Bozza ddl delega gestione e sviluppo risorse umane. I giovani Omceo: “Nutriamo grosse perplessità, intervenga l’Ordine”

In una lettera aperta vengono espresse perplessità sul testo messo a punto dal Tavolo politico. “Appare “assurdo che si arrivi a teorizzare un doppio binario formativo e l’inserimento di medici neolaureati con contratto riservato ad altre figure professionali non mediche nelle strutture della reti sanitarie regionali”.

03 DIC – La lettura della bozza del Ddl delega ex art. 22 del Patto della Salute su “gestione e sviluppo delle risorse umane del Ssn”, messa a punto di recente dal Tavolo politico che avrebbe dovuto terminare i suoi lavori, secondo il cronoprogramma stabilito dal Patto della salute, il 31 ottobre scorso, “desta non poche preoccupazioni e perplessità”. E’ la valutazione espressa da molti giovani ordinisti di varia provenienza in una lettera aperta inviata al presidente Fnomceo Amedeo Bianco ai presidenti degli Omceo principali e alle principali istituzioni.

Secondo quanto previsto dall’art.1, osserva la lettera, del predetto DDL, al punto 1, lettera a (1-3), in materia di accesso del personale medico al Servizio Sanitario Nazionale ed il relativo inquadramento in una categoria non dirigenziale, i medici potrebbero, infatti, accedere al Ssn anche in assenza del diploma di specializzazione (probabilmente, ma non è specificato, a seguito di pubblico concorso), con un inquadramento non dirigenziale, ovvero inseriti nel comparto sanitario (andando incontro ad una parificazione con il personale paramedico).

“Resta, a questo proposito, alquanto difficile interpretare il profilo di responsabilità professionale propria di tali figure, che rimangono comunque medici aldilà della volontà di perseguire un loro inquadramento nell’ambito del comparto, con le conseguenti gravi ripercussioni sia sui professionisti, ma soprattutto sugli utenti. In aggiunta è stata, altresì, paventata la possibilità per una parte dei medici inquadrati in tale peculiare profilo di entrare in soprannumero, al termine di un non meglio definito periodo di prova, in una scuola di specializzazione di area sanitaria”.
Ai giovani ordinisti appare “assurdo che si arrivi a teorizzare un doppio binario formativo e l’inserimento di medici neolaureati con contratto riservato ad altre figure professionali non mediche nelle strutture della reti sanitarie regionali. Lo dice il buon senso: tanto la formazione quanto la Professione medica subirebbero un sicuro declassamento, piegandosi, di fatto, alle esigenze delle Regioni e dei rispettivi Servizi Sanitari Regionali, che inquadrerebbero i medici ‘in categoria non dirigenziale nell’ambito dei rispettivi contratti di area III e IV, i cui livelli retributivi siano equivalenti a quelli previsti per la categoria DS del comparto’, rinunciando a formare in maniera adeguata professionalità utili a rendere il sistema competitivo”.

Tali nuove figure professionali, poi, “sarebbero impiegate, probabilmente, anche in ospedali periferici (spesso da riconvertire o chiudere secondo i criteri di qualità e sicurezza per operatori e pazienti) dotati di una casistica clinica insufficiente e carenti di strutture e risorse umane (tutor) utili a formare uno specialista”.

Desta preoccupazione anche l’annuncio (1.a.4) della volontà di “soppressione di un numero di posti nelle dotazioni organiche delle aziende ed enti sanitari equivalenti nel piano finanziario”. In ciò, sottolineano i firmatari della lettera, “si ravvisa l’ennesimo tentativo di far pagare la sostenibilità della sanità alle giovani generazioni di medici e professionisti sanitari, come se non fosse noto a tutti l’esorbitante conto di sprechi e inappropriatezze organizzativo-gestionali in essere nei vari contesti sanitari regionali. Di tali restrizioni ne soffrirebbero i neo specialisti e, in prospettiva, tutti gli attuali laureati abilitati e studenti in medicina, che si vedrebbero azzerare nel tempo le future possibilità di assunzione”.

Nel testo, si affronta infine, sottolinea la lettera, anche lo sviluppo professionale di carriera della dirigenza (1.d) attraverso 1) introduzione di misure per una maggiore flessibilità nei processi di gestione delle risorse umane; 2) definizione e differenziamento all’interno della dirigenza medica e sanitaria di percorsi di natura gestionale e percorsi di natura professionale.

“Se il primo punto appare talmente indefinito da sembrare pericoloso, il secondo lascia intravedere un pericolosissimo attentato ai principi della clinical governance, approccio sistematico che orienta alla qualità e al miglioramento continuo la pratica clinica centrata sul paziente, con una dequalificante forzata scissione tra competenze manageriali e cliniche in completa antitesi con ogni evidenza scientifica e ogni modello gestionale di successo”.

Nell’era del medico manager, leader dei sistemi sanitari complessi, “non si comprende come la scelta di un percorso manageriale possa annullare l’attività clinica di un medico, o, viceversa, come sia possibile la scelta di un percorso professionale puro, incontaminato dal management, a meno che questo non si configuri invece come un mero tentativo di circoscrizione tecnica di un professionista nel tentativo di espropriare il medico dal proprio ruolo di leader della sanità italiana e dei suoi processi assistenziali”.

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