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Professione medica (e cittadino) in pericolo

Bollettino Ordine Provinciale Medici Chirurghi e Odontoiatri Milano Gennaio-Marzo 2011

Di Ugo Garbarini

 

Un problema importante, che si affaccia all’orizzonte del mondo sanitario ma che già era previsto come una incombente minaccia, è quello della progressiva carenza di personale medico. Recentemente è stato rilevato che, a tutt’oggi, mancano 47.000 medici. Questa carenza è stata sino ad ora fronteggiata con l’assorbimento dei laureati della bolla degli anni ’80 ma il futuro si prefigura drammatico.  E’ prevista l’uscita dalla professione attiva entro il 2025 del 38% dei medici che oggi hanno un’età tra i 51 e i 59 anni e di poco cambiano le prospezioni se si aumenta di due anni l’uscita dal servizio attivo.  Si prevede un’uscita nei prossimi 10-15 anni di 115.000 medici: lascerà la professione il 48% dei medici della dipendenza, il 62% dei medici convenzionati per la Medicina Generale, il 58% dei pediatri di libera scelta, il 55% degli specialisti ambulatoriali. Nel contempo, si allarga sempre più assurdamente la forbice tra le iscrizioni all’Università ed il fabbisogno di medici. Questo è il frutto di un’incapacità di previsione e quindi di programmazione: dalla liberazione degli accessi a Medicina con la legge Codignola e la conseguente pletora con la dequalificazione dei contenuti formativi alla carenza di fatto già presente a dimostrazione dell’incapacità dei reggitori della cosa pubblica di pensare molto, molto avanti spinti solo dal quotidiano: la politica delle pezze applicate qua e là ove si rendono necessarie.
Ci si verrà a trovare come l’Inghilterra con la necessità di chiamare medici da ogni dove per operirne la mancanza. Il momento critico è previsto a partire dal 2015 ma, già oggi, mancano radiologi e anestesisti per non parlare dei pediatri, degli ortopedici, dei ginecologi.
Questo è stato l’argomento dibattuto nel corso del Convegno romano indetto dalla FNOMCeO nei giorni 2-3 dicembre. Il punto nodale è la riqualificazione della professione soprattutto dal punto di vista “umanistico” ma si è focalizzata l’attenzione sull’urgenza di ribaltare, modificandola, la politica di ingresso alla Facoltà, eliminando o riducendo quegli assurdi test nozionistici, sostituendoli magari con test psicoattitudinali che potrebbero dare più qualità alla professione.
Ma a poco servirebbe aumentare il numero degli accessi a Medicina, solo modestamente aumentato in questi ultimi tempi, se non si dilata il collo di bottiglia dell’accesso alle specializzazioni. E’ necessario togliere quell’assurda disposizione per cui solo specialisti possono entrare negli ospedali formando gli stessi, piccoli numeri comunque, nelle corsie universitarie. Occorre che l’Università faccia qualche passo indietro e nulla togliendo delle loro competenze, consentire che gli Ospedali , avendone i requisiti, diventino centri di formazione degli specialisti affiancando le scuole di specializzazione. Si eliminerebbe il buco temporale e il vuoto assistenziale nell’attesa che dalle Scuole di Specialità escano i pochi specialisti formati premessa obbligatoria per entrare nel ruolo ospedaliero. A fronte dell’indebolimento del comparto medico abbiamo segnali preoccupanti da altre parti: nel momento in cui si parla di abolizione degli Ordini professionali, ne sono in gestazione cinque nuovi con ventidue albi di professioni sanitarie indipendenti.
La sovrapposizione di queste con gli ambiti lavorativi propriamente medici prefigura scenari di conflitti soprattutto laddove i medici siano carenti.  In alcune regioni quali la Toscana e l’Emilia con il progetto “see and treat” e con il “fast and track surgery” già si invade violentemente l’ambito medico della diagnosi e della cura, attribuendo ad infermieri pur “adeguatamente formati” decine di funzioni di pertinenza medica.  Ci siamo opposti, aderendo alla denuncia alla Procura fatta dall’Ordine di Bologna prefigurandosi n capo ai medici, comunque considerati responsabili, ipotesi di prestanomismo e agli esecutori, di abusivismo.  Non mancano segnali anche nella nostra regione. Si sta inserendo in Lombardia, si direbbe quasi alla chetichella, qua e là in qualche provincia, un’operazione di riforma del servizio del “118” che prevede la scomparsa del medico sostituita dall’infermiere ovviamente “adeguatamente formato”.  Queste operazioni non sono esenti da evidenti criticità: da un punto di vista della difesa del cittadino e, perché no, della nostra categoria che vede molti medici del tutto disoccupati o sotto-occupati con paghe orarie indegne.
