Il camice bianco del futuro? Medico-manager che fa quadrare i bilanci con etica

Milano, 17 lug. (Adnkronos Salute) – Il camice bianco del futuro? Deve avere con la calcolatrice la stessa familiarità che ha con lo stetoscopio, “far quadrare i bilanci, gestire con etica e senso di responsabilità le risorse pubbliche, e al contempo fare scelte che rispettino la ‘mission’ del servizio sanitario nazionale, cioè la salute dei pazienti. Al di sopra di tutto, anche del portafogli”. In altre parole: in tempi di spending review, il medico di oggi non può non essere un po’ ‘manager’. A tutti i livelli, non solo dirigenziali. Parola di addetto ai lavori. Alfredo Budillon, direttore dell’Unità di farmacologia sperimentale dell’Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli non ha dubbi: “Anche l’aspetto gestionale andrebbe insegnato sui banchi dell’università, con insegnamenti dedicati inseriti già nel piano di studi dei corsi di laurea”. E magari si potrebbe pensare anche a “una scuola di formazione in management sanitario” per creare una classe di dirigenti in grado di sposare la missione di gestire il Ssn. Perché non basta saper curare. Per farlo bene bisogna anche saper gestire la cosa pubblica. Lo sa bene Budillon: “Io dirigo una struttura che si occupa di ricerca pre-clinica e clinica per l’individuazione di nuovi farmaci oncologici. Il 50% del mio tempo è speso per cercare fondi e grant, contattare charity e valutare bandi della comunità europea. Non è facile gestire una struttura e fare scelte giuste. Per esempio io preferisco pagare un borsista in più piuttosto che una segretaria e così rispondo io alle telefonate e mi occupo delle questioni pratiche in prima persona”. Budillon ha scelto da sé di frequentare un master biennale in economia e management della sanità. “Rientrato da un’esperienza all’estero ho avvertito la necessità di colmare le lacune su questo fronte e mi sono pagato il master, spendendo ben 15 mila euro. Su questi temi ci si forma solo su base volontaristica. Le Regioni avrebbero dovuto attivare dei corsi obbligatori per chi vince il concorso da primario e deve avere a che fare con compiti di direzione e gestionali e amministrare la sanità nel loro territorio, ma non sempre questo è stato fatto – spiega – Il problema però coinvolge tutta la filiera formativa. Prima di tutto non esistono nella facoltà di Medicina materie che diano agli studenti dei rudimenti sulla gestione e organizzazione aziendale. Un vuoto formativo che si riscontra anche nelle specializzazioni post laurea, salvo rare eccezioni”. Il risultato, riflette Budillon, è che “non c’è uniformità nelle competenze. E il discorso vale per i primari e ancora di più per i direttori di Dipartimento che hanno compiti gestionali maggiori e dei budget da amministrare, senza figure di supporto. Sulla base della mia esperienza posso dire che c’è molto poco nei percorsi formativi obbligatori e tutto viene lasciato alla singola iniziativa”. In Italia potrebbe essere utile una grande “scuola di formazione in management sanitario, perché oggi i manager selezionati sulla base dei bandi regionali sono molto eterogenei sia come formazione che come esperienze e spesso vengono scelti solo sulla base dell’appartenenza politica non su dati oggettivi relativi alle loro competenze”. Ha un senso, secondo Budillon, “che sia la politica a scegliere chi dovrà interpretare concretamente le linee e gli indirizzi che vengono dettati. Ma il bacino da cui pescare gli ‘esecutori materiali’ delle politiche sanitarie deve essere uniforme e ricco di valide competenze manageriali”. Il problema, riflette, “è che non sempre la classe manageriale della sanità italiana è all’altezza del ruolo che deve svolgere”. L’obiettivo di tutti nel servizio sanitario nazionale “è l’efficienza – osserva l’esperto – Tutti devono sentire il peso di questa responsabilità sulle proprie spalle e sapere come fare per raggiungerlo. Siamo chiamati a gestire strutture che non hanno come scopo il profitto, ma la salute dei pazienti. Anche se alcuni manager tendono a dimenticarlo”. Le responsabilità per il vuoto formativo, continua Budillon, sono da ricercare a più livelli: “C’è sicuramente un contributo pesante del legislatore, c’è la mancanza di meccanismi efficaci di controllo e, a livello locale, di implementazione di procedure e percorsi, perché non basta solo formare le persone”. Ci deve essere inoltre “il volere politico di eliminare gli sprechi e di improntare una gestione che risponda al bene della collettività. E’ lì che scatta l’etica: si deve riuscire ad essere efficienti ma mai a discapito del bisogno di salute. Se questo bisogno richiede l’attivazione di un ambulatorio non si può non attivarlo solo per risparmiare. Così come non si devono varare iniziative solo per nominare primario qualcuno che è stato segnalato”.

 

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Categorie: Giovani Medici, ordine medici milano, ospedali, Salute e Benessere, Sanita', sanita' milano | Tag: | Lascia un commento

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