Salute e Benessere

Il dr Web non cura, causa anche ansia

Le statistiche parlano chiaro: l’80% degli italiani consulta siti di informazione scientifica e il 65% quelli di associazioni mediche al fine di acquisire informazioni sulle proprie condizioni di salute.

Il rischio connesso a questa pratica è però che una mole enorme di notizie e pareri non vagliati da nessuna fonte esperta è a disposizione di chiunque.

Un ‘fai da te’ della salute che porta con sé inevitabili risvolti negativi primo tra tutti quello che il paziente arriva dal medico nella migliore delle ipotesi avendo tratto conclusioni affrettate e quindi sottovalutando o sopravvalutando i propri sintomi. Senza contare il prevedibile ‘effetto ipocondria’ a causa del quale si passano intere giornate in internet alla ricerca della possibile spiegazione di sintomi a volte solo psico-somatici.

Una situazione che un medico deve assolutamente saper affrontare e contrastare nel modo più adeguato, nel momento in cui un paziente si rivolge a lui.

Alla luce di queste considerazioni è stato pensato il sesto incontro del nuovo corso organizzato dalla “Scuola di comunicazione in sanità” dal titolo“Dottor Web: quando il paziente arriva gia ‘informato’” che si terrà oggi, 5 aprile 2017, dalle ore 14.30 alle 18.00, nell’aula V. Capacchione presso il Presidio Ospedaliero di Rho (ASST RHODENSE), in corso Europa n.250.

Relatore sarà la dottoressa Paola Mosconi dell’IRCCS Mario Negri di Milano.

La nuova “Scuola di comunicazione in sanità”, promossa dal dottor Martino Trapani e dal Prof. Roberto Bollina,  è stata voluta e istituita da un comitato formato dal Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, dall’ Asst Rhodense, Associazione Italiana Giornalismo Responsabile, Associazione Lampada di Aladino, e si pone l’obiettivo di aggiornare, integrare, innovare il rapporto medico-paziente, migliorando le modalità comunicative,  l’immagine e la credibilità dell’istituzione sanitaria verso i cittadini, pazienti e non.

Il corso, rivolto ai Medici e accreditato ECM, è partito il 15 Marzo e proseguirà fino al 25 Ottobre 2017.

Si articola in 10 incontri con cadenza settimanale di circa 3 ore ciascuno (2,15 h di parte teorica e 40 min. di dibattito moderato dal giornalista Ettore Politi, Presidente dell’Associazione Italiana Giornalismo Responsabile).

Dopo ogni incontro viene prodotto un documento che potrà essere portato all’attenzione della Terza Commissione Sanità di Regione Lombardia, affinchè valuti e prenda in considerazione le proposte che pervengono dalla scuola di formazione, sottoscritte da dieci e più esperti.

Ettore Politi, Presidente dell’Associazione Italiana Giornalismo Responsabile

http://www.frontedelblog.it/2017/04/05/il-dr-web-non-cura-causa-anche-ansia/

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piano nazionale vaccinazioni

Il nuovo Piano, oltre alle vecchie vaccinazioni (contro difterite, tetano, polio, epatite B, Hib, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, HPV nelle ragazze undicenni e influenza nei soggetti di età ≥65 anni) introduce le vaccinazioni anti-meningococco B, anti-rotavirus e antivaricella nei nuovi nati, estende la vaccinazione anti-HPV ai maschi undicenni, introduce la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACWY135 e il richiamo anti-polio con IPV negli adolescenti; prevede le vaccinazioni anti-pneumococco e anti-Zoster nei sessantacinquenni. IL PIANO NAZIONALE VACCINI, COSTO MANCATE VACCINAZIONI, FLUSSI INFORMATIVI

18 FEB – E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale odierna l’Intesa tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sul documento recante “Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019”.

Dopo anni si rinnova così l’offerta vaccinale pubblica e le novità sono molte a partire dalla gratuita di tutte le vaccinazioni offerte dal Ssn che saranno anche esonerate dal ticket.

Il nuovo Piano, oltre alle vecchie vaccinazioni (contro difterite, tetano, polio, epatite B, Hib, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, HPV nelle ragazze undicenni e influenza nei soggetti di età ≥65 anni) introduce le vaccinazioni anti-meningococco B, anti-rotavirus e antivaricella nei nuovi nati, estende la vaccinazione anti-HPV ai maschi undicenni, introduce la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACWY135 e il richiamo anti-polio con IPV negli adolescenti; prevede le vaccinazioni anti-pneumococco e anti-Zoster nei sessantacinquenni.

Tutti i vaccini contenuti nel nuovo Calendario del PNPV sono stati inseriti nel DPCM di definizione dei nuovi LEA, in attesa di pubblicazione in Gazzetta ufficiale

Obiettivi del Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2017-2019 sono:
1. Mantenere lo stato polio-free

2. Raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free

3. Garantire l’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni nelle fasce d’età e popolazioni a rischio indicate, anche attraverso forme di revisione e di miglioramento dell’efficienza dell’approvvigionamento e della logistica del sistema vaccinale aventi come obiettivo il raggiungimento e il mantenimento delle coperture descritte più oltre

4. Aumentare l’adesione consapevole alle vaccinazioni nella popolazione generale, anche attraverso la conduzione di campagne di vaccinazione per il consolidamento della copertura vaccinale

5. Contrastare le disuguaglianze, promuovendo interventi vaccinali nei gruppi di popolazioni marginalizzati o particolarmente vulnerabili

6. Completare l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali, interoperabili a livello regionale e nazionale, tra di loro e con altre basi di dati (malattie infettive, eventi avversi, residente/assistiti)

7. Migliorare la sorveglianza delle malattie prevenibili con vaccinazione

8. Promuovere, nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, una cultura delle vaccinazioni coerente con i principi guida del presente Piano, descritti come “10 punti per il futuro delle vaccinazioni in Italia”

9. Sostenere, a tutti i livelli, il senso di responsabilità degli operatori sanitari, dipendenti e convenzionati con il SSN, e la piena adesione alle finalità di tutela della salute collettiva, che si realizzano attraverso i programmi vaccinali, prevedendo adeguati interventi sanzionatori qualora sia identificato un comportamento di inadempienza

10. Attivare un percorso di revisione e standardizzazione dei criteri per l’individuazione del nesso di causalità ai fini del riconoscimento dell’indennizzo, ai sensi della legge 210/1992, per i danneggiati da vaccinazione, coinvolgendo le altre istituzioni competenti (Ministero della Difesa)

11. Favorire, attraverso una collaborazione tra le Istituzioni Nazionali e le Società Scientifiche, la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini.

Sanzioni ai medici. Il Piano prevede che “saranno concertati percorsi di audit e revisioni tra pari, con la collaborazione degli ordini professionali e delle associazioni professionali e sindacali che possano portare anche all’adozione di sanzioni disciplinari o contrattuali qualora ne venga ravvisata l’opportunità”.

