Articoli con tag: giovani

“Tutti in Inghilterra”, la fuga dei medici specializzandi

di Giulia Cimpanelli

Un vero e proprio esodo. E’ quello degli specializzandi medici che scelgono di intraprendere o ultimare la propria scuola di specializzazione oltreconfine, in particolare in Inghilterra. Negli ultimi anni, infatti, sono sempre di più i ragazzi che, una volta terminati i sei anni di università, decidono di spostarsi e optano per il Paese anglosassone.

Perché? “Per la scarsità di posti di lavoro in Italia, per inseguire condizioni retributive più allettanti (il compenso di uno specializzando in Inghilterra è circa il doppio di quello di un suo parigrado qui) e in particolare a causa di differenze nelle modalità formative: in Italia la formazione, anche per le specialità chirurgiche, è quasi del tutto teorica, mentre nei Paesi anglosassoni i neomedici vengono istruiti “facendo””, spiega il segretario generale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Luigi Conte.

Perché proprio in Inghilterra e non in altri Paesi europei? “La Gran Bretagna – prosegue – ha programmato male gli accessi alla facoltà di medicina negli ultimi decenni, perciò da alcuni anni c’è carenza di medici, soprattutto chirurghi”. In effetti, la motivazione economica passa in secondo piano:

“I soldi? Non è vero che in Italia si guadagna poco in specialità. La media salariale parte dai 1700 euro e supera di gran lunga quella nazionale. Anzi, questi compensi servono per tenere chiusa la bocca agli studenti sulle carenze formative. Si è mai sentito di uno sciopero degli specializzandi?”, commenta Luigi Magnano, 26 anni, iscritto alla scuola di specialità in Ortopedia all’Università di Brescia, in cerca di un posto in Inghilterra.

Sono dunque la carenza di opportunità e i limiti formativi a giocare il ruolo primario nell’emigrazione di medici: “Se fossi rimasta in Piemonte avrei sì trovato lavoro, ma di certo non nel mio ambito preferito e senza contratti e compensi adeguati – racconta Alessandra Nerviani, trentenne che ha appena concluso la scuola alla Queen Mary University di Londra – inoltre mi sono specializzata in un centro di ricerca e ora inizio un dottorato clinico: nel nostro Paese è impossibile unire i due percorsi”.

Non solo, più sono giovani e bravi, più i neodottori italiani sono delusi dalla situazione nostrana: “In Italia ogni giorno uno specializzando muore dentro”, afferma con convinzione Magnano. Un sistema antimeritocratico, una formazione carente e la scarsa attenzione ai giovani: queste le vere ragioni della fuga verso l’Inghilterra. “Invece di imparare a operare o diagnosticare ci usano come segretari di prestigio: ore e ore dietro una scrivania a sbrigare pratiche burocratiche”.

Ma essere assunti nel sistema ospedaliero anglosassone non è comunque cosa da poco: “E’ necessario iscriversi al General Medical Council, l’ordine inglese, e superare molti colloqui, prove pratiche e teoriche”. Inoltre sono fondamentali un’ottima conoscenza dell’inglese e la resistenza a ritmi di lavoro serrati: “Se qui uno specializzando lavora 40 ore settimanali – spiega Conte – là possono essere anche 70 o 80. Valutano anche la capacità di sopportazione”.

Le opportunità al di là della Manica, però, iniziano a scarseggiare. Ma un nuovo eldorado per i giovani laureati in cerca di prospettive esiste: “La Svezia richiede molti medici dall’estero perché ne è carente. – conclude Magnano – Il livello d’inglese richiesto è più accessibile e gli esami o gli anni di specialità già svolti in Italia vengono riconosciuti: ancora meglio”.

http://nuvola.corriere.it/2013/04/24/la-grande-fuga-in-inghilterra-dei-medici-specializzandi

twitter@GiuliaCimpa

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Giovani, uno su due sbaglia facoltà lo stipendio più alto ai neo-medici

di Marco Ferrante
il messagero

Nel 2011 si sono diplomati in Italia circa 450 mila ragazzi. Quest’anno saranno altrettanti. Che faranno dopo il diploma? Che cosa fare se siete uno studente di diciassette anni con il problema della scelta per il futuro o il genitore di uno studente di diciassette anni?

