Bimbi al sicuro – Come intervenire in caso di soffocamento

Si informa che sul canale YouTube di Regione Lombardia è stato pubblicato il video didattico “Bimbi al sicuro. Come intervenire in caso di soffocamento”, nato dalla collaborazione tra Regione Lombardia e AREU Lombardia per l’attuazione di un più ampio progetto formativo e informativo sul tema della disostruzione delle vie aeree in età pediatrica. Il filmato è dedicato in particolare agli insegnanti delle scuole dell’infanzia (Asili e Asili-nido) oltre che ai genitori dei bambini che le frequentano, ma può avere una più ampia utilità informativa, in quanto illustra come gestire in modo corretto e tempestivo le situazioni di emergenza in cui si verifica un’ostruzione improvvisa delle vie aeree nel bambino con rischio di soffocamento, fornendo importanti indicazioni di primo soccorso su cosa fare (e cosa non fare) nell’attesa dell’arrivo dell’ambulanza.

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Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

Responsabilità professionale. Via libera dalla Camera. Il ‘ddl Gelli’ è legge. Cambiano la responsabilità penale e civile dei medici. Più trasparenza per i pazienti e sicurezza strutture. Il testo e la sintesi articolo per articolo

Il disegno di legge sulla responsabilità professionale e la sicurezza delle cure è stato approvato, in terza lettura, con 255 pareri favorevoli e 113 contrari, nel testo licenziato dal Senato. Tra le novità, cambia il procedimento di elaborazione delle linee guida, le direzioni sanitarie delle strutture dovranno fornire la documentazione sanitaria dei pazienti che ne faranno richiesta entro 7 giorni, e verrà istituito un Fondo rischi per il risarcimento sinistri. Gelli (Pd): “Una data che resterà nella storia della sanità italiana”. IL TESTO

Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

28 FEB – L’Assemblea di Montecitorio ha oggi approvato, in via definitiva, il disegno di legge sulla responsabilità professionale e la sicurezza delle cure con 255 pareri favorevoli e 113 contrari. Contrari Forza Italia, Cinque Stelle e Sinistra Italiana, mentre Lega e Fratelli d’Italia hanno scelto l’astensione. A favore tutti gli altri gruppi.

Dopo oltre 15 anni di dibattito parlamentare ed un primo tentantivo, con la legge Balduzzi, di normare la materia, il Parlamento è riuscito oggi a dare una risposta complessiva al tema della responsabilità professionale del personale sanitario e della sicurezza delle cure per i pazienti. L’obiettivo della legge è quello di risponde principalmente a due problematiche: la mole del contenzioso medico legale, che ha causato un aumento sostanziale del costo delle assicurazioni per professionisti e strutture sanitarie, e il fenomeno della medicina difensiva che ha prodotto un uso inappropriato delle risorse destinate alla sanità pubblica. Il tutto nell’ottica della ricerca di un nuovo equilibrio nel rapporto medico-paziente che permetta, da una parte ai professionisti di svolgere il loro lavoro con maggiore serenità, grazie alla nuove norme in tema di responsabilità penale e civile, e dall’altra garantendo ai pazienti maggiore trasparenza e la possibilità di essere risarciti in tempi brevi e certi per gli eventuali danni subiti.

Con il nuovo provvedimento cambia la responsabilità civile e penale per gli esercenti la professione sanitaria, si regolamenta l’attività di gestione del rischio sanitario, prevedendo che tutte le strutture attivino un’adeguata funzione di monitoraggio, prevenzione e gestione del rischio (risk managment), si prevede l’obbligo per le direzioni sanitarie delle strutture di fornire la documentazione sanitaria dei pazienti che ne faranno richiesta entro 7 giorni, e si affidano le linee guida non più solo le Società scientifiche, ma anche enti e istituzioni ed associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie.

“Quella di oggi è una data che resterà nella storia della sanità italiana. Finalmente, grazie all’aiuto, e al prezioso contributo, di tutti i colleghi di Camera e Senato, il Ddl sulla responsabilità professionale e la sicurezza delle cure, è legge. Si tratta di un provvedimento atteso ormai da ben oltre un decennio da parte degli operatori della sanità”. Così il responsabile sanità del Pd e relatore del disegno di legge sulla Responsabilità professionale, Federico Gelli, ha commentato l’approvazione definitiva della legge.

Nel corso della sua relazione in Aula, Gelli si è poi soffermato in particolare sull’articolo 9, in tema di azione di rivalsa, spiegando come durante il passaggio del testo in Senato, nel riformulare i commi 5 e 6, e facendo riferimento alle diverse situazioni in cui questa può essere esercitata, si è deciso di utilizzare l’espressione “moltiplicato per il triplo”, che, ha spiegato il responsabile sanità dem, “evidentemente, in base al principio di ragionevolezza, deve essere interpretata nel senso di non superiore al triplo. Al di là dell’espressione non particolarmente felice, infatti non si può pensare che il legislatore abbia voluto intendere che il reddito debba essere moltiplicato per il triplo. Ciò equivarrebbe, in pratica, a non porre alcun limite. È giusto che ciò rimanga agli atti di quest’Aula”.

Il provvedimento si compone di 18 articoli. Di seguito l’analisi del testo articolo per articolo.

L’articolo 1 qualifica la sicurezza delle cure come parte costitutiva del diritto alla salute e precisa che essa si realizza anche mediante l’insieme di tutte le attività finalizzate alla prevenzione e gestione del rischio connesso all’erogazione di prestazioni sanitarie e mediante l’utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche ed organizzative. Le attività di prevenzione del rischio – alle quali concorre tutto il personale – sono messe in atto dalle strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private.

L’articolo 2 prevede che le Regioni e le province autonome possono affidare all’Ufficio del difensore civico la funzione di Garante del diritto alla salute, disciplinandone la struttura organizzativa ed il supporto tecnico. In tale sua funzione il Difensore civico può essere adito gratuitamente dai destinatari di prestazioni sanitarie per la segnalazione, anche anonima, di disfunzioni nel sistema dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria . Il difensore acquisisce gli atti e nel caso di fondatezza della segnalazione agisce a tutela del diritto leso. Viene poi contemplata l’istituzione in ogni Regione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, del Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, che raccoglie i dati regionali sui rischi ed eventi avversi e sul contenzioso e li trasmette annualmente, mediante procedura telematica unificata a livello nazionale all’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza in sanità disciplinato dall’articolo 3.

L’articolo 3 rimette ad un decreto del Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, da emanare entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, l’istituzione presso l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) dell’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità. Spetta all’Osservatorio il compito di acquisire dai Centri per la gestione del rischio sanitario di cui all’articolo 2, i dati regionali relativi ai rischi ed eventi avversi nonché alle caratteristiche del contenzioso e di individuare idonee misure, anche attraverso la predisposizione – con l’ausilio delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie di cui all’articolo 5 -, di linee di indirizzo, per la prevenzione e gestione del rischio sanitario e il monitoraggio delle buone pratiche per la sicurezza delle cure nonché per la formazione e aggiornamento del personale esercente le professioni sanitarie. L’Osservatorio, nell’esercizio delle sue funzioni, si avvale del Sistema informativo per il monitoraggio degli errori in sanità (Simes).

L’articolo 4 disciplina la trasparenza dei dati, assoggettando all’obbligo di trasparenza le prestazioni sanitarie erogate dalle strutture pubbliche e private nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali di cui al D.Lgs 196/2003. La direzione sanitaria della struttura entro sette giorni dalla presentazione della richiesta fornisce la documentazione sanitaria disponibile relativa al paziente, in conformità alla disciplina sull’accesso ai documenti amministrativi e a quanto previsto dal Codice in materia di protezione dei dati personali. Le eventuali integrazioni sono fornite entro il termine massimo di trenta giorni dalla presentazione della richiesta ed entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge le strutture sanitarie pubbliche e private adeguano i propri regolamenti interni, in attuazione della legge n. 241/1990, alle citate disposizioni sulla trasparenza. Viene infine previsto che le medesime strutture sanitarie pubbliche e private rendono disponibili mediante la pubblicazione sul proprio sito Internet, i dati relativi ai risarcimenti erogati nell’ultimo quinquennio.

L’articolo 5 disciplina le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida prevedendo che gli esercenti le professioni sanitarie nell’esecuzione delle prestazioni sanitarie con finalità preventive, diagnostiche, terapeutiche, palliative, riabilitative e di medicina legale, si attengono, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate ai sensi del comma 3 ed elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati nonché dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie iscritte in apposito elenco istituito e disciplinato con decreto del Ministro della salute da emanarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge e da aggiornare con cadenza biennale. In mancanza delle suddette raccomandazioni gli esercenti le professioni sanitarie si attengono alle buone pratiche clinico-assistenziali. Vengono poi disciplinati alcuni contenuti del decreto ministeriale diretto ad istituire e disciplinare l’elenco degli enti, delle istituzioni, delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie che elaborano le raccomandazioni e le linee guida cui si attengono gli esercenti le professioni sanitarie nell’esecuzione delle relative prestazioni. Le linee guida ed i relativi aggiornamenti sono integrati nel Sistema nazionale per le linee guida (Snlg) disciplinato con decreto del Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge. L’Istituto superiore di sanità pubblica sul proprio sito Internet gli aggiornamenti e le linee guida indicati dal Snlg previa verifica di conformità della metodologia adottata a standard definiti e resi pubblici dallo stesso Istituto.

