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Dall’ omceo di milano la guida del giovane medico!!

Dall’ omceo di milano la guida del giovane medico!!

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Medici, pazienti e posta elettronica: un rapporto sofferto

Sono utili ai pazienti risparmiando il tempo dei medici o minacciano la sicurezza dei primi complicando il lavoro dei secondi? Ecco l’amletico dilemma dei servizi di posta elettronica nel rapporto tra medico e paziente discusso sul British medical journal da due opposti punti di vista nella rubrica Head to head. Il governo britannico vede nelle e-mail un mezzo per incrementare l’accesso dei pazienti alle cure primarie e sta sperimentando il servizio in 20 studi associati di medici generici. Inoltre, il nuovo contratto per la medicina generale prevede la comunicazione e-mail per il rinnovo di prescrizioni di farmaci in corso e per la prenotazione di appuntamenti. Ma l’uso della posta elettronica non è ancora obbligatorio e i medici sembrano riluttanti ad adottarla. «Con buone ragioni» sostiene Emma Richards, generalista e ricercatrice al dipartimento di Primary care dell’Imperial college di Londra. «L’idea che i pazienti possano inviare un numero illimitato di richieste e domande preoccupa molti medici, non solo in termini di tempo, ma anche di sicurezza clinica». Da studi recenti emerge che le consultazioni telefoniche non sostituiscono gli appuntamenti di persona, anzi li aumentano. «Ma almeno nelle telefonate il medico può raccogliere indicazioni fonetiche sulla salute di un paziente e porre domande pertinenti, cosa impossibile con le e-mail» insiste Richards, affermando che il ritardo inevitabile nel rispondere a una e-mail potrebbe rivelarsi disastroso per un paziente suicida o con dolore toracico. Ma Elinor Gunning, medico di famiglia londinese e ricercatrice al Dipartimento cure primarie della Ucl medical school è di parere opposto: «La posta elettronica può essere utile, se correttamente gestita. I pazienti vanno informati che le e-mail non possono essere lette subito, con termini e condizioni d’uso chiare e ripetute in ogni e-mail di risposta». Molte delle preoccupazioni in merito ai servizi di posta elettronica sono state sollevate anche per telefoni e fax, ora considerati entrambi irrinunciabili strumenti a disposizione del medico generico, ricorda la ricercatrice. «Certo, non tutti saranno in grado da subito di accedere o di usare la posta elettronica con facilità, ma è compito della medicina generale fornire il maggior numero di mezzi di accesso possibili per migliorare l’accesso globale alle cure primarie» puntualizza Gunning, aggiungendo che, anche se servono più ricerca, più investimenti e linee guida, esistono già strategie sufficienti a implementare in tutta sicurezza la posta elettronica nella pratica clinica. «Usarla sarà presto inevitabile, e se i medici si lasciano sfuggire l’occasione, potranno perdere un’opportunità vitale a scapito non solo loro, ma anche dei pazienti».

doctor 33

http://www.doctor33.it/medici-pazienti-e-posta-elettronica-un-rapporto-sofferto/politica-e-sanita/news-52280.html?xrtd=XYYVXYSCLXSAPVVAPCYXLSR

BMJ 2014; 349 doi: http://dx.doi.org/10.1136/bmj.g5338 

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Tirocinanti, niente contratto. Rossi (OmceoMi): senza specialità salta Mg