Obiettivi specifici di copertura vaccinale

• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per le vaccinazioni anti DTPa, Poliomielite, Epatite B, Hib nei nuovi nati, e per le vaccinazioni anti DTPa e Poliomielite a 5-6 anni;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 90% per la vaccinazione anti dTpa negli adolescenti (5° dose), (range 11-18 anni);
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 90% per la vaccinazione anti Poliomielite in una coorte di adolescenti (5° dose) (range 11-18 anni), con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per 1 dose di MPR entro i 2 anni di età;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la 2° dose di MPR nei bambini di 5-6 anni di età e negli adolescenti suscettibili (11-18 anni);
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antipneumococcica nei nuovi nati;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antimeningococcica C entro i 2 anni di età;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antimeningococcica B nei nuovi nati, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACYW135 in una coorte di adolescenti (range 11-18 anni), con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per 1 dose di vaccinazione antivaricella entro i 2 anni di età, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la 2° dose di vaccinazione antivaricella nei bambini di 5-6 anni di età, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazioni anti rotavirus nei nuovi nati, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento, nelle ragazze nel dodicesimo anno di vita, di coperture vaccinali per ciclo completo di anti HPV ≥ 95%;
• Raggiungimento, nei ragazzi nel dodicesimo anno di vita, di coperture vaccinali per ciclo completo di anti HPV ≥ 95%, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Riduzione a meno del 5% della percentuale di donne in età fertile suscettibili alla rosolia;
• Raggiungimento di coperture per la vaccinazione antinfluenzale del 75%, come obiettivo minimo perseguibile, e del 95%, come obiettivo ottimale, negli ultrasessantacinquenni e nei gruppi a rischio inclusi tra i LEA;
• Raggiungimento, nei sessantacinquenni, di coperture per la vaccinazione antipneumococcica del 75%, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento, nei sessantacinquenni, di coperture per la vaccinazione anti HZ del 50%, con la gradualità indicata nella soprastante tabella.

I nuovi vaccini
Anti Pneumococco e Zoster per gli anziani, anti Meningococco b, Rotavirus e Varicella per i più piccoli, anti Papillomavirus anche agli adolescenti maschi. Sono alcuni dei nuovi vaccini che saranno offerti gratuitamente e sono contenuti nel nuovo Calendario vaccinale. Questi vaccini si andranno infatti ad aggiungere a quelli già disponibili gratuitamente. Per alcuni viene estesa la fascia di età o il tipo di popolazione interessata; altri vengono introdotti ex novo; per altri ancora la gratuità viene estesa da alcune regioni a tutto il territorio nazionale.

Bambini. Nel primo anno di vita saranno introdotti i vaccini gratuiti contro il Meningococco b, batterio pericoloso che può provocare casi letali di meningite, e il rotavirus, che è causa di gastroenteriti molto forti che possono avere conseguenze gravi nei più piccoli. Per l’antimeningococco b (attualmente a pagamento in quasi tutte le regioni) la prima dose si effettua a partire dai tre mesi di vita, con richiami a seguire. Per il rotavirus, a partire dalla sesta settimana di vita, insieme con tutti gli altri vaccini previsti per i primi mesi di vita. Nel secondo anno di vita invece si potrà fare quello contro la Varicella (oggi gratuito solo in 8 regioni), malattia che in rari casi può provocare complicanze e richiedere ricovero ospedaliero. Il vaccino si effettua dai 13-15 mesi di vita, anche insieme a quello per morbillo, rosolia e parotite, con richiami a seguire.

Adolescenti. Il vaccino contro il Papillomavirus (Hpv), oggi gratuito per le adolescenti, sarà esteso anche ai ragazzi maschi, per riuscire a debellare la diffusione del virus che è la più frequente causa di tumore alla cervice dell’utero e alla bocca. Agli adolescenti verrà poi offerto il meningo tetravalente, ovvero che protegge contro il meningococco dei ceppi A, C, W, Y, alcuni dei quali diffusi soprattutto in continenti extraeuropei.

Anziani. viene introdotto gratuitamente il vaccino contro l’Herpes Zoster, causa del più noto Fuoco di sant’Antonio, in grado di ridurre del 65% i casi di nevralgia, una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia. Sarà poi offerto, in tutte le regioni (superando la frammentazione territoriale oggi registrata) il vaccino contro lo pneumococco, che protegge sia contro la polmonite che contro la meningite, una complicanza in alcuni casi associata. Inoltre il Piano sottolinea un “rinnovato impegno” nel promuovere la vaccinazione antinfluenzale per persone con 65 anni o più.

Novità che ovviamente si aggiungono all’offerta vaccinale già disponibile, per la quale il nuovo piano innalza gli obiettivi di copertura: ovvero l’esavalente (anti difterite, tetano, pertosse, polio, epatite b ed haemophilus influenzae) e il trivalente (Morbillo, Parotite e Rosolia) e il Meningococco c. Tra gli obiettivi del documento, inoltre, mantenere lo stato polio-free, raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free, aumentare l’adesione consapevole, contrastare le disuguaglianze, promuovere una cultura delle vaccinazioni.

L’impatto economico

Piano nazionale vaccini

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ASST RHODENSE: IMPORTANTE RICONOSCIMENTO ASSEGNATO AI PRESIDI DI GARBAGNATE, RHO, PASSIRANA E BOLLATE

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(mi-lorenteggio.com) Rho, 31 gennaio 2017 – Nell’ambito del terzo anno del “Programma WHP- Workplace Healt Promotion “Luogo di lavoro che produce salute, l’ASST Rhodense è stata premiata per il lavoro ed i progetti realizzati. I riconoscimenti sono stati consegnati presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano nel corso della cerimonia di premiazione WHP 2016. Alla premiazione organizzata dalla Rete WHP Lombardia era presente il direttore generale Ida Ramponi direttore generale Ida Ramponi che ha poi consegnato i riconoscimenti ai direttore dei presidi ospedalieri di Garbagnate, Rho, Bollate e Passirana.   Il premio è ispirato alle direttive impartite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in materia di promozione della salute nei luoghi di lavoro.

“Felici di questo ulteriore riconoscimento assegnato all’ASST Rhodense, ringrazio tutti coloro che hanno promosso, collaborato e partecipato attivamente per favorire una vita più sana in ospedale” è il commento di Ida Ramponi, direttore generale.

ECCO IL PROGETTO DELL’ASST RHODENSE

 

Alimentazione, contrasto al fumo, attività fisica, mobilità sicura e sostenibile, contrasto alle dipendenze e benessere e conciliazione vita- lavoro. Sono le sei parole d’ordine dell’azione di Promozione della salute e benessere negli ambienti di lavoro (WHP- Workplace Healt Promotion) , il programma regionale “Aziende che promuovono salute – rete WHP Lombardia” a cui ha partecipato anche l’Asst Rhodense. Un lavoro, nato   dalla convinzione che la salute di chi lavora sia interesse di tutti: dei lavoratori in primo luogo, delle loro famiglie, delle imprese e del Servizio Sanitario e, più in generale, della comunità. L’impegno di chi ha realizzato il progetto, coordinato da Martino Trapani e Jhon Tremamondo, è stato premiato con la consegna dei riconoscimenti ai quattro presidi ospedalieri di Garbagnate, Rho, Passirana e Bollate, “perché luoghi di lavoro che promuovono salute ”. Nell’Asst Rhodense sono stati realizzate e sono incorso di attuazione le seguenti aree tematiche previste dal programma WHP.

  • Campagna informativa interna sulla promozione di un’alimentazione corretta con codici colore presso la mensa aziendale per orientare la scelta e gli abbinamenti dei piatti. Introducendo l’iniziativa regionale “Con meno sale nel pane c’è più gusto e…guadagni in salute”, incentivando il consumo di verdure e di frutta fresca.
  • Contrasto al fumo di tabacco con il coinvolgimento del Centro Antifumo di Passirana.
  • Campagna informativa sulla promozione dell’attività fisica con l’affissione di cartelli promozionali dell’uso delle scale.
  • La sicurezza e la mobilità sostenibile con l’acquisto nei prossimi tre anni di auto /furgoni di tipo “ecologico”.
  • L’alcol e le dipendenze organizzando anche corsi di formazione su alcol, droghe e gioco d’azzardo patologico
  • Il benessere sociale e la conciliazione famiglia-lavoro è stata predisposta una casella di posta elettronica dedicata “Buone idee” per raccogliere i suggerimenti dei dipendenti-

Redazione

http://www.mi-lorenteggio.com/news/51061

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Antibiotici: siate responsabili

Sommario: La comparsa e la diffusione della resistenza agli antibiotici, ossia della capacità dei batteri di contrastare l’azione di un antibiotico, sono divenute un problema riconosciuto in tutto il mondo. La resistenza agli antibiotici riduce drasticamente il numero di antibiotici disponibili per la cura delle malattie

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Sistema sanitario svizzero

Gavino Maciocco

“Complessivamente – afferma il NEJM – il sistema sanitario svizzero è costoso e presenta spazi di miglioramento in termini di qualità, appropriatezza e costo dei servizi. Tuttavia esso serve egregiamente la popolazione svizzera. La combinazione di “liberalismo” nel classico senso europeo e solidarietà – che significa rispetto della scelta, dell’autonomia e della responsabilità individuale senza lasciare che nessuno in bisogno di cure possa soffrire o morire per mancanza di risorse finanziarie – sembra funzionare, almeno per la Svizzera” .