L’articolo 6 introduce nel codice penale il nuovo articolo 590-sexies, che disciplina la responsabilità colposa per morte o per lesioni personali in ambito sanitario. Viene previsto che se i fatti di cui agli art. 589 c.p. (omicidio colposo) e art. 590 c.p. (lesioni personali colpose) sono commessi nell’esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste in caso di condotta negligente o imprudente del medico. Solo se l’evento si sia verificato a causa di imperizia la punibilità è esclusa, purchè risultino rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida o, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto. Il comma 2 dell’articolo in esame, infine, abroga, con finalità di coordinamento, il comma 1 dell’articolo 3 della legge 189/2012 (legge Balduzzi) che attualmente disciplina la materia.

Rispetto alla disciplina della legge Balduzzi sopracitata, le novità introdotte dall’art. 589-sexies c.p. per la responsabilità penale del medico riguardano, in particolare:
• la mancata distinzione tra gradi della colpa, con la soppressione del riferimento alla colpa lieve;

• stante l’esclusione dell’illecito penale nel solo caso di imperizia (sempre ove siano rispettate le citate linee guida o le buone pratiche), la punibilità dell’omicidio colposo e delle lesioni colpose causate dal sanitario per negligenza o imprudenza (gli ulteriori elementi del reato colposo previsti dall’art. 43 c.p.), indipendentemente dalla gravità della condotta, quindi anche per negligenza o imprudenza lieve.

L’articolo 7 pone poi alcuni principi relativi alla responsabilità civile della struttura e dell’esercente la professione sanitaria. Si prevede che la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che nell’adempimento della propria obbligazione si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e anche se non dipendenti dalla struttura, risponde delle loro condotte dolose e colpose ai sensi degli articoli 1218 (Responsabilità del debitore) e 1228 (Responsabilità per fatto degli ausiliari) del codice civile. Tale disposizione si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero nell’ambito di attività di sperimentazione e di ricerca clinica ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonché attraverso la telemedicina. In ogni caso l’esercente la professione sanitaria risponde ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente. Nella determinazione del risarcimento del danno il giudice tiene conto della condotta dell’esercente la professione sanitaria ai sensi dell’articolo 5 – e quindi del rispetto delle buone pratiche clinico-assistenziali e delle raccomandazioni previste dalle linee guida – e dell’articolo 590-sexies c.p. introdotto dall’articolo 6 del provvedimento. Viene quindi previsto un regime di doppia responsabilità civile, qualificato come:
• responsabilità contrattuale per la struttura – con onere della prova a carico della struttura stessa e termine di prescrizione di dieci anni;

• responsabilità extra-contrattuale per l’esercente la professione sanitaria (qualora direttamente chiamato in causa) a qualunque titolo operante in una struttura sanitaria e sociosanitaria pubblica o privata – salvo il caso di obbligazione contrattuale assunta con il paziente – con onere della prova a carico del soggetto che si ritiene leso e termine di prescrizione di cinque anni.

Quanto alle modalità di risarcimento del danno conseguente all’attività della struttura sanitaria o socio sanitaria, pubblica o privata, e dell’esercente la professione sanitaria viene prevista la sua liquidazione sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 (Danno biologico per lesioni di non lieve entità) e 139 (Danno biologico per lesioni di lieve entità) del codice delle assicurazioni private (D.Lgs n. 209/2005). Il riferimento è alle tabelle uniche nazionali dei valori economici del danno biologico il cui aggiornamento è disposto annualmente con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. Le disposizioni dell’articolo in esame vengono qualificate come “norme imperative” ai sensi del codice civile. La precisazione intende sancire l’inderogabilità delle disposizioni sulla responsabilità civile per danno sanitario anche ove il contratto tra le parti disponga diversamente. La contrarietà a norme imperative determina l’illiceità di un negozio giuridico.

L’articolo 8 prevede, invece, un meccanismo finalizzato a ridurre il contenzioso per i procedimenti di risarcimento da responsabilità sanitaria mediante un tentativo obbligatorio di conciliazione da espletare da chi intende esercitare in giudizio un’azione risarcitoria. Più in particolare, viene disposta l’applicazione dell’istituto del ricorso (presso il giudice civile competente) per l’espletamento di una consulenza tecnica preventiva ai sensi dell’art. 696-bis c.p.c. (ricorso che è, di regola, facoltativo) ai fini dell’accertamento e della relativa determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito. Sono previsti meccanismi procedurali volti a rendere improcedibile la domanda ove non sia stata esperito il tentativo di conciliazione. La domanda diviene, pertanto, procedibile, solo se la conciliazione non riesce o il relativo procedimento non si conclude entro il termine perentorio di sei mesi dal deposito del ricorso. La mancata partecipazione delle parti (comprese le assicurazioni) al procedimento di consulenza tecnica preventiva obbliga il giudice a condannarle, con il provvedimento che definisce il giudizio, al pagamento delle spese di consulenza e di lite, a prescindere dall’esito del giudizio, oltre che ad una pena pecuniaria, determinata equitativamente, in favore della parte che è comparsa alla conciliazione.

L’articolo 9 reca un’ulteriore disposizione, a completamento del nuovo regime della responsabilità sanitaria, disciplinando l’azione di rivalsa o di responsabilità amministrativa della struttura sanitaria nei confronti dell’esercente la professione sanitaria, in caso di dolo o colpa grave di quest’ultimo, successivamente all’avvenuto risarcimento (sulla base di titolo giudiziale o stragiudiziale) ed entro un anno dall’avvenuto pagamento. La decisione pronunciata nel giudizio promosso contro la struttura sanitaria o la compagnia assicuratrice non fa stato nel giudizio di rivalsa se l’esercente la professione sanitaria non è stato parte del giudizio. I commi da 2 a 4 e 6 dell’articolo 9 recano una disciplina specifica dell’azione di rivalsa summenzionata, mentre il comma 5, reca norme specifiche per l’azione di responsabilità amministrativa.

In particolare, in caso di accoglimento della domanda di risarcimento proposta dal danneggiato nei confronti della struttura sanitaria o socio-sanitaria pubblica o dell’esercente la professione sanitaria il comma 5 stabilisce che:
titolare dell’azione di responsabilità amministrativa, per dolo o colpa grave, è il pubblico ministero presso la Corte dei conti;

• ai fini della quantificazione del danno il giudice tiene conto delle situazioni di fatto di particolare difficoltà, anche di natura organizzativa, della struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica, in cui l’esercente la professione sanitaria abbia operato;

• per l’importo della condanna in base all’azione di responsabilità amministrativa (con esclusione dei casi di dolo) si prevede un limite, per singolo evento, pari al valore maggiore della retribuzione lorda (o del corrispettivo convenzionale) conseguita nell’anno di inizio della condotta causa dell’evento (o nell’anno immediatamente precedente o successivo), non superiore al triplo; tale limite si applica sia all’importo della condanna suddetta sia all’importo dell’azione di surrogazione da parte dell’assicuratore che abbia pagato l’indennità (surrogazione, fino alla concorrenza dell’ammontare della suddetta indennità, nei diritti dell’assicurato verso il terzo responsabile);

• per i tre anni successivi al passaggio in giudicato della decisione di accoglimento della domanda di risarcimento proposta dal danneggiato, l’esercente la professione sanitaria, nell’ambito delle strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche, non può essere preposto ad incarichi professionali superiori rispetto a quelli ricoperti e che il giudicato costituisca oggetto di specifica valutazione da parte dei commissari nei pubblici concorsi per incarichi superiori.

In relazione all’azione di rivalsa, il comma 6 prevede che, se è accolta la domanda del danneggiato nei confronti della struttura sanitaria o sociosanitaria privata, o nei confronti dell’impresa di assicurazione titolare di polizza con la medesima struttura, l’azione nei confronti dell’esercente la professione sanitaria deve essere esercitata innanzi al giudice ordinario, e la misura della rivalsa e quella della surrogazione richiesta dall’impresa di assicurazione – ai sensi dell’articolo 1916, primo comma, del codice civile – per singolo evento, in caso di colpa grave, non possono superare una somma pari al valore maggiore del reddito professionale, ivi compresa la retribuzione lorda, conseguita nell’anno di inizio della condotta causa dell’evento o nell’anno immediatamente precedente o successivo, moltiplicato per il triplo. Tale limite non si applica nei confronti degli esercenti la professione sanitaria di cui all’articolo 10, comma 2 (cfr. infra). Nel giudizio di rivalsa e in quello di responsabilità amministrativa, il giudice può desumere argomenti di prova dalle prove assunte nel giudizio instaurato dal danneggiato nei confronti della struttura sanitaria o sociosanitaria o dell’impresa di assicurazione solo se l’esercente la professione sanitaria ne sia stato parte.

