Spending review. Regioni e Balduzzi a confronto sui tagli. Per la sanità 5 mld da qui al 2014

Nell’incontro  le Regioni sembrano intenzionate a fare muro contro le misure circolate ieri. Una  nuova stangata per la sanità che si sommerebbe a quella di 8 miliardi prevista dalla manovra “Tremonti”, ancora tutta da attuare. Ma Balduzzi precisa: “Nessuna chiusura di ospedali imposta da Roma”.

04 LUG – “Nessuna chiusura automatica di ospedali verrà imposta da Roma”. Così  il Ministro della Salute Renato Balduzzi, alla viglia dell’incontro odiernmo con le Regioni e in relazione a notizie di stampa nelle quali si è ipotizzata la chiusura delle strutture con meno di 80 oppure di 120 posti letto: “E’ sicuramente necessaria una riorganizzazione della rete ospedaliera che porti a una riduzione di costi di gestione e ad una maggiore appropriatezza delle prestazioni, in vista di un più stretto rapporto tra ospedale e territorio”, ha aggiunto e “su questo il ministero della Salute ricoprirà un ruolo di stimolo e di vigilanza nei confronti delle Regioni, che su questa materia hanno piena responsabilità”.

Basterà questa dichiarazione a calmare gli animi? Non è detto perché in ogni caso è sulle cifre globali della spending review che il confronto si prospetta serrato. Riepiloghiamo secondo quanto abbiamo appreso sino ad ora.

Taglio di 3 miliardi al fondo sanitario
Le risorse per la sanità da ripartire alle Regioni caleranno di tre miliardi in due anni. Un miliardo a valere sul 2012 e due sul 2013. Si legge nella bozza: “Le riduzioni sono ripartite fra le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano secondo criteri e modalità proposti in sede di autocoordinamento dalle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano medesime, da recepire” entro “il 30 settembre 2012, con riferimento all’anno 2012 ed entro il 30 novembre 2012 con riferimento agli anni 2013 e seguenti”.

I settori sanitari interessati ai tagli dovrebbero essere:
Gli ospedali con un ulteriore abbassamento del rapporto posti letto/abitanti, che dovrebbe scendere dal 4 per mille fissato dal Patto per la Salute 2010/2012 al 3,7 per mille, comprensivo dello 0,7 per mille per i letti di lunga degenza e riabilitazione. Gli ultimi dati disponibili sui posti letto ospedalieri in attività sono riferiti al 2009 e indicano circa 251 mila posti letto con un indice del 4,2 per milla abitanti, di cui 3,6 per mille per acuti. Rispetto a questo dato, il taglio ipotizzato dalla bozza, che vorrebbe portare l’indice al 3,7 complessivo per mille, darebbe luogo a una riduzione di poco meno di 27 mila posti letto che, sommati a quelli già tagliati dal 2000, equivarrebbero a un taglio complessivo di circa 72 mila posti letto in poco più di dieci anni. Va detto che in serata dal ministero della Salute sono arrivate rassicurazioni che i nuovi tagli non supererebbero i 16/18 mila posti letto. Una stima basata evidentemente su dati più aggiornati della realtà dei presidi ospedalieri, ma che non cambiano la sostanza del problema: un indice di 3,7 per mille abitanti su una popolazione di 60,6 milioni come la nostra equivale a un totale di 224mila posti letto. Se nel 2009 (ultimo dato pubblicato) essi erano 251mila, vuol dire che comunque il taglio “reale” è di di circa 27.000 mila letti rispetto all’ultima situazione documentata. Se il ministero parla oggi di “soli” 16/18 mila letti in meno, vuol dire che dai dati in suo possesso risulta che dal 2009 ad oggi sono stati già tagliati almeno altri 13/11mila letti.
Sempre per gli ospedali, si prevede anche la chiusura di quelli con meno di 80 posti letto.

I beni e servizi dovrebbero poi essere tagliati del 5%, che vuol dire un risparmio di circa 1,7 miliardi.

Per i farmaci la bozza prevede diverse misure.
In primo luogo la rideterminazione dello sconto dovuto dalle farmacie convenzionate al 3,65% fino a fine anno. Si legge nella bozza nel testo diffuso da alcuni quotidiani: “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto – si legge nella bozza – l’ulteriore sconto dovuto dalle farmacie convenzionate è rideterminato al valore del 3,65 per cento”.

Aumenta anche il contributo delle aziende farmaceutiche che, sempre fino a fine anno, arriverebbe al 6,5%. Si legge sempre nella bozza: “Limitatamente al periodo decorrente dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2012, l’importo che le aziende farmaceutiche devono corrispondere alle Regioni è rideterminato al valore del 6,5 per cento”.

Cambia anche il tetto per la farmaceutica territoriale che passerebbe dall’attuale 13,3% al 13,1% nel 2012 per scendere ulteriormente all’11,5% nel 2013. Si legge nella bozza, “Per l’anno 2012 l’onere a carico del Servizio sanitario nazionale per l’assistenza farmaceutica territoriale è rideterminato nella misura del 13,1 per cento”. Dal 2013 il tetto è ulteriormente abbassato all’11,5% “al netto degli importi corrisposti dal cittadino per l’acquisto di farmaci ad un prezzo diverso dal prezzo massimo di rimborso stabilito dall’AIFA”.

Sale invece il tetto per la farmaceutica ospedaliera, che cresce al 3,2% rispetto al 2,4% attuale. Si legge infatti nella bozza che “a decorrere dall’anno 2013 il tetto della spesa farmaceutica ospedaliera di cui all’articolo 5, comma 5, del decreto-legge 10 ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, è rideterminato nella misura del 3,2 per cento e si applicano le disposizioni dei commi da 5 a 10”.
Ma le aziende dovrebbero anche accollarsi gli oneri della metà dell’eventuale sfondamento del tetto, oggi invece a carico delle Regioni.

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=9798

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Categorie: Giovani Medici, Salute e Benessere, Sanita' | Tag: | Lascia un commento

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