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Niente da fare per i tirocinanti in medicina generale: l’equiparazione al contratto dei medici specializzandi dovrà aspettare. E’ stato tolto dal decreto legge di stabilità l’emendamento 10.182 che – ribadisce il leader dell’Associazione Italiana Giovani Medici-Sigm Walter Mazzucco in un comunicato – avrebbe posto le basi per evolvere il corso di formazione specifica in scuola di specialità, garantendo ai medici del triennio sia il contratto di formazione sia i connessi riconoscimenti giuridici, economici, e le tutele minime. Il disappunto di Sigm è condiviso dal presidente Omceo di Milano Roberto Carlo Rossi. Che afferma: «Quando su Doctornews il collega Francesco Carelli si duole perché nessuno stimola la regione Lombardia a fare come il Trentino, che ha realizzato l’equiparazione con fondi propri, seguendo la Germania, ha pienamente ragione. Come Presidente dell’Ordine di Milano voglio intraprendere una mediazione per portare Regione e Università a un confronto». «È tempo di parificare la borsa al contratto e, soprattutto, di portare la medicina generale da corso post laurea a specialità con la partecipazione dell’ateneo, o rischiamo di essere travolti dall’Europa. A Milano – rivela Rossi – si presentano specialisti in medicina generale da altri paesi Ue e mi chiedono perché, pur con 4 anni di corso e un diploma, non possono fregiarsi del titolo di specialista ed esercitare la medicina di famiglia. A furia di proteggere il corso attuale partorito da regioni e alcuni sindacati si rischia che qualcuno ci dia torto a Bruxelles senza che noi in Italia siamo attrezzati a reggere all’urto dei nuovi mmg, che –sappiamo – saranno molto richiesti nei prossimi anni causa pensionamento in massa dei “veterani”».

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“Tutti in Inghilterra”, la fuga dei medici specializzandi

di Giulia Cimpanelli

Un vero e proprio esodo. E’ quello degli specializzandi medici che scelgono di intraprendere o ultimare la propria scuola di specializzazione oltreconfine, in particolare in Inghilterra. Negli ultimi anni, infatti, sono sempre di più i ragazzi che, una volta terminati i sei anni di università, decidono di spostarsi e optano per il Paese anglosassone.

Perché? “Per la scarsità di posti di lavoro in Italia, per inseguire condizioni retributive più allettanti (il compenso di uno specializzando in Inghilterra è circa il doppio di quello di un suo parigrado qui) e in particolare a causa di differenze nelle modalità formative: in Italia la formazione, anche per le specialità chirurgiche, è quasi del tutto teorica, mentre nei Paesi anglosassoni i neomedici vengono istruiti “facendo””, spiega il segretario generale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Luigi Conte.

Perché proprio in Inghilterra e non in altri Paesi europei? “La Gran Bretagna – prosegue – ha programmato male gli accessi alla facoltà di medicina negli ultimi decenni, perciò da alcuni anni c’è carenza di medici, soprattutto chirurghi”. In effetti, la motivazione economica passa in secondo piano:

“I soldi? Non è vero che in Italia si guadagna poco in specialità. La media salariale parte dai 1700 euro e supera di gran lunga quella nazionale. Anzi, questi compensi servono per tenere chiusa la bocca agli studenti sulle carenze formative. Si è mai sentito di uno sciopero degli specializzandi?”, commenta Luigi Magnano, 26 anni, iscritto alla scuola di specialità in Ortopedia all’Università di Brescia, in cerca di un posto in Inghilterra.

Sono dunque la carenza di opportunità e i limiti formativi a giocare il ruolo primario nell’emigrazione di medici: “Se fossi rimasta in Piemonte avrei sì trovato lavoro, ma di certo non nel mio ambito preferito e senza contratti e compensi adeguati – racconta Alessandra Nerviani, trentenne che ha appena concluso la scuola alla Queen Mary University di Londra – inoltre mi sono specializzata in un centro di ricerca e ora inizio un dottorato clinico: nel nostro Paese è impossibile unire i due percorsi”.

Non solo, più sono giovani e bravi, più i neodottori italiani sono delusi dalla situazione nostrana: “In Italia ogni giorno uno specializzando muore dentro”, afferma con convinzione Magnano. Un sistema antimeritocratico, una formazione carente e la scarsa attenzione ai giovani: queste le vere ragioni della fuga verso l’Inghilterra. “Invece di imparare a operare o diagnosticare ci usano come segretari di prestigio: ore e ore dietro una scrivania a sbrigare pratiche burocratiche”.

Ma essere assunti nel sistema ospedaliero anglosassone non è comunque cosa da poco: “E’ necessario iscriversi al General Medical Council, l’ordine inglese, e superare molti colloqui, prove pratiche e teoriche”. Inoltre sono fondamentali un’ottima conoscenza dell’inglese e la resistenza a ritmi di lavoro serrati: “Se qui uno specializzando lavora 40 ore settimanali – spiega Conte – là possono essere anche 70 o 80. Valutano anche la capacità di sopportazione”.