L’articolo 10 mira a integrare il quadro delle tutele per il ristoro del danno sanitario in coerenza con la disciplina sulla responsabilità civile. La disposizione prevede:
• l’obbligo di assicurazione (o di adozione di un’analoga misura) per la responsabilità contrattuale (ex artt. 1218 e 1228 c.c.) verso terzi e verso i prestatori d’opera, a carico delle strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private, anche per i danni cagionati dal personale a qualunque titolo operante presso le strutture medesime, compresi coloro che svolgono attività di formazione, aggiornamento nonché di sperimentazione e ricerca clinica; si specifica inoltre che l’obbligo concerne anche le strutture sociosanitarie e le prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale, nonché attraverso la telemedicina;

• l’obbligo, per le strutture in esame, di stipulare altresì una polizza assicurativa (o di adottare un’analoga misura) per la copertura della responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.) verso terzi degli esercenti le professioni sanitarie (con riferimento all’ipotesi in cui il danneggiato esperisca azione direttamente nei confronti del professionista). Tali disposizioni tuttavia non si applicano agli esercenti la professione sanitaria di cui al comma 2 (v. ultra).

Il comma 2 prevede l’obbligo di assicurazione a carico del professionista sanitario che svolga l’attività al di fuori di una delle strutture di cui al comma 1 o che presti la sua opera all’interno della stessa in regime libero-professionale ovvero che si avvalga della stessa nell’adempimento della propria obbligazione contrattuale assunta con il paziente, per i rischi derivanti dall’esercizio della medesima attività. In una logica più generale di equilibrio e solvibilità del risarcimento è stata prevista al comma 3 l’obbligatorietà per gli esercenti le professioni sanitarie, passibili di azione amministrativa della Corte dei conti per danno erariale o di rivalsa in sede civile, se operanti in strutture private, di stipulare idonee polizze assicurative per colpa grave. Sono contemplate misure di garanzia del funzionamento del sistema assicurativo prevedendosi, rispettivamente, che:
• le strutture rendano note, mediante pubblicazione sul proprio sito internet, informazioni analitiche concernenti la copertura assicurativa prescelta;

• con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da emanarsi di concerto con il Ministro della salute, siano definiti i criteri e le modalità di vigilanza e controllo che l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) è tenuto ad effettuare sulle compagnie assicuratrici che intendano contrarre polizze con le strutture e con gli esercenti la professione sanitaria;

• con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della salute e quello dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni, sentiti l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, l’ANIA, le Associazioni nazionali rappresentative delle strutture private che erogano prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, la Federazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri, le Federazioni nazionali degli ordini e dei collegi delle professioni sanitarie e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative delle categorie professionali interessate, nonché le associazioni di tutela dei cittadini e dei pazienti, sono determinati i requisiti minimi delle polizze assicurative per le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche o private e per gli esercenti le professioni sanitarie, prevedendo l’individuazione di classi di rischio a cui far corrispondere massimali differenziati;

• con decreto del Ministro dello sviluppo economico da emanare di concerto con il Ministro della salute e sentito l’IVASS sono individuati i dati relativi alle polizze di assicurazione stipulate ai sensi dei commi 1 e 2 ed alle altre analoghe misure adottate e sono stabilite altresì le modalità per la comunicazione di tali dati all’Osservatorio da parte delle strutture sanitarie e sociosanitarie e degli esercenti le professioni sanitarie.

L’articolo 11 definisce i limiti temporali delle garanzie assicurative. In particolare, la garanzia assicurativa deve prevedere un’operatività temporale anche per gli eventi accaduti nei dieci anni antecedenti la conclusione del contratto assicurativo, purché denunciati all’impresa di assicurazione durante la vigenza temporale della polizza. Inoltre, in caso di cessazione definitiva dell’attività professionale per qualsiasi causa, deve essere previsto un periodo di ultrattività della copertura per le richieste di risarcimento presentate per la prima volta entro i dieci anni successivi e riferite a fatti generatori della responsabilità verificatisi nel periodo di efficacia della polizza, periodo nel quale è incluso quello suddetto di retroattività della copertura.

L’articolo 12, introduce un’importante novità nel sistema del contenzioso in ambito sanitario con la previsione di una ulteriore modalità di azione per il danneggiato ovvero l’azione diretta nei confronti dell’impresa di assicurazione della struttura sanitaria e del libero professionista. L’esercizio dell’azione, subordinato al fallimento del tentativo di conciliazione obbligatorio (di cui all’art. 8), potrà comunque portare, al massimo, al riconoscimento delle somme per le quali la struttura o il sanitario hanno stipulato il contratto di assicurazione. Si prevede, inoltre:
• l’inopponibilità al danneggiato, per l’intero massimale di polizza, di eccezioni contrattuali diverse da quelle stabilite dal decreto del Ministro dello sviluppo economico di cui all’articolo 10, comma 6, che individuerà i requisiti minimi delle polizze assicurative;

• che l’impresa di assicurazione abbia diritto di rivalsa verso l’assicurato nel rispetto dei requisiti minimi delle polizze assicurative, non derogabili contrattualmente, previsti dal citato decreto del Ministro dello sviluppo economico;

• il litisconsorzio necessario, sia dei medici sia delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private, nelle cause di risarcimento intentate dai danneggiati contro le imprese assicurative;

• il diritto d’accesso (del sanitario, del danneggiato e dell’impresa assicurativa) a tutta la documentazione della struttura sui fatti oggetto del giudizio;

• una durata del termine di prescrizione dell’azione diretta pari a quello dell’azione contro la struttura sanitaria o sociosanitaria (pubblica o privata) o contro l’esercente la professione sanitaria. Viene stabilita l’applicazione della disciplina dell’azione diretta a decorrere dall’entrata in vigore del citato decreto del Ministro dello sviluppo economico con cui vengono determinati i requisiti minimi delle polizze assicurative.

L’articolo 13 prevede che le strutture sanitarie e sociosanitarie e le compagnie di assicurazione comunicano all’esercente la professione sanitaria l’instaurazione del giudizio promosso nei loro confronti dal danneggiato, entro dieci giorni dalla ricezione della notifica dell’atto introduttivo, mediante posta elettronica certificata o lettera raccomandata con avviso di ricevimento contenente copia dell’atto introduttivo del giudizio. Il suddetto obbligo (con i relativi effetti, in caso di inadempimento) è esteso anche alla comunicazione (all’esercente la professione sanitaria) dell’avvio di trattative stragiudiziali con il danneggiato (comunicazione che deve recare l’invito a prendervi parte): l’omissione, la tardività o l’incompletezza delle comunicazioni preclude l’ammissibilità delle azioni di rivalsa o di responsabilità amministrativa di cui all’articolo 9.

Un’ulteriore disposizione volta a tutelare i soggetti danneggiati è l’articolo 14, che prevede l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero della salute, di un Fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria. Il Fondo di garanzia è alimentato dal versamento di un contributo annuale dovuto dalle imprese autorizzate all’esercizio delle assicurazioni per la responsabilità civile per i danni causati da responsabilità sanitaria. A tal fine il predetto contributo è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato al fondo di garanzia. Il Ministero della salute con apposita convenzione affida alla CONSAP spa (Concessionaria servizi assicurativi pubblici) la gestione delle risorse del Fondo di garanzia. Con regolamento adottato con decreto del Ministro della salute, da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-Regioni, sono definiti la misura del contributo dovuto dalle imprese autorizzate all’esercizio delle assicurazioni per la responsabilità civile per i danni causati da responsabilità sanitaria, le modalità di versamento dello stesso, i principi cui dovrà uniformarsi la convenzione tra il Ministero della salute e la Consap s.p.a, le modalità di intervento, di funzionamento e di regresso del Fondo di garanzia nei confronti del responsabile del sinistro. Il Fondo di garanzia concorre al risarcimento del danno nei limiti delle effettive disponibilità finanziarie. La misura del contributo è determinata e aggiornata con cadenza annuale con apposito decreto del Ministro della salute, di concerto con quello dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze, in relazione alle effettive esigenze del Fondo di garanzia. Il Fondo di garanzia risarcisce i danni cagionati da responsabilità sanitaria nei seguenti casi:

a) il danno sia di importo eccedente rispetto ai massimali previsti dai contratti stipulati dalla struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata ovvero dall’esercente la professione sanitaria;

b) la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata ovvero l’esercente la professione sanitaria risultino assicurati presso un’impresa che al momento del sinistro si trovi in stato di insolvenza o di liquidazione coatta o vi venga posta successivamente;

c) la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata ovvero l’esercente la professione sanitaria siano sprovvisti di copertura assicurativa per recesso unilaterale dell’impresa assicuratrice ovvero per la sopravvenuta inesistenza o cancellazione dall’albo dell’impresa assicuratrice stessa.

L’articolo 15 riforma la disciplina sulla nomina dei CTU (consulenti tecnici d’ufficio) in ambito civile e dei periti in ambito penale; tale modifiche appaiono di particolare rilievo, costituendo le perizie i cardini del giudizio nell’ambito del contenzioso e dei giudizi sanitari. Sono, in particolare, rafforzate le procedure di verifica delle competenze e resi trasparenti i possibili conflitti d’interesse rendendo di fatto disponibili al giudice tutti gli albi presenti a livello nazionale, da aggiornare ogni 5 anni.