La medicina è professione, lo si riconosca, difficile che richiede tanto sapere e tanto saper fare. Il medico è formato per questo e non a caso la facoltà medica è quella che, da sempre, ha richiesto più anni di studio, anni che ora sono ancor più aumentati quando si pensi ai corsi di specializzazione e a quelli di formazione per il medico di medicina generale, vera e propria nuova specialità.
E’ anche evidente che, nell’emergenza e nell’urgenza, non si tratta solitamente di fare diagnosi di difficili e rare patologie ma si tratta, pur sempre, di essere in grado di operare una tempestiva valutazione delle condizioni per attuare un’ altrettanto tempestiva terapia di supporto e di stabilizzazione delle condizioni. Qual è per tutto questo l’adeguata formazione di qualche mese peraltro di figure diverse da quella del medico? Perché non è poca cosa quella che si richiede agli infermieri dei Msi nel momento in cui si parla di effettuare la “valutazione dell’evento e del paziente (diagnosi!) incluso il riconoscimento di condizioni complesse (!!) che vengono rilevate e trasmesse al medico presente nella centrale operativa attraverso la telemetria e le telecomunicazioni…”. Su questa base si afferma, ciò non di meno, che il medico della Coeu (acronimo di centrale operativa emergenze-urgenze) è “responsabile della formulazione dell’ipotesi diagnostica e dell’eventuale prescrizione farmacologica”.  L’Ordine ha preso una posizione netta contro il documento “ruoli e funzioni del medico nelle equipe multi professionali” con un forte richiamo e altrettanto forte richiesta di intervento della Federazione sul tema dalla quale ci si aspetterebbe una maggior forza di intervento.  La clinica non esiste più, la semeiotica a seguire, la medicina, come andrebbe praticata, anche. Ipotizziamo, così tanto per fare un esempio, il caso di un paziente affetto da una pur rara angina di Prinzmetal in cui l’onda lesionale patognomonica, al momento della registrazione elettrocardiografica, si è già riportata all’isoelettrica. Il tracciato, che può essere del tutto normale, trasmesso in telemetria al medico responsabile (in realtà semplice lettore) non potrà che indurlo a formulare un giudizio di normalità. Cosa succederà?
Sono tutte fughe in avanti sottese da motivazioni anche, all’apparenza, etiche: aumentare gli stazionamenti di pronto soccorso, ridurre i costi, in sostanza dare di più in quantità spendendo di meno. Ma, come da sempre sosteniamo, la strada perseguita può essere fonte di molti dispiaceri.
Non parliamo poi delle farmacie assunte al rango di punto centrale dell’assistenza sanitaria con la fornitura di molti servizi anche diagnostico-strumentali. Si comincia sempre da qualche esperienza nata in altre realtà geodemografiche che vengono poi trasferite, pari pari, nel nostro contesto. Su un recente numero degli Archives of Internal Medicine (170:1634-1639) si esperimenta il coinvolgimento dei farmacisti nel trattamento e nella gestione dell’ipertensione arteriosa con possibilità di aggiustamento anche della terapia.  L’Ordine ha fatto sentire la sua forte (ma flebile nel contesto del silenzio altrui) voce contro il D.Lgs 153/2009 sulla centralità delle farmacie nel coordinare l’attività di infermieri e medici del territorio.  Questa è una situazione che impone tempestivi e robusti interventi da parte della Federazione e da parte dei singoli Ordini per la difesa della Medicina, del cittadino e degli iscritti già sin troppo penalizzati ed umiliati.

