I medici chiedono una riforma radicale della formazione

Un appello della Fnomceo alle istituzioni per affrontare insieme in maniera definitiva la formazione del professionista. Mentre gli odontoiatri chiedono la chiusura dei corsi di laurea inefficienti

«Profonda crisi strutturale» della formazione dei medici in Italia, che deve essere radicalmente ripensata. La denuncia arriva dal Consiglio nazionale della Federazione degli ordini dei medici e odontoiatri (Fnomceo), riunito a Roma lo scorso fine settimana e dedicato interamente al problema della formazione dei giovani medici.

«Giovani ostaggi e vittime di un sistema costoso, inefficiente, con forti elementi di inefficacia e che soprattutto consuma risorse valoriali quali la fiducia, il riconoscimento del merito, il desiderio di qualificarsi e migliorarsi», si legge nella mozione finale votata all’unanimità dal Consiglio nazionale.

«È inutile – rileva la mozione – pensare soluzioni tampone», è necessaria piuttosto «una riforma incisiva e profonda dell’intero sistema con il fine di garantire a tutti i giovani l’acccesso equo e sulla base del merito e delle attitudini ai corsi di Medicina e il completamento di tutto l’iter formativo»

Il medico, come si legge in un documento redatto dal Centro studi della Fnomceo, dovrà innanzitutto essere capace di interpretare i bisogni reali del paziente alla luce del post-welfarismo. Tenendo presente cioè nella pratica la convenienza clinica, sociale e anche economica della prestazione che deve erogare. Ma nello stesso tempo con la formazione si dovrà anche ridefinire una nuova identità professionale autonoma e responsabile.

La formazione vittima dell’autoreferenzialità

La mozione del Consiglio nazionale della Federazione degli ordini dei medici evidenzia che fino a oggi ogni tentativo in tema di formazione è stato un vero fallimento. A iniziare dalle «procedure di accesso alle Scuole di Medicina, per la Formazione di base, e di quelle di ingresso alla Formazione specialistica post-laurea», che «hanno determinato un profondo vulnus nella affidabilità e trasparenza delle istituzioni formative dando respiro a proposte di soluzioni tipo “abolizione della programmazione e/o accesso unico”, peggiori dei danni a cui vorrebbero porre rimedio».

Inoltre, aggiunge la mozione del Consiglio nazionale a cui partecipano tutti i presidenti degli ordini dei medici provinciali, «le incertezze  politiche e tecniche sulla valutazione dei fabbisogni in capo a Regioni e Stato, intrecciandosi con riserve autoreferenziali delle facoltà mediche hanno creato condizioni di forte depotenziamento dell’efficacia dello strumento programmatorio».

Necessita quindi una riforma radicale della formazione in quanto, motiva la Fnomceo, è «sbagliato prospettare soluzioni che guardano alle criticità dai propri punti di vista, comunque figlie di visioni particolari e autoreferenziali che portano a conseguire obiettivi immediati o di medio termine».

Una nuova formazione del medico decisa e condivisa da tutti i soggetti istituzionali interessati. In quanto «non può farcela da sola l’Università», ma anche le Regioni, «soprattutto se accarezzano l’idea, come sembrerebbe da documenti ufficiosi, di usare l’ansa cieca dei neolaureati fuori dai circuiti formativi post-laurea per decapitalizzare il lavoro professionale del medico all’interno dei Ssr, creando inutili e devastanti concorrenze alla base della piramide professionale».

I corsi di Odontoiatria che andrebbero chiusi

Gli odontoiatri sempre lo scorso fine settimana a Roma hanno organizzato il meeting nazionale delle Cao (Commissioni Albo odontoiatri) e per l’occasione hanna presentato il Rapporto Eures-Cao interamente dedicato alla formazione dei giovani odontoiatri e all’accesso alla professione. Un documento, questo, di dura denuncia specialmente dell’incapacità e inconsistenza della formazione in Italia. Molto costosa e nella gran parte dei casi molto carente. «Nessun corso di laurea italiano – ha dichiarato Giuseppe Renzo, presidente nazionale delle Cao-Fnomceo – si allinea agli standard europei. Inoltre in ben sei università si registrano grosse criticità in quanto “licenziano” meno di 15 laureati l’anno. Queste università sono Ferrara con 14 laureati in odontoiatria l’ultimo anno accademico, segue Foggia (12), Catanzaro e Parma (11),  Pisa (10) e Perugia addirittura solo 4 neo laureati. È inutile spendere tante risorse. Tutti questi corsi andrebbero chiusi per puntare a pochi corsi d’eccellenza».

Pochi pediatri delle cure primarie

Sempre alla formazione dei nuovi medici è stato dedicato il comitato centrale del Consiglio degli ordini dei medici europei (Ceom) riunitosi per la prima volta in Italia, a Roma.«Formazione ma anche demografia medica – precisa Nicolino D’Autilia, presidente dell’Ordine dei medici di Modena – perché in Italia non conosciamo bene come in Francia la distribuzione dei professionisti sul territorio e adesso, per esempio, si sta parlando di mancanza di pediatri per le cure primarie».

http://www.healthdesk.it/cronache/i_medici_chiedono_una_riforma_radicale_della_formazione/1418209200

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Categorie: Giovani Medici, medici, ordine medici milano | Tag: | Lascia un commento

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