Articoli con tag: FAZIO

Fazio, collaboriamo con Cina per sviluppo sistema modello italiano

Pechino, 10 ott. (Adnkronos Salute) – L’Italia può collaborare molto attivamente con le autorità sanitarie cinesi per sviluppare un modello di sistema sanitario del tipo ‘universalistico’, come quello italiano. Lo ha affermato, in sintesi, il ministro della Salute Ferruccio Fazio a Pechino, dove ha incontrato il suo collega cinese Chen Zhu, nel corso di una visita di Stato dedicata alla collaborazione nel settore sanitario tra Roma e Pechino.”I cinesi – ha spiegato Fazio, che ha tenuto un briefing con la stampa italiana – si trovano nella fase di costruzione del loro sistema sanitario nazionale e hanno manifestato grande interesse ad apprendere da parte italiana il modello che noi applichiamo nel nostro Paese”. I settori della collaborazione “riguardano innanzitutto la possibilità di grandi gruppi italiani per la costruzione e la gestione di ospedali. L’esperienza italiana della telemedicina – continua Fazio – può inoltre tornare d’aiuto per i cinesi nella complessa gestione della sanità nelle remote aree rurali”. Su questo il ministro vede come ulteriori protagoniste di questa collaborazione anche le Regioni, già impegnate in programmi di formazione di personale infermieristico e medico in Italia, secondo schemi replicabili anche in Cina. Scopo della missione in Cina è, infatti, quello di fare il punto della situazione sullo stato della collaborazione tra i due Paesi nel settore della sanità, dopo l’incontro del ministro Fazio con il vicepresidente Xi Jinping a Milano e con il viceministro della Sanità cinese Hao Ping a Roma, durante il quale era stato firmato un protocollo d’intesa per la collaborazione tra Italia e Cina nel settore, per la consulenza nella realizzazione di strutture sanitarie, nonché nel campo della formazione del personale per la sua gestione, oltreché per la prevenzione e il controllo di malattie croniche e trasmissibili. La visita, a cui il ministro Fazio ha voluto dare in questa prima fase della collaborazione con i cinesi un taglio istituzionale, è già entrata nella fase operativa, e nel corso dei circa 90 minuti di colloquio con il ministro della Sanità cinese sono stati passati in rassegna i possibili futuri passi per il rafforzamento dei rapporti bilaterali nel settore sanitario.In una fase successiva, ha indicato Fazio, si potrà prevedere di allargare il campo alle aziende sanitarie, che possono giocare un ruolo importante sia nella fase di costruzione delle infrastrutture sia nella fase della formazione del personale per la gestione delle strutture ospedaliere, auspicando, più in generale, una futura possibilità di accesso al mercato cinese del welfare.A conclusione dell’incontro con la stampa è stato ricordato che è già attiva con l’Istituto superiore della sanità una collaborazione con le autorità cinesi sulla medicina tradizionale cinese, per la validazione scientifica internazionale a questa disciplina. L’Italia si pone come promotore a livello europeo per contribuire a instaurare quel collegamento scientifico tra la medicina tradizionale cinese e i paradigmi della medicina occidentale, all’interno dei quali gli standard europei sono tra i più rigidi al mondo. Studi sono stati compiuti in particolare sulla validità dell’agopuntura in casi di ictus, con risultati pubblicati sulle principali riviste internazionali, e che meritano ulteriori approfondimenti. Fazio incontrerà domani i dirigenti e visiterà la struttura sanitaria del Peking Union Medical College Hospital.

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Fazio, vicino accordo con medici famiglia su reti territoriali

Roma, 4 ott. (Adnkronos Salute) – “Stiamo chiudendo in questi giorni il contratto con i medici di famiglia. Con loro stiamo insistendo sulla necessità di fare associazionismo, in modo da arrivare a reti territoriali e a punti d’ingresso per i cittadini”. Lo spiega il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, intervenuto oggi a Roma a un convegno sul diabete organizzato dall’Italian Barometer Diabetes Observatory. Per il ministro, i medici di famiglia hanno un ruolo importante nel concetto di “presidio del territorio”, aspetto determinante per affrontare le malattie croniche, “quelle che al momento ci interessano di più”, precisa Fazio. Fare associazionismo tra i medici di famiglia vuol dire creare una rete “aperta H 24 – prosegue il ministro – con possibilità di polifunzionalità e monofunzionalità. L’accordo con i medici di famiglia – conclude – non è dal punto di vista economico, ma solo di contenuti”.

