Una classe medica a due velocità

Dopo una serie di rielaborazioni della proposta governativa a modifica dell’articolo 22 del DDL Patto salute, le regioni mettono a punto la loro bozza nella quale viene reintrodotto uno dei punti più controversi, che ha sollevato le maggiori critiche e perplessità: l’ingresso dei giovani medici al Servizio sanitario nazionale con la sola laurea e abilitazione e con un inquadramento non dirigenziale.

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UNA CLASSE MEDICA A DUE VELOCITA’

Il 10 luglio 2014 è stata sancita l’intesa tra governo, regioni e province autonome di Trento e di Bolzano sul nuovo Patto per la salute per gli anni 2014-2016, accordo finanziario e programmatico, di valenza triennale, in merito alla spesa e alla programmazione del Servizio sanitario nazionale.

A sette mesi dalla sigla del Patto sono state elaborate diverse ipotesi di delega; il governo ne ha espresse ben tre: una a novembre, dove veniva previsto un doppio percorso per l’accesso al Ssn per i medici, e successivamente, a gennaio, altre due (versioni A e B) dove di fatto il doppio accesso veniva superato ed era previsto un nuovo iter per le specializzazioni con la nascita di reti regionali formative ospedale/università. Le regioni, sulla base della proposta governativa B, hanno elaborato una loro bozza introducendo diverse modifiche e reinserendo il doppio binario per l’accesso al Ssn che potrà avvenire anche con il solo “titolo di formazione di base e l’abilitazione all’esercizio della relativa professione” e quindi senza specializzazione. L’inquadramento di queste figure non sarà nella dirigenza, come per tutti i medici, ma in una “categoria non dirigenziale nell’ambito del contratto di area IV, con percorsi di carriera e livelli retributivi determinati dal CCNL”. È altresì prevista “la possibilità per i predetti professionisti di accedere, una volta acquisita la specializzazione, ai concorsi per il personale dirigenziale”.

Una scelta probabilmente condizionata dai tagli alla sanità

È questa l’opinione di Martino Trapani, Vice-Direttore Medico del Presidio Ospedaliero di Rho dell’Azienda Ospedaliera Guido Salvini: “Questa scelta miope e umiliante per i giovani medici è riconducibile ai tagli previsti da parte del ministero di ulteriori 2 miliardi di euro alle regioni che si trovano nella necessità di garantire l’attuale livello di servizio ai cittadini ma con una minore disponibilità economica.

Si tratta chiaramente di una decisione assurda, perché un giovane che accede con questo percorso all’interno della struttura ospedaliera si assume nel corso del suo operato in corsia tutte le responsabilità di medico (in caso, per esempio, di un reclamo o di un problema legale) ma è configurato, sostanzialmente, come un capo-sala.

Tutto questo comporta inevitabilmente una dequalificazione di questi giovani colleghi, che dopo tanti anni di studio vengono inseriti senza nessuna prospettiva e visione di crescita (potranno infatti aspirare alla dirigenza solo dopo avere conseguito la specializzazione e partecipato ai concorsi per il personale dirigenziale) oltre, ovviamente, a ricevere un compenso mortificante”.

Una proposta formativa adeguata e il rispetto degli standard

“Il secondo punto critico di questa proposta” prosegue il dottor Trapani “è quello legato alla formazione che deve essere gestita da una rete regionale – costituita da strutture di eccellenza e di qualità, grandi o piccole che siano, rigorosamente accreditate in base agli standard nazionali – all’interno della quale a tutti venga garantito pari livello di formazione.

L’individuazione delle strutture in grado di assicurare questi standard è possibile applicando parametri ben precisi che dovranno essere definiti da un successivo decreto ministeriale discendente dall’attuale decreto sul riordino delle scuole di specializzazione.

In parallelo, per quanto riguarda il Ssn sono stati definiti i nuovi standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera… (numero definito di posti letto, interventi trattati, casistica) che sono già disponibili in un documento recente del ministero della Salute relativo alla ‘Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera…’ (si veda il box).