E’ previsto, in particolare:
• che l’autorità giudiziaria debba affidare sempre la consulenza e la perizia a un collegio costituito da un medico specializzato in medicina legale e a uno o più specialisti aventi specifica e pratica conoscenza di quanto oggetto del procedimento e riferite a tutte le professioni sanitarie;

• che i CTU da nominare nel tentativo di conciliazione obbligatoria (di cui all’articolo 8, comma 1), siano in possesso di adeguate competenze nell’ambito della conciliazione acquisite anche mediante specifici percorsi formativi;

• l’inapplicabilità ai componenti del collegio della disciplina dei compensi di cui all’art. 53 Tu spese di giustizia (secondo cui, quando l’incarico è stato conferito ad un collegio di ausiliari, il compenso globale è determinato sulla base di quello spettante al singolo, aumentato del 40%).

L’articolo 16, modificando i commi 539 e 540 della legge di stabilità 2016 (legge n. 208/2015) che hanno dettato norme in materia di attività di prevenzione e gestione del rischio sanitario prevede che i verbali e gli atti conseguenti all’attività di gestione del rischio clinico non possono essere acquisiti o utilizzati nell’ambito di procedimenti giudiziari, e che l’attività di gestione del rischio sanitario sia coordinata da personale medico dotato delle specializzazioni in igiene, epidemiologia e sanità pubblica o equipollenti, in medicina legale, ovvero da personale dipendente con adeguata formazione e comprovata esperienza almeno triennale nel settore.

L’articolo 17 contiene una clausola di salvaguardia in base alla quale le disposizioni del provvedimento in oggetto sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale n. 3 del 2001. L’articolo 18, infine, contiene la clausola di invarianza finanziaria.

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=47937&fr=n

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PRESENTAZIONE DELLA SCUOLA DI COMUNICAZIONE IN SANITÀ

Il giorno 1 marzo, presso la sala Anzalone dell’OMCeOMI si è svolta la conferenza stampa per la presentazione della “Scuola di comunicazione in Sanità”, organizzata dall’Ordine, ASST Rhodense, Associazione Italiana Giornalismo Responsabile e l’Associazione Lampada di Aladino. Presenti l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, il presidente dell’Ordine Roberto Carlo Rossi, il direttore sanitario dell’ASST Rhodense Roberto Bollina, il coordinatore della Scuola Martino Trapani e Davide Toniolo rappresentante dell’Associazione Lampada di Aladino.

La Scuola tratterà di comunicazione in vari contesti: globalizzazione della sanità, medicina legale, web e medicina, comunicazione medico-paziente, compreso l’ambito pediatrico  e costituirà per tutti coloro che vi partecipano uno strumento per migliorare la propria professionalità e questa è uno degli obiettivi che il nostro Ordine persegue: AGGIORNAMENTO, FORMAZIONE, PROFESSIONALITA’.  Questi sono gli strumenti per i medici del futuro!!

Dieci incontri da cui scaturirà il “decalogo del buon medico” che sarà presentato alla Commissione Sanità della Regione Lombardia.

“È sempre più impellente che il medico apprenda una comunicazione efficace a completamento dell’atto terapeutico – affermano Martino Trapani e Roberto Bollina che fanno parte del Comitato Scientifico assieme ad altri esperti del mondo medico e della comunicazione specializzata – per un medico infatti risulta particolarmente difficile semplificare non solo la terminologia utilizzata, ma soprattutto l’approccio squisitamente umano al paziente stesso. Il che diventa ancora più complesso nel caso della comunicazione relativa ad esempio a malattie oncologiche o particolarmente gravi. Quello che ci attendiamo da questo corso è non solo di ottimizzare le relazioni con assistiti e famiglie e di aumentare la consapevolezza del paziente, migliorando anche il livello di soddisfazione e l’adesione ai percorsi terapeutici, ma anche di ridurre le controversie medico-legali e la medicina difensiva in generale, contribuendo a prevenire il logorio psico-fisico dei clinici a cui sono sempre più sottoposti”.

L’iscrizione si può effettuare esclusivamente online tramite il sito www.omceomi.it  dell’Ordine Provinciale dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Milano.

 

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PROGRAMMA SCUOLA COMUNICAZIONE

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piano nazionale vaccinazioni

Il nuovo Piano, oltre alle vecchie vaccinazioni (contro difterite, tetano, polio, epatite B, Hib, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, HPV nelle ragazze undicenni e influenza nei soggetti di età ≥65 anni) introduce le vaccinazioni anti-meningococco B, anti-rotavirus e antivaricella nei nuovi nati, estende la vaccinazione anti-HPV ai maschi undicenni, introduce la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACWY135 e il richiamo anti-polio con IPV negli adolescenti; prevede le vaccinazioni anti-pneumococco e anti-Zoster nei sessantacinquenni. IL PIANO NAZIONALE VACCINI, COSTO MANCATE VACCINAZIONI, FLUSSI INFORMATIVI

18 FEB – E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale odierna l’Intesa tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sul documento recante “Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019”.

Dopo anni si rinnova così l’offerta vaccinale pubblica e le novità sono molte a partire dalla gratuita di tutte le vaccinazioni offerte dal Ssn che saranno anche esonerate dal ticket.

Il nuovo Piano, oltre alle vecchie vaccinazioni (contro difterite, tetano, polio, epatite B, Hib, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, HPV nelle ragazze undicenni e influenza nei soggetti di età ≥65 anni) introduce le vaccinazioni anti-meningococco B, anti-rotavirus e antivaricella nei nuovi nati, estende la vaccinazione anti-HPV ai maschi undicenni, introduce la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACWY135 e il richiamo anti-polio con IPV negli adolescenti; prevede le vaccinazioni anti-pneumococco e anti-Zoster nei sessantacinquenni.

Tutti i vaccini contenuti nel nuovo Calendario del PNPV sono stati inseriti nel DPCM di definizione dei nuovi LEA, in attesa di pubblicazione in Gazzetta ufficiale

Obiettivi del Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2017-2019 sono:
1. Mantenere lo stato polio-free

2. Raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free

3. Garantire l’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni nelle fasce d’età e popolazioni a rischio indicate, anche attraverso forme di revisione e di miglioramento dell’efficienza dell’approvvigionamento e della logistica del sistema vaccinale aventi come obiettivo il raggiungimento e il mantenimento delle coperture descritte più oltre

4. Aumentare l’adesione consapevole alle vaccinazioni nella popolazione generale, anche attraverso la conduzione di campagne di vaccinazione per il consolidamento della copertura vaccinale

5. Contrastare le disuguaglianze, promuovendo interventi vaccinali nei gruppi di popolazioni marginalizzati o particolarmente vulnerabili

6. Completare l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali, interoperabili a livello regionale e nazionale, tra di loro e con altre basi di dati (malattie infettive, eventi avversi, residente/assistiti)

7. Migliorare la sorveglianza delle malattie prevenibili con vaccinazione

8. Promuovere, nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, una cultura delle vaccinazioni coerente con i principi guida del presente Piano, descritti come “10 punti per il futuro delle vaccinazioni in Italia”

9. Sostenere, a tutti i livelli, il senso di responsabilità degli operatori sanitari, dipendenti e convenzionati con il SSN, e la piena adesione alle finalità di tutela della salute collettiva, che si realizzano attraverso i programmi vaccinali, prevedendo adeguati interventi sanzionatori qualora sia identificato un comportamento di inadempienza

10. Attivare un percorso di revisione e standardizzazione dei criteri per l’individuazione del nesso di causalità ai fini del riconoscimento dell’indennizzo, ai sensi della legge 210/1992, per i danneggiati da vaccinazione, coinvolgendo le altre istituzioni competenti (Ministero della Difesa)

11. Favorire, attraverso una collaborazione tra le Istituzioni Nazionali e le Società Scientifiche, la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini.

Sanzioni ai medici. Il Piano prevede che “saranno concertati percorsi di audit e revisioni tra pari, con la collaborazione degli ordini professionali e delle associazioni professionali e sindacali che possano portare anche all’adozione di sanzioni disciplinari o contrattuali qualora ne venga ravvisata l’opportunità”.

