L’indagine, rivoluzione digitale vale 15 miliardi l’anno

Milano, 7 mag. (Adnkronos Salute) – Per la salute, in Italia, si spende poco e si investe ancor meno. A farne le spese è la qualità dei servizi del sistema sanitario che, negli ultimi anni caratterizzati dalla ‘spending review’, ha perso posizioni nei confronti internazionali. Eppure un investimento in innovazione digitale potrebbe combinare efficienza e sostenibilità economica a servizi di qualità: una rivoluzione digitale completa per la sanità italiana porterebbe benefici di circa 15 miliardi l’anno per il Sistema Paese. È questa la stima fatta dalla ricerca 2013 dell’Osservatorio Ict in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi al convegno ‘Ict in Sanità: perché il digitale non rimanga solo in agenda”.

La ricerca è stata realizzata attraverso casi di studio e questionari rivolti a 109 Cio (Chief Information Officer), 166 direttori generali, amministrativi, sanitari delle principali strutture sanitarie, referenti e dirigenti in sanità di 10 Regioni, un campione statisticamente significativo di medici di medicina generale e di cittadini. In questo contesto, la spesa in innovazione digitale per la sanità è scesa a 1,23 miliardi di euro nel 2012, appena 21 euro per abitante, ulteriormente ridotta dopo il calo registrato lo scorso anno. L’Osservatorio Ict in sanità stima che, impiegando appieno le soluzioni Ict negli settori chiave della sanità italiana, le strutture sanitarie potrebbero risparmiare circa 6,8 miliardi di euro l’anno, ovvero 115 euro procapite. A questi benefici, sono da aggiungere i possibili risparmi economici per i cittadini, grazie al miglioramento del livello di servizio reso possibile dalle tecnologie digitali, stimabili complessivamente in circa 7,6 miliardi di euro, pari a circa 130 euro a persona.

“Questi benefici potenziali sono troppo importanti per non sviluppare immediatamente un piano di interventi – afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio – pertanto occorre abbandonare il pregiudizio che in sanità le nuove tecnologie siano un lusso, perché utili per modernizzare le cure ma destinate ad aumentare le spese e quindi da rimandare a tempi migliori. L’innovazione digitale – termina – è la principale leva su cui lavorare per rendere la qualità dei servizi compatibile con la loro efficienza e sostenibilità economica”.

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