Un’indagine dell’ordine dei medici di Milano punta il dito sulla crescente povertà dei camici e su leggi non benevole Raddoppiano gli esodi dalla professione

Un’indagine dell’ordine dei medici di Milano punta il dito sulla crescente povertà dei camici e su leggi non benevole

Raddoppiano gli esodi dalla professione

Milano – Meno soldi, pensioni più basse, premi assicurativi Rc che lievitano, più concorrenza di low cost e società di professionisti. In tutto questo l’ordine dei medici l’estate scorsa con la manovra ha sfiorato la possibilità di perdere il potere di giudicare disciplinarmente gli iscritti, a vantaggio di poteri “terzi”. Inizia da queste considerazioni del presidente dell’ordine dei medici di Milano Roberto Carlo Rossi l’incontro organizzato da Snami e dall’associazione Meditaly: un brain storming (medici lombardi, piemontesi e toscani) sul futuro delle cure primarie aperto dallo stesso presidente Rossi sul tema dell’impoverimento della categoria.

«Ho i risultati di una ricerca appena commissionata al nostro ordine – dice Rossi – nel 2009 le richieste di assistenza all’Enpam da parte di medici in difficoltà, che ho firmato, erano 31, e non sono salite nel 2010, sono rimaste pressoché stazionarie a 34, ma nel 2011 sono diventate 69. Non è tutto. La mia sensazione è che quest’anno assisteremo a un raddoppio di richieste. Tra l’altro, non passa giorno che io non apponga più d’una firma su una richiesta di pensione anticipata, specie di medici di famiglia, nel 2009 e 2010 erano rispettivamente 220 e 232, l’anno scorso sono salite a 423».

La medicina è stanca di qualcosa? Il lavoro di medico non attrae?
«Senza soldi in tasca – ammette Rossi – cambia il modo di fare professione e chi può abbandona prima di vedere il peggio. Il low cost, la concorrenza in forme talora disdicevoli, mette a rischio la qualità dell’atto professionale. Solo gli ordini dei medici possono tutelare la medicina dall’abbandono dei medici che segna la fine della qualità dell’atto professionale. Invece anche il legislatore a volte mostra di vederci come una corporazione anziché tutelarci». Critiche al governo arrivano da Carlo Resia (Snami Alessandria) anche sull’H24: «Il medico di assistenza primaria non può lavorare 24 ore al giorno; lo studio diventa luogo di turnazione con altri medici; dunque, l’H24 è il grimaldello con cui la politica, che ci teme, ci scippa il rapporto fiduciario».
La battaglia più recente dell’ordine milanese è stata sul fronte della critica ai Chronic related groups (Creg), Drg del territorio sperimentati in Lombardia per coprire il fabbisogno dei pazienti cronici non ospedalizzati. Molti generalisti hanno raccolto la sfida proposta in cinque Asl e hanno creato modelli cooperativi per gestire i dati e distribuire i carichi di lavoro sul paziente, che viene monitorato sull’aderenza alla terapia.
Sui Creg, Milano mantiene perplessità, a partire dalla copertura di patologie come la broncopneumopatia, forse oggettivamente risicata («Un anno di terapia è parametrato su 733 euro ma una terapia di 12 mesi con farmaco appropriato a 78 euro/mese si avvicina ai mille euro», esemplifica un partecipante, sottolineando il rischio che il paziente debba pagarsi parte delle cure e poi magari risparmia scivolando in pronto soccorso per ottenere una radiografia).
Pur perplesso sui Creg, l’ospite della serata, il responsabile sanità dell’Udc Sergio Calgaro, chirurgo torinese, non ha risposte taumaturgiche e la litania è la solita: le condizioni del paese andranno a peggiorare, le regioni in deficit accrescono il fardello del servizio sanitario pubblico che non potrà coprire tutti a lungo, è auspicabile l’intervento di mutue integrative di un servizio sanitario ridimensionato. E sul territorio ci vorranno comunque dei percorsi diagnostico terapeutici “budgettizzati” per patologia per il mmg. E tali non sono forse i Creg?
Nel complesso, il partito al centro dell’alleanza di governo non sembra ritrarsi dalla volontà di riformare le cure primarie proprio nel modo che lascia perplessi lo Snami e altre sigle. E, al di là della discutibilità di certi aspetti, i Creg proposti in Lombardia sembrano scontare l’umore “difficile” della classe medica e di tutto il paese.

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Categorie: giovani, Giovani Medici, medici, ordine medici milano, ospedali, Salute e Benessere, Sanita', sanita' milano | Tag: | Lascia un commento

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