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Sigm su Sos medici, Osservatori regionali e abilitazione anticipata

Milano, 2 mag. (Adnkronos Salute) – Istituire Osservatori regionali per monitorare lo stato occupazionale dei medici, programmando di conseguenza l’accesso alla formazione universitaria; anticipare l’abilitazione dei camici bianchi, così da accelerare l’ingresso di nuovo personale nelle corsie ospedaliere. Queste, in sintesi, le proposte del Segretariato italiano giovani medici (Sigm) per fronteggiare la carenza di medici prospettata più volte dalla Federazione nazionale degli Ordini e sotto i riflettori nelle ultime settimane in Lombardia, dove entro il 2015 verrà perso il 40% dei dottori attualmente in servizio. Un’emergenza che riguarda tutto il Pese e che secondo il Sigm richiede l’attivazione di un tavolo tecnico ad hoc tra i ministeri della Salute e dell’Istruzione, università e ricerca, per discutere ed elaborare una proposta di riordino complessivo del sistema. Dopo la provocazione lanciata dall’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani, che sta studiando insieme ai presidi alcune ipotesi per rivedere i limiti all’accesso alle Facoltà di medicina, e dopo la diffida indirizzata al Miur dal Codacons, che invita il ministro Gelmini ad abolire il numero chiuso per «far cessare gli effetti lesivi del diritto allo studio e alle professioni», il Sigm sostiene che «non è l’abolizione del numero chiuso la soluzione alla carenza di medici in Italia. Le ragioni di tale fenomeno – spiega in una nota – sono riconducibili a una non ottimale programmazione del fabbisogno di professionalità mediche, unitamente all’attesa media di occupazione pari a 15-16 anni (non includendo i limiti alle assunzioni imposti dai Piani di rientro) per uno studente italiano che si iscrive al primo anno di Medicina».
«Quello medico – osserva il Sigm – è l’unico ambito in cui il diritto allo studio trova un limite naturale nel diritto alla salute dei cittadini». E «lo dimostra – continua il comunicato – l’esperienza del fenomeno della ‘pletora medica’ conseguente all’accesso incontrollato alle Facoltà mediche, registratosi tra gli anni ’80 e ’90: il sovradimensionamento del contingente di medici, sia per la mancanza di spazi occupazionali sia per la non sempre qualitativamente ottimale formazione conseguente a oggettivi problemi di carattere organizzativo, ha creato una generazione di medici che hanno progressivamente perduto le motivazioni iniziali che li avevano spinti ad intraprendere l’impegnativo percorso della medicina; tutto ciò a discapito della qualità delle prestazioni erogate e quindi della salute dei cittadini». Secondo il Segretariato italiano giovani medici, «la programmazione quali-quantitativa delle professionalità mediche deve essere funzione del bisogno di salute espresso dalla popolazione e non delle potenzialità formative delle università». A riguardo, dunque, il Sigm propone l’istituzione di Osservatori regionali per monitorare lo stato occupazionale dei medici, perché «è sempre più necessario dotare le Regioni di strumenti intelligibili per effettuare una programmazione coerente e che abbia capacità di adattarsi all’evoluzione continua del dato epidemiologico».
Al contempo, «si dovrebbe procedere al generale riordino del sistema formativo-professionalizzante del medico, dal corso di laurea in medicina al post-lauream, allineando al contesto Ue i tempi medi di ingresso dei medici italiani nel mondo del lavoro. Ciò anche al fine di contenere il trend in ascesa di giovani medici italiani che emigrano all’estero non soltanto per completare la propria formazione, ma sempre più per trovare lavoro alla luce dalle maggiori possibilità in termini tanto di progressione di carriera quanto di arricchimento professionale, sociale ed umano. Infatti, oltre ad una retribuzione sensibilmente più elevata rispetto a quelle offerte in Italia, all’estero si ha la possibilità di avere un contratto “permanent” (a tempo indeterminato) nel giro un anno o due al massimo. Un medico italiano è in genere assunto dal Ssn ad un’età in cui un medico inglese diventa “consultant”, ovvero cessa il rapporto come dipendente per diventare una forma di consulente e libero professionista». Pertanto il Sigm propone di «anticipare nel contesto del corso di laurea in medicina e chirurgia il tirocinio professionalizzante dell’esame di stato (laurea professionalizzante) e rendere abilitante alla professione il concorso di accesso alla specializzazione (parimenti al concorso annuale per l’accesso al corso specifico di medicina generale): i vincitori del concorso e i non vincitori, a patto di superare una soglia minima, conseguirebbero in tal modo l’idoneità all’esercizio della professione». Il Segretariato è anche «a favore dell’adozione di un sistema a graduatoria unica su base nazionale, in modo da introdurre criteri di valutazione quanto più possibile oggettivi ed uniformi ai fini dell’accesso alla formazione medica. Il tutto a patto che tale riforma sia sostenuta dagli idonei strumenti necessari per eliminare le differenze di reddito e sostenere gli studenti e i medici più meritevoli e capaci. I giovani medici – chiude la nota – chiedono che venga istituito un tavolo tecnico interministeriale, Università e Salute, che possa elaborare una proposta di riordino dell’attuale sistema formativo-professionalizzante del giovane medico, che dovrebbe fondarsi su rete formativa integrata tra università, territorio ed ospedali».