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Fazio, Croce Rossa da privatizzare. Pronta la mobilitazione

 

 

 

 

 

 

 

Se il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ribadisce che il problema della privatizzazione della Croce Rossa andrà affrontato, ricordando che negli altri Paesi è già così, la Fp Cgil ha già iniziato la mobilitazione in tutta Italia contro questa operazione che le indiscrezioni di stampa collegherebbero alla manovra economica, allo studio in questi giorni. Che il provvedimento sia contenuto nella manovra, spiega Fazio a margine di una conferenza sull’indagine conoscitiva sulle reti di emergenza e urgenza, presentata ieri al Senato, «non saprei dire, ma il problema della privatizzazione va in ogni caso affrontato, con la dovuta calma e verosimilmente in modo graduale». Secondo il sindacato, invece, non si tratterebbe, né di riforma né di riordino. Se da un lato continuerebbe a non essere chiara la sorte del patrimonio dell’Ente, dall’altro i risparmi per il pubblico sono tutti da dimostrare: «Il corpo militare» si legge nella nota «dovrebbe passare alla Difesa e, quindi, verrebbe pagato da questo Ministero. I dipendenti di ruolo passerebbero ad altre amministrazioni e, quindi, verrebbero comunque pagati dal pubblico. I diversi commissari o presidenti di turno ci hanno sempre detto che il 95% del contributo dello Stato viene impegnato per il pagamento degli stipendi. Ma, allora, se si spostano soltanto i dipendenti su altre amministrazioni, dov’è il risparmio?».

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Fazio, in Italia 250 mila dispositivi, spesa 5,5% fondo Ssn

 

 

 

(Adnkronos Salute) – “Quello dei dispositivi medici è un settore cruciale e in grande espansione: attualmente, nella banca dati del ministero della Salute, si contano oltre 250 mila prodotti diversi, per i quali si spende una cifra pari al 5,5% del Fondo sanitario nazionale”, quindi circa 6 miliardi di euro. Lo ha affermato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, intervenendo oggi a Roma alla IV Conferenza nazionale sui dispositivi medici.”Il settore – ha proseguito Fazio – è in espansione soprattutto per ciò che riguarda il tasso di innovatività, un elemento che lo ha reso essenziale per il Servizio sanitario nazionale, in tutti i campi, dalla prevenzione alla terapia. Ma è un settore che va messo a norma, come peraltro prevede l’Unione europea. Persistono infatti ancora troppe differenze fra Regione e Regione, fra Asl e Asl e fra azienda ospedaliera e azienda ospedaliera. Una siringa non può costare il doppio della media nazionale in alcune Regioni italiane”. Sì a una messa a norma del settore, dunque “ma – ha evidenziato il ministro – sono contrario al prezzo di riferimento, che non tiene conto dell’innovazione tecnologica”. Il problema va quindi affrontato “tenendo conto delle specificità del settore. Il decreto ministeriale del giugno 2010 istituisce il monitoraggio dei dispositivi acquistati dal pubblico, dei contratti e delle gare. La rilevazione è iniziata a gennaio 2011 per il trimestre precedente. Con i dati raccolti potremmo procedere identificando prezzi di riferimento ‘benchmark’, che tengano conto dell’innovatività dei dispositivi. Gli eventuali scostamenti saranno analizzati dalla Corte dei conti”. Quanto ai ritardi nei pagamenti da parte delle Asl alle aziende produttrici di dispositivi medici, “la direttiva europea del febbraio 2011 – ha ricordato Fazio – prevede che entro marzo 2013 venga introdotta una norma che fissa il pagamento entro 60 giorni. Anche l’Italia dovrà recepirla”, ha concluso il ministro.

