Crollo primari, oltre il 20% in meno in cinque anni.

“Pochi ma buoni” o a rischio estinzione? Il dibattito sui primari si apre dopo i numeri della Ragioneria dello Stato, secondo cui il tasso con cui i responsabili di struttura complessa nel pubblico stanno calando è quattro volte superiore al calo dei medici ospedalieri, pur marcato: si tratta di oltre il 20% in cinque anni tra il 2009 e il 2014 contro un 5%. Sindacati e manager si dividono. I primi vedono una relazione tra calo di primari e riduzione dell’offerta di cure Ssn; i secondi prevedono più efficienza dalla riconversione dei piccoli ospedali o dagli accorpamenti di reparti. «Sullo sfondo c’è un dato da tenere presente ed è il Decreto ministeriale sugli standard ospedalieri che detta precise proporzioni tra popolazione e servizi», dice Antonino Mazzone Direttore Dipartimento Area Medica Asst Ovest Milanese e già presidente degli internisti Fadoi. «Se, per dire, si prevede una cardiologia con unità di terapia intensiva coronarica ogni 150-300 mila abitanti, e c’è un surplus, le cardiologie meno efficienti o con meno posti letto andranno chiuse. Se invece c’è un deficit, come per le medicine interne, andranno aperti nuovi reparti. Il decreto dice apertamente di chiudere reparti con meno di 40 letti e di accettarne di nuovi solo oltre i 60. Non ci possiamo più inventare strutture superspecialistiche ex novo come un tempo. Certo, accorpandosi le unità specialistiche, i primari diminuiscono. Il processo dovrebbe produrre efficienza.

Di fatto, tutti i medici ormai sono chiamati ad assistere sempre più pazienti polipatologici in una logica di coordinamento tra territorio e ospedale, di responsabilità reciproche, e non più di compartimenti stagni». Il Decreto sugli standard è del 2015, e il crollo da 9600 a 7600 primari lo ha preceduto. Si ipotizza un futuro peggiore del presente? Per Alberto Scanni già primario di oncologia al Fatebenefratelli e poi direttore generale a Melegnano e infine all’Istituto Tumori, oggi consigliere Omceo Milano, non ci sono stati “martiri” professionalmente parlando. «Premetto. Se mi avessero soppresso il reparto mi sarei arrabbiato, ma oggi sposo la visione del manager. Dappertutto vediamo situazioni di sovradimensionamento dell’offerta sanitaria; in Lombardia c’è una miriade di cardiochirurgie la cui istituzione è legata a logiche di campanile o politiche, che avevano un fondamento quando la domanda di cure era molto superiore all’offerta, ma che oggi non stanno in piedi. Quanto ai medici, in genere non vengono sostituiti quando vanno in pensione. Per esperienza direi che pochissimi subiscono un ridimensionamento professionale e reddituale. Certo non escludo che in singoli casi non siano state prese misure diverse, o fatti accorpamenti eccessivi». All’origine del calo dei primari ci sarebbe poi un terzo motivo “segreto” che ci rivela un addetto ai lavori da un grande ospedale milanese: la legge Balduzzi ha reso meno appetibili le nomine di nuovi primari per i direttori generali, ha in pratica tolto il peso della politica affidando a una commissione di medici neutrali la scelta della terna di candidati. Da lì il manager pesca il primo classificato, e se ha qualcosa in contrario deve motivare con delibera. Ultima nota: mentre l’ospedale si spopola di primari, sul territorio tra i medici di famiglia si affacciano i coordinatori di aggregazione funzionale territoriale, definiti da qualcuno “primarietti”.

«Non credo che il territorio abbia bisogno di direttori d’unità operativa – dice Scanni – ma credo che il territorio in certi casi possa aver bisogno di uno spostamento di risorse dall’ospedale e i risparmi ottenuti da accorpamenti in ospedale potrebbero aiutare molto i medici di famiglia. Di certo serve in molta Italia un coordinamento tra Mmg e ospedalieri che devono imparare a parlarsi quotidianamente. Tuttavia osservo che si continua a ragionare di “primari” pensando a figure che facevano il giro dei pazienti e poi “pontificavano”, ma oggi il dirigente di struttura complessa è un primus inter pares, autorevole ma non autoritario, con misurate qualità manageriali, che non si arrabbia se gli altri ne sanno più di lui, ma sa tenere un team fatto da professionisti che non temono il confronto».

Mauro Miserendino

http://www.doctor33.it/crollo-primari-oltre-il-in-meno-in-cinque-anni-sulle-cause-gli-esperti-si-dividono/politica-e-sanita/news–33885.html?xrtd=XLPSTYACYPXCPAPVCYPPYV

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Categorie: medici, ordine medici milano, Sanita' | Tag: | Lascia un commento

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