Una strada interessante è consultare Almalaurea, l’agenzia indipendente di cui parlava nella precedente puntata dell’inchiesta il prorettore dell’università «La Sapienza» Federico Masini. È un consorzio tra 64 atenei pubblici e privati che mette a disposizione un servizio di monitoraggio costante dei laureati (l’80% dei laureati italiani) e del loro destino lavorativo. I laureati possono mettere on-line i loro curriculum e chi deve iscriversi all’università può farsi un’idea del valore di mercato di una laurea. Ma il consorzio Almalaurea ti assiste anche nella fase preliminare dell’orientamento. Che cosa posso studiare? Che cosa è più adatto alle mie caratteristiche? Almalaurea ha un servizio che si chiama AlmaOrièntati. È un percorso fatto con un test che in pochi minuti fornisce una serie di indicazioni allo studente. E suggerisce anche – impressionisticamente quasi – le facoltà italiane che più si avvicinano alle sue inclinazioni.

Tiene conto di una serie di variabili, compresa quella sulle aspettative di reddito. Spiega Andrea Cammelli, professore di statistica all’Università di Bologna e direttore di Almalaurea, che uno dei problemi di questa fase è che «il 18 per cento delle matricole abbandona gli studi nei primi dodici mesi. Segno di una scelta non consapevole. Da lì parte il problema del collocamento. Aggiungiamo un’altra considerazione. Il 75% dei laureati delle triennali viene da famiglie in cui non ci sono ancora laureati. Significa che tre quarti di questi studenti universitari non può contare su una pregressa esperienza famigliare». Risultato, spesso i giovani sbagliano indirizzo. È interessante notare che tra le rilevazioni che Almalaura effettua sui laureati che hanno trovato un posto di lavoro c’è anche un’informazione sulla percentuale di quanti considerano inutile o poco utile la laurea conseguita rispetto alla quotidianità della vita lavorativa.

Ma l’attività più interessante dal punto di vista del rapporto tra università e mercato è la rilevazione condotta sui laureati a uno, tre e cinque anni dalla laurea. C’è molto materiale per riflettere. Si forniscono dati generali, per esempio la situazione occupazionale di 38.000 laureati nel 2007 svolta nel 2010 (il 7,1 per cento di chi ha risposto era disoccupato); oppure dati più specifici, facoltà per facoltà. Quanti sono i laureati in economia all’università di Bolzano nel 2007? Undici. Nel 2010 otto hanno risposto alla rilevazione da cui risulta che 4 hanno proseguito gli studi, 4 lavorano e guadagnano mediamente 1876 euro netti mensili. Sul sito non sono forniti dati più precisi sull’impiego – se sia in Provincia di Bolzano, se sia in Italia o all’estero. Però è già una prima indicazione, soprattutto se inserita in un’altra più ampia, quella da cui risulta che la laurea in economia ha in generale un buon collocamento sul mercato del lavoro.

Spiega Cammelli: «Noi facciamo queste indagini perché negli ultimi anni si è verificato un fenomeno con cui bisogna fare i conti. La popolazione giovanile dei 19enni tra il 1985 e il 2010 è calata del 38%. Si è ridotto il mercato degli studenti, anche se è aumentato il numero dei laureati (per quanto siamo ancora sotto la media Ocse: abbiamo 20 laureati su 100 tra i 24 e i 35 anni, mentre la media Ocse è 38 anni). Il calo della popolazione in età universitaria ha determinato un aumento della concorrenza tra gli atenei, ma questa concorrenza convive con una certa ritrosia al marketing. Le università sono molto attente a non diffondere i loro dati. Per attrarre gli studenti ci sono i career day, mentre orientarli all’interno di un ateneo è oggettivamente complicato: come può fare un rettore a dire vi consiglio questa facoltà e non quest’altra?».