Obiettivi specifici di copertura vaccinale

• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per le vaccinazioni anti DTPa, Poliomielite, Epatite B, Hib nei nuovi nati, e per le vaccinazioni anti DTPa e Poliomielite a 5-6 anni;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 90% per la vaccinazione anti dTpa negli adolescenti (5° dose), (range 11-18 anni);
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 90% per la vaccinazione anti Poliomielite in una coorte di adolescenti (5° dose) (range 11-18 anni), con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per 1 dose di MPR entro i 2 anni di età;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la 2° dose di MPR nei bambini di 5-6 anni di età e negli adolescenti suscettibili (11-18 anni);
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antipneumococcica nei nuovi nati;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antimeningococcica C entro i 2 anni di età;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antimeningococcica B nei nuovi nati, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACYW135 in una coorte di adolescenti (range 11-18 anni), con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per 1 dose di vaccinazione antivaricella entro i 2 anni di età, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la 2° dose di vaccinazione antivaricella nei bambini di 5-6 anni di età, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazioni anti rotavirus nei nuovi nati, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento, nelle ragazze nel dodicesimo anno di vita, di coperture vaccinali per ciclo completo di anti HPV ≥ 95%;
• Raggiungimento, nei ragazzi nel dodicesimo anno di vita, di coperture vaccinali per ciclo completo di anti HPV ≥ 95%, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Riduzione a meno del 5% della percentuale di donne in età fertile suscettibili alla rosolia;
• Raggiungimento di coperture per la vaccinazione antinfluenzale del 75%, come obiettivo minimo perseguibile, e del 95%, come obiettivo ottimale, negli ultrasessantacinquenni e nei gruppi a rischio inclusi tra i LEA;
• Raggiungimento, nei sessantacinquenni, di coperture per la vaccinazione antipneumococcica del 75%, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento, nei sessantacinquenni, di coperture per la vaccinazione anti HZ del 50%, con la gradualità indicata nella soprastante tabella.

I nuovi vaccini
Anti Pneumococco e Zoster per gli anziani, anti Meningococco b, Rotavirus e Varicella per i più piccoli, anti Papillomavirus anche agli adolescenti maschi. Sono alcuni dei nuovi vaccini che saranno offerti gratuitamente e sono contenuti nel nuovo Calendario vaccinale. Questi vaccini si andranno infatti ad aggiungere a quelli già disponibili gratuitamente. Per alcuni viene estesa la fascia di età o il tipo di popolazione interessata; altri vengono introdotti ex novo; per altri ancora la gratuità viene estesa da alcune regioni a tutto il territorio nazionale.

Bambini. Nel primo anno di vita saranno introdotti i vaccini gratuiti contro il Meningococco b, batterio pericoloso che può provocare casi letali di meningite, e il rotavirus, che è causa di gastroenteriti molto forti che possono avere conseguenze gravi nei più piccoli. Per l’antimeningococco b (attualmente a pagamento in quasi tutte le regioni) la prima dose si effettua a partire dai tre mesi di vita, con richiami a seguire. Per il rotavirus, a partire dalla sesta settimana di vita, insieme con tutti gli altri vaccini previsti per i primi mesi di vita. Nel secondo anno di vita invece si potrà fare quello contro la Varicella (oggi gratuito solo in 8 regioni), malattia che in rari casi può provocare complicanze e richiedere ricovero ospedaliero. Il vaccino si effettua dai 13-15 mesi di vita, anche insieme a quello per morbillo, rosolia e parotite, con richiami a seguire.

Adolescenti. Il vaccino contro il Papillomavirus (Hpv), oggi gratuito per le adolescenti, sarà esteso anche ai ragazzi maschi, per riuscire a debellare la diffusione del virus che è la più frequente causa di tumore alla cervice dell’utero e alla bocca. Agli adolescenti verrà poi offerto il meningo tetravalente, ovvero che protegge contro il meningococco dei ceppi A, C, W, Y, alcuni dei quali diffusi soprattutto in continenti extraeuropei.

Anziani. viene introdotto gratuitamente il vaccino contro l’Herpes Zoster, causa del più noto Fuoco di sant’Antonio, in grado di ridurre del 65% i casi di nevralgia, una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia. Sarà poi offerto, in tutte le regioni (superando la frammentazione territoriale oggi registrata) il vaccino contro lo pneumococco, che protegge sia contro la polmonite che contro la meningite, una complicanza in alcuni casi associata. Inoltre il Piano sottolinea un “rinnovato impegno” nel promuovere la vaccinazione antinfluenzale per persone con 65 anni o più.

Novità che ovviamente si aggiungono all’offerta vaccinale già disponibile, per la quale il nuovo piano innalza gli obiettivi di copertura: ovvero l’esavalente (anti difterite, tetano, pertosse, polio, epatite b ed haemophilus influenzae) e il trivalente (Morbillo, Parotite e Rosolia) e il Meningococco c. Tra gli obiettivi del documento, inoltre, mantenere lo stato polio-free, raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free, aumentare l’adesione consapevole, contrastare le disuguaglianze, promuovere una cultura delle vaccinazioni.

L’impatto economico

Piano nazionale vaccini

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SCUOLA DI COMUNICAZIONE IN SANITÀ

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L’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano con ASST Rhodense presenta il corso di aggiornamento professionale dal titolo “Scuola di Comunicazione in Sanità”, che si svolgerà in dieci  pomeriggi dalle 14.30 alle 18.00,  dal 15 marzo al 25 ottobre 2017 presso la Sala Conferenze dell’Ospedale di Rho, corso Europa 250, Rho. La Scuola tratterà di comunicazione in vari contesti: globalizzazione della sanità, medicina legale, web e medicina , comunicazione medico-paziente, compreso l’ambito pediatrico. La partecipazione alla Scuola è gratuita. I crediti ECM attribuiti sono 21.

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L’iscrizione pùò essre effettuata esclusivamente online tramite il sito dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano seguendo le modalità sotto riportate

1.    registrarsi al sito http://www.omceomi.it, cliccando “Accedi” a dx della home page, quindi selezionare “Registrati” e seguire le istruzioni
2.    effettuare il login, selezionare, nel box ECM, la voce “Eventi” e cliccare “Iscrivimi” in corrispondenza dell’evento

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Pubblicità sanitaria, l’Ordine di Milano non getta la spugna. Senna, il nostro dovere è proteggere il cittadino sfruttando, anche, la Bersani

 

L’utilizzo spregiudicato degli strumenti pubblicitari, orientato esclusivamente all’accaparramento della clientela è ormai tale da degradare i pazienti al rango di meri clienti compromettendo la libera e ragionata scelta del cittadino di ciò che è più indicato per il suo bisogno di salute.

L’attuale Consiglio dell’OMCeO di Milano ha da subito affrontato con decisione la questione, pur muovendosi rigorosamente all’interno dei percorsi istituzionali, nel solco di quanto già in passato tracciato dall’Ordine meneghino. Dapprima siamo intervenuti direttamente nel contenzioso instaurato contro l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato. Successivamente abbiamo proceduto a commissionare al Professor Scoca e Associati (indiscusse autorità nazionali in campo amministrativistico) il compito di redigere un Parere Pro Veritate sulla pubblicità sanitaria.

Ammesso e non concesso che il problema sia la Legge Bersani e non, piuttosto, un approccio puramente ideologico al tema, fondato su un malinteso concetto di pubblicità che ha sin qui contraddistinto ogni confronto sui limiti all’utilizzo della pubblicità nelle professioni sanitarie, non si può fare a meno di evidenziare come il nocciolo della questione risieda in realtà nella mancata attuazione delle norme esistenti, laddove il legislatore (sia nazionale che europeo) ha correttamente distinto tra pubblicità informativa e pubblicità commerciale, differenziandone l’ambito di applicazione proprio in virtù di quel bilanciamento tra interessi che è centrale nel campo sanitario.

Nel settore che ci interessa, infatti, il legislatore ha previsto che gli esercenti le professioni sanitarie possano diffondere messaggi pubblicitari a condizione che essi risultino funzionali a fornire al cittadino un’informazione veritiera e corretta circa le attività, le specializzazioni e le caratteristiche organizzative proprie di ciascun professionista, in quanto propedeutica all’esercizio del diritto di libera scelta da parte del paziente, senza perciò scadere nella logica di una comunicazione promozionale tipica della pubblicità commerciale.

Il punto è proprio questo: l’applicazione di quelle regole che già esistono e che, rispetto alle professioni sanitarie, sottintendono un bilanciamento tra gli interessi in gioco a chiaro vantaggio della tutela del diritto alla salute dei pazienti rispetto al perseguimento di logiche e strategie commerciali di professionisti e imprese. Logiche che, purtroppo, sembrano a volte prescindere da quei valori posti a fondamento delle professioni sanitarie.

Sulla base di tali considerazioni, l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Milano ha perciò da tempo fatto proprio l’impegno a contrastare ogni utilizzo irresponsabile di tali modalità di comunicazione pubblicitaria assumendosi la responsabilità di valutare anche in sede disciplinare coloro che non rispettano le regole. In questo senso, l’Ordine non ha mai approvato le modifiche al codice deontologico in campo di pubblicità sanitaria promosse dalla Federazione Nazionale.

La pubblicità di carattere esclusivamente commerciale/promozionale, vietata dal Codice deontologico da noi in vigore, infatti, espone i pazienti a rischi concreti, rispetto ai quali è innanzitutto dovere della categoria proteggere il cittadino, contribuendo a costruire rapporti di fiducia che possono invece scaturire solo da comportamenti corretti, trasparenti e da un’informazione veritiera.

