Sanità, possibili 22 mld risparmi in 5 anni

Roma, 13 nov. (AdnKronos Salute) – Trasparenza e lotta alla corruzione; revisione dei costi e manager scelti nell’interesse dei cittadini: sono alcuni delle soluzioni per migliorare la qualità dei servizi sanitari, emerse dal Rapporto Glocus Sanità e Spending Review: organizzazione, trasparenza e digitalizzazione che è stato presentato al Senato. Nel documento si sottolinea in particolare che la spesa sanitaria, cresciuta vertiginosamente negli ultimi quindici anni, e che ammonta al 9,2% del Pil, potrebbe diminuire nell’arco del prossimo quinquennio del 20%, pari a 21,8 miliardi di euro se si intervenisse su 5 aree.

La prima riguarda la revisione dei costi del Servizio sanitario nazionale con l’aggiornamento dei Drg, secondo i quali vengono corrisposti i rimborsi per gli interventi alle strutture sanitarie, e del nomenclatore tariffario protesi e ausili fermo al 1999 che porterebbe ad un risparmio medio del 70% sulla spesa per la maggior parte di questi prodotti. Vi è poi il capitolo sulla trasparenza e la lotta alla corruzione che varrebbe, secondo alcune stime, 23,6 miliardi di euro l’anno essendo questo fenomeno diffuso su tutto il territorio nazionale con percentuali del 41% al Sud, 30% al Centro e 23% al Nord.

La terza linea d’azione riguarda l’investimento sulla digitalizzazione della sanità che nell’ultimo biennio ha registrato un decremento del 5% con la spesa complessiva ferma a 1,17 miliardi di euro: in pratica 19,72 euro per abitante. Questo ha finito per rallentare la sanità digitale dove, ad esempio, il fascicolo sanitario elettronico (Fse) è attivo appena nel 43% delle Asl. Infine – secondo gli esperti che hanno redatto il rapporto – è necessario un management scelto nell’interesse dei cittadini e non secondo logiche di una mediazione politica e corporativa, con criteri e valutazioni basate sulla professionalità.

Queste linee di indirizzo impongono una riflessione sulla governance del sistema. “È ormai necessario – si legge nel documento – passare a metodologie che abbiano il carattere dell’oggettività e dell’appropriatezza tecnica, trasferendo una serie di competenze a un’Agenzia che garantisca trasparenza, comparazione concorrenziale tra pubblico e privato, monitoraggio e aggiornamento costante dei diversi prontuari, e conseguentemente uniformità di standard assistenziali sul territorio nazionale”.

“Su 200 miliardi di spese totali delle Regioni – ha spiegato Linda Lanzillotta, presidente di Glocus – 115 vanno alla sanità, 72,5 sono destinati ad altre politiche (in particolare istruzione, formazione, assistenza sociale, trasporti, territorio) e 12,5 sono assorbiti da spese di amministrazione. Escludendo la sanità, dunque, il costo del funzionamento degli apparati burocratici di 20 Regioni e 2 Province autonome varrebbe circa il 17% della spesa gestita. Si impone, dunque, un ripensamento sul numero, sul ruolo e sul costo delle Regioni in una prospettiva di consolidamento dei conti pubblici e di inevitabile riduzione della spesa. Se non si vuole impoverire il nostro welfare questi sono ormai interrogativi ineludibili”.

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