Rapporto Sdo 2014. Sempre meno ricoveri in ospedale. Giù acuti e day hospital

Calano dimissioni (-9%  rispetto al 2013) e giornate di degenza (-6%). Crollo delle attività di Day Hospital: – 18,5 e – 23,5% le giornate. Si riduce il tasso di ospedalizzazione da 107 a 98,5 dimissioni per mille abitanti in regime ordinario e da 37 a 29,6 dimissioni in regime diurno per mille abitanti. Parto prima causa di ricovero e poi cardiovascolari e respiratorie. IL RAPPORTOLE TAVOLE

14 GEN – Sempre meno ricoveri e sempre meno giornate di degenza. Con un trend sempre più in discesa. Le dimissioni per acuti, riabilitazione e lungodegenza negli ospedali italiani sono diminuite nei primi sei mesi del 2014 del 9% rispetto al primo semestre dell’anno precedente. Mentre le giornate di degenza sono scese del 6%. Cala vertiginosamente l’attività in Dh: il numero di dimissioni per acuti in regime diurno è sceso del 18,5%, le giornate del 23,5%.
Diminuisce quindi il tasso di ospedalizzazione che si riduce da 107 a 98,5 dimissioni per mille abitanti in regime ordinario e da 37 a 29,6 dimissioni in regime diurno per mille abitanti. Il tasso complessivo per acuti si riduce da 144 a 128 dimissioni per 1.000 abitanti.
Rimangono le differenze tra regione e regione e aumenta la mobilità interna.

A scattare la fotografia sull’attività di ricovero nelle strutture sanitarie italiane nel primo semestre 2014 è il Rapporto Sdo a cura della Direzione generale della programmazione sanitaria, pubblicato sul sito del ministero della salute. Un’analisi preliminare dell’andamento dell’assistenza ospedaliera nella prima parte del 2014, basata sui dati provvisori disponibili sul Nuovo Sistema Informativo Sanitario del Ministero della Salute alla data del 2 dicembre 2014.

Dati da leggere partendo da una considerazione, sottolinea la Direzione generale della programmazione sanitaria: “non è possibile effettuare un confronto diretto dei valori assoluti (dimissioni, giornate) in questa pubblicazione con quelli delle pubblicazioni annuali degli anni precedenti, mentre è possibile confrontare i valori espressi come percentuale o come tasso. E nell’effettuare il confronto, tuttavia, occorre considerare l’eventualità di fenomeni di stagionalità dei ricoveri nel corso dell’anno, che potrebbero influire sull’effettiva comparabilità rispetto agli anni precedenti”.

Comunque sono numeri importanti quelli registrati negli ospedali italiani che continuano a rimanete il cuore del Ssn, nonostante negli anni abbia modificato i propri andamenti. Sono state ben 3.208.701 le dimissioni per acuti in regime ordinario e 920.757 in regime diurno (pari al 22,3% del totale delle dimissioni per acuti), 169.429 quelle in riabilitazione (di cui poco più del 92% in regime ordinario) e 53.571 le dimissioni per lungodegenza. E ancora, 21.778.462 giornate per acuti in regime ordinario e 1.716.604 accessi in regime diurno, 4.244.555 giornate in riabilitazione (di cui oltre il 95% in regime ordinario) e 1.498.229 giornate in lungodegenza.

In ogni modo, nonostante le avvertenze del ministero nella lettura dei dati, il trend dell’attività di ricovero nei primi sei mesi del 2014 rispetto all’anno precedente è chiaro: c’è una generale diminuzione del volume di attività erogata. Il numero complessivo di dimissioni per acuti, riabilitazione e lungodegenza passa da 4.782.288 a 4.352.458 unità, con una diminuzione di circa il 9%; il corrispondente volume complessivo di giornate passa da 31.092.743 a 29.237.850, con una riduzione del 6% circa.