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Fazio, telemedicina e sanità elettronica per riorganizzare il sistema pubblico di cure: a che punto sono ricette e fascicoli digitali. In Lombardia primi test di medicina del territorio

Telemedicina e hi-tech nelle ricette per riorganizzare il sistema pubblico di cure presentate dal Ministro della salute, Ferruccio Fazio, nel corso del 30° Congresso nazionale dello Snami (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani). Fazio ha riassunto i lavori in corso nel cantiere della sanità, a partire da quel riordino delle cure primarie cui è stato recentemente dedicato un nuovo tavolo di confronto tra dicastero e sigle sindacali. “Pensiamo a una medicina di famiglia che si faccia carico della cronicità – ha detto il Ministro – magari attraverso drg ospedale-territorio (metodo per la classificazione dei pazienti dimessi, ndr) di durata anche annuale. In questo disegno, le parole d’ordine sono integrazione (tra le figure così come tra le strutture del Servizio sanitario nazionale) e telemedicina”. “La telemedicina – ha specificato Fazio – potrebbe assicurare la regia dei percorsi assistenziali. La strada che porta a un Ssn più moderno ha tra le sue tappe anche la ricetta digitale e il fascicolo sanitario elettronico. L’e-Health – ha sottolineato il Ministro – è un passaggio ineludibile”.

RICETTE ONLINE E FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO

Ma vediamo a che punto è lo sviluppo delle due voci che sono il cavallo di battaglia di Fazio e di Brunetta: Ricette mediche online e il fascicolo sanitario elettronico.

ricette online:  occorre precisare che l’infrastruttura (rete dei medici, piattaforma centrale/regionale) coincide con quella utilizzata per la trasmissione dei certificati di malattia (PIN compresi). Il set di regole che definisce standard, modalità di trasmissione e quadro sanzionatorio per la trasmissione telematica delle ricette è già definito (Art. 50 e Accordi collettivi medici). Il DL 78/2010 prevede la completa sostituzione della trasmissione cartacea con quella digitale, ma occorre ancora potenziare l’attuale sistema software di comunicazione con le farmacie (oggi le farmacie possono solo trasmettere i dati al sistema, ma non hanno la possibilità di consultare gli archivi delle ricette) e definire le regole di passaggio al digitale in attuazione del DL 78/2010. Per quanto riguarda

fascicolo elettronico: il Garante privacy ha emanato le “Linee guida in tema di FSE” il 16 luglio 2009 mentre il Ministero della salute, con le Regioni, il Garante Privacy e il DDI ha elaborato una prima proposta normativa e linee guida nazionali per l’istituzione del FSE che sono state trasmesse il 13 settembre 2010 alla Conferenza Stato-Regioni per l’acquisizione dell’intesa.  Relativamente all’interoperabilità, a seguito protocollo di intesa tra il Ministro per la PA e l’innovazione e il CNR, sono state definite le specifiche tecniche dell’infrastruttura nazionale per l’interoperabilità delle soluzioni regionali di FSE (recepite dalle linee guida del Ministero della salute); inoltre, il Tavolo sanità elettronica – coordinato dal Dipartimento per la Digitalizzazione per la PA e l’innovazione tecnologica con il Ministero salute e tutte le Regioni – sta procedendo con la standardizzazione delle componenti del FSE (patient summary, referto digitale, lettera di dimissione ospedaliera, etc.). Intanto tutte le Regioni e Province autonome stanno investendo, anche se con tempi e intensità diversi, nello sviluppo di soluzioni di FSE per i propri cittadini: 12 Regioni (Lombardia, Veneto, Sicilia, Sardegna, Puglia, Molise, Marche, Campania, Calabria, Basilicata, Abruzzo, Emilia Romagna) hanno realizzato una propria infrastruttura di FSE; 7 Regioni (Umbria, Toscana, Piemonte, Liguria, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trento)  stanno realizzando una propria infrastruttura di FSE; 10 Regioni (Lombardia, Abruzzo, Emilia Romagna, Molise, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto, Provincia di Trento) stanno collaborando per realizzare l’interoperabilità dei propri FSE, in linea con lo standard europeo, con il coordinamento del Dipartimento per la Digitalizzazione per la PA e l’innovazione tecnologica e del Ministero della Salute. I  medici sono già dotati in larga parte della strumentazione necessaria (PC e connessione alla rete) e di credenziali di accesso (già in uso per il  sistema certificati di malattia). Tuttavia per andare a regime occorre l’approvazione del DDL “Sperimentazione clinica e altre disposizioni in materia sanitaria” presentato dal Ministro della Salute e dei decreti attuativi, il consolidamento degli interventi per garantire interoperabilità dei FSE realizzati dalle Regioni, nel contesto del sistema pubblico di connettività (SPC) e in linea con lo scenario internazionale e la definizione di un piano operativo per garantire l’adozione del FSE da parte degli operatori sanitari e la messa a disposizione dei relativi servizi ai cittadini.