Quanto a salute e sanità la Svizzera si trova nelle posizioni di testa in tutte le classifiche. È dietro soltanto a Giappone e Spagna quanto a speranza di vita alla nascita (82,8 anni, M+F). L’Euro Health Consumer Index , che ogni anno classifica i sistemi sanitari europei, assegna nel 2015 alla Svizzera la medaglia d’argento (quella d’oro è da anni assegnata all’Olanda) con 894 punti su 1000 (con un incremento di 39 punti rispetto al 2014). La Svizzera è al primo posto – tra i vari parametri di valutazione – nell’accessibilità ai servizi (vedi, ad esempio, liste d’attesa – posizione condivisa con la Danimarca) e nei risultati di salute (vedi, ad esempio, mortalità evitabile e sopravvivenza in caso di tumori – posizione condivisa con Olanda, Norvegia e Islanda).

La Svizzera eccelle anche nella spesa sanitaria: nel mondo è seconda solo agli USA (vedi Figura 1). La spesa sanitaria totale pro-capite è di 6.325 $ (dato OCSE, 2013), di cui 4.178 $  di spesa sanitaria pubblica. Anche il dato relativo alla percentuale del PIL destinato alla sanità – 11,1% – pone la Svizzera al secondo posto, al pari dell’Olanda, dopo gli USA (16,4%).

Il sistema sanitario è costoso, ma a un costo accettabile perché in cambio dimostra di essere  – come scrive il NEJM –  “un’industria fiorente, importante e innovativa, un forte motore per la crescita economica e la prosperità”.

 

Un sistema assicurativo universalistico

Il sistema sanitario svizzero – al pari di altri sistemi sanitari come quello tedesco, francese, austriaco, belga – si basa sul modello Bismarck, ovvero sulle assicurazioni sociali.

La legge che le istituisce risale al 1912. Si trattava di una legge federale di indirizzo che affidava ai Cantoni il compito di promuovere il sistema mutualistico. Il Cantone di Berna fu il primo, nel 1914, a introdurre l’assicurazione sanitaria obbligatoria. Gli altri seguirono con lenta progressività: nel 1947 il 60% della popolazione era coperta, nel 1959 l’80%.

Nel 1994 avvenne la svolta, sancita dal voto del parlamento e confermata da un referendum popolare.  Viene introdotto un sistema mutualistico, basato su assicurazioni private non-profit, che garantisce la copertura sanitaria universale. Tutti sono obbligati a assicurarsi (le fasce di popolazione a medio-basso reddito ricevono i necessari sussidi) e le assicurazioni  sono obbligate ad assicurare tutti, con tariffe che prescindono dal livello di rischio degli assicurati (community-rated premiums). Viene sancito anche il principio della piena libertà dei cittadini di scegliere sia l’assicurazione che il medico, nonché il luogo di cura.

L’architettura del sistema

Il sistema sanitario riflette l’assetto istituzionale del Paese (8,1 milioni di abitanti, il 23% dei quali immigrati) composto da un livello centrale federale e 16 Cantoni dotati di una larga autonomia.  Per quanto riguarda la sanità, il Governo centrale ha compiti di indirizzo e controllo, regola il mercato assicurativo con la definizione del pacchetto di servizi che le compagnie devono garantire e dei criteri di remunerazione dei professionisti (fee-for-service) e degli ospedali (DRGs).

I Cantoni hanno ampie competenze e responsabilità in diverse aree: a) il governo della rete ospedaliera (dei 293 ospedali in tutta la Svizzera, 133 sono pubblici/privati non-profit e 160 privati for-profit), che comprende il finanziamento di circa il 50% del costo di tutti i ricoveri (le compagnie assicurative pagano il resto); b) l’amministrazione dei sussidi per consentire l’acquisto delle polizze assicurative ai cittadini con medio-basso reddito (37% della popolazione); c) la concessione della licenza ad esercitare la professione autonoma a medici e altri operatori sanitari; d) gli interventi di prevenzione e sanità pubblica (in collaborazione con il Governo federale e i Comuni).

L’area di maggiore responsabilità dei Comuni è quella dell’assistenza residenziale e domiciliare agli anziani e ai gruppi più vulnerabili. I Comuni più grandi o Comuni associati possono gestire ospedali di loro proprietà.

Il finanziamento del sistema

Le risorse per far funzionare il costoso sistema sanitario svizzero provengono in parti quasi uguali da tre fonti: la fiscalità generale, i premi assicurativi e il contributo privato dei cittadini.

Poiché parte dei soldi della fiscalità generale  servono  per fornire i sussidi per l’acquisto dei premi assicurativi e quindi confluiscono nelle casse delle assicurazioni, la spesa sanitaria totale risulta così suddivisa in termini percentuali:

  • Spesa governativa: 20,3%
  • Spesa delle assicurazioni: 46,5%
  • Spesa privata: 33,2

Il 33,2% della spesa privata si compone di due diverse voci: 26,0% di spesa diretta (out-of-pocket) per il pagamento di franchigie e ticket; 7,2% per acquisto di assicurazioni private per ottenere prestazioni non incluse nel pacchetto assicurativo standard.

Oltre un quarto della spesa sanitaria proviene direttamente dalle tasche dei cittadini sotto forma di franchigia (soglia al di sotto della quale il paziente paga di tasca propria le prestazioni) e di compartecipazione alla spesa (il nostro ticket). La franchigia varia – a seconda del tipo di polizza assicurativa (più economica è la polizza, più alta la franchigia) – da un minimo annuo di 300 franchi (280 euro) a un massimo annuo di 2.500 franchi. La franchigia non si applica alla gravidanza e al parto ed è assai ridotta nell’assistenza pediatrica. La compartecipazione alla spesa è del 10% della tariffa per tutti i servizi erogati, fino a un tetto annuo di 700 franchi per gli adulti e di 350 per i bambini. I ricoveri per adulti al di sopra dei 26 anni sono gravati di un co-pagamento di 15 franchi al giorno.  Franchigie e ticket non si applicano nelle attività preventive.

Il pacchetto standard di servizi forniti dalle assicurazioni include anche prestazioni di medicina complementare e alternativa (come omeopatia e fitoterapia) – introdotte dopo un referendum del 2012 –, ma esclude le prestazioni odontoiatriche, long-term care e chirurgia estetica.

La riforma del mercato assicurativo

In Svizzera sono presenti 61 le compagnie assicurative che offrono una varietà di piani assicurativi. Poiché questi cambiano da Cantone a Cantone è stato calcolato che sul mercato c’è un’offerta di ben 287 mila differenti polizze assicurative.