Ciò non significa assolutamente negare la possibilità per odontoiatri e strutture sanitarie di ricorrere a qualunque forma di messaggio pubblicitario. Anzi, tutti gli attori del sistema sono responsabilizzati e chiamati ad un uso corretto delle strategie pubblicitarie. In altri termini, la sorveglianza ordinistica ha come unico e solo scopo quello di tutelare il paziente e la sua salute, negando unicamente la legittimità di quelle forme comunicative che, anziché porsi come strumento di difesa e rafforzamento dei diritti dei cittadini-utenti, finiscono per indebolirne le tutele costituzionali. Ecco perché, in campo sanitario, i messaggi promozionali sensazionali e sterilmente ricchi di iperboli commerciali, tesi solo alla mera attrazione e accaparramento della clientela, non aiutano il paziente a scegliere correttamente. La pubblicità non dovrebbe invece mai privare il paziente della possibilità di acquisire quelle notizie utili e funzionali ad una scelta libera e consapevole di strutture, cure e servizi.

Andrea Senna, Presidente CAO Milano

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Ai medici di medicina generale italiani che vogliono lavorare in Francia

Di Antonio Scardino, MD & PhD

Complimenti. La vostra scelta denota coraggio e iniziativa, oltre che senso pratico e desiderio di imparare e crescere culturalmente ed emotivamente. Bravi. La Francia infatti,  a mio umile giudizio, offre proposte culturali di livello elevato e la possibilità di lavorare in  maggiore autonomia professionale, con migliori incentivi economici e in un clima  organizzativo confortevole.

Alcuni esempi: in Francia si pagano tasse per il 25% del  guadagno effettivo e l’introito e la dichiarazione dei redditi sono sotto il vostro controllo  diretto, senza intermediari o figure amministrative. I pazienti vi pagano subito e voi  intascate il vostro guadagno immediatamente, come foste una piccola azienda. In Francia  i vostri figli sono accolti amorevolmente nelle scuole pubbliche, dove potranno avere  un’educazione attenta, cosmopolita e laica: ogni espressione di religiosità è considerata discriminante. L’alloggio sociale costa poco o nulla, per un primo contatto con il luogo di  lavoro e di vita. L’ambulatorio costa poco. Le visite sono organizzate a vostro gradimento, su appuntamento, e nessuno può chiamarvi sul telefono personale: tutto è mediato dalla segreteria. In Francia non esiste la richiesta da parte dei pazienti di elargizione di favoritismi o esenzioni in cambio del ricatto della fedeltà. Chi viene da voi prende un appuntamento e paga, viene solo per motivi validi. I giorni di malattia non si elargiscono  mai per telefono e i francesi non hanno pretese e chiedono rispettosamente e in modo educato i giorni di malattia, solo se sono davvero malati.

Dovete però, cari colleghi, fare fronte ad alcune differenze culturali e ad alcuni ostacoli burocratici non di poco conto.

Nel concreto: le agenzie di reclutamento vi chiederanno dei colloqui preliminari via Skype e internet mail, per valutare il vostro livello di francese e chiarire se avete i requisiti adatti a esercitare in Francia. Se parlate un francese dignitoso e avete i documenti e il CV in regola vi verranno proposti delle sedi potenziali nelle quali c’è carenza di medici di famiglia: avrete quindi un colloquio Skype con il sindaco del comune nel quale vorrete esercitare. Se il colloquio sarà di soddisfazione reciproca e i medici del luogo avranno valutato positivamente il vostro CV sarete invitati con un appuntamento per la visita dei luoghi nei quali eserciterete, dove incontrerete il sindaco e il suo collaboratore amministrativo, con i quali definire meglio il gradimento reciproco e la sistemazione in alloggio sociale temporaneo e dove incontrerete i colleghi con i quali collaborerete in futuro. Il sindaco rilascerà in quel caso una “Lettre d’engagement” nella quale si ingaggia ufficialmente ad accogliervi nella sua comunità e definisce i dettagli della vostra installazione. La lettre d’engagement vi sarà utile ai fini dell’iscrizione all’Ordine dei medici. La mia esperienza personale è stata di grande cordialità, senso di accoglienza ed ospitalità.

A questo punto si entra nel concreto, si prende contatto con l’amministrazione regionale e statale francese.Avrete bisogno in ordine temprale consecutivo di fare:

1) l’iscrizione all’ordine dei medici della regione in cui eserciterete. Gli ordini dei medici regionali dipendono dall’Ordine Nazionale dei medici, ai quali chiedono avviso positivo riguardo alla vostra documentazione. Se iscritti, avrete un numero professionale RPPS con il quale potrete 2) aprire un conto corrente professionale in una banca, che vi darà un conto controllabile agevolmente dal fisco e un POS, con il quale avrete i vostri emolumenti (potete essere pagati anche con danaro contante e assegni, ma è sempre più raro) e quindi potrete 3) aprire un dossier con il sistema amministrativo di previdenza sociale (Sécurité Sociale), che elargisce un numero di esercizio, una tessera da mettere nel POS, affinché possiate essere controllati o rimborsati dal sistema di Sécurité Sociale, e i ricettari a vostro nome.

Ricapitolando, in ordire rigorosamente consequente:

1) Iscrizione all’Ordine dei Medici regionale. Tempo stimato: tre mesi. Per l’iscrizione all’Ordine dei medici in Francia dovrete imperativamente spedire le copie della seguente documentazione con allegata traduzione asseverata in un tribunale  italiano, depositata da traduttori certificati, di ogni singolo documento

A) Laurea in  medicina e chirurgia;

B) Certificazione originale dell’abilitazione (esame di stato);

C) Certificazione da parte del Ministero della salute che la vostra laurea soddisfi i requisiti minimi di formazione sullo standard delle lauree europee di Medicina e  Chirurgia (art. 24 della direttiva 2005/36/CEE, come da annesso V al punto 5.1.1 della normativa) – la richiesta di attestato di conformità per titolo di medico chirurgo va presentata al ministero in cartaceo con marca da bollo da 16 euro; i moduli sono  da scaricare qui: http://www.salute.gov.it/portale/ministr/p4_8_0.jsp?lingua=italiano&label=servizionline&idMat=PROFS&idAmb=RTI idSrv=AG1MC&flag=P;

D) Certificato di onorabilità professionale (goodstanding); i moduli sono da scaricare qui: http://www.salute.gov.it/portale/ministro/p4_8_0.jsp?lingua=italiano&label=servizionline&idMat=PROFS&idAmb=RTI&idSrv=AGGS&flag=P ;

E) Casellario giudiziale.

F) Attestato di conformità del diploma in medicina generale agli standards europei, per i laureati dopo il 1994 i moduli da scaricare sono qui: http://www.salute.gov.it/portale/ministro/p4_8_0.jsp?lingua=italiano&label=servizionline&idMat=PROFS&idAmb=RTI&idSrv=AG3&flag=P ;nel caso in cui abbiate conseguito laurea prima del Dicembre 1994 non bisogna presentare il diploma di medicina generale e la sua conformità, bensì, al suo posto, presentare F1) Certificato attestante il diritto acquisito ad esercitare in Italia in qualità di medico di medicina generale (Art. 30 comma 1, direttiva 2005/36/CE); i moduli da scaricare qui: http://www.salute.gov.it/portale/ministro/p4_8_0.jsp?lingua=italiano&label=servizionline&idMat=PROFS&idAmb=RTI&idSrv=AG3B&flag=P ;

G) Lettre d’engagement da parte del sindaco della mairie del paese o città nella quale sarete accolti – Una volta spediti i documenti in lista A, B, C, D, E, F o F1 e G, con relative traduzioni asseverate in tribunale, sarete convocati dall’Ordine dei medici regionale per la presentazione dei documenti in originale e un piccolo colloquio con uno dei funzionari dell’Ordine. Da quel momento dovete contare tre mesi prima di ottenere l’iscrizione. Nel caso in cui veniate iscritti, dovrete imperativamente pagare una quota di iscrizione (166,52 euro) e presentare un certificato di assicurazione minima di responsabilità civile in caso di rischi professionali (le assicurazioni italiane non valgono in Francia) – l’assicurazione più utilizzata in Francia è la MACSF: https://www.macsf.fr

2) Apertura di un conto corrente professionale in una banca.

Con il tesserino da medico francese, un indirizzo in Francia (vedere con il sindaco), un contratto di locazione di un ambulatorio (vedere con il sindaco) e un piccolo progetto scritto nel quale indicate quanto pensate di guadagnare (calcolate 20 pazienti al giorno per 23 euro l’uno, per cinque giorni a settimana, per un anno) e quanto pensate di spendere in un anno (calcolate affitto ambulatorio, spese acqua, luce ambulatorio e spese varie) la banca in meno di un’ora vi apre un conto personale e un conto professionale, elargendo un POS (in Francia si chiama TPV: Terminal Point de Vente). Voi siete in Francia medici che esercitano “en Liberal”, siete delle piccole aziende a tutti gli effetti. Bisogna trattare un po’ per pagare meno spese possibile (calcolate che una spesa accettabile – se affittate un TPV e non lo acquistate – è di un centinaio di euro al mese). Stabilirete poi un unico bonifico bancario fisso dal vostro conto professionale al vostro conto personale con giustificazione “spese personali” e il fisco è servito.