I PRONTO SOCCORSO

Tra i temi di punta della giornata anche il sovraffollamento dei Pronto soccorso. “Non è vero che i pazienti si rivolgono all’ospedale perché non trovano il medico di famiglia – ha ricordato Angelo Testa, presidente dello Snami – lo fanno per aggirare le liste d’attesa su prestazioni o esami oppure per evitare ticket che al Pronto soccorso vengono applicati solo nominalmente. Dal canto suo, il ministro Fazio ha ricordato il lavoro avviato meno di un mese fa con un altro tavolo, quello sulla riforma dell’emergenza-urgenza. Il nostro obiettivo – ha detto – è quello di definire un sistema imperniato su un 118 che intercetti tutti gli accessi e provveda al triage, indirizzando i codici bianchi e verdi sul territorio, in strutture separate h24 o gestite dai medici di famiglia, e quelli gialli e rossi ai pronto soccorso ospedalieri”.

PROGETTO CREG IN LOMBARDIA: DALL’OSPEDALE AL TERRITORIO

Il progetto di Fazio trova una prima applicazione in Lombardia, dove è stato presentato il progetto Creg che consente di passare dal concetto di ‘cura’ a quello di ‘prendersi cura’, spostando sempre più l’assistenza dei malati cronici dall’ospedale al territorio e riducendo i ricoveri impropri. E’ la filosofia del programma  messo a punto dalla Regione Lombardia, fra le novità contenute nelle ‘Regole di sistema’ dettate dal Pirellone per il 2011. Un modello di continuità assistenziale in rete prossimo alla partenza, che sarà sperimentato per un anno in 5 Asl lombarde e prevede la definizione di una sorta di ‘Drg della cronicità per remunerare il servizio che offre un percorso di diagnosi e cura su misura. Le Asl individuate dalla direzione regionale Sanità per la fase pilota del progetto sono quelle di “Milano, Melegnano (Asl Milano 2), Bergamo, Lecco e Como – ricorda Carlo Lucchina, direttore generale Sanità della Lombardia – Potenzialmente i pazienti coinvolti saranno circa 400 mila”, e inizialmente le malattie croniche ‘target’ saranno “broncopneumopatie cronico ostruttive (Bpco), scompenso cardiaco, diabete di tipo 1 e 2, ipertensione, cardiopatia ischemica, osteoporosi e patologie neuromuscolari. La partenza effettiva della sperimentazione è prevista tra luglio e settembre”, prevede il Dg. “Il test durerà almeno un anno, e dopo l’analisi dei risultati (fine 2012) si valuterà se estendere il modello in tutta la regione”. Da parte dei medici di famiglia, riferisce Lucchina, “c’è attenzione” a un progetto rivoluzionario che, in quanto tale, “ha bisogno di essere approfondito, valutato e digerito”. Ma “i medici sono pronti a partire – assicura il Dg – Li ho trovati molto interessati, attenti e anche propositivi, e questo per me è motivo di grande soddisfazione”.Il Creg, dunque, debutterà entro il prossimo autunno. Operativamente la gestione è affidata a un provider (medici, gruppi di medici, cooperative, società, aziende ospedaliere), responsabile di seguire i vari pazienti nel loro percorso diagnostico-terapeutico, con l’obiettivo di monitorare la malattia evitando l’insorgenza di complicanze. Un modello che affida al medico di famiglia un ruolo di protagonista: “Nel progetto Creg – afferma Fiorenzo Corti, segretario regionale di Fimmg Lombardia – il medico di medicina generale assume le funzioni di coordinatore medico nei confronti della propria popolazione di assistiti e la funzione di ‘case manager’ nei confronti del singolo paziente aderente al Creg, proponendo al paziente reclutato un patto del quale si fa garante”. “I compiti del medico di famiglia – aggiunte Corti – vengono definiti in un accordo aziendale e la retribuzione dei medici, proveniente dalle tariffe Creg, viene effettuata dall’Asl attraverso le procedure di retribuzione previste dalla Convenzione della medicina generale”. In sintesi, ad ogni gruppo di patologie croniche sarà assegnata una tariffa ad hoc (una specie di ‘Drg della cronicità, appunto), come remunerazione per attività ambulatoriali, consumi di farmaci, ossigeno, protesi, per ospedalizzazione domiciliare o eventuali ricoveri in strutture subacute. Ma per vedersi riconosciuta l’intera tariffa, aveva annunciato nei mesi scorsi Lucchina, il medico deve rispettare tutti gli step previsti dal percorso predefinito. Altrimenti, in caso di ricovero inappropriato in ospedale, la tariffa sarà tagliata del 15-20%. Una ‘stretta’ che il Dg conferma, convinto comunque che “i medici faranno in modo di non farsi decurtare il rimborso”. “La nostra realtà regionale – riflette Corti – è nota per percorsi innovativi, penso alle reti informatiche e alle sperimentazioni che attraverso l’utilizzo dell’associazionismo medico e alle banche dati hanno permesso nel passato recente di proporre modelli sperimentali”. In questo senso, secondo il segretario della Fimmg lombarda anche “il progetto Creg è un’opportunità da cogliere per proporsi come principali gestori delle patologie croniche e offrire ai nostri pazienti un’assistenza primaria di qualità secondo i parametri dei servizi sanitari più avanzati”.