Una riforma del 2003 ha profondamente cambiato le natura delle assicurazioni sanitarie, consentendo loro  di adottare metodi di managed care, simili a quelli delle HMOs americane: ovvero l’assicurazione diventa anche gestore dei servizi sanitari per i propri iscritti e non si limita, come nelle forme assicurative tradizionali, al rimborso delle spese sostenute. Le assicurazioni managed care generalmente hanno prezzi più bassi, franchigie più alte e tendono a limitare la libertà di scelta del professionista e del luogo di cura. Come si può notare dalla figura 2 (NB: Deductible=Franchigia), da quando è entrata in vigore la riforma vi è stata un’impennata delle nuove forme assicurative che nel 2013 rappresentavano il 60%  del mercato assicurativo svizzero.

“Complessivamente – questo il commento finale del New England Journal of Medicine[1] – il sistema sanitario svizzero è costoso e presenta spazi di miglioramento in termini di qualità, appropriatezza e costo dei servizi. Tuttavia esso serve egregiamente la popolazione svizzera. La combinazione di “liberalismo” nel classico senso europeo e solidarietà – che significa rispetto della scelta, dell’autonomia e della responsabilità individuale senza lasciare che nessuno in bisogno di cure possa soffrire o morire per mancanza di risorse finanziarie – sembra funzionare, almeno per la Svizzera”.

Dal NEJM riportiamo i due classici casi, che ritroviamo nella trattazione di ogni sistema sanitario.

Infarto Miocardico

Un uomo di 55 anni senza particolari problemi di salute ha un infarto di medio-alta gravità

Sentendosi poco bene il Sig. Aubry lascia in anticipo il lavoro. A casa accusa un forte dolore al petto, difficoltà di respirazione e sudorazione algida: sua moglie chiama un’ambulanza che arriva in dieci minuti. La Signora Aubry ringrazia il cielo di non vivere più con i genitori in un villaggio delle Alpi, dove tuttavia recentemente è entrato in funzione un servizio aereo di soccorso.

Il team di emergenza rapidamente diagnostica un infarto miocardico, cosicchè il Sig. Aubry, mentre riceve ossigeno, aspirina e analgesici, viene trasportato nel più vicino reparto di emodinamica, che nel frattempo aveva ricevuto l’ECG del paziente.  Dopo un’ora dall’arrivo dell’ambulanza a domicilio del paziente, esso è stato sottoposto a angioplastica con l’inserimento di numerosi stent.

Il Sig. Aubry  è fortunato perché è maschio: in Svizzera il 7% degli uomini con infarto muore in ospedale, rispetto al 13% delle donne. La ragione di questa differenza nella mortalità (quasi il doppio) è incerta e complessa: si sa che le donne raggiungono l’ospedale mediamente con 80 minuti di ritardo rispetto agli uomini e con minore probabilità ricevono trombolisi o angioplastica. Complessivamente gli interventi di rivascolarizzazione percutanea sono molto aumentanti nel tempo: dal 6% di tutti i pazienti dimessi con diagnosi d’infarto nel 1998 al 42,6% nel 2006, provocando un dibattito sul rischio di un uso eccessivo e inappropriato di questa tecnica invasiva e molto costosa.

Dopo l’intervento il Sig. Aubry è rimasto in ospedale per pochi giorni. La dimissione è seguita da diverse settimane di riabilitazione durante le quali il paziente si è impegnato a ridurre i fattori di rischio cardiovascolari (in primis la cessazione del fumo) e a praticare regolarmente l’attività fisica. Tre settimane dopo l’evento è tornato al lavoro.

Gravidanza e parto

Una donna sana di 23 anni è incinta per la prima volta

La Sig. Schifferli dopo aver fatto a casa un test della gravidanza risultato positivo si è rivolta a un ginecologo di fiducia. La sua assicurazione copre interamente tutti i servizi della gravidanza e del parto. Per una gravidanza non complicata l’assicurazione prevede sette controlli, incluse due ecografie, prima del parto e ulteriori due nel puerperio. Non vi sono franchigie o ticket da pagare.

In generale i servizi pagati dall’assicurazione devono essere efficaci, appropriati e costo-efficaci, ma la Sig. Schifferli potrà avvalersi – per alcuni disturbi gravidici – anche di cure non convenzionali (omeopatia e medicina tradizionale cinese).

La Sig. Schifferli circa il luogo del parto può scegliere tra varie opzioni: l’ospedale universitario, diversi ospedali cittadini pubblici o privati, o il parto a domicilio.  Ha seguito corsi di preparazione al parto ed è rimasta colpita dalle affermazioni di un ginecologo che parlava positivamente del taglio cesareo d’elezione, che lei aveva sentito criticare per essere diventato troppo comune.

La Sig. Schifferli ha sottoscritto anche un’assicurazione privata che integra i benefici dell’assicurazione standard e che le consente al momento del parto di essere ricoverata in una camera singola e di essere seguita da uno specialista senior.

Dopo un parto vaginale non complicato nell’ospedale della città vicino a dove vive, la Sig. Schifferli è grata all’ostetrica che l’ha seguita nel puerperio e l’ha rassicurata circa le sue preoccupazioni di non avere sufficiente latte.  Tutto è andato bene. Ha goduto di 14 settimane di congedo di maternità.

Risorsa

Bibliografia

  1. Biller-Andorno N, Zeltner T. Individual and Community Solidarity – The Swiss Health Care System. N Engl J Med 2015; 373:2193-97.

Sistema sanitario svizzero

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Raffreddore neonati e bambini, consigli e cure

Il bambino ha il naso chiuso e il raffreddore, cosa si può fare? Dai medici esperti consigli sui rimedi e tutto quello che è giusto fare alleviare i fastidi

Il raffreddore è l’infezione più frequente delle alte vie respiratorie ed è causata da vari virus, appartenenti nella maggior parte dei casi alla famiglia dei rinovirus. I sintomi sono naso chiuso, starnuti, tosse, mal di gola e talvolta febbre. La cura più efficace è tenere pulito il naso con semplice soluzione fisiologica e aspettare che passi da sé.

Perché i bambini si ammalano di più 
Perché non hanno ancora sviluppato un ‘bagaglio’ sufficiente di anticorpi. Si stima che ogni anno i bambini in media abbiano 6-8 episodi di raffreddore, soprattutto durante la stagione invernale, quando il freddo, e soprattutto gli sbalzi di temperatura, favoriscono l’ingresso di germi, inoltre si soggiorna spesso in ambienti chiusi, dove è facile il contagio. Leggi anche Bambino sempre ammalato perché?

I sintomi del raffreddore 
Il sintomo più caratteristico è il naso chiuso, dovuto all’infiammazione della mucosa e all’accumulo di muco nelle cavità nasali. A questo si accompagnano tosse e starnuti, con i quali l’organismo cerca di espellere le secrezioni, associati a mal di gola e talvolta febbre.

Come si trasmette il raffreddore: il contagio
Il contagio del raffreddore è facilissimo: il virus infatti si trasmette con le goccioline di saliva, che possono passare da un soggetto all’altro tramite starnuti e colpi di tosse, ma anche indirettamente, toccando oggetti toccati da una persona infetta e portandosi le mani alla bocca.

Come si cura il raffreddore
“Sicuramente non con i farmaci” premette Antonio Clavenna, Responsabile, Unità di Farmacoepidemiologia del Laboratorio per la Salute Materno Infantile – Dipartimento di Salute Pubblica IRCCS – Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano.

“Il raffreddore è una malattia che guarisce spontaneamente nel giro di una settimana, quindi basta aver pazienza e lasciare che faccia il suo corso”.

Possono però essere utili alcuni accorgimenti.

Il rimedio più efficace: la pulizia del naso
“I bambini, fino a una certa età, respirano esclusivamente attraverso il naso, quindi averlo intasato può essere per loro particolarmente fastidioso, specie se si considera che i più piccoli non sono ancora in grado di soffiarsi il naso” dice Mario Quattrone, pediatra di famiglia.