3) Apertura di un dossier con il sistema amministrativo di previdenza sociale (Sécurité Sociale). Fondamentale, ultima tappa prima dell’esercizio della professione. Con il numero RPPS dato dall’Ordine e il RIB del vostro conto professionale la Sécurité Sociale del vostro dipartimento vi fissa un appuntamento per darvi una carta professionale da inserire nel TPV, un numero ADELI che vi identifica come professionista della Santé francese e i ricettari intestati a voi, dove su scritto c’è il vostro nome, numero di matricola, luogo di esercizio e orari di ricevimento. Vi daranno anche dei moduli che vi serviranno per l’esercizio della professione di medico di medicina generale (malattia professionale, iscrizione alle esenzioni ADL-Affection de longue durée). Infatti, per chi non paga direttamente a voi con carta bancaria o assegno, perché è esente, la Sécurité Sociale vi rimborsa a fine mese. Alla fine di ogni giornata scaricherete via Internet alla Sécurité Sociale il vostro resoconto giornaliero di quante visite avete fatto, quanti farmaci avete elargito e quanto e come siete stati pagati. Questo a fini di controllo fiscale e affinché la Sécu vi rimborsi ciò che per esenzione non vi è stato pagato direttamente.

In conclusione, la burocrazia francese è lenta e puntigliosa, ma precisa. Il sistema dei paesi anglosassoni (Inghilterra, Irlanda, USA, Australia, Nuova Zelanda, e Canada
anglofono) è molto più rigoroso – non c’è paragone – e richiede accertamenti linguistici e professionali da fare sul posto in strutture specializzate, con rilascio di diplomi specifici. Inoltre, nei paesi anglosassoni nessuno vi assicura alloggio sociale e ambulatori comunali a prezzi calmierati (io spendo circa 500 euro al mese, tutto compreso e i primi tre mesi ho esercitato gratuitamente, in modo da poter iniziare con serenità l’attività, stessa cosa per l’alloggio). Calcolate un 20, 30 pazienti al giorno, per cinque giorni a settimana con tasse che al massimo arrivano al 25% del profitto annuo.

Inoltre, a mio umile e personale avviso, il livello culturale e le opportunità umane che
troverete in Francia sono di valore impareggiabile, di qualità incomparabile nel mondo. Per questo ho deciso di educare i miei figli qui. Solo un’opinione personale, per carità, ma mi saprete dire… Se avete dubbi ulteriori, chiedete al personale Persuadersh o ai vostri colleghi futuri, che saranno felici di aiutarvi e sempre disponibili (esperienza personale).ma se proprio non resistete, scrivetemi pure all’indirizzo: dr.antonio.scardino@gmail.com

Buona fortuna e benvenuti!
Antonio Scardino, MD & PhD

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Scuola di Comunicazione in Sanità – OMCeOMi

L’Ordine Provinciale dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Milano con ASST Rhodense in collaborazione con l’Associazione Italiana Giornalismo Responsabile e l’Associazione Lampada di Aladino presenta il corso di aggiornamento professionale dal titolo “Scuola di Comunicazione in Sanità, che si svolgerà in dieci  pomeriggi dalle 14.30 alle 18.00,  dal 15 marzo al 25 ottobre 2017 presso la Sala Conferenze dell’Ospedale di Rho, corso Europa 250, Rho.

La Scuola tratterà di comunicazione in vari contesti: globalizzazione della sanità, medicina legale, web e medicina , comunicazione medico-paziente, compreso l’ambito pediatrico.

La partecipazione alla Scuola è gratuita, I crediti ECM attribuiti sono 21.

L’iscrizione si può effettuare esclusivamente online tramite il sito www.omceomi.it dell’Ordine Provinciale dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Milano seguendo le modalità sotto riportate:

  1. SE NON REGISTRATI, registrarsi al sito www.omceomi.it:

cliccare Accedi a dx della home page, quindi selezionare Registrati e seguire le istruzioni

  1. SE REGISTRATI,

effettuare il login, selezionare, nel box ECM, la voce Eventi e cliccare Iscrivimi in corrispondenza dell’evento “Scuola di Comunicazione in Sanità

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Non più medici o giornalisti: i giovani vogliono fare gli chef o i contadini

Una volta la massima aspirazione era fare il medico, oggi lo chef: un passaggio epocale, certificato da studi e statistiche. Calano i numeri degli studenti italiani che decidono di intraprendere la carriera universitaria, soprattutto in settori quali il giornalismo, la comunicazione, il marketing e la pubblicità. Contrariamente a quanto si possa immaginare, i giovani italiani si stanno appassionando, per piacere o forse più per necessità, ai cosiddetti mestieri ”antichi”, riportando alla luce alcune attività che fecero conoscere la professionalità e l’arte tutta italiana nel mondo. Se prima l’aspirazione era diventare medico, architetto, pubblicitario o giornalista, ora si punta a carriere alternative come agricoltore, sarto, chef, liutaio, forcolaio, ceramista.

Uno studio sulle vocazioni dei giovani

Secondo uno studio dell’agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co., realizzato alla vigilia del Micam, fiera internazionale dedicata al mondo delle calzature che partirà domani, su un campione di 500 ragazzi tra i 18 e i 26 anni monitorando le principali piattaforme online dedicate al lavoro, precipita infatti nelle aspirazioni dei 16-18enni il sogno di diventare medico (solo il 12 per cento lo considera un mestiere con occupazione garantita); l’avvocato va un po’ meglio, al 15%. E se solo 20 anni fa il mestiere di guru pubblicitario era sinonimo di sogni e notorietà, ora le quotazioni sono precipitate visto che solo il 25% lo considera un mestiere da sogno. Il lavoro di giornalista viene considerato qualificato dal 70% del campione ma sottopagato e, quindi, rimane un obiettivo solo per il 23% dei ragazzi. Più alto il consenso per il mestiere di architetto (29%), legato maggiormente al talento e alla creatività e con possibilità di guadagni più alti. Ma cosa attrae allora i giovani? Lo chef (il sogno del 70% dei giovani) si consolida come mestiere da sogno perché garantisce denaro e visibilità, con la magica opportunità di diventare vere e proprie star a livello dei ”Masterchef” televisivi sempre più amati dal pubblico.

http://www.secoloditalia.it/2017/02/non-piu-medici-o-giornalisti-i-giovani-vogliono-fare-gli-chef-o-i-contadini/

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CERTIFICATI PER INFORTUNI STRADALI

Una recente nota della Procura della Repubblica richiama l’attenzione dei medici specialisti, di pronto soccorso e di medicina generale sulla compilazione scrupolosa delle certificazioni di malattia e di prolungamento dello stato di malattia relative a sinistri stradali, in particolare dopo la legge 41 del 23/03/2016 che ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di lesioni personali stradali gravi o gravissime. Nelllo specifico viene segnalato che una delle fattispecie che integrano il nuovo delitto sussiste allorchè la durata della malattia duri oltre 40 giorni.

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http://omceomi.it/news/dettaglio/2017/02/09/certificati-per-infortuni-stradali

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Arrivano le nuove Sdo. Più informazioni sui ricoveri guardando agli esiti delle cure

Pubblicato in Gazzetta il decreto della Salute che integra le attuali caratteristiche della Scheda di dimissione ospedaliera. Obiettivo quello di adeguare le informazioni alle esigenze di monitoraggio, valutazione e pianificazione della programmazione sanitaria, anche in considerazione degli orientamenti definiti dalla normativa UE sull’assistenza transfrontaliera. IL DECRETO.

08 FEB – Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 7 febbraio entra in vigore la nuova Scheda di dimissione ospedaliera che sostituisce quella prevista dal DM del 2000.

Rispetto alla “vecchia” SDO, il nuovo decreto di Lorenzin amplia la mole di dati da raccogliere relativi ad ogni ricovero ospedaliero e prevede l’invio dei dati da parte delle Regioni con cadenza mensile anziché trimestrale.

Le innovazioni nelle Sdo sono motivate dall’esigenza di poter contare su più informazioni possibili relative ai ricoveri ospedalieri sia ai fini di migliorare le rilevazioni epidemiologiche che per rispondere a quanto previsto dalla normativa UE in riferimento all’assistenza sanitaria transfrontaliera.

Con la nuova SDO si dovrà infatti rispondere all’esigenza di adeguare il contenuto informativo della scheda “alle esigenze di monitoraggio, valutazione e pianificazione della programmazione sanitaria, anche in considerazione degli orientamenti definiti dalla normativa dell’Unione europea”.

In particolare si sottolinea che i dati saranno utilizzati per “il monitoraggio e la valutazione degli interventi sanitari, compresi i loro esiti, la definizione degli standard di qualità, l’efficacia e l’efficienza, il monitoraggio del rischio clinico per garantire la sicurezza del paziente”.

Secondo il ministerio della Salute le nuove SDO consentiranno di migliorare il monitoraggio  e la valutazione dell’assistenza sanitaria del “percorso nascita”, ma saranno anche utili a caratterizzare le reali condizioni dei pazienti al fine di valutare meglio l’appropriatezza delle prestazioni erogate, a monitorare il rispetto degli standard dei volumi di attività chirurgica per unità operativa e per operatore e a stimare con maggiore accuratezza gli esiti degli interventi sanitari e gli indicatori di qualità dell’assistenza erogata.

