo proprio. Non penso che ci sarà mai un miglioramento.

I diritti dei cittadini non esistono, la burocrazia è lenta, le persone hanno paura ad investire o provare a fare qualcosa. Se anche una virgola va storta, entriamo nel giro delle cause decennali.

Il posto garantito ed i diritti acquisiti forse inizieranno ad andare in un’altra direzione facilitando chi più se lo merita, ma ci vorrà un bel po’ di tempo.

L’immigrazione incontrollata porta solamente a maggiori spese per il paese senza dare un effettivo valore aggiunto nella maggior parte dei casi.

La criminalità aumenterà con l’impoverimento del paese perché sempre più persone avranno poco da perdere.

Ambisci a tornare un giorno?

Ho sempre sentito dire che prima o poi si torna sempre nel proprio paese. Però se non sono ancora partito, non penso di poter dare una risposta in questo momento. Dipenderà anche molto da quello che lascerò qui e da quello che sarà rimasto fra qualche anno.

Sono una persona che si basa molto sulle sensazioni a pelle, quindi se vivrò in un altro paese, sarà nei momenti in cui tornerò qui per vedere per esempio la mia famiglia, che il mio istinto mi dirà se tornare o no.

Grazie Andrea ed in bocca al lupo!

http://www.italiansinfuga.com/2012/02/13/cambiare-litalia-vorrebbe-dire-cambiare-la-mentalita/?awt_l=CjtMM&awt_m=JjIVobjjhPH3bG

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