“Il disagio per i neonati può essere avvertito soprattutto durante le poppate o durante il sonno, che, proprio a causa dell’ostruzione delle prime vie aeree, possono essere intervallati da piccole apnee”.

Per liberare il naso dal muco, il sistema più efficace è fare dei lavaggi nasali più volte al giorno, specialmente prima della poppata e della nanna.

I lavaggi nasali si possono effettuare utilizzando soluzione fisiologica, acque termali, acqua di Sirmione, acqua di mare sterilizzata. In commercio si trovano confezioni in spray o flaconcini monodose, comodi soprattutto quando si è fuori casa.

L’alternativa più conveniente è acquistare un flacone più grande di soluzione fisiologica “oppure preparare  una soluzione ‘casalinga’ con acqua e sale (90% di acqua e 10 % di sale) bolliti e lasciati raffreddare” suggerisce Giovanni Cavagni, allergologo pediatra, già Responsabile dell’Unità Operativa di Allergologia Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

“Per iniettare il liquido, è perfetta una siringa senza ago con 5-10 ml di soluzione per narice: l’importante è spingere sullo stantuffo piuttosto velocemente, così  da esercitare una pressione che aiuta la rimozione delle secrezioni”. Prima di iniettarla, conviene scaldare un po’ la siringa con la mano, perché l’acqua fredda potrebbe dar fastidio al bambino.

“In mancanza della fisiologica, può essere d’aiuto anche la semplice acqua del rubinetto tiepida, da far inalare al bambino mentre gli si lava il viso” aggiunge Alberto Villani, Responsabile di Pediatria Generale e Malattie infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma.

In farmacia si trovano anche aspiratori nasali, collegati a una bocchetta attraverso la quale la mamma aspira delicatamente il muco dalle narici, oppure pompette aspira-muco: possono essere utili e non sono dannosi (a meno che non si insuffli aria nel naso del bebè!) ma tutto sommato non presentano vantaggi aggiuntivi rispetto ad alternative più semplici ed economiche.

Aerosol? Sì, con soluzione fisiologica!

Oltre ai lavaggi nasali, si può fare l’aerosol, dal momento che il vapore aiuta a sciogliere le secrezioni. L’importante è adoperare solo soluzione fisiologica e non aggiungere farmaci, come fluidificanti o cortisonici, che non hanno alcuna documentata efficacia.

“Come laboratorio abbiamo coordinato uno studio con 40 pediatri di famiglia italiani concluso a fine 2012 in cui a un gruppo di bambini soggetti a bronchite asmatica con infezione delle vie aeree (ad esempio raffreddore) è stata somministrata la sola soluzione fisiologica per aerosol e ad un altro gruppo aerosol con beclometasone (il cortisonico per aerosol più diffuso),” dice Antonio Clavenna dell’Istituto “Mario Negri” di Milano.

Ebbene “non sono state osservate differenze tra i due gruppi, né nel rischio di andare incontro ad episodi di bronchite asmatica, né nella durata di tosse, raffreddore, mal di gola, né nella percentuale di genitori che avevano ritenuto utile la terapia”.

Per quanto riguarda i mucolitici, come l’ambroxolo, “studi specifici per verificarne l’efficacia non ne sono mai stati condotti” prosegue Clavenna, “anche perché l’uso su larga scala è diffuso solo in Italia e altri paesi mediterranei, mentre nei paesi anglosassoni e del nord Europa i mucolitici hanno un’indicazione solo per patologie specifiche come la fibrosi cistica, che provoca la produzione di muco particolarmente denso. Per il muco prodotto da un banale raffreddore la loro azione è praticamente nulla”.

Consigli utili per alleviare i fastidi del raffreddore, oltre ai lavaggi nasali

Umidificare gli ambienti. L’aria secca e calda di certi ambienti chiusi asciuga le mucose e favorisce la formazione di croste, che tappano ancor di più il naso. È bene regolare allora il termostato dei caloriferi a temperature più ragionevoli e adoperare umidificatori per ambienti, almeno nella stanza dove dorme il bambino.

Sollevare il materasso. Nei giorni in cui il bambino è raffreddato, si può collocare un cuscino sotto il materasso del suo lettino: dormire con la testa leggermente rialzata fa defluire meglio le secrezioni.

Offrirgli spesso da bere. L’assunzione di liquidi è molto utile per rendere fluido il muco e liberare il naso: se il bambino è allattato, conviene offrirgli il seno più spesso, se è già svezzato, dargli da bere acqua o bevande tiepide. “Le bevande si possono dolcificare con un cucchiaino di miele, ma solo dopo i 12 mesi poiché è stato dimostrato che contiene spore che sui più piccoli possono avere effetti tossici “dice il pediatra Quattrone.

Conviene tenere il bambino a casa? Se il bambino non ha febbre, può uscire. Ma se la giornata è particolarmente rigida e ventosa, meglio evitare, così come è preferibile tenerlo a casa dal nido per qualche giorno per non diffondere il contagio ed evitare di esporlo a germi in una fase in cui può essere più vulnerabile.

Rivolgersi al pediatra se:

  • sopraggiunge febbre elevata, che non passa dopo 2-3 giorni;
  • si notano persistenti secrezioni purulente giallo-verdognole;
  • il bambino è particolarmente inappetente e lamentoso;
  • abbiamo l’impressione che il bambino avverta mal d’orecchie;
  • il piccolo ha meno di 3 mesi di vita.

I farmaci per il raffreddore: quasi tutti bocciati! 
Anche altri farmaci comunemente usati per il raffreddore hanno dimostrato scarsa efficacia, oltre a possibili effetti indesiderati.

Spray e gocce nasali ad azione vasocostrittrice: vietati sotto i 12 anni 

“Studi combinati condotti dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Agenzia Italiana del Farmaco hanno evidenziato che spray e gocce nasali contenenti farmaci ad azione vasocostrittrice, ad esempio fenilefrina, ossimetazolina, possono, sia pure in rari casi, dare effetti anche gravi, come tremori e convulsioni. Questo ha portato nel 2007 alla controindicazione all’uso nei bambini sotto i 12 anni” sottolinea Clavenna. “D’altro canto, non esiste una documentazione di efficacia in età pediatrica”.

Cortisonici in spray: inutili per il raffreddore
Gli spray a base di cortisone possono essere utili in caso di raffreddore dovuto ad allergia. “Per il raffreddore causato da virus non solo non hanno alcun effetto, ma, dal momento che il cortisone è un immunosoppressore, si rischia anche di allungare la durata della malattia, poiché si impedisce al sistema immunitario di compiere il suo dovere” spiega il farmacologo.

Sciroppi e gocce ad azione mucolitica: inefficaci e controindicati sotto i 2 anni
Come i mucolitici per aerosol, non hanno alcuna documentata efficacia sul raffreddore, in compenso possono causare effetti collaterali. “Nei bambini piccoli, che hanno le vie aeree più sensibili, possono provocare piccole crisi di asma” evidenzia Antonio Clavenna. “Proprio per questo, sono controindicati nei primi 2 anni.

Paracetamolo: sì se c’è febbre
Il paracetamolo è il farmaco di prima scelta in età pediatrica per abbassare la febbre, ma conviene darlo solo se supera i 38-38.5°.

Pomatine 
Si applicano vicino alle narici ed hanno un lieve effetto balsamico, che dovrebbe aiutare a respirare meglio. L’efficacia è ridotta, inoltre alcuni bambini potrebbero risultare ipersensibili e avere crisi di broncospasmo; se contengono oli canforati, poi, possono irritare le vie aeree e dare piccole crisi asmatiche nei bambini a rischio di asma.