Le dimissioni per acuti in calo.Entrando nel dettaglio, il numero di dimissioni per acuti in regime ordinario nel primo semestre 2014 passa da 3.419.669 a 3.208.701 unità, con una riduzione del 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2013, mentre il corrispondente volume di giornate si riduce del 5,3% (da 23.003.068 a 21.778.462 unità).
Diminuisce in maniera marcata il numero di dimissioni per acuti in regime diurno: -18,5%, passando da 1.129.535 a 920.757 dimissioni. Calano notevolmente anche le giornate in Dh: da 2.243.081 a 1.716.604 giornate (-23,5%).
Il numero di dimissioni per riabilitazione in regime ordinario si riduce del 2,9% (da 160.835 a 156.245 unità), mentre il corrispondente volume di giornate rimane praticamente costante (-0,7%, da 4.090.892 a 4.062.792 unità), coerentemente con l’aumento della degenza media osservato, che passa da 25,4 a 26 giorni; l’attività di riabilitazione in regime diurno mostra una riduzione più marcata: -22% per le dimissioni (da 16.912 a 13.184 unità) e -14,6% per le giornate (da 212.828 a 181.763 unità).
Infine, per l’attività di lungodegenza si osserva una riduzione delle dimissioni da 55.337 a 53.571 unità (-3,2%) e delle giornate da 1.542.874 a 1.498.229 unità (-2,9%).

Il tasso di ospedalizzazione in acuti.Rispetto al primo semestre 2013, il tasso di ospedalizzazione in acuti per il primo semestre 2014 in Italia si riduce da 107 a 98,5 dimissioni per mille abitanti in regime ordinario, e da 37 a 29,6 dimissioni in regime diurno per 1.000 abitanti; si osserva, inoltre, una discreta variabilità regionale. Il tasso complessivo per acuti si riduce da 144 a 128 dimissioni per 1.000 abitanti. Da notare che i valori del tasso di ospedalizzazione per l’intero anno 2013 sono leggermente differenti da quelli osservati per il solo primo semestre: il valore complessivo è stato di 142,3 per 1.000 abitanti, suddiviso rispettivamente in 104 per il regime ordinario e 38,3 per il regime diurno.

Le principali cause (acute) per cui si ricorre all’ospedale. Continua a guidare la classifica delle cause di ricorso all’ospedalizzazione in regime ordinario il parto con 137.765 dimissioni per parto naturale e 74.713 dimissioni per parto cesareo senza complicanze. Escludendo il parto le principali patologie che portano i pazienti nelle corsie ospedaliere sono le patologie cardiovascolari (Insufficienza cardiaca e shock) e quelle respiratorie (Edema polmonare e insufficienza respiratoria). Seguono gli interventi chirurgici per sostituzione di articolazioni maggiori o reimpianto degli arti inferiori.

La mobilità.La mobilità complessiva a livello nazionale per acuti in regime ordinario è del 7,6% (era 7,4% nel primo semestre 2013 e si è attestata a 7,6% nell’intero anno) quella in regime diurno dell’ 8,7% (era 7,9% nel primo semestre 2013, poi stabilizzato a 8% nell’intero anno).
La mobilità per riabilitazione è pari al 15,1% (era 14,8% nel primo semestre 2013, e 15,2% nell’intero anno) in regime ordinario e al 8% in regime diurno (con una riduzione di quasi un punto rispetto al valore di 9,1% del primo semestre 2013, e di circa 3 punti rispetto al 10,8% dell’intero anno precedente), e si attesta al 4,1% per lungodegenza (sostanzialmente costante rispetto al 3,9% del primo semestre 2013, poi stabilizzatosi al 4,2% per l’intero anno.
Le Regioni che hanno fatto registrare le più alte percentuali di mobilità passiva per le attività per acuti in regime ordinario sono il Molise (23,3%), la Basilicata (22,1), la Calabria (20,7%), l’Abruzzo (15,9%), la valle d’Aosta (15,6%) e le Marche (14,2%). La Lombardia è la regione con il più basso dato relativo alla mobilità passiva (3,3%).

In calo gli errori di compilazione delle schede.Migliora la qualità della compilazione rispetto al valore osservato per l’anno 2013: il numero di errori per 100 schede si riduce da 47,4 nel 2013 a 40,8 nel primo semestre 2014, con una diminuzione di 6,6 punti. Anche la distribuzione degli errori migliora, infatti il numero medio di errori per scheda si riduce da 0,5 a 0,4 (mentre il numero mediano di errori per scheda permane pari a zero), e la deviazione standard del numero di errori per scheda si riduce da 0,8 a 0,7 (cfr Tav. 1.3 ).

Infine, per avere una reale misura della dimensione dell’errore occorreconsiderare che una scheda SDO contiene 45 variabili: nell’anno 2013 sono pervenute 9.843.992 schede, per un totale di 442.979.640 informazioni distinte raccolte ed una percentuale complessiva di errori del 1,1%, mentre nel primo semestre 2014 sono pervenute 4.532.720 schede, per un totale di 203.972.400 informazioni complessive ed un numero di errori pari a 1.848.665, ovvero una percentuale di errore pari a 0,9%.

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=25345&fr=n

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