Tra le novità rispetto alla vecchia SDO la raccolta di informazioni sul livello di istruzione del paziente, la data di prenotazione della prestazione e la classe di priorità, eventuali trasferimenti da un ospedale all’altro, l’identificativo del chirurgo e dell’anestesista, la check list della sala operaoria, la rilevazione del dolore, la stadiazione condensata, la pressione arteriosa sistolica, la creatinina serica e la frazione di eiezione.

Si stabilisce infine un più stretto legame tra SDO e cartella clinica.

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http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=47720&fr=n

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Medici al pc il triplo del tempo che con i pazienti, attività amministrativa prevale su assistenza diretta

Fonte: Doctor 33

Camici bianchi più spesso davanti al pc che davanti al paziente. Ciò vuol dire che nel corso di una giornata lavorativa, i medici stanno di media il triplo del tempo a sbrigare pratiche al computer rispetto al tempo faccia a faccia con i malati. I dati, per niente rassicuranti, emergono da un lavoro sugli Annals of Internal Medicine, condotto osservando specializzandi di medicina interna presso l’ospedale di Losanna. Predominano, insomma, le attività indirettamente legate alla cura dei pazienti. Sebbene il lavoro si concentri solo su medici giovani (esperienza clinica media di 3-5 anni), i risultati sono in accordo con i dati presenti in letteratura per i medici ospedalieri, spiega l’autrice del lavoro Nathalie Wenger. E la situazione non sarebbe migliore nel nostro Paese. «Credo che siano dati sovrapponibili anche alla situazione italiana», spiega Costantino Troise, segretario del sindacato Anaao Assomed, «ed è un problema comune a tutti i medici ospedalieri, non solo ai giovani», assicura. In effetti, oggi tante attività mediche (dalla cartella clinica alla ricetta elettroniche, etc) richiedono l’uso del pc, oltre che tutto il lavoro amministrativo da fare (discussione del budget, pianificazione del lavoro etc), tutte attività che inevitabilmente ‘rubano’ tempo per l’assistenza diretta al paziente. «E il dato è tanto più preoccupante – aggiunge Troise – per Paesi come l’Italia, per via della crescente carenza di medici, per cui ci sarà sempre meno tempo dedicato all’assistenza. Il tempo viene sottratto anche alla comunicazione con i parenti dei malati, e al prezioso processo di umanizzazione delle cure». Gli studiosi svizzeri hanno spiato la giornata lavorativa di 32 medici in un reparto di medicina interna. È emerso che i medici non riescono a finire il lavoro nel proprio turno e restano fuori orario perlopiù per compilare dati clinici elettronici. Metà della loro giornata è assorbita dal pc. «Credo che alla base di questa tendenza – spiega a DoctorNews33 il segretario della Cimo, Riccardo Cassi – ci sia anche una sempre maggiore esigenza di lasciare una certa tracciabilità nell’operato del medico. Per non parlare del fatto – aggiunge Cassi – che spesso i sistemi non si parlano tra loro e questo allunga i tempi e peggiora le performance».  E Cassi ipotizza anche la presenza di altre figure specializzate che possano aiutare e snellire il lavoro dei medici nell’espletare questi adempimenti. «Questo aiuterebbe di molto, perché farebbe in modo che i medici possano dedicarsi ai pazienti e alle loro cure».

Rossella Gemma

http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/medici-al-pc-il-triplo-del-tempo-che-con-i-pazienti-attivita-amministrativa-prevale-su-assistenza-diretta/?xrtd=LXYARCXCPPTAPSPSVCSVALL

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Saltare la prima colazione fa male al cuore

La prima colazione è il pasto fondamentale della giornata e quello più “amico” del cuore. Mangiare regolarmente a inizio giornata si associa a una riduzione del rischio cardiovascolare generale.

01 FEB(Reuters Health) – Ora lo dicono anche le nuove linee guida americane. Fare una sana prima colazione riduce il rischio di malattie cardiovascolari. Partendo dalle raccomandazioni dell’American Heart Association sull’opportunità di ridurre l’eccesso di calorie, un gruppo di medici americani – coordinati da Marie-Pierre St-Onge, ricercatrice nutrizionista del Columbia University Medical Center di New York – ha valutato l’importanza della prima colazione in un’ottica di protezione del cuore.

Secondo il team di ricerca ben il 30% degli adulti statunitensi salta la prima colazione e sempre più persone fanno spuntini durante il giorno invece di sedersi a tavola per i tre pasti tradizionali. Facendo colazione tutti i giorni, vi sono meno probabilità di andare incontro ad ipercolesterolemia ed ipertensione, noti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Inoltre, coloro che saltano il primo pasto della giornata hanno maggiori probabilità di andare incontro a obesità e diabete. Questo avviene perché i tempi di assunzione dei pasti vanno a “scontrarsi” con l’orologio biologico del corpo.

Va anche attentamente considerato che lo smaltimento degli zuccheri consumati non funziona allo stesso modo di giorno e di notte. Infatti gli studi sui lavoratori turnisti, che mangiano di notte e saltano la prima colazione, hanno evidenziato un maggior rischio di obesità e malattie metaboliche in questi lavoratori rispetto a coloro che osservano normali orari d’ufficio.

“Sappiamo da studi di popolazione che l’abitudine quotidiana della prima colazione è legata ad una riduzione del peso e alla tendenza di seguire una dieta più sana, con un minor rischio di malattie cardiovascolari”, dice St-Onge. “Tuttavia, gli interventi finora effettuati per aumentare il consumo della colazione in coloro che di solito la saltano non supportano il forte ruolo causale di questo pasto per il controllo del peso”.Un’altra minaccia per il peso è costituita dagli spuntini dopo cena che molti si concedono anche come gratificazione della lunga giornata di lavoro. Un buon suggerimento, quindi, è quello di chiudere la cucina dopo cena, evitando di tenere a portata di mano snack e bevande tentatrici.

Fonte: Circulation 2017

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular science)

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=47487&fr=n

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Quante volte consultiamo il medico? In Europa si va in ordine sparso: in Ungheria una volta al mese, in Svezia tre all’anno. Italia in media: una volta ogni due mesi

Eurostat pubblica un’analisi sul ricorso dei cittadini ad un consulto medico in un anno. La media è compresa tra 4,1 e 8,7 consultazioni l’anno per cittadino nella maggior parte degli altri Stati membri. Livelli alti anche in Germania.

02 FEB – Tra chi va dal medico una volta al mese a chi lo vede tre volte l’anno. Il numero di visite ad un medico per cittadino varia notevolmente tra gli Stati membri dell’UE. A fotografare la situazione è Eurostat che ha analizzato il numero medio di consultazioni con un medico per persona all’anno (sono incluse le consultazioni presso lo studio medico, in casa del paziente, o nei reparti ambulatoriali negli ospedali o centri di assistenza sanitaria ambulatoriale). Dall’analisi sono escluse le consultazioni / visite durante un trattamento dovuto a ricovero o day hospital.

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Euorstat rimarca come “tra gli Stati membri vi è una vasta gamma della frequenza con la quale vengono consultati i medici. A Cipro e in Svezia la media annua è inferiore a 3 consultazioni per abitante all’anno. La media è compresa tra 4,1 e 8,7 consultazioni nella maggior parte degli altri Stati membri, anche se la Germania, la Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria sono al di sopra di questa soglia con punte fino a 11 consultazioni l’anno. Italia in media con poco più di 6 consultazioni l’anno.

Ma Eurostat nota anche come “tra il 2009 e il 2014, il numero medio di consultazioni è aumentato in sette dei 19 Stati membri dell’UE per i quali i dati sono disponibili. I maggiori incrementi sono stati registrati in Germania e  Lituania. In calo invece i dati di otto Stati in particolare in Lussemburgo e Slovacchia, mentre Estonia, Lettonia, Slovenia e Finlandia hanno riportato numeri stabili”.

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Un premio per l’asst rhodense

Nell’ambito del terzo anno del “Programma WHP- Workplace Healt Promotion “Luogo di lavoro che produce salute, l’ASST Rhodense è stata premiata per il lavoro ed i progetti realizzati. I riconoscimenti sono stati consegnati presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano nel corso della cerimonia di premiazione WHP 2016.

L’impegno di chi ha realizzato il progetto, coordinato da Martino Trapani e Jhon Tremamondo, è stato premiato con la consegna dei riconoscimenti ai quattro presidi ospedalieri di Garbagnate, Rho, Passirana e Bollate, “perché luoghi di lavoro che promuovono salute ”. Nell’Asst Rhodense sono stati realizzate e sono incorso di attuazione le seguenti aree tematiche previste dal programma WHP.

“Felici di questo ulteriore riconoscimento assegnato all’ASST Rhodense, ringrazio tutti coloro che hanno promosso, collaborato e partecipato attivamente per favorire una vita più sana in ospedale” è il commento di Ida Ramponi, direttore generale

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