Caramelline e pastigliette balsamiche
Qualsiasi caramella o pastiglia può avere un effetto lenitivo locale, dovuto al fatto che si produce saliva e si umidifica la gola. Ben venga se dà un po’ di sollievo momentaneo, basta non eccedere con l’uso se contengono zucchero.

http://www.nostrofiglio.it/neonato/cura-e-salute/il-neonato-ha-il-raffreddore-e-il-naso-chiuso

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RIPOSI OBBLIGATORI OSPEDALI A RISCHIO CAOS

Ospedali in crisi per l’entrata in vigore, tra due settimane,della nuova norma sui turni di medici e infermieri, con stacchi obbligatori di 11 ore e un freno alle maratone in corsia. Il presidente dell’OMCeOMI, Roberto Carlo Rossi segnala in data 16 ottobre 2015 che “Con l’applicazione delle regole previste dai contratti di categoria, già adesso i manager stanno ridisegnando i turni di medici ed infermieri. Ma in carenza di personale, la necessità di rispettare le 11 ore di riposo tra un turno e l’altro e nel contempo di assicurare la presenza di tutti gli effettivi in corsia impone al dipendente di rimontare subito dopo, senza deroghe, con carichi di lavoro aumentati rispetto al passato e a quando la direttiva è stata pensata. Ci sono reparti dove i medici non avranno più un fine settimana libero. E’ giusto far riposare l’operatore 11 ore, ma non si è pensato alle conseguenze, anche a livello di burn-out dell’impossibilità di far mettere due turni di riposo di fila. Medico e infermiere dovranno coprire i buchi che fino ad oggi si gestivano autonomamente, anche per evitare conseguenze legali: non sarà infatti assicurabile il danno provocato in una fascia in cui due sanitari si sono scambiati il turno in mancata osservanza della direttiva, danno per il quale risponde l’azienda». «In realtà – aggiunge Rossi – la direttiva Ue prevede che le aziende assumano, ma i vincoli di stabilità interna non lo consentono, tutt’al più qualche direttore generale consente all’utilizzo di personale precario con tutele minori. E qui c’è il rischio che per applicare una norma equa iniziamo una pratica iniqua”

La Repubblica Milano 12.11.2015

http://omceomi.it/news/dettaglio/2015/11/13/riposi-obbligatori-ospedali-a-rischio-caos

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PROGETTO “EMERGENZA FREDDO”: SI CERCANO MEDICI

La Commissione per i rapporti con il Volontariato  segnala il progetto Emergenza Freddo, da anni dedicato ai senzatetto della nostra città. Da metà Dicembre a marzo per le vie di Milano nelle ore notturne i volontari dell’Ordine di Malta forniscono generi alimentari, indumenti e una buona parola alla sempre più numerosa popolazione senza fissa dimora. Da quest’anno, con la collaborazione di OMCeOMI e di tutti i colleghi disponibili, si vuole inserire personale medico nelle squadre che effettuano la ronda per le vie della città.
Se sei interessato rispondi a questo appello: inviaci una email (info@omceomi.it) e verrai contattato per ulteriori chiarimenti.

Di seguito una breve presentazione del Corpo Militare delll’ ACISMOM.

Il Corpo Militare dell’ Associazione Cavalieri Italiani Sovrano Militare Ordine di Malta (ACISMOM) è un Corpo Speciale Ausiliario dell’ Esercito Italiano inerente la Sanità militare. Il 9 aprile 1909, infatti, S.M. il Re Vittorio Emanuele III, per i meriti acquisiti dal Corpo Militare dell’ ACISMOM, in occasione del terremoto Calabro-Siculo del 1908, aveva concesso al Corpo Militare l’uso dell’uniforme grigioverde e delle stellette.
In campo civile interviene nelle calamità e per ogni altra necessità per il quale viene precettato.
Gli appartenenti al Corpo Militare sono tutti volontari e prestano la loro opera gratuitamente ispirati al servizio dei poveri e dei bisognosi sotto l’egida dell’Ordine di Malta e dell’Esercito Italiano.

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Cavicchi, la “questione medica” e Giulio Cesare

C’è una questione medica “funzionale”, una questione medica “politica” e una terza che definirei “psicologico-identitaria”. Giulio Cesare unificò la Gallia, la portò a Roma e gettò le basi per la “pax romana” di Augusto. Ma alla guerra bisogna andarci armati. E armarsi, per noi medici, oggi vuol dire avere idee, capacità progettuale, consapevolezza delle sfide della modernità, una “piattaforma” come dice giustamente Cavicchi

10 NOV – Quando ha ragione, Ivan Cavicchi sa essere crudele, a volte anche ingiusto. In prima fila, alla manifestazione degli “Stati Generali della Salute”, ha ascoltato tutti, non è intervenuto, e gli deve essere costata molta fatica, se n’è andato scuro in volto, palesemente deluso. Mi aspettavo quindi gli articoli pubblicati in questi giorni da Quotidiano Sanità, una vera e propria tetralogia sulla “questione medica”. La tesi di Cavicchi è in sostanza sintetizzabile in un concetto: i Medici non hanno capito un tubo. Per questo gli do ragione. Ma forse Ivan ci sopravvaluta.

La “questione medica” è, come direbbe il vecchio Giulio (Cesare, non Andreotti), “est omnis divisa in partes tres”. C’è una questione medica “funzionale”, una questione medica “politica” e una terza che definirei “psicologico-identitaria”.

La prima, che chiamo “funzionale”, è forse la più sentita dai medici, perlomeno dalla maggioranza di loro. In sintesi è: fateci fare il nostro mestiere, permetteteci di svolgere la nostra attività professionale in maniera serena, senza complicazioni burocratiche, consentiteci di svolgere il ruolo per cui abbiamo studiato tanto. Stabiliamo noi le nostre regole, scriviamo le nostre linee guida, ci organizziamo il lavoro, scegliamo i dispositivi medici più idonei, prescriviamo farmaci secondo scienza e coscienza, facciamo insomma i medici. È evidente che questo è anche il ruolo richiesto dai cittadini, che vogliono un medico “adeguato”, preparato, disponibile, sorridente. Questo è ciò che richiede al medico la collettività, una professionalità a tutto tondo, che sappia gestire le nuove istanze di salute. Il cittadino è “esigente” (termine cavicchiano), perché in sostanza è “committente”, è titolare del servizio sanitario. E lo paga con le sue tasse. In questo mondo perfetto il medico fa il medico e il paziente fa il paziente. Il medico richiede al sistema sostanzialmente solo la copertura assicurativa della responsabilità, offre in cambio appropriatezza, entro certi limiti, riduzione della medicina difensiva, limitazione delle rivendicazioni salariali.
C’è poi la questione “politica”. Cavicchi parla di “guerra” e non è lontano dal vero. Parlerei anzi di “guerra civile”, perché combattuta tra organi dello stesso sistema pubblico, stato contro regioni, regioni in lotta tra loro, conflitti all’interno nelle regioni, anche tra esponenti delle varie maggioranze, regioni contro asl, contro sindaci e territori, campanilismi sfrenati. E come si mettono i medici in questa guerra? Con quali armi? I medici sono una categoria, quindi, restando nella metafora, un esercito? Ho molti dubbi. La dimensione “politica” dei medici è tutta da inventare, una vera aggregazione è tutta da costruire in un mondo in cui continua a prevalere l’individualismo ed una forte competizione interna, palese o strisciante. Le nostre posizioni politiche sono spesso confuse ed approssimative, si interviene su aspetti singoli, il decreto appropriatezza, le norme sull’orario di lavoro, la legge sulla responsabilità professionale. Manca una visione complessiva, una strategia di ampia prospettiva. Forse è troppo pretendere. Il tentativo fatto da Fnomceo con gli “Stati generali” è lodevole e, caro Ivan, non può essere liquidato come un aborto, ma nutrito e fatto crescere come un neonato che deve apprendere a muoversi ed a parlare.