Come si può fare ad arrivare a una indicazione più precisa di quelle che saranno le richieste per il futuro? «È molto difficile fornire delle previsioni. Noi dobbiamo tenere conto di due aspetti diversi che concorrono a rendere ardua la risposta a questo interrogativo. Al termine della scuola secondaria superiore, alla domanda rifareste questo percorso di studi il 50% degli studenti dice no, non lo rifarei. Quindi esiste un problema di orientamento. Ma l’orientamento deve fare i conti con un altro dato strutturale: il sistema di istruzione oggi deve preparare a lavori e tecnologie che non sono stati ancora inventati. Quindi, quello che dobbiamo capire è come insegnare a imparare. E non è uno scioglilingua».

Questi sono i problemi dell’orientamento, ma mentre ci muoviamo nel gomito di una crisi difficile, che indicazioni vengono dal mercato del lavoro? Dice Giovanni Valotti, professore di Economia delle aziende pubbliche e pro-rettore al triennio della Bocconi: «Innanzitutto bisogna notare che la crisi da un certo punto di vista aiuta il merito, perché le aziende sono più oculate nelle assunzioni. Le nostre statistiche confermano questo, non registrando alcuna flessione nei tempi di inserimento dei nostri laureati nel mercato del lavoro. Più in generale, nelle discipline economiche comunque si registra già una ripresa delle assunzioni di laureati sia nel comparto della finanza sia nell’industria».

Abbiamo spulciato nella miniera di Almalaurea, che – per chi vuole saperne di più – l’otto marzo presenterà a Roma alla Sapienza la nuova indagine sulla condizione occupazionale dei laureati. C’è un dato complessivo che illustra la situazione: su quasi 30.000 laureati preriforma nel 2005, nel 2010 hanno risposto tre quarti degli studenti e di questi lavora l’80,2%. Oltre l’8% per cento è impegnato in praticantato o altre attività di formazione post-universitaria. Il tasso di disoccupazione è dell’8,6%. Tra le facoltà più numerose, il tasso di disoccupazione più alto – tra 15,8 e 16,7% – riguarda Lingue. Lettere e Filosofia è al 14,9%, Conservazione dei beni culturali al 15,2%. Il tasso di disoccupazione più basso è quello di Medicina (2%), segue Scuola superiore d’interpreti (2,5%), Farmacia (2,7%), Ingegneria (2,9%), Architettura (4,8%). Giurisprudenza, considerata la laurea italiana per eccellenza, seconda per numero di laureati solo a Lettere, ha un tasso di disoccupazione del 9,5%, durata media degli studi di 8,3 anni, guadagno medio dopo 5 anni di 1191 euro al mese (sotto la media a causa dell’incidenza del praticantato), con la metà dei laureati impiegati nella libera professione.

Chi guadagna di più dopo cinque anni? I medici sopra i 2000 euro, gli ingegneri sopra i 1600 euro, i chimici industriali (facoltà che esiste solo a Bologna, 11 laureati nel 2005) sopra i 1500, i farmacisti sopra i 1400 euro. Si piazzano sopra i 1500 anche quei laureati in Lingue che riescono a trovare lavoro, in larga parte nell’istruzione o nel commercio. Ma quello che sarà tra cinque o dieci anni è in parte una scommessa. La visibilità sul futuro del mercato del lavoro a medio termine resta limitata.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=183116&sez=HOME_INITALIA

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Dimmi cosa mangi (e bevi) e ti dirò chi sei

Bere e baldoria o bere mediterraneo? Le tendenze dei giovani studenti  nell’alimentazione e il ruolo della dieta mediterranea oggetto  dell’iniziativa culturale della “Sapienza” al Policlinico Umberto I.
Roma, 16 aprile 2008. Venerdì 18 aprile 2008, alle 9.30,  al Policlinico Umberto I, presso l’Aula Bignami del Dipartimento di Patologia Generale, Viale Regina Elena 354, si svolgerà il convegno “Alimentazione dei giovani studenti: il ruolo fondamentale della dieta mediterranea”, iniziativa culturale e sociale dell’Università “La Sapienza” per gli studenti .

Interverranno il Magnifico Rettore prof. Renato Guarini, il Prorettore  prof. Luigi Frati.

I temi trattati sono quelli che riguardano il comportamento alimentare nei giovani d’oggi e il problema del consumo di alcool e vino, quando lo stesso diventa momento di aggregazione sociale; un tema estremamente delicato, da non considerare in maniera leggera e superficiale.

