Ecco gli esami e i trattamenti sanitari inutili o dannosi. La lista di Slow Medicine

Ecco gli esami e i trattamenti sanitari inutili o dannosi. La lista di Slow Medicine

“Fare di più non significa fare meglio”, questo il nome dell’iniziativa. L’obiettivo è quello di migliorare i servizi attraverso la riduzione di esami diagnostici e trattamenti spesso inefficaci e dannosi. Pubblicati i risultati delle prime liste di esami diagnostici e trattamenti a rischio di inappropriatezza in Italia messi a punto da diverse società scientifiche.

20 MAR – Da tempo è stato evidenziato che molti esami e molti trattamenti farmacologici e chirurgici largamente diffusi nella pratica medica non apportano benefici per i pazienti, anzi rischiano di essere dannosi. Negli USA si valuta che almeno il 30% della spesa sanitaria sia utilizzata per prestazioni inefficaci. In Italia il rapporto tra risultati clinici e spesa pro capite per la salute è uno dei migliori a livello internazionale e nettamente più favorevole rispetto a quello USA: la spesa pro capite per l’assistenza sanitaria è inferiore alla media dei paesi OCSE e i risultati di salute mediamente superiori. Sono però presenti, accanto ad aree di sottoutilizzo di risorse (es. la spesa per le cure agli anziani), aree in cui si rileva un eccesso di esami e trattamenti: basti pensare all’altissimo numero di TAC e RMN per numero di abitanti, alla percentuale di parti con cesareo, al sovrautilizzo di antibiotici.

Slow Medicine, rete di professionisti e di cittadini che si riconosce in una “Medicina sobria, rispettosa e giusta”, è partita da questa premessa per lanciare in Italia, in analogia all’iniziativa Choosing Wisely già in atto negli Stati Uniti, il progetto “Fare di più non significa fare meglio”. Promuovono il progetto anche Fnomceo, Ipasvi, Siquas-Vrq, l’Istituto Change di Torino, PartecipaSalute, Inversa Onlus, Altroconsumo e Slow Food Italia.

Il progetto si propone di migliorare la qualità e la sicurezza dei servizi sanitari in Italia attraverso la riduzione di esami diagnostici e trattamenti che spesso non sono efficaci e rischiano di essere addirittura dannosi.

Molte Società Scientifiche e Associazioni professionali italiane hanno aderito al progetto di Slow Medicine e arrivano i primi risultati. Eccoli:

Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi)
– Non utilizzare i cosiddetti “test di intolleranza alimentare” come strumento per la terapia dietetica dell’obesità né per diagnosticare sospette intolleranze alimentari.
– Evitare di trattare obesità e disturbi dell’alimentazione con diete prestampate e in assenza di competenze multidimensionali.
– Non incoraggiare un uso estensivo e indiscriminato di integratori alimentari come fattori preventivi delle neoplasie e della patologia cardiovascolare.
– Evitare in età evolutiva approcci a sovrappeso e obesità, restrittivi, di non dimostrata efficacia e non coinvolgenti la famiglia.
– Evitare la Nutrizione Artificiale (NA) nelle situazioni cliniche in cui un approccio evidence-based non ha dimostrato beneficio, come nei pazienti con demenza in fase avanzata o oncologici in fase terminale.

Associazione italiana di radioterapia oncologica (Airo)
– Non definire un programma terapeutico che comprenda la radioterapia senza che l’oncologo radioterapista sia coinvolto fin dall’inizio (e cioè subito dopo la diagnosi della malattia) nella definizione del programma stesso.
– Non raccomandare l’impiego di tecniche od apparecchiature radioterapiche “speciali” senza un parere
motivato dell’oncologo radioterapista.
– Non utilizzare, per quanto possibile, trattamenti radioterapici prolungati quando la finalità della radioterapia è quella sintomatico-palliativa ed in persone malate con aspettativa di vita ridotta.
– Non eseguire un trattamento radioterapico per patologie articolari degenerative (benigne), specie al di sotto
dei 60 anni.
– Al di fuori di studi clinici, non eseguire PET, TC e scintigrafia ossea per la stadiazione del tumore della prostata, in pazienti candidati a trattamento radioterapico radicale, per i quali il rischio di metastasi è
minimo.