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Sigm, per l’occupazione dei medici occorre istituire osservatori regionali

Da Dottnet di Silvio Campione

Istituire Osservatori regionali per monitorare lo stato occupazionale dei medici, programmando di conseguenza l’accesso alla formazione universitaria; anticipare l’abilitazione dei camici bianchi, cosi’ da accelerare l’ingresso di nuovo personale nelle corsie ospedaliere.
Queste, in sintesi, le proposte del Segretariato italiano giovani medici (Sigm) per fronteggiare la carenza di medici prospettata piu’ volte dalla Federazione nazionale degli Ordini e sotto i riflettori nelle ultime settimane in Lombardia, dove entro il 2015 verra’ perso il 40% dei dottori attualmente in servizio.

Un’emergenza che riguarda tutto il Pese e che secondo il Sigm richiede l’attivazione di un tavolo tecnico ad hoc tra i ministeri della Salute e dell’Istruzione, universita’ e ricerca, per discutere ed elaborare una proposta di riordino complessivo del sistema.
Dopo la provocazione lanciata dall’assessore lombardo alla Sanita’ Luciano Bresciani, che sta studiando insieme ai presidi alcune ipotesi per rivedere i limiti all’accesso alle Facolta’ di medicina, e dopo la diffida indirizzata al Miur dal Codacons, che invita il ministro Gelmini ad abolire il numero chiuso per “far cessare gli effetti lesivi del diritto allo studio e alle professioni”, il Sigm sostiene che “non e’ l’abolizione del numero chiuso la soluzione alla carenza di medici in Italia. Le ragioni di tale fenomeno – spiega in una nota – sono riconducibili a una non ottimale programmazione del fabbisogno di professionalita’ mediche, unitamente all’attesa media di occupazione pari a 15-16 anni (non includendo i limiti alle assunzioni imposti dai Piani di rientro) per uno studente italiano che si iscrive al primo anno di Medicina“.  “Quello medico – osserva il Sigm – e’ l’unico ambito in cui il diritto allo studio trova un limite naturale nel diritto alla salute dei cittadini”. E “lo dimostra – continua il comunicato – l’esperienza del fenomeno della ‘pletora medica’ conseguente all’accesso incontrollato alle Facolta’ mediche, registratosi tra gli anni ’80 e ’90: il sovradimensionamento del contingente di medici, sia per la mancanza di spazi occupazionali sia per la non sempre qualitativamente ottimale formazione conseguente a oggettivi problemi di carattere organizzativo, ha creato una generazione di medici che hanno progressivamente perduto le motivazioni iniziali che li avevano spinti ad intraprendere l’impegnativo percorso della medicina; tutto cio’ a discapito della qualita’ delle prestazioni erogate e quindi della salute dei cittadini”.Secondo il Segretariato italiano giovani medici, “la programmazione quali-quantitativa