La società odierna non dà tempo al cibo, il pranzo è la pausa pasto e spesso viene consumato fuori casa; il tempo del cibo non è produttivo, va ridotto al minimo e spesso si continua a parlare di lavoro anche a pranzo.

E il vino? Il consumo di vino, tra i giovani ma soprattutto di alcolici è un fenomeno in forte incremento a livello nazionale ed internazionale, e si va diffondendo una cultura del bere orientata verso modelli di bindgedrinking (baldoria- bevendo), cioè di abuso concentrato in singole occasioni, che sono in contrasto con il “bere mediterraneo”, che privilegia il consumo del vino ai pasti.

Questi due temi verranno affrontati in particolare dal dott. Antonio Pacella, del Dipartimento di Fisiopatologia Medica della “Sapienza” e dal dott. Martino Massimiliano Trapani, Consigliere d’Amministrazione della “Sapienza, ma altri interventi che tratteranno il tema in oggetto saranno motivo di discussione da parte relatori alconvegno.

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Dagli studenti di Roma “profonda tristezza” per la visita del Papa annullata alla Sapienza

La cancellazione della visita del Santo Padre prevista per oggi all’Università ”La Sapienza” è motivo di profonda tristezza per la comunità universitaria. Ad affermarlo è Martino Trapani, Membro del C.d.a Sapienza Università di Roma.

La libertà di parola è un diritto irrinunciabile in un paese civile basato sulla tolleranza e sul rispetto reciproco. Ogni atto che nega tale libertà è inaccetabile.

Esprimo enorme amarezza, aggiunge Trapani, per gli attegiamenti di intolleranza verbale e di comportamenti a cui abbiamo assistito in questi giorni nel nostro ateneo.

E’ inconcepibile che nella più grande università europea sia negato il diritto di parola alla massima autorità religiosa presente nel nostro paese. Tanto piu’ che la laicità è la cifra della civiltà di un Paese, della libertà di espressione, dell’attitudine al confronto. Mi rammarica il fatto che tutto questo sia stato impedito.

Spero che tale episodio non costituisca un pericoloso precedente e sono fiducioso del fatto che il Rettore non farà mancare ancora una volta il suo contributo per rasserenare il clima all’interno nell’Università.

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Dimmi come mangi (e bevi) e ti dirò chi sei:

Due bicchieri e mezzo di vino al giorno uniti alla dieta mediterranea come “elisir” della salute. Lo dicono medici ed esperti di vini ad un convegno che si è svolto all’Umberto I che trattava il problema delle cattive abitudini alimentari nei giovani d’oggi.

Il timballo di maccheroni servito

da tre servitori su un vassoio

d’argento, durante il pranzo

dato dal Principe di Salina, nel famoso “Gattopardo”

di Tomasi di Lampedusa, è uno dei

primi piatti più celebri nella letteratura italiana.

L’oro brunito dell’involucro, una sorta

di glassa, il profumo di zucchero e cannella

che si sprigiona, il vapore carico di aromi:

squarciando la crosta si intravedono fegatini

di pollo, uova sode, prosciutto, tartufi. Tutti

i commensali dimenticano le buone maniere

per lanciarsi sul prelibato pasto, assaporando

i sapori di una dieta che più mediterranea

non si può. E proprio di dieta mediterranea

hanno parlato medici ed esperti enologi durante

il convegno che si è svolto all’Umberto

I, il 18 aprile scorso: “Alimentazione dei

giovani studenti: il ruolo fondamentale della

dieta mediterranea”

. I ritmi della società

moderna hanno trasformato il pranzo in un

momento fugace e si diffonde soprattutto tra

i giovani, il

bindgedrinking (baldoria-bevendo).