La terza questione la definisco “psicologico-identitaria”, ed è quella che sta forse sopra, sotto ed intorno alle altre. Quale è il “ruolo” del medico nella società odierna? Quale è la sua funzione sociale? Di quale prestigio gode la sua figura? Sono interrogativi che forse non si pongono mai esplicitamente, ma che sottendono tutta la questione medica. Il conflitto tra la professione liberale, che è nella natura del medico, e il forte condizionamento dello stato di dipendenza, è un problema irrisolto. La trasformazione del medico in “non-medico” è un’altra delle geniali intuizioni di Cavicchi, ma è una prospettiva da incubo, soprattutto per le nuove generazioni, afflitte da deprofessionalizzazione, formazione universitaria insufficiente, precariato, instabilità. La crescita culturale e professionale delle altre figure del sistema è vissuta con disagio, se non con terrore. Ma tirar su barricate ideologiche non pagherà.

Giulio Cesare unificò la Gallia, la portò a Roma e gettò le basi per la “pax romana” di Augusto. Georges Clemenceau diceva che fare la pace è molto più difficile che fare la guerra. I medici scendono in campo per fare la guerra (sciopero del 16 dicembre), quindi apparentemente scelgono la via più facile. Ma alla guerra, specie quando l’identificazione del nemico non è facile, bisogna andarci armati, come ci insegna il vecchio Giulio. E armarsi oggi vuol dire avere idee, capacità progettuale, consapevolezza delle sfide della modernità, una “piattaforma”, insomma, come dice Cavicchi. E’ un gran lavoro, ma ne vale la pena.

Luigi Presenti
Presidente Collegio Italiano dei Chirurghi

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Medici e infermieri dell’emergenza d’accordo: “L’infermiere può somministrare farmaci secondo protocolli condivisi”. Ecco come

Società italiana della medicina di emergenza-urgenza e Italian resuscitation council hanno elaborato un Policy statement comune sul ”Trattamento farmacologico da parte dell’infermiere nell’emergenza territoriale” nell’ottica della “massima efficacia del servizio al paziente e nel rispetto dell’identità professionale delle figure che operano nell’emergenza sanitaria”. Ecco le condizioni per arrivarci. IL DOCUMENTO

11 NOV – Le due Società scientifiche italiane che rappresentano sia medici che infermieri dell’emergenza prendono posizione congiuntamente all’interno del dibattito che recentemente si è acceso sul ruolo dell’infermiere nell’ambito della gestione della emergenza territoriale. La Società italiana della medicina di emergenza-urgenza e l’Italian resuscitation council hanno elaborato un Policy statement comune sul ”Trattamento farmacologico da parte dell’infermiere nell’emergenza territoriale” nell’ottica della “massima efficacia del servizio al paziente e nel rispetto dell’identità professionale delle figure che operano nell’emergenza sanitaria”.

All’interno del documento in particolare si sottolinea che “La somministrazione, da parte degli infermieri, di terapie, anche farmacologiche, secondo protocolli condivisi ed emanati ufficialmente dal Direttore della Centrale Operativa 118 (concordati con il Responsabile Territoriale, nelle realtà nelle quali sussiste tale figura), si inquadra in un processo finalizzato alla tempestività del trattamento e spesso risulta essenziale per la salvaguardia della vita e/o della salute dei pazienti, come in caso di overdose da oppiacei, grave sindrome ipoglicemica, sindrome coronarica acuta, insufficienza respiratoria acuta, ecc”.

 

Le condizioni che rendono possibile la terapia farmacologica da parte degli Infermieri di Emergenza Territoriale sono le seguenti.
1. Specifico percorso formativo accreditato e finalizzato al trattamento anche farmacologico delle patologie tempo dipendenti in ambito di emergenza territoriale
2. Protocolli Condivisi ed emanati ufficialmente dal Direttore della Centrale Operativa 118 competente per territorio (concordati con il Responsabile Territoriale, nelle realtà nelle quali sussiste tale figura).
3. Addestramento continuo, anche tramite tecniche di simulazione avanzata, e audit periodico su casi clinici e problematiche specifiche.
4. Disponibilità di continuo contatto tra gli infermieri di emergenza territoriale, il Medico di Centrale Operativa e i Medici del Dipartimento di Emergenza, anche tramite reti Telematiche e di Telemedicina.

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IL RAPPORTO TRA MEDICO DEL LAVORO E MEDICO DI MEDICINA GENERALE NELLA GESTIONE DEL PAZIENTE–LAVORATORE

IL RAPPORTO TRA MEDICO DEL LAVORO E MEDICO DI MEDICINA GENERALE NELLA GESTIONE DEL PAZIENTE–LAVORATORE

Venerdì 30 ottobre 2015 ore 8.30 – 17.30 Aula V.M. Capacchione Ospedale di Rho C.so Europa 250 – Rho (Mi)

n. 100 posti disponibili Accreditato per Medico Chirurgo (Medico generico e tutte le discipline)

Da anni si sottolinea la necessità di una maggiore integrazione tra la medicina specialistica, i medici di medicina generale e i medici del lavoro nella gestione del paziente-lavoratore, soprattutto per quanto riguarda la correlazione tra l’anamnesi lavorativa e le patologie che il soggetto presenta.

Lo stesso Piano Regionale 2014-2018 per la “tutela della salute e sicurezza” nei luoghi di lavoro (DGR Lombardia 20/12/2013) ha indicato tra gli obiettivi da perseguire l’emersione delle malattie e dei tumori professionali. Nell’anno in corso questo obiettivo è anche declinato fra quelli “strategici” della Regione e delle Aziende Ospedaliere.

L’Ordine Provinciale dei Medici ha pertanto ritenuto utile creare, attraverso questo Convegno, un’occasione di incontro fra professionisti di differente estrazione e di scambio di conoscenze in merito.

La giornata prevede una sessione mattutina in cui, con il contributo di specialisti di medicina di comunità, ospedalieri e medici del lavoro, sono ripercorse le principali problematiche sanitarie connesse con i rischi professionali “vecchi” e “nuovi”: la gestione del rischio biologico, le patologie cronico degenerative “da sovraccarico”, lo stress lavoro correlato.

Nel pomeriggio, anche con il contributo dell’Inail, sarà evidenziato lo stato dell’arte in materia di malattie e tumori professionali; In conclusione attraverso la rassegna dei Programmi che l’ASL sostiene per la Promozione della Salute, si favorirà il confronto delle varie esperienze.

INFORMAZIONI PER LE ISCRIZIONI AGLI EVENTI ECM

L’iscrizione agli eventi ECM dell’Ordine può essere effettuata unicamente attraverso la procedura informatica. Per iscriversi agli eventi ECM occorre registrarsi al sito http://www.omceomi.it. Se non registrati: cliccare Accedi in alto in home page, quindi selezionare Registrati e seguire le istruzioni. Se registrati: una volta effettuato il login selezionare, nel box ECM, la voce Eventi e cliccare Iscrivimi in corrispondenza dell’evento scelto.

