Giovani medici: precariato e lavoro gratuito anche in corsia

Di Anna Guida – 24 maggio 2013
In Focus

La chiamano “marea bianca”: è l’esodo dei giovani medici italiani verso Paesi che offrono loro maggiori opportunità. Sono circa mille all’anno quelli che fanno richiesta al Ministero della salute del certificato di congruità, necessario per esercitare la professione all’estero, e il trend negli ultimi anni è in continua ascesa. Ma perché fuggono? Non è la loro una delle poche carriere a godere ancora di altissimo prestigio sociale e ottime retribuzioni? In Italia sembra non essere più così, non per le nuove generazioni. Come ha denunciato Eleonora Voltolina nel suo libro Se potessi avere mille euro al mese, nel nostro Paese anche la professione medica è “ammalata”: neppure i camici bianchi sfuggono alla piaga del lavoro precario, sottopagato, persino gratuito. Con in più un’aggravante: vi si affacciano a 30 anni suonati.
Mediamente tra l’iscrizione all’università e l’esercizio della professione passa una dozzina d’anni: 6-7 per laurearsi, da 4 a 6 per la specializzazione, più un intermezzo necessario a conseguire l’abilitazione. Ma paradossalmente è proprio alla fine del percorso formativo che iniziano i problemi veri. Perché lo sbocco professionale non è affatto immediato e molti trascorrono – più o meno lunghi a seconda dei casi – in cui prestano servizio in ospedale senza portare a casa un soldo e senza uno straccio di contratto, mentre altri fanno turni massacranti in corsia con cococo o cocopro di breve durata, perché le strutture sanitarie hanno un grande bisogno di medici ma non hanno risorse per nuove assunzioni.
Con risultati devastanti, non solo per le capacità dei dottori trentenni di progettare il loro futuro, ma anche per il funzionamento stesso della “macchina sanità”. Come ha dimostrato l’episodio accaduto il 31 dicembre scorso, quando scadevano molti contratti sanitari in diversi ospedali italiani. Al policlinico Umberto I di Roma, la notizia del rinnovo per i medici precari è arrivata solo alle cinque del pomeriggio. «Non sapevamo cosa fare», ha raccontato ad Articolo 36 un chirurgo 38enne del pronto soccorso, da 6 anni precario, padre di un bambino. «Chi doveva iniziare il proprio turno alle 20 non sapeva se doveva prendere servizio. E se il contratto non fosse stato rinnovato il pronto soccorso sarebbe rimasto a corto di medici, proprio la notte di Capodanno! Non si può lavorare in queste condizioni, così si mette a rischio la salute dei pazienti». Nelle condizioni di questo chirurgo, secondo le stime della Fp Cgil, lavorano almeno 10mila medici precari. Secondo una ricerca condotta dall’Ordine dei medici di Roma, nel 2011 il 28,2% dei dottori under 45 aveva un rapporto di lavoro “atipico”, a fronte di un 35,4% con un contratto a tempo indeterminato e di un 32% di liberi professionisti. E quasi la metà degli intervistati ha dichiarato che non sceglierebbe più di intraprendere la nobile strada tracciata da Ippocrate.
Com’è possibile che alla soglia dei 40 anni un medico si trovi ancora in una situazione di tale precarietà? Per capirlo…

http://www.articolo36.it/articolo/giovani-medici-precari-e-sottopagati

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Categorie: Giovani Medici | Tag: | Lascia un commento

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