Il pranzo è una pausa pasto, durante la

quale si continua a parlare di lavoro, non è

un momento produttivo. Sempre più diffuso

il fuori pasto (patatine, snack al cioccolato,

pizzette) e il pasto “light”, con un ridotto contenuto

di lipidi, le carni magre, e si riduce il

consumo di frutta e verdura. Abitudine tutta

americana che ha portato alla “globesità”,

quando in altri paesi si ripropone la nostra

dieta mediterranea: un occhio alla bilancia

ma soprattutto alla salute. In Italia, una persona

su 10 è obesa; molti ricorrono a diete

“fai da te”, che possono portare ad un calo

ponderale ma vengono meno le corrette abitudini

alimentari che stanno alla base di una

dieta bilanciata. Il termine dieta viene dal

greco “diaita”, “modo di vivere”, non significa

restrizione alimentare. Una dieta equilibrata

prevede un buon apporto di frutta e

verdure (almeno 5 porzioni nell’arco della

giornata) e una riduzione di zuccheri e dolci

e di succhi di frutta. Evitare le carni grasse

e i salumi, le margarine, che aumentano il

colesterolo, usare il buon olio extra vergine,

abbondiamo in cereali il pesce, anche surgelato

(quello azzurro contiene i preziosi grassi

insaturi omega 3 in quantità anche superiore

che quello bianco!), i legumi, ricchi di ferro,

il latte. Poco sale, niente fritti a favore

della cucina a vapore, al forno, al cartoccio

e beviamo molta acqua… senza disdegnare

il vino! Giuseppe Trapani, gastroenterologo

ed enologo, probabilmente consiglierebbe

“un buon rosso sui 12 gradi, due bicchieri

e mezzo al giorno, durante i pasti e non prima

dei 18 anni, a sviluppo inoltrato”. Ma

la tendenza che preoccupa maggiormente

è l’abuso di alcool tra i giovani. “Si sta

diffondendo una vera e propria cultura del

bindgedrinking, cioè fare baldoria bevendo

– dice il dott. Martino Massimiliano Trapani,

Consigliere d’Amministrazione della Sapienza,

Università di Roma – ma l’uso sconsiderato

di alcolici può provocare patologie

come la cirrosi, oltre ad essere un pericolo

per gli altri, quando questi ragazzi si mettono

al volante”.

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Ovaldo Murri alla Sapienza di Roma

 

Una vera lezione di vita e di corretta alimentazione dedicata ai giovani universitari dell’Università della Sapienza di Roma, quella tenutasi venerdì 18 aprile, presso l’Aula Bignami del Dipartimento di Patologia Generale.

Dalla Storia dell’alimentazione umana greco romana, al comportamento alimentare dei giovani d’oggi, fino a tracciare il rapporto tra Vino e salute e Dieta Mediterranea, i relatori si sono confrontati con una platea di laureandi attenta ed interessata. Si è passati inoltre a trattare il Vino come Mezzo di Comunicazione, l’Analisi Organolettica e Sensoriale come strumento di rintracciabilità della qualità del vino e infine, l’esigenza di una moderna e più efficace politica di marketing del vino, la conclusione delle comunicazioni al policlinico romano. Osvaldo Murri, nella sua comunicazione ha evidenziato la difficoltà di moltissimi giovani quando si trovano d’avanti ad un bicchiere di vino. Spesso non sanno come comportarsi e tanto meno sanno cosa valutare di quel vino, come valutarlo e se corrisponde alle informazioni ricevute di quel vino appena ordinato. Un vuoto che le scuole non hanno ancora colmato, rimaste a tuttoggi nell’alveo della formazione para-commerciale del vino. Tre i cardini fondamentali trattati: il primo, entrare a tutto campo nella qualità del vino, ovvero, cosa si intende per qualità (è stata presentata la definizione), i parametri che definiscono la qualità del vino (è stata illustrata la formula parametrale), come si rintraccia la qualità del vino e di ogni vino (è stata spiegata ed illustrata la struttura piramidale della rintracciabilità). Murri ha anche dimostrato come è possibile, attraverso l’esame organolettico del prodotto, effettuato con i propri cinque sensi, misurare anche il livello della qualità di un vino. Alla presenza anche di illustri docenti si è soffermato sul ruolo del nostro apparato sensoriale composto dalla nuova classe dei “Chemosensori Olfattivi”, dei “Marcatori Bio-Sensoriali e dai “Liganti”, vere sentinelle del corpo umano, presenti non solo nel sistema nervoso. Murri ha però sottolineato la necessità di una migliore e radicale informazione ai giovani da parte dei produttori vitivinicoli, rispetto qualità dei loro vini, arrivando a proporre – anche attraverso lo strumento di legge – la trascrizione delle principali componenti del vino, in retro-etichetta, la rintracciabilità del prodotto e la durata di quel vino, fornendo agli uditori prove documentate di produttori che da tempo hanno intrapreso questa pratica informativa e che fanno della qualità non solo il loro prodotto, ma anche la loro azienda. Il vino, come altri prodotti alimentari di pregio, deve essere comparato per livello di qualità e questo comporta una selezione molto ferrea a garanzia della salute umana.