delle professionalita’ mediche deve essere funzione del bisogno di salute espresso dalla popolazione e non delle potenzialita’ formative delle universita’”. A riguardo, dunque, il Sigm propone l’istituzione di Osservatori regionali per monitorare lo stato occupazionale dei medici, perche’ “e’ sempre piu’ necessario dotare le Regioni di strumenti intelligibili per effettuare una programmazione coerente e che abbia capacita’ di adattarsi all’evoluzione continua del dato epidemiologico”.
Al contempo, “si dovrebbe procedere al generale riordino del sistema formativo-professionalizzante del medico, dal corso di laurea in medicina al post-lauream, allineando al contesto Ue i tempi medi di ingresso dei medici italiani nel mondo del lavoro. Cio’ anche al fine di contenere il trend in ascesa di giovani medici italiani che emigrano all’estero non soltanto per completare la propria formazione, ma sempre piu’ per trovare lavoro alla luce dalle maggiori possibilita’ in termini tanto di progressione di carriera quanto di arricchimento professionale, sociale ed umano”.
“Infatti, oltre ad una retribuzione sensibilmente piu’ elevata rispetto a quelle offerte in Italia, all’estero si ha la possibilita’ di avere un contratto ‘permanent’ (a tempo indeterminato) nel giro un anno o due al massimo. Un medico italiano e’ in genere assunto dal Ssn ad un’eta’ in cui un medico inglese diventa ‘consultant’, ovvero cessa il rapporto come dipendente per diventare una forma di consulente e libero professionista”.Pertanto il Sigm propone di “anticipare nel contesto del corso di laurea in medicina e chirurgia il tirocinio professionalizzante dell’esame di stato (laurea professionalizzante) e rendere abilitante alla professione il concorso di accesso alla specializzazione (parimenti al concorso annuale per l’accesso al corso specifico di medicina generale): i vincitori del concorso e i non vincitori, a patto di superare una soglia minima, conseguirebbero in tal modo l’idoneita’ all’esercizio della professione”.
Il Segretariato e’ anche “a favore dell’adozione di un sistema a graduatoria unica su base nazionale, in modo da introdurre criteri di valutazione quanto piu’ possibile oggettivi ed uniformi ai fini dell’accesso alla formazione medica. Il tutto a patto che tale riforma sia sostenuta dagli idonei strumenti necessari per eliminare le differenze di reddito e sostenere gli studenti e i medici piu’ meritevoli e capaci. I giovani medici – chiude la nota – chiedono che venga istituito un tavolo tecnico interministeriale, Universita’ e Salute, che possa elaborare una proposta di riordino dell’attuale sistema formativo-professionalizzante del giovane medico, che dovrebbe fondarsi su rete formativa integrata tra universita’, territorio ed ospedali”.