Da Dottnet Merqurio Editore

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Fazio, al via la riforma della sanità. Cnr, il fascicolo elettronico sarà una svolta, ma i medici dell’Aimef non sono d’accordo. Brunetta: le aziende non si adeguano ai certificati online. E intanto blocca la concertazione sindacale

Di Silvio Campione

Sperimentazione clinica dei farmaci, riassetto degli ordini, sanità elettronica. Potrebbe vedere la luce in pochi mesi la ‘riforma’ della Sanità firmata dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Inizierà infatti a breve, probabilmente subito dopo i ballottaggi, l’iter parlamentare del disegno di legge delega, incardinato alla Camera in commissione Affari Sociali questa settimana. E avrà, come spiega la relatrice del testo, la deputata Pdl Melania Rizzoli, una sorta di ‘corsia preferenziale’. Tanto che si punterebbe addirittura a portarlo in Aula entro luglio. Il ddl, 14 articoli, approvato dal Consiglio dei ministri a marzo, dopo aver ricevuto il sostanziale parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni, rappresenta, secondo il relatore, ‘una riforma innovativa perche’ porterà a un miglioramento e a uno snellimento di gran parte del Servizio sanitario nazionale’.
Dal fascicolo sanitario elettronico (FSE, già in fase di sperimentazione avanzata in molte Regioni, anche se il suo accesso è per ora sostanzialmente limitato agli operatori sanitari), a nuove procedure per la ricerca sanitaria e la sperimentazione clinica (con la riduzione dei comitati etici), passando per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie e un più ampio spettro di servizi offerti dalle farmacie, il testo affronta diversi punti chiave della sanità e, come ha più volte spiegato il ministro è nato ‘dall’esigenza di adottare ulteriori e più significative misure’ per dare risposte sempre più appropriate e qualificate alle necessità dei cittadini’.
L’obiettivo del governo e della maggioranza, sottolinea Rizzoli, è  di arrivare a discuterlo in Aula ‘prestissimo’, anche perche’ l’esponente del Pdl è convinta che si trovera’ facilmente ‘un accordo con l’opposizione, perche’ le modifiche introdotte sono solo migliorative e innovative’. Il testo potrebbe quindi iniziare ad essere esaminato in commissione già a fine maggio, ‘scalzando’ l’altra norma in discussione da tempo sulla governance sanitaria, quella sul governo clinico, che ha invece incontrato difficoltà, sia per la netta bocciatura da parte delle opposizioni, sia per la contrarieta’ delle Regioni.