Le opportunità al di là della Manica, però, iniziano a scarseggiare. Ma un nuovo eldorado per i giovani laureati in cerca di prospettive esiste: “La Svezia richiede molti medici dall’estero perché ne è carente. – conclude Magnano – Il livello d’inglese richiesto è più accessibile e gli esami o gli anni di specialità già svolti in Italia vengono riconosciuti: ancora meglio”.

http://nuvola.corriere.it/2013/04/24/la-grande-fuga-in-inghilterra-dei-medici-specializzandi

twitter@GiuliaCimpa

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Fazio: “Andare avanti con l’approvazione del Ddl Omnibus”

 

 

 

 

 

 

 

Da Quotidiano Sanità

09 NOV – “Mi auguro il Parlamento porti a termine l’iter di approvazione del Ddl sulla sperimentazione clinica”. Ad affermarlo è il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, interrogato su quale provvedimento avviato nel corso del suo mandato alla guida del ministero della Salute – ora incerto come il Governo – vorrebbe giungesse a definitiva approvazione.
Il ministro è intervenuto sul tema a margine della mattinata di lavori organizzata al ministero della Salute con il Sigm, il Segretariato dei giovani medici. Ed anche i giovani medici hanno a cuore il futuro del Ddl sulla sperimentazione clinica approvato dalla Camera e ora all’esame del Senato, che infatti contiene anche un articolo che prevede l’assunzione da parte delle strutture del Ssn dei medici agli ultimi due anni di Specializzazione. Un’opportunità per i giovani medici, che tuttavia tengono saldo il pugno sulle condizioni di attuazione di tale opportunità. “I giovani medici – ha spiegato il presidente del Sigm, Walter Mazzucco, a margine dei lavori – non si sottraggono all’assunzione di responsabilità, ma alla base deve esserci un percorso formativo adeguatamente professionalizzante, già a partire dal corso di Laurea”.
Su questo la Sigm intende insistere con tutti i rappresentanti del Governo e del Parlamento, per evitare che l’accelerazione dell’ingresso dei medici nel mondo del lavoro, “introdotto nel Ddl con un emendamento forse solo per logiche economiche, non si traduca in uno sfruttamento dei giovani medici per far fronte alle carenza degli organici esponendo, in assenza di una preparazione adeguata, gli specializzandi a rischi professionali. I tempi legislativi sono lunghi – osserva Mazzucco – e c’è ampia possibilità di migliorare il testo e correggere il tiro”.

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?approfondimento_id=1299

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Medici, precari e anche a stipendio ridotto

All’ Umberto I sono 300. «Lavoriamo come gli altri, interi reparti si reggono su di noi»