La linea messa a punto con questi standard dal ministro Lorenzin è, a mio avviso, quella giusta per portare avanti un sistema di qualità, come è quello attuale, avviando finalmente un processo di riassetto strutturale e di qualificazione della rete assistenziale con l’obiettivo di portare maggiori efficienza e organizzazione, concentrando anche le attività e implementando le forme alternative al ricovero ospedaliero. Un sistema basato sia sull’integrazione tra i servizi ospedalieri che sull’integrazione della rete ospedaliera con quella dei servizi territoriali permetterà di garantire i livelli di qualità dell’assistenza e la sicurezza delle cure nel rispetto delle risorse programmate.”

Il valore del nostro sistema sanitario

“Auspico fortemente” conclude Martino Trapani “un ripensamento da parte delle regioni, che come già detto sono sicuramente molto influenzate e sotto pressione per gli ulteriori tagli previsti. Il nostro sistema sanitario ha indubbiamente costi importanti, ma offre a tutti i cittadini una sanità di valore, efficiente ed efficace e di qualità, standard che vanno assolutamente preservati. Non dobbiamo in nessun modo cadere nell’errore di scegliere di risparmiare creando figure di medici di serie B, mortificando e avvilendo i giovani professionisti che devono inserirsi nel mondo del lavoro e che rappresenteranno la nostra futura classe medica.”

Box

Gli aspetti più rilevanti del regolamento

Su proposta del ministro della salute Beatrice Lorenzin è stato approvato (nell’agosto 2014) il regolamento “Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” che fissa, tra l’altro, il numero minimo di posti letto delle strutture ospedaliere del Ssn e assicura un’uniformità sull’intero territorio nazionale nella definizione degli standard delle strutture sanitarie dedicate all’assistenza ospedaliera.

Ne sintetizziamo, qui di seguito, i punti principali.

Viene adottato un criterio vincolante di programmazione ospedaliera indicando alle regioni il parametro della dotazione dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del Servizio sanitario regionale, a un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie, da applicarsi tenendo conto anche della mobilità sanitaria interregionale, attiva e passiva.

Fissa, inoltre, criteri uniformi per la classificazione delle strutture ospedaliere in tre livelli a complessità crescente (presidi ospedalieri di base, con bacino di utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti; presidi ospedalieri di I livello, con bacino di utenza compreso tra 150.000 e 300.000 abitanti; presidi ospedalieri di II livello, con bacino di utenza compreso tra 600.000 e 1.200.000 abitanti), prevedendo, per le strutture ospedaliere private accreditate, un numero minimo di posti letto in grado di assicurare efficacia e sicurezza delle cure.

Indica standard omogenei per singola disciplina fissando specifici parametri, da adottarsi tenendo conto di eventuali specificità del territorio regionale, documentate sulla base di criteri epidemiologici e di accessibilità attraverso compensazioni tra le varie discipline; fornisce oggettivi parametri di riferimento in materia di rapporto tra volumi di attività (numero annuo di prestazioni), esiti favorevoli/sfavorevoli delle cure e numerosità delle strutture, anche sotto il profilo della qualità e del risk management, provvedendo altresì a promuovere modalità di integrazione aziendale e interaziendale tra le varie discipline secondo il modello dipartimentale e quello di intensità di cure.

Fissa standard generali di qualità, secondo il modello di clinical governance, per dare attuazione al cambiamento complessivo del sistema sanitario e fornire strumenti per lo sviluppo delle capacità organizzative necessarie a erogare un servizio di assistenza di qualità, sostenibile, responsabile, centrato sui bisogni della persona e detta specifiche e uniformi indicazioni per la sicurezza degli impianti e delle strutture.

Fornisce anche ulteriori standard per le alte specialità e prevede che le regioni organizzino la rete ospedaliera in reti specifiche in base al modello hub and spoke o a equivalenti altre forme di coordinamento e di integrazione professionale; indica alle regioni l’obiettivo di perseguire operativamente l’integrazione dell’ospedale con la rete territoriale di riferimento, in relazione ad ammissione appropriata, dimissione pianificata e protetta e partecipazione ai percorsi assistenziali integrati.

(Fonte: http://www.salute.gov.it)

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