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Giovani Medici (SIGM): no al numero chiuso, sì al numero programmato

<<Non è l’abolizione del numero chiuso la soluzione alla carenza di medici in Italia, prospettata dalla FNOMCeO sulla base dei dati sui trend demografici della professione medica. Le ragioni di tale fenomeno sono riconducibili ad una non ottimale programmazione del fabbisogno di professionalità mediche, unitamente all’attesa media di occupazione pari a 15-16 anni (non includendo i limiti alle assunzioni imposti dai Piani di rientro) per uno studente italiano che si iscrive al primo anno di Medicina>>. Lo afferma il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), intervenendo sul dibattito scaturito a seguito della diffida a “far cessare gli effetti lesivi del diritto allo studio e alle professioni”, con particolare riferimento all’accesso alle Facoltà mediche, che il Codacons ha indirizzato al Ministero dell’Istruzione, università e ricerca. <<Quello medico è l’unico ambito in cui il diritto allo studio trova un limite naturale nel diritto alla salute dei cittadini>>. Lo dimostra l’esperienza del fenomeno della Pletora medica, conseguente all’accesso incontrollato alle Facoltà Mediche, registratosi tra gli anni ’80 e ’90: il sovradimensionamento del contingente di medici, sia per la mancanza di spazi occupazionali, sia per la non sempre qualitativamente ottimale formazione conseguente a oggettivi problemi di carattere organizzativo, ha creato una generazione di medici che hanno progressivamente perduto le motivazioni iniziali che li avevano spinti ad intraprendere l’impegnativo percorso della medicina; tutto ciò a discapito della qualità delle prestazioni erogate e quindi della salute dei cittadini. La programmazione quali-quantitativa delle professionalità mediche deve essere funzione del bisogno di salute espresso dalla popolazione e non delle potenzialità formative delle Università. A riguardo il S.I.G.M. propone l’istituzione di Osservatori Regionali per monitorare lo stato occupazionale dei medici perché <<è sempre più necessario dotare le Regioni di strumenti intelligibili per effettuare una programmazione coerente e che abbia capacità di adattarsi all’evoluzione continua del dato epidemiologico>>. Al pari, si dovrebbe procedere al generale riordino del sistema formativo-professionalizzante del medico, dal corso di laurea  in medicina al post-lauream, allineando al contesto UE i tempi medi di ingresso dei medici italiani nel mondo del lavoro. Ciò anche al fine di contenere il trend in ascesa di giovani medici italiani che emigrano all’estero non soltanto per completare la propria formazione ma, sempre più, per trovare lavoro alla luce dalle maggiori possibilità in termini tanto di progressione di carriera quanto di arricchimento professionale, sociale ed umano. Infatti, oltre ad una retribuzione sensibilmente più elevata rispetto a quelle offerte in Italia, all’estero si ha la possibilità di avere un contratto “permanent” (a tempo indeterminato) nel giro un anno o due al massimo. Un medico Italiano è in genere assunto dal SSN ad un’età in cui un medico inglese diventa “consultant”, ovvero cessa il rapporto come dipendente, per diventare una forma di consulente e libero professionista. Il SIGM propone di anticipare nel contesto del corso di laurea in medicina e chirurgia il tirocinio professionalizzante dell’esame di stato (laurea professionalizzante) e rendere abilitante alla professione il concorso di accesso alla specializzazione (parimenti al concorso annuale per l’accesso al corso specifico di medicina generale): i vincitori del concorso ed i non vincitori, a patto di superare una soglia minima, conseguirebbero in tal modo l’idoneità all’esercizio della professione. Il SIGM è anche a favore dell’adozione di un sistema a graduatoria unica su base nazionale, in modo da introdurre criteri di valutazione quanto più possibile oggettivi ed uniformi ai fini dell’accesso alla formazione medica. Il tutto a patto che tale riforma sia sostenuta dagli idonei strumenti necessari per eliminare le differenze di reddito e sostenere gli studenti ed i medici più meritevoli e capaci. <<I Giovani Medici chiedono che venga istituito un tavolo tecnico interministeriale, Università e Salute, che possa elaborare una proposta di riordino dell’attuale sistema formativo-professionalizzante del giovane medico, che dovrebbe fondarsi su  rete formativa integrata tra Università, territorio ed ospedali>>.

