Ospedali, in Gb proposto l’addetto alle dimissioni per evitare degenze inutili

Per migliorare il passaggio dei pazienti fragili tra ospedale e territorio occorre che le dimissioni dei pazienti siano coordinate da un operatore sanitario o sociale interno all’ospedale o scelto da quest’ultimo. Lo afferma una recente raccomandazione del National Institute for Health and Care excellence-Nice: il servizio sanitario britannico ha scoperto nel 2014 di aver buttato via oltre un milione di giornate di degenza, perse tra ricoveri lunghi e riospedalizzazioni di 5247 pazienti. Il rimedio all’occupazione inutile di letti è un operatore che si proponga come punto di contatto unico tra famiglie, pazienti e sanitari della struttura e del territorio: un esperto di clinica e burocrazia che abbia in mano diagnosi, prognosi e terapia d’ingresso e d’uscita del paziente-tipo. Quest’ultimo può ben essere un Alzheimer, un poli-patologico, un disagiato socialmente, un disabile da avviare ad assegno di accompagnamento.

«La raccomandazione Nice incrocia almeno tre temi di grande interesse anche per il Servizio sanitario pubblico in Italia», dice Antonino Mazzone, Direttore del Dipartimento di Area Medica dell’Ospedale di Melegnano e past president della Federazione dei medici internisti Fadoi. «Primo, la perdita di posti letto da mancata dimissione, che invece si potrebbero utilizzare per acuti; secondo, la necessità di coordinare la gestione del paziente fragile e difficile con il territorio; terzo, l’istituzione di una figura ad hoc di cui però nell’articolo britannico (www.nice.org.uk) non si precisa l’estrazione».

Un medico, un infermiere o un assistente sociale? Per Mazzone, «una sola figura non è in grado di gestire tutti: il paziente con demenza spesso è indirizzato a una struttura protetta e deve avere per interlocutore una professionalità con competenze di caregiver; il fragile con più patologie può essere avviato a casa ma necessitare di monitoraggio e supporti medicali che trasmettono dei dati in ospedale. Nel quotidiano in Italia l’ospedale affida al paziente un medico tutor che ne cura le dimissioni, ma diventa difficile indirizzare bene pazienti che hanno bisogno di una successiva presa in carico territoriale o in assistenza domiciliare integrata. Non ovunque è possibile operare nell’ambito di processi di gestione condivisi con i medici di medicina generale. Fare le scelte giuste richiede tempo e conoscenza della burocrazia e il medico deve dedicarsi alla clinica… All’ospedale di Legnano abbiamo tratto giovamento dalla realizzazione di tre modelli: da una parte la valutazione congiunta delle criticità dei pazienti tra specialista ospedaliero e Mmg dei Gruppi di Cure Primarie; dall’altra l’istituzione in ospedale dell’Ambulatorio di Continuità assistenziale (un medico e due infermiere che coordinano la dimissioni) che si prende carico dei pazienti difficili in modo rientrino in casa o in struttura seguiti da indicazioni cliniche ed assistenziali e da un “Call center” dove risponde chi li conosce e può attivare eventuali consulenze specialistiche; dall’altra ancora un sistema di tele monitoraggio con controllo a distanza da casa. Abbiamo abbattuto i re- ricoveri dal 22% al 6% nell’arco di un mese, un miglioramento attestato in un articolo Fadoi sul New England Journal of Medicine». Data la diversità delle patologie è stata scartata l’idea di una figura unica. Ed è anche difficile esportare i tre modelli data la diversità dei contesti territoriali tra regione e regione. Per Mazzone, «la recente riforma sanitaria lombarda che accorpa le attitudini cliniche di ospedale e territorio potrebbe portare a percorsi più gestibili e più facilmente replicabili».

http://www.doctor33.it/ospedali-in-gb-proposto-laddetto-alle-dimissioni-per-evitare-degenze-inutili/politica-e-sanita/news–32864.html?xrtd=VAVRLPTTVVXSAXLXRYXYPA

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Categorie: ordine medici milano, ospedali, Sanita', varie | Tag: | Lascia un commento

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