Collegio italiano dei primari medici oncologi ospedalieri (Cipomo)
– Non prescrivere antibiotici allo scopo di prevenire le complicanze infettive da neutropenia, in pazienti
neoplastici trattati con chemioterapia a dosi standard.
– Non prescrivere markers tumorali serici in corso di processo diagnostico o per la stadiazione dei tumori.
– Non effettuare di routine terapia antitumorale nei pazienti affetti da tumori solidi con Performance Status (PS) compromesso (3-4) o in progressione dopo 2-3 linee terapeutiche, ma privilegiare le cure palliative.
– Non eseguire esami del sangue incluso il profilo biochimico, scansioni ossee, radiografie toraciche, ecografie epatica e pelvica, TAC, PET e marker tumorali, dopo terapia sistemica precauzionale, in pazienti operate per cancro della mammella, asintomatiche e in assenza di risultati specifici all’esame clinico.
– Non prescrivere la chemioterapia nel trattamento sistemico del carcinoma duttale in situ della mammella.

Cochrane neurological field (Cnf)
– Non prescrivere la nutrizione artificiale enterale (PEG (Percutaneous Endoscopic Gastrostomy) o sonda naso-gastrica) ai pazienti affetti da demenza in fase avanzata, ma contribuire a favorire l’alimentazione fisiologica assistita.
– Non usare gli antipsicotici come farmaci di prima scelta nei disturbi comportamentali in corso di demenza, evitando di prescriverli prima di un’attenta valutazione delle cause scatenanti la cui rimozione potrebbe rendere inutile il trattamento.
– Non usare le benzodiazepine o altri ipnotici negli anziani come prima scelta nell’insonnia.
– Non usare la PET nella diagnostica della demenza a meno che il paziente non sia stato valutato da uno specialista esperto in demenze.
– Non sottoporre pazienti con soggettiva percezione di ridotta prestazione mnesica, esenti da deficit funzionali, a indagini per la ricerca di biomarker liquorali e indicatori nel neuroimaging, se non in un contesto di ricerca.

Società italiana di radiologia medica (Sirm)
– Non eseguire Risonanza Magnetica (RM) del Rachide Lombosacrale in caso di lombalgia nelle prime sei settimane in assenza di segni/sintomi di allarme (semafori rossi o red flags).
– Non eseguire di routine Risonanza Magnetica (RM) del ginocchio in caso di dolore acuto da trauma o di dolore cronico.
– Non eseguire Risonanza Magnetica (RM) dell’encefalo per cefalea non traumatica in assenza di segni clinici di allarme.
– Non eseguire radiografie del torace preoperatorie in assenza di sintomi e segni clinici che facciano sospettare patologie capaci di influire sull’esito dell’intervento.
– Non eseguire di routine radiografia del cranio nel trauma cranico lieve.

Società scientifiche di Ipasvi: Aico, Aioss, Aiuc, Animo
– Non eseguire la tricotomia pre-operatoria con rasoio a lama in previsione di un intervento chirurgico (Aico)
– Non utilizzare in modo improprio dispositivi di raccolta per stomie con placca convessa (Aioss)
– Non utilizzare in modo improprio sostanze chimiche per la detersione del complesso stomale (Aioss)
– Non utilizzare disinfettanti istiolesivi sulla cute integra nei soggetti anziani, allettati, con cute fragile e/o compromessa (Aiuc)
– Non fare ricorso alla ginnastica vescicale (chiusura ripetuta del catetere) prima della rimozione del catetere vescicale (Animo)

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=20447&fr=n

Annunci
Categorie: Giovani Medici, Sanita', sanita' milano | Tag: | Lascia un commento

Navigazione articolo

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: