Internet migliora o peggiora il rapporto medico-paziente?

Dipende dal medico, ma non solo. Le indicazioni di un’indagine che il Laboratorio MeS della Scuola Superiore Sant’Anna ha svolto sui cittadini toscani

di Sabina De Rosis

Gli smartphone sono sempre più presenti nelle tasche degli italiani e sono sempre più usati per navigare su Internet. Negli ultimi anni, la salute è diventato uno dei motivi principali per cui si consulta la Rete anche in Italia. È vero che siamo in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, ma il fenomeno appare non solo in corso, ma anche irreversibile. Medici in primis, ma anche chi gestiste la sanità, dai manager ai politici, dovrebbero farsene una ragione, abbassare le barriere e riconoscere che i pazienti stanno diventando “smart” e lo saranno sempre di più man mano che i giovani di oggi saranno gli anziani di domani. Sono sempre più informati e sempre più vogliono che le loro preferenze e richieste siano ascoltate e prese in considerazione quando si decide della loro salute. Ciononostante è giusto porsi alcune domande, come è stato fatto sul Corriere della Sera il 1° Dicembre scorso. Che cosa ne sarà del rapporto umano e diretto tra il paziente e il proprio medico? I pazienti sostituiranno il medico con la tecnologia? O i medici delegheranno alla tecnologia la parte informativa, educativa e comunicativa del loro lavoro? L’uso di Internet e della tecnologia può danneggiare il rapporto tra medico e paziente? Tantissime domande, tutte importanti ed urgenti. Fortunatamente è un tema molto discusso e attuale. L’urgenza di capire che spazio ha la Rete nel rapporto medico-paziente ha portato a un‘ampia riflessione sul tema nel mondo accademico e manageriale a livello internazionale ma anche nazionale. E qualche risposta l’abbiamo anche ottenuta.

Chi cerca che cosa su Internet

Secondo i dati del 2012 di un’indagine che il Laboratorio MeS della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa sottopone periodicamente ai cittadini toscani, si scopre che la risposta è “dipende dal medico”. Anzitutto qualche dato. Il 25% della popolazione va su Internet per motivi legati alla salute. Perché? Principalmente per approfondire informazioni ricevute dal medico durante una visita (42,1%). Ma anche per capire a quale servizio rivolgersi (18,2%) e per cercare un medico o una struttura sanitaria (17,5%). C’è però una quota non indifferente di persone che navigano per farsi un’auto-diagnosi (15,3%), mentre solo il 7% usa Internet per cercare informazioni su stili di vita più salutari. Chi sono? Sono soprattutto giovani e adulti fino ai 45 anni (51%), che si ritengono in salute (85,9%) e non soffrono di malattie croniche (74,9%), con un livello di istruzione medio-alto (78%). Di queste persone, circa il 20% non torna dal medico a raccontare cosa ha trovato su Internet. Questo comportamento e questo dato appaiono molto significativi. Infatti una cosa è navigare sulla rete per cercare una struttura o un medico, o per informarsi su stili di vita più sani. Un’altra cosa è navigare perché si vuol capire meglio quello che ci è stato detto durante una visita o addirittura per un’auto-diagnosi. Non tutte le fonti sono attendibili e accurate in Rete. A seconda della qualità dell’informazione che si trova su Internet, il paziente può anche arrivare a prendere decisioni non appropriate o positive per la salute. Ritornare dal medico per discutere insieme le informazioni trovate in Rete potrebbe essere un modo per decidere insieme, dando valore e integrando ciò che il paziente conosce del suo stato di salute con le conoscenze e l’esperienza del medico, e soprattutto minimizzando conseguenze negative di decisioni totalmente autonome basate su informazioni di cui non sempre conosciamo la veridicità. Ritornare dal medico per discutere insieme le informazioni trovate in Rete ci dice anche qualcosa sulle distanze che la tecnologia può creare (o accorciare) nel rapporto tra medico e paziente. Approfondendo l’analisi conforta lo scoprire che la maggior parte di coloro che navigano per farsi un’auto-diagnosi o per chiarirsi le idee su quanto il medico ha detto loro durante una visita (ad esempio una diagnosi o un trattamento di cura), probabilmente non prendono una decisione in maniera autonoma perché tornano dal medico per parlarne (rispettivamente 84% e 80%). Anche tra coloro che consultano Internet per informarsi sullo stile di vita da adottare o per cercare una struttura sanitaria o un medico, più di tre quarti decidono di tornare dal dottore per chiedere un consulto su quanto trovato in Rete.

Dopo il web si torna dal medico? Dipende da lui

Da cosa dipende la decisione del paziente di tornare dal medico dopo aver cercato informazioni su Internet? Questa è la parte più interessante del racconto. Dal modello statistico usato per valutare l’influenza di alcuni fattori su questa decisione, è stato ottenuto un solo risultato statisticamente significativo, cioè robusto dal punto di vista scientifico: tornare dal medico per condividere le informazioni trovate in Rete dipende sostanzialmente da quanto il paziente si sente coinvolto dal medico stesso nelle decisioni che lo riguardano. Per questo “dipende dal medico” se la tecnologia, in questo caso Internet, ha un effetto sul rapporto con il paziente. Paradossalmente, se nel tempo si è creato un buon rapporto, basato sulla condivisione delle informazioni, sul rispetto reciproco, sul coinvolgimento e il riconoscimento della centralità del paziente, su un approccio più ampio alla salute che riguarda anche stile di vita e benessere, allora Internet potrebbe addirittura essere uno strumento per migliorare questo rapporto. In questa triangolazione tra Internet, medico e paziente, il paziente smart che si sente più coinvolto, a sua volta coinvolge di più il medico nelle sue esperienze di raccolta d’informazioni in Rete. Da questa “dinamica a tre”, il paziente può uscire più informato e più empowered, come si direbbe a livello internazionale. In altri termini, il paziente avrebbe un buon bagaglio di informazioni e sarebbe in grado di gestire più autonomamente la sua condizione di salute, facendo comunque riferimento al medico come guida fuori da un rapporto puramente paternalistico.

Ma dipende anche dall’informazione sulla rete: esempi Usa e Uk

È rivoluzionare le basi del rapporto, quindi, che può fare della tecnologia un fattore positivo per il rapporto stesso. E dipende dal medico far partecipare il paziente, valorizzarne preferenze e richieste, ascoltarne il racconto, riconoscerne le competenze, guidarlo. Per far questo deve anche sviluppare competenze comunicative. Vale la pena, però, chiedersi se queste dinamiche dipendano solo dal medico, o se non ci siano responsabilità in chi dovrebbe fornire o facilitare l’uso degli strumenti di questo cambiamento: la formazione da un lato, contenuti digitali basati sulle evidenze dall’altro. Non è un caso che nel mondo anglosassone, dove il fenomeno di cui parliamo è in corso da più tempo ed è ancora più evidente, la comunicazione col paziente non sia lasciata alla predisposizione del singolo medico e sia invece ben strutturata. In USA, per esempio, esistono strumenti come l’AIDET per diffondere e migliorare nelle professioni mediche la comunicazione centrata sul paziente. Non è nemmeno un caso che ci siano esempi di siti Internet sulla salute messi a disposizione direttamente dal sistema sanitario nazionale. Un esempio è l’inglese NHS Direct Online, i cui contenuti sono pensati per gli utenti, per renderli più consapevoli ed autonomi. Lo chiarisce subito il messaggio in Home Page: “your health, your choices” (trad. “la tua salute, le tue scelte”). Gli smartphone, l’uso di Internet, la tecnologia stanno pervadendo la nostra vita anche nell’ambito della salute. Questo inarrestabile fenomeno, l’eHealth, è spesso vissuto come fonte di rischi, ma abbiamo visto che può anche portare grandi opportunità. Medici più evoluti tecnologicamente che possano raccomandare siti o App per la salute, sistemi sanitari che offrano contenuti attendibili su Internet, maggiore centralità del paziente possono addirittura ridurre i rischi insiti nella Rete. Dipende dalla capacità del sistema e dei suoi attori di produrre un cambiamento che non sia solo tecnologico, ma anche organizzativo e culturale.

http://www.corriere.it/salute/15_dicembre_31/internet-migliora-o-peggiora-rapporto-medico-paziente-2f70cebe-afa5-11e5-98da-4d17ea8642a3.shtml

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Categorie: medici, Sanita', varie | Tag: | Lascia un commento

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