Per eventuali informazioni/comunicazioni, diverse dall’iscrizione, scrivere a: corsi@omceomi.it

brochure IL RAPPORTO TRA MEDICO DEL LAVORO E MEDICO DI MEDICINA GENERALE NELLA GESTIONE DEL PAZIENTE–LAVORATORE

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VENDITA DI FARMACI ON LINE IN ITALIA

Dal primo di luglio, conformemente a quanto previsto nel Decreto legislativo n. 17 del 19 febbraio 2014, che recepisce la Direttiva europea 2011/62/EU sui medicinali falsificati, anche in Italia è consentita la vendita e l’acquisto on line di farmaci senza prescrizione medica. Si tratta di una novità assoluta per l’Italia che rende il nostro mercato allineato a quanto già avviene in altri Paesi d’Europa.
Nel nostro paese, in questa prima fase, la vendita a distanza è consentita solo a farmacie e negozi che hanno già titolo alla vendita di farmaci (come gli esercizi commerciali di cui al Decreto legge del 4 luglio 2006 n. 223), che rispondano ai requisiti di base stabiliti dalla normativa sulla vendita a distanza.  Le farmacie on line legali sono riconoscibili, e quindi distinguibili da quelle illegali, attraverso il “logo comune”, un bollino di sicurezza condiviso e coerente a livello europeo rilasciato a cura del Ministero della Salute
Leggi comunicato AIFA
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Patto per la salute digitale. Il testo in Conferenza Stato-Regioni. Al centro integrazione dei sistemi informativi e monitoraggio spesa

Spazio consistente è dedicato anche alla farmaceutica, incentivando una verifica costante dell’appropriatezza delle prescrizioni. Per quanto riguarda le cure primarie, si apre alla cartella condivisa. Previsto un ulteriore potenziamento delle Banche Dati su consumi e prezzi dei dispositivi medici. IL TESTO

11 GIU – Arriva il nuovo testo riguardante il Patto per la sanità digitale. Come anticipato due giorni fa dal sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, nel corso di un question time alla Camera, il documento era stato inviato dal Ministero della Salute alla Conferenza Stato Regioni lo scorso 29 maggio. Il percorso, previsto, si pone alcuni obiettivi precisi che vengono così sintetizzati:
– sperimentare soluzioni finalizzate a un rafforzamento del sistema a saldo zero (generazione di risparmi attraverso la razionalizzazione e il reinvestimento nel potenziamento delle prestazioni erogate e della qualità di servizio reso all’utenza);
– misurare la sanità in termini di appropriatezza, efficienza ed efficacia per garantire che i livelli essenziali di assistenza siano erogati in condizioni di equilibrio economico; si fa solo cià che serve (appropriatezza clinica), nel setting più corretto (appropriatezza organizzativa), nel modo più efficiente ed efficace;
– contemporaneamente, sviluppare e perseguire una visione di servizio sanitario fortemente attrattivo e competitivo, anche a livello internazionale, superando preconcetti e luoghi comuni ma anche perfezionando l’offerta nelle sue componenti apparentemente secondarie quali ad esempio l’accoglienza e la sistemazione alberghiera e i servizi per i parenti e accompagnatori.

“Se da un lato l’universalità del servizio sanitario rappresenta un vincolo imprescindibile – si legge nel testo – i percorsi di informazione e conoscenza verso altri mercati potranno essere utilizzati per attirare utenti di altre nazioni UE e/o extra UE”.

Attraverso, poi, l’utilizzo di nuove tecnologie, una raccolta completa e certificata di informazioni del Ssn, la validazione di protocolo da sperimentare nel sistema in termini di economicità, efficienza e misurabilità degli effetti, si potrà preservare la sostenibilità di un sistema che “assiste ad una progressiva espansione della domanda di benessere non soltanto di salute e ciò spesso non coerente con le effettive necessità di una popolazione in progressivo invecchiamento”.

Il Patto, si spiega nel testo, nasce con l’obiettivo di disegnare un Master Plan triennale (2015-2017) per la sanità elettronica, con la possibilità di identificare possibili ambiti di attivazione di iniziative di partenariato pubblico-privato “capaci di innescare un circuito virtuoso di risorse economiche destinate a finanziare gli investimenti necessari”.

Il documento elenca anche una serie “non esaustiva” di priorità: dai servizi per la continuità assistenziale (patient workflow management e patient relationship management) alle nuove piattaforme “information intensive” su misura per gli utenti (taccuino personale del cittadino).

Soluzioni quali l’e-health verrano sviluppati per favorire la deospedalizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale. Mentre, per i pazienti cronici, si punterà ai servizi di telesalute per la loro presa in carico con trasmissione a distanza di parametri clinici interpretati e gestiti dai professionisti sanitari all’interno di un piano di assistenza individuale. Via libera anche al teleconsulto, telerefertazione, telediagnosi, telemonitoraggio, teleriabilitazione. Il tutto integrato con il Fascicolo sanitario elettronico.

Per quanto riguarda le cure primarie, si apre a nuovi modelli organizzativi e alla cartella clinica condivisa. Anche i sistemi informativi ospedalieri dovranno essere integrati. Spazio anche alla farmaceutica con il “farmaco a casa” e il monitoraggio dell’appropriatezza delle prescrizioni farmaceutiche.

Capitolo a parte per l’acquisto e il consumo di beni e servizi del Ssn. Nel testo si richiama una condivisione a livello centrale dei dati che consenta un monitoraggio tempestivo e puntuale della spesa sanitaria per questo settore favorendo l’individuazione di ulteriori aree di razionalizzazione e centralizzazione. Il tutto da accompagnare con un ulteriore potenziamento delle Banche Dati su consumi e prezzi dei dispositivi medici e condivisione dei dati tra Centrali di committenza reginali e nazionali per indirizzare al meglio le iniziative centralizzate in termini qualitativi e quantitativi. Scopo di questa banca dati sarebbe quello di una migliore programmazione della spesa e controlli multilivello sull’appropriatezza in base ai livelli produttivi di struttura.

La governance di questi processi verrà affidata ad una Cabina di regia ad hoc composta da 15 membri al massimo, provenienti dal ministero della Salute, dello Sviluppo economico, dal Mef, Regioni, Aifa e Agenas. Ma anche di altre categorie di stakeholder interessati.

La Cabina di regia terrà inoltre sotto stretta osservazione un pacchetto di sperimentazioni e progetti pilota che saranno poi condivisi sul portale del ministero della Salute, per creare un archivio pubblico delle best practice realizzate.

I fondi per tutto questo verranno reperiti attraverso “una rimodulazione o una deroga , anche parziale, del Dl 118/2011 e la possibilità di prevedere dei fondi preferenziali o vincolati per ciò che riguarda l’ex art. 20 L. n. 67/1988”. Le fonti potranno essere molteplici: dai fondi strutturali nel quadro delle azioni di “procurement pre-commerciale” a fondi ad hoc stanziati da Stato, Regioni, Ue (Horizon 2020, Banca europea investimento). Spazio anche alle iniziative private attraverso modelli di project financing e performance based contracting, un modello che prevde la remunerazione dei sulla base di obiettivi predefiniti e misurabili.

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=28994&fr=n

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PATATINE FRITTE, HAMBURGER, MA ANCHE SNACK E BIBITE ZUCCHERATE: IL JUNK FOOD È UNA MINACCIA PER LA NOSTRA SALUTE PRESENTE E FUTURA NE PARLIAMO CON IL DOTT. MARTINO TRAPANI: “UNA DIETA APPROPRIATA NON DEVE ESSERE “FAI DA TE” E VA ACCOMPAGNATA DA ESERCIZIO FISICO”

PATATINE FRITTE, HAMBURGER, MA ANCHE SNACK E BIBITE ZUCCHERATE: IL JUNK FOOD È UNA MINACCIA PER LA NOSTRA SALUTE PRESENTE E FUTURA NE PARLIAMO CON IL DOTT. MARTINO TRAPANI: “UNA DIETA APPROPRIATA NON DEVE ESSERE “FAI DA TE” E VA ACCOMPAGNATA DA ESERCIZIO FISICO”

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SICUREZZA: OBBLIGO DI TRASMISSIONE DEI DATI

I medici competenti sono tenuti a trasmettere telematicamente entro il 31.03.2015 i dati aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria. La procedura telematica per l’invio deve essere effettuata attraverso l’utilizzo della piattaforma predisposta dall’INAIL

Comunicazione Fnomceo n.16.2015

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