Fascicolo sanitario elettronico

Il Fascicolo sanitario elettronico ‘non e’ solo uno strumento informatico di semplificazione procedurale e di archiviazione di dati sanitari, ma rappresenta un modo nuovo di concepire la gestione sanitaria del paziente e di lavorare nella sanita”. E’ quanto si legge in un messaggio che il Direttore del dipartimento ICT del Cnr, Riccardo Pitrabissa, ha inviato per l’apertura del convegno (a cura del Cnr e della presidenza del Consiglio) ‘Il fascicolo sanitario elettronico stato dell’arte e prospettive’, che si è svolto a Sorrento.
E a proposito del Fascicolo elettronico secondo Pitrabissa si prospetta ‘una rivoluzione paradigmatica che coinvolge tutti i soggetti che operano nel sistema, dalle imprese agli ospedali, dalla ricerca agli enti regolatori. I vantaggi attesi – conclude – sono molti e caratterizzano un modo di fare sanita’ piu’ economico ed efficace, piu’ facile e trasparente nel quale il servizio al cittadino viene garantito dal sistema e non dalla buona volonta’ dei singoli. Ma i medici vogliono approfondire l’argomento: arriva, infatti un’indagine sul Fascicolo Sanitario Elettronico, la novità lanciata dall’Associazione Italiana Medici di Famiglia (AIMEF), in apertura del suo 18* Congresso Nazionale ‘L’ambulatorio del medico di famiglia: nuove prospettive clinico-assistenziali’.
La societa’ medico-scientifica ha infatti approntato un questionario destinato ai medici italiani, allo scopo di raccoglierne il parere: cosa pensano di questo strumento che digitalizza la storia clinica di ogni paziente? Come renderlo efficiente e realmente utile agli assistiti? ‘Stiamo assistendo a un’inarrestabile evoluzione della medicina di famiglia, passata dall’uso esclusivo del fonendoscopio al Fascicolo Sanitario Elettronico – spiega il coordinatore del Congresso e Segretario Scientifico AIMEF, Walter Ingarozza -, ma nessun computer potra’ mai sostituire il rapporto medico-paziente costruito negli anni e fondato su fiducia, comunicazione, collaborazione. Percio’ – aggiunge – è sul terreno dell’efficienza clinica che si giocherà il futuro della medicina di famiglia; l’ambulatorio è il nodo intorno al quale costruire un’eccellente organizzazione dei processi di cura: solo così si ottengono alti tassi di salute e si migliorano i profili di morbilita’ e mortalita”.