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Medici in via d’ estinzione in due milioni senza dottore

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GIOVANI MEDICI (SIGM) : FAZIO, LEGARE SCUOLE SPECIALIZZAZIONE AL FABBISOGNO

31-10-2009    SIGM



Ecco le
proposte dei Giovani Medici Italiani riuniti nella Conferenza nazionale di Roma


ROMA. Alla Conferenza Nazionale del SIMG, Segretariato Italiano Giovani
Medici, l’intervento del viceministro alla salute Ferruccio Fazio si
concentra sulla necessita’ ‘di legare maggiormente le scuole di
specializzazione al fabbisogno’. Un aspetto che si e’ un po’ perso col
tempo, ha commentato Fazio, ‘bisognera’ prevedere una maggiore aderenza
delle richieste regionali e rivedere le tipologie delle scuole.Cosi’ le Regioni finanzieranno solo quelle di sicuro interesse’, ha
dichiarato il viceministro. ‘Il gioco di squadra e’ importante e
dobbiamo attivarlo negli ospedali’, ha ricordato Fazio alla platea dei
giovani medici, ‘indirizzarci verso ospedali tecnologici con team
multidisciplinari, ridurre la tendenza ospedalocentrica, indirizzarsi
verso ricoveri brevi. La medicina non e’ solo cambiata ma sta cambiando
– ha dichiarato concludendo il suo intervento alla Conferenza – Voi
siete il futuro e vogliamo inserirvi in questo cambiamento’.(AGI)


“Chiediamo l’istituzione di un apposito
tavolo tecnico interministeriale (MIUR, Ministero Lavoro, Salute e Politiche
Sociali) che affronti una volta e per tutte la riorganizzazione e le
razionalizzazione del sistema formativo professionalizzante postlauream del
giovane medico nel quale siano attivamente coinvolti tutti i soggetti
competenti: CRUI, Conferenza dei Presidi, la FNOMCeO e le Associazioni di
categoria. – afferma il Presidente del SIGM, Walter Mazzucco – Chiediamo,
altresì, che si proceda alla definizione ed applicazione delle Riforme
secondo un programma definito, per non lasciare nel limbo i circa 8000
giovani medici che aspirano nel corrente anno accademico ad accedere alla
specializzazione – concludono Martino Trapani, Marco Mafrici e Francesco
Macrì, del Comitato Organizzatore”.

Di seguito le proposte avanzate alla presenza del Vice Ministro della Salute,
Prof. Ferruccio Fazio, che è intervenuto alla Conferenza.

1) Definire con urgenza la data del Concorso per l’accesso alle scuole di
specializzazione di area sanitaria per il corrente A.A. 2009/2010. Diploma di
laurea abilitante, sul modello delle professioni sanitarie, calendarizzazione
del Concorso di accesso alle scuole di specializzazione espletato con
graduatoria unica nazionale, con inizio delle prove a novembre e delle
attività a gennaio, a partire dall’A.A. 2009/2011.

2) Allargare la rete formativa del giovane medico al territorio ed alle
strutture ospedaliere.

3) Riconoscimento degli anni di specializzazione, se caratterizzati da
produzioni scientifiche impattate e certificate, ai fini dell’accesso alla
dirigenza medica ed al ruolo di ricercatore. Valutazione e monitoraggio degli
standard formativi delle scuole di specializzazione ad opera degli
Osservatori Regionali della formazione medico specialistica.

4) Inquadramento dei medici in formazione in unica cassa previdenziale ENPAM.

5) Aumento del contingente di posti di specializzazione per far fronte al
turn over generazionale che nel 2020 registrerà il pensionamento di 70 mila
medici.

6) Limitare il fenomeno del precariato a cui sono sottoposti i Giovani Medici
negli Ospedali e nel Territorio.