PRESESIDENZA:
Prof. Renato Guarini Magnifico Rettore Sapienza Università di Roma
Prof. Luigi Frati Prorettore Sapienza Università di Roma
Moderatore : Prof. Antonio Boccia-Sapienza Università di Roma
PRIMA COMUNICAZIONE:
“Storia dell’alimentazione umana : Usi e Costumi nell’antichità “
Prof. Luciana Rita Angeletti – Dipartimento Storia della Medicina – Sapienza Università di Roma
SECONDA COMUNICAZIONE:
” Il comportamento alimentare nei giovani d’oggi “
Dott. Antonio Pacello –Dipartimento di Scienze della Nutrizione – Sapienza Università di Roma
TERZA COMNICAZIONE:
“Il Vino Ed I Giovani “ Dott. Martino Massimiliano Trapani –
Consigliere D’Amministrazione Sapienza Università di Roma
QUARTA COMUNICAZIONE:
“Vino e salute tra propaganda e realtà “
Prof. Andrea Ghiselli Istituto Nazionale di Ricerca per gli – Alimenti e la Nutrizione
QUINTA COMUNICAZIONE:
“Il ruolo della Dieta Mediterranea nel progetto salute umana “
Dr. Giuseppe Salvatore Trapani Gastroenterologo –
SESTA COMUNICAZIONE:
“Il Vino Come Mezzo Di Comunicazione” – Dott. Emilio Scalise
Dirigente Medico Az. Policlinico Umberto 1 Di Roma –Giornalista pubblicista
SETTIMA COMUNICAZIONE:
“ L’Analisi Sensoriale come strumento di rintracciabilità della qualità del vino “
Mr. Osvaldo Murri – Analista sensoriale – Cremona
OTTAVA COMUNICAZIONE:
“Il Marketing Del Vino ” Prof. Dino Taschetta – Presidente Cantina
Sociale Colomba Bianca Mazara Del Vallo (Tp )- Esperto In Marketing Internazionale
NONA COMUNICAZIONE:
“ Expofood Italy “ – Dott. Luca Maria Anghinelli – Presidente Expofood Italia – Roma

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ERICE. CONCLUSO IL PRIMO CORSO “GESTIRE L’OSPEDALE”

Si e’ concluso ad Erice il primo Corso “GESTIRE L’ OSPEDALE”, che ha riunito presso la Scuola Superiore di Epidemiologia e Medicina Preventiva della Fondazione Majorana i futuri Direttori Sanitari, attualmente in formazione presso le Scuole di Specializzazione di Igiene di diverse Università d’Italia. Circa 70 medici con 40 docenti hanno animato la comunità ericina. Lo spirito della Scuola Ettore Majorana di accomunare corsisti e docenti anche nei momenti informali e conviviali vissuti presso gli accoglienti e gustosi ristoranti del gioiello trapanese, è stato rispettato .

Diversi gli argomenti trattati e successivamente approfonditi, con momenti di discussione tra i medici in formazione. Requisiti minimi, controllo delle diverse attività ospedaliere, prestazioni di eccellenza, problematiche condivise con riflessioni su esperienze operative locali, ma applicabili a realtà nazionali. Esperienze a confronto tra medici di Direzione sanitaria, accomunati dalla capacità di affrontare le difficoltà che caratterizzano la gestione ospedaliera. Dal Nord – Piacenza, per il Dott. Vincenzo Russo – al Sud – Catania, per la Dott.ssa Loredana Longhitano – nessuna differenza apprezzabile:  gestire un ospedale non è da tutti, e non s’inventa. “Le qualità richieste sono multidisciplinari e senza possibilità di definirle nei limiti, e conseguentemente nei contenuti”.