Fine della concertazione sindacale

Intanto Brunetta dà un altro smacco al sindacato con una mossa a sorpresa: addio alla concertazione  nella Pubblica Amministrazione: d’ora in avanti basterà la semplice informazione. Tutte le norme della riforma Brunetta sono infatti ‘immediatamente applicabili’ sin dalla sua entrata in vigore (novembre 2009) comprese quelle sui poteri delle amministrazioni pubbliche che ‘sostituiscono alla vecchia concertazione dei provvedimenti organizzatori la mera informazione dei sindacati’: è quanto si legge nello schema di decreto ‘correttivo’ e interpretativo della riforma Brunetta presentato nei giorni scorsi al Senato. Il decreto – secondo quanto denuncia la Cgil – stabilisce che sull’organizzazione delle singole amministrazioni (orari, modalità di lavoro ecc) e su tutti gli aspetti del rapporto di lavoro regolati dalla contrattazione nazionale e integrativa non sara’ piu’ necessario coinvolgere le organizzazioni dei lavoratori ma bastera’ solo informarle. Pronta la risposta del ministro: ‘Pur di muovere l’ennesimo e ingiustificato attacco alla Riforma Brunetta, la Cgil utilizza strumentalmente una norma divenuta legge già un anno e mezzo fa, con cui la Pubblica Amministrazione si riappropria dei poteri tipici del datore di lavoro in ogni ordinamento civile’.
Il ministero precisa che ‘il decreto correttivo non serve a contrastare alcuna sentenza, bensì a sanare alcune incertezze interpretative insorte nella giurisprudenza circa l’entrata in vigore della norma, laddove alcune pronunce (peraltro ancora solo in primo grado) hanno concluso per l’immediata applicabilita’ della disposizione, mentre altre propendono per l’applicabilita’ della stessa solo a partire dalla nuova tornata contrattuale, insieme alle nuove norme sul procedimento negoziale. Il decreto interpretativo serve quindi a garantire chiarezza per il buon andamento della Pubblica Amministrazione’.
‘La Cgil si rassegni: – conclude Brunetta – datore di lavoro e sindacati torneranno a svolgere ciascuno il proprio ruolo, esattamente come succede in tutto il mondo’.

Certificati online e le aziende

ll mondo delle imprese “arranca, non sta al passo in fatto di utilizzo delle nuove tecnologie rispetto alle famiglie e alla pubblica amministrazione”. Il monito arriva da Renato Brunetta che si è lamentato per il mancato adeguamento delle aziende private alle innovazioni introdotte dalla sua riforma, soprattutto in materia certificati di malattia online. “L’Inps manderebbe alle imprese i certificati medici online sulle assenze dei dipendenti privati se le stesse fossero attrezzate – ha denunciato il ministro – l’Ict sta penetrando in maniera velocissima nelle famiglie e nelle pubblica amministrazione mentre vedo vischiosità all’interno del mondo delle imprese”.”Vedo ancora molta lentezza – ha aggiunto Brunetta sia da un punto di vista della fruizione che della produzione da parte delle imprese di settore. Spero e mi auguro che si risolva più presto questa lentezza. Lavoriamo insieme” ha detto lanciando un monito e allo stesso criticando anche la mancanza di recepimento della regolazione della pubblica amministrazione con il nuovo Cad (Codice dell’amministrazione digitale) “mi sarei aspettato un grande afflato, un’onda di offerta da parte delle imprese Ict capaci di rispondere alla domanda da parte della Pa. Ancora una volta il mondo delle imprese sembra rincorrere l’innovazione”. Ecco infine gli ultimi dati  forniti dall’Inps: il numero di certificati di malattia trasmessi online la scorsa settimana all’Istituto ammonta a 394.870 unità, come comunica in una nota il ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione. A livello regionale, gli invii sono così distribuiti: 69.545 in Lombardia, 53.058 nel Lazio, 35.616 in Sicilia, 32.972 in Campania, 31.912 in Emilia Romagna, 30.842 in Veneto, 28.582 in Piemonte, 21.072 in Toscana, 19.245 in Puglia, 14.308 in Calabria, 9.876 in Liguria, 8.384 nelle Marche, 8.337 in Sardegna, 7.753 in Friuli Venezia Giulia, 7.043 in Abruzzo, 4.757 in Umbria, 3.761 in Provincia di Trento, 2.977 in Provincia di Bolzano, 2.835 in Basilicata, 1.264 in Molise e 731 in Valle d’Aosta.
Dalla data di attivazione della nuova procedura, il totale dei certificati trasmessi raggiunge cosi’ la cifra di 10.675.221 unita’, con la seguente ripartizione per Regione: 2.421.247 in Lombardia, 1.413.708 nel Lazio, 908.714 in Veneto, 849.052 in Sicilia, 810.233 in Emilia Romagna, 790.097 in Campania, 633.399 in Piemonte, 500.814 in Toscana, 463.808 in Puglia, 366.139 in Calabria, 276.084 nelle Marche, 210.461 in Liguria, 197.669 in Abruzzo, 186.373 in Sardegna, 173.457 in Friuli Venezia Giulia, 123.684 in Umbria, 114.690 in Provincia di Bolzano, 103.234 in Provincia di Trento, 70.621 in Basilicata, 35.435 in Molise e 26.302 in Valle d’Aosta.