Programma reperibile su www.giovanemedico.com,
www.sims.ms, www.giovanimedici.com

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Giovani medici a confronto: meno politica e più merito nella Sanità del futuro

 

ROMA. Meno politica e più Merito nella Sanità del
futuro: questo il filo conduttore della Conferenza Nazionale Programmatica
del Segretariato Italiano Giovani Medici (SIMG), l’Associazione Italiana dei
Giovani Medici che si apre oggi a Roma, a partire dalle 15, nella Sala
Conferenze della Fondazione EMPAM.
E’ un settore molto ampio quello dei giovani medici italiani: 23 mila quelli
in formazione specialistica, 1.500 in formazione specifica di medicina
generale, diverse migliaia i medici impegnati nella ricerca: di questi ogni
anno si avviano all’esercizio della professione circa 8.000 specialisti, 500
specialisti in medicina generale, che si aggiungono alla fetta di precariato
che si va sempre più ingrossando. Basti pensare a titolo esemplificativo che
meno dell’1% dei medici di medicina generale titolari hanno età inferiore ai
40 anni! Tutto ciò in un contesto variegato di Regioni virtuose e di altre
costrette ad attenersi ad incontestabili Piani di rientro, in un contesto
assistenziale che si apre alla sfida della Medicina Globale e del Governo
Clinico.
Il SIMG in qualità di realtà associazionistica si prefigge di portare a
sintesi e presso le istituzioni competenti le istanze dei giovani medici-chirurghi
italiani (specializzandi, specialisti ospedalieri e libero professionisti,
ricercatori, medici in formazione specifica di medicina generale, ecc.).
A Roma i delegati delle sedi SIGM si incontreranno per affrontare in presenza
delle istituzioni governative, politiche e accademiche le principali
tematiche di attualità per la categoria. Tra queste: concorso e diritto di
accesso alle scuole di specializzazione, formazione medico specialistica,
formazione e status del medico in formazione specifica di medicina generale,
accesso dei giovani medici alla ricerca, semplificazione burocratica e
normativa, accesso al mondo del lavoro e tutela previdenziale, criteri di
selezione per l’accesso al ruolo di dirigente medico.
“Il SIGM vuole rappresentare un movimento di pensiero che rinnovi nello
spirito la medicina Italiana, oltremodo condizionata da interferenze esterne,
in primis dalla politica e dal sindacalismo. – afferma Walter Mazzucco,
Presidente Nazionale del SIGM.- Il Giovane Medico prima ancora di affacciarsi
alla professione, inoltre, si trova ad affrontare i disservizi connessi ad
una deriva burocratica il cui emblema è l’esame per l’accesso alle scuole di
specializzazione, espletato con ritardi non degni di un Paese Civile negli
ultimi 5 anni accademici. Inoltre, i Giovani Medici sono le vittime
sacrificali tanto della mancata valorizzazione del criterio meritocratico in
ambito di selezione della dirigenza medica, quanto dello stato di precariato
in cui versano, per non parlare dell’assenza di garanzie per il loro futuro
previdenziale”.
“L’impegno dell’Associazione è volto a non far disperdere le motivazioni
iniziali che hanno indotto i giovani ad intraprendere il lungo percorso
formativo della medicina, salvaguardando l’attenzione alla cura della persona
globalmente intesa, prima ancora che al paziente-utente.” – sottolineano dal
Comitato Organizzatore della Sede SIGM di Roma, composto da Martino Trapani,
Marco Mafrici e Francesco Macrì. – Vogliamo creare i presupposti per superare
gli steccati posti dalla ultraspecializzazione e dalla mancanza di una
cultura di sistema e di rete, criticità queste che producono quotidianamente
carenze, disservizi e spreco di risorse”,

Programma reperibile su www.giovanemedico.com, www.sims.ms,
www.giovanimedici.com

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