Spending review: la soddisfazione nascosta dei professionisti? (di Nino Cartabellotta)

Nelle polemiche che hanno accompagnato il doloroso processo di spending review, nessuno ha citato l’art. 6 (Qualità professionale e gestionale) del Codice di Deontologia Medica:  “il medico agisce secondo il principio di efficacia delle cure nel rispetto dell’autonomia della persona tenendo conto dell’uso appropriato delle risorse”.

Consapevole dell’urgenza delle misure previste dal Ministero della Salute nel processo di spending review, è inevitabile e indispensabile il coinvolgimento dei medici che non possono più lamentarsi di tagli indiscriminati se non collaborano con la loro professionalità a individuare e contenere gli sprechi evitabili.

Se, infatti, da tempo la bioetica affronta il delicato tema del contenimento dei costi inteso come “allocazione di risorse limitate”, solo di recente il dibattito si sta spostando verso l’etica della riduzione degli sprechi, un cambio di paradigma che presenta sia rilevanti implicazioni di politica sanitaria, sia una rivalutazione della responsabilità professionale sull’utilizzo appropriato delle risorse.

L’etica del razionamento poggia su due presupposti fondamentali: innanzitutto, il razionamento è richiesto quando le risorse sono limitate e la politica sanitaria deve scegliere quali servizi e prestazioni sanitarie non possono più essere garantiti; in secondo luogo, le modalità di razionamento dovrebbero sempre essere rese esplicite, mentre oggi si usano spesso metodi di razionamento implicito, non sempre equi e che prestano il fianco alle critiche più disparate.

La principale obiezione etica al razionamento è che ciascun medico, al fine di mantenere il rapporto fiduciario con ciascun paziente, finisce per soddisfarne preferenze e aspettative sempre crescenti, senza considerare i costi sostenuti dalla comunità. Tuttavia, quando le risorse si esauriscono questa obiezione è priva di senso, perché i pazienti privi di livelli essenziali di assistenza sono persone reali verso cui l’intera classe medica è obbligata a mantenere un rapporto fiduciario “collettivo”.

Oggi il dibattito etico si può risolvere solo identificando come sprechi tutti i costi sostenuti per interventi sanitari inefficaci e/o inappropriati che, oltre a non determinare alcun beneficio, spesso causano eventi avversi che generano altri costi. Infatti, le evidenze scientifiche dimostrano che questi sprechi incidono almeno per il 30% e rappresentano una delle cause principali di aumento dei costi.

Purtroppo se un tempo i medici, nel rispetto della loro integrità professionale, rifiutavano di offrire un trattamento inutile, anche quando richiesto da pazienti e familiari, oggi consistenti evidenze dimostrano che interventi sanitari inefficaci e/o inappropriati vengono prescritti non solo per le pretese dei pazienti sempre più insistenti, ma anche per decisione autonoma dei professionisti condizionata dalla resistenza al cambiamento, dai conflitti d’interesse, da prove di efficacia insufficienti o distorte.

Pertanto, se l’etica del razionamento appartiene alla politica sanitaria, l’etica della riduzione degli sprechiè indissolubilmente legata alla professionalità dei medici, perché poggia su differenti presupposti: innanzitutto, nessun paziente dovrebbe essere privato di interventi sanitari efficaci e appropriati, anche se costosi; in secondo luogo, test diagnostici e trattamenti inefficaci e/o inappropriati oltre a non determinare alcun beneficio causano spesso effetti avversi anche gravi, come nel caso dell’overdiagnosis.

Infine, esiste un aspetto di minore rilevanza etica, ma che genera spinosi interrogativi politici e sociali: la sostanziale riduzione degli interventi sanitari inefficaci e inappropriati se da un lato permette di contenere la spesa sanitaria, dall’altro riduce gli utili dell’industria biomedicale con gravi conseguenze sui posti di lavoro e sull’economia globale.

La strada che ha imboccato la politica per definire i tagli della sanità sicuramente non ha coinvolto i professionisti, ma in fondo la classe medica non può che essere soddisfatta perché, di fatto, mantiene ben salda l’autonomia di prescrivere tutto a tutti che, purtroppo, coincide con la massima libertà di sprecare il denaro pubblico in nome dell’autonomia professionale.

FonteCartabellotta A. Etica della spending review: razionamento o riduzione degli sprechi? Il Sole 24 Ore Sanità 2012, 10-16 luglio. Pag.13-14

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Categorie: Giovani Medici, medici, Salute e Benessere, Sanita' | Tag: | Lascia un commento

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