da Dottnet Merqurio

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GIOVANI MEDICI (SIGM) : FAZIO, LEGARE SCUOLE SPECIALIZZAZIONE AL FABBISOGNO

31-10-2009    SIGM



Ecco le
proposte dei Giovani Medici Italiani riuniti nella Conferenza nazionale di Roma


ROMA. Alla Conferenza Nazionale del SIMG, Segretariato Italiano Giovani
Medici, l’intervento del viceministro alla salute Ferruccio Fazio si
concentra sulla necessita’ ‘di legare maggiormente le scuole di
specializzazione al fabbisogno’. Un aspetto che si e’ un po’ perso col
tempo, ha commentato Fazio, ‘bisognera’ prevedere una maggiore aderenza
delle richieste regionali e rivedere le tipologie delle scuole.Cosi’ le Regioni finanzieranno solo quelle di sicuro interesse’, ha
dichiarato il viceministro. ‘Il gioco di squadra e’ importante e
dobbiamo attivarlo negli ospedali’, ha ricordato Fazio alla platea dei
giovani medici, ‘indirizzarci verso ospedali tecnologici con team
multidisciplinari, ridurre la tendenza ospedalocentrica, indirizzarsi
verso ricoveri brevi. La medicina non e’ solo cambiata ma sta cambiando
– ha dichiarato concludendo il suo intervento alla Conferenza – Voi
siete il futuro e vogliamo inserirvi in questo cambiamento’.(AGI)


“Chiediamo l’istituzione di un apposito
tavolo tecnico interministeriale (MIUR, Ministero Lavoro, Salute e Politiche
Sociali) che affronti una volta e per tutte la riorganizzazione e le
razionalizzazione del sistema formativo professionalizzante postlauream del
giovane medico nel quale siano attivamente coinvolti tutti i soggetti
competenti: CRUI, Conferenza dei Presidi, la FNOMCeO e le Associazioni di
categoria. – afferma il Presidente del SIGM, Walter Mazzucco – Chiediamo,
altresì, che si proceda alla definizione ed applicazione delle Riforme
secondo un programma definito, per non lasciare nel limbo i circa 8000
giovani medici che aspirano nel corrente anno accademico ad accedere alla
specializzazione – concludono Martino Trapani, Marco Mafrici e Francesco
Macrì, del Comitato Organizzatore”.

Di seguito le proposte avanzate alla presenza del Vice Ministro della Salute,
Prof. Ferruccio Fazio, che è intervenuto alla Conferenza.

1) Definire con urgenza la data del Concorso per l’accesso alle scuole di
specializzazione di area sanitaria per il corrente A.A. 2009/2010. Diploma di
laurea abilitante, sul modello delle professioni sanitarie, calendarizzazione
del Concorso di accesso alle scuole di specializzazione espletato con
graduatoria unica nazionale, con inizio delle prove a novembre e delle
attività a gennaio, a partire dall’A.A. 2009/2011.

2) Allargare la rete formativa del giovane medico al territorio ed alle
strutture ospedaliere.

3) Riconoscimento degli anni di specializzazione, se caratterizzati da
produzioni scientifiche impattate e certificate, ai fini dell’accesso alla
dirigenza medica ed al ruolo di ricercatore. Valutazione e monitoraggio degli
standard formativi delle scuole di specializzazione ad opera degli
Osservatori Regionali della formazione medico specialistica.

4) Inquadramento dei medici in formazione in unica cassa previdenziale ENPAM.

5) Aumento del contingente di posti di specializzazione per far fronte al
turn over generazionale che nel 2020 registrerà il pensionamento di 70 mila
medici.

6) Limitare il fenomeno del precariato a cui sono sottoposti i Giovani Medici
negli Ospedali e nel Territorio.

Programma reperibile su www.giovanemedico.com,
www.sims.ms, www.giovanimedici.com

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