Su aspetti di analisi dei rischi in sala operatoria utilizzando indicatori specifici, il Prof. Umberto Moscato del Policlinico Gemelli di Roma ha sviluppato ambiti di ricerca metodologici. Un seminario “straordinario” è stato realizzato dal Dott. Emilio Scalise, membro dell’ unità di crisi del Policlinico Umberto I di Roma, con lo scopo di affrontare un momento di riflessione sulle maxi-emergenze che possono coinvolgere qualunque ospedale in ogni momento, con ricadute assistenziali e sociali, come il recente terremoto abruzzese ha reso evidente. Una paziente opera di coinvolgimento e di amalgama tra i partecipanti è stata realizzata dagli organizzatori, il trapanese Dott. Martino Massimiliano Trapani, attualmente impegnato in un percorso formativo nel Policlinico Universitario romano della Sapienza, ed il Dott. Valerio Paolini, coordinati dal Dott. Emilio Scalise, del Policlinico Umberto I di Roma.

La Prof.ssa Daniela D’Alessandro ed Il Prof. Gaetano Maria Fara, co-Direttori del corso, entrambi della Sapienza Universita’ di Roma, hanno realizzato con pazienza e metodo il primo appuntamento culturale e professionale rivolto in esclusiva ai futuri Direttori Sanitari, che non dimenticheranno così facilmente l’esperienza formativa vissuta, i profumi e l’accoglienza di Erice, che caratterizzano da sempre la sicilianità nel mondo.

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Ad Erice gli aspiranti Direttori sanitari italiani

Un Corso che nasce dall’esigenza di rappresentare i diversi aspetti caratterizzanti l’attività del Direttore Sanitario negli ospedali italiani. Autorevoli relatori provenienti da realtà ospedaliere diverse, ma con esempi d’eccellenza, permetteranno di portare aspetti gestionali all’attenzione di giovani medici provenienti dalle scuole di specializzazione in Igiene e medicina preventiva di tutta la penisola.
Un Corso che nasce dall’esigenza di rappresentare i diversi aspetti caratterizzanti l’attività del Direttore Sanitario negli ospedali italiani.
Autorevoli relatori provenienti da realtà ospedaliere diverse, ma con esempi d’eccellenza, permetteranno di portare aspetti gestionali all’attenzione di giovani medici provenienti dalle scuole di specializzazione in Igiene e medicina preventiva di tutta la penisola.
Ad Erice si svolgerà il primo corso a livello nazionale come "gestire l’ospedale", organizzato dal Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica dell’Università Sapienza di Roma. In occasione dell’apertura dei lavori, tra le autorità regionali siciliane e delle associazioni scientifiche nazionali, la presenza del Rettore dell’Università Sapienza Prof. Luigi Frati è la dimostrazione dell’impegno ultraventennale dell’università romana, nella formazione dei diversi Direttori sanitari attualmente impegnati nella gestione ospedaliera in tutta Italia.
Tra gli iscritti, molti specializzandi siciliani, in rappresentanza delle Università che si impegnano a fornire una formazione aperta ad ogni confronto, in termini di managerialità ad altissimo livello.
Tra gli organizzatori, uno specializzando in Igiene siciliano il Dott. Massimiliano Trapani, già impegnato in un percorso formativo presso la Direzione sanitaria del Policlinico universitario Umberto I di Roma, considerato per diverse ragioni, il più complesso a livello europeo.
Sempre, proveniente dalla Direzione sanitaria di questo Policlinico romano, il Dott. Emilio Scalise che oltre a coordinare il gruppo di organizzatori, in qualità di esperto in maxi-emergenze ospedaliere, affronterà un argomento purtroppo divenuto negli ultimi giorni ancora di attualità, per il terremoto che ha coinvolto la popolazione abruzzese: la risposta ospedaliera a livello di medicina delle catastrofi.
Ogni ospedale, anche se di piccole dimensioni, è al centro di responsabilità difficilmente prevedibili.
Il Direttore Sanitario è un medico, chiamato ad assicurare competenze multidisciplinari, difficilmente quantificabili in termini di contenuti, per la continua evoluzione ed aggiornamento.
Ad Erice, nel Centro scientifico Majorana del Direttore scientifico del Prof. Antonino Zichichi, si produrrà un contributo scientifico ad altissimo livello.
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