Sono gli «indignati», pacifici, del Policlinico. Anestesisti, radiologi, pediatri. Professionisti di primo livello, con una ventina d’ anni di esperienza sulle spalle, tra Università, specializzazione, i primi contratti. E che, oggi, alla soglia dei quarant’ anni, si ritrovano ancora con un impiego precario, costretti a subire – a causa del deficit sanitario del Lazio – tagli allo stipendio anche del 30%. All’ Umberto I, in tutto, sono circa 300 persone, divise tra contratti co.co.co. e a tempo determinato, che il 31 dicembre si ritroveranno con gli accordi – firmati a giugno, per sei mesi – scaduti. E già allora fu una mazzata: in molti hanno resistito, pur dovendo rinunciare a 6 o 10 mila euro lordi, qualcuno ha preferito andarsene. Adesso, «gli indignati precari» del Policlinico, hanno deciso di organizzarsi: si sono organizzati in Assemblea, eletto dei rappresentanti, creato un gruppo su Facebook («Medici precari del Policlinico Umberto I») che conta 93 membri. E studiano altre azioni di lotta: «Mancare due-tre giorni dal lavoro, quando ci scadrà il contratto», propone qualcuno. Le loro storie aiutano a capire come funzionano sanità e ricerca, a Roma e nel Lazio, in quella che dovrebbe essere un’ eccellenza ospedaliera. Antonio Bruni, ha 38 anni, si è laureato nel 2005, è un radiologo interventista, lavora al Policlinico da sei anni: «Prima come co.co.co., poi con contratto annuale, ora semestrale. Da noi, il reparto si regge sui precari: su 4 persone, due siamo a tempo determinato. E, come gli altri, abbiamo la reperibilità, le urgenze. Non potremmo, per legge, ma lo facciamo lo stesso». Bruni si è visto decurtare lo stipendio del 30%: «Guadagnavo 55 mila euro lordi annui, ora sono sceso a 40 mila annui, 20 mila per sei mesi. E gli orari sono gli stessi di prima». Anche la moglie è precaria, e ora aspettano un figlio. Perché non cerca un altro lavoro? «A Roma non ci sono tanti centri di radiologia interventistica. Ma se continua così, sarò costretto a guardarmi intorno». Qualcuno preferisce non dare il nome, qualcuno se n’ è già andato: di fronte ad un rinnovo di contratto con 4-500 euro di meno in busta paga, si è messo alla finestra. I problemi, per la struttura, sono evidenti. Interi reparti, e alcuni di primo intervento, vanno costantemente in sofferenza, le liste d’ attesa si allungano, le sale operatorie funzionanti si riducono. Le situazioni più critiche, spiegano i precari, sono ad anestesia e al trasporto neonatale: settori vitali, per la vita delle persone. Lo spiega Domenico Vitale, 39 anni, anestesista in cardiochirurgia, contratto a tempo determinato di durata sempre inferiore (tre anni, poi due, uno, fino a sei mesi), una moglie precaria sempre del Policlinico alla quale sono stati tagliati 12 mila euro sui 52 che prendeva: «Se un bambino che nasce da noi – dice Vitale – ha problemi seri di salute e va portato in un’ altra struttura, come il Bambino Gesù, c’ è del personale altamente specializzato che se ne occupa: incubatrice, ambulanza, trasferimento in un’ altra struttura. Su dieci persone del reparto, nove sono precari: se smettono di lavorare, il servizio chiude, i bambini muoiono». Stesso discorso per le sale operatorie: «Ad ottobre abbiamo fatto le chiusure a singhiozzo, ad otorino/laringoiatria da tre funzionanti siamo passati a due». Risposte dal Policlinico o dalla Regione? «Nessuna: ci dicono solo che bisogna risparmiare», dicono i precari. L’ assemblea, i rappresentanti, Facebook. Che altro fare? «A dicembre scadranno in blocco tutti i nostri contratti. E, per rinnovarli, ci vorrà minimo un mese e mezzo per i passaggi tra Umberto I, Regione, ministero dell’ Economia. In genere, ad ogni scadenza, siamo andati a lavorare anche senza contratto. E se, per una volta, ci dessimo tutti malati?». Ma questa è solo un’ idea. Per ora.

Menicucci Ernesto

Pagina 3
(31 ottobre 2011) – Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/31/Medici_precari_anche_stipendio_ridotto_co_10_111031011.shtml

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Il futuro della formazione in Medicina in Italia: confronto sulla Proposta di Riforma del percorso di formazione universitaria pre e post lauream in Medicina

Cari Colleghi,
il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) è un’associazione no profit, aconfessionale ed apartitica, che si è affermata sul territorio nazionale quale principale punto di riferimento per i giovani medici Italiani, come dimostrano i più di 8500 utenti registrati al Portale dei Giovani Medici (www.giovanemedico.it).
Tramite il proprio Dipartimento Specializzandi (S.I.M.S.), il Segretariato da anni propugna l’esigenza di provvedere alla generale rivisitazione ed al riordino del percorso formativo pre e post lauream in medicina, al fine di allinearlo alle esperienze degli altri Paesi dell’Unione Europea

1. Atti audizione S.I.G.M. del 7 aprile 2011 presso la Commissione Igiene e Sanità del Senato;

2. Relazione S.I.G.M. presso la Conferenza Nazionale FNOMCeO del 2-3 dicembre 2010;

3. Proposte e mozioni del S.I.G.M. presso il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) e l’Osservatorio Nazionale della Formazione Medica Specialistica (ONFMS);

4. Manifesto dei Giovani Medici;

5. Proposte del S.I.G.M. per migliorare la condizione dei Giovani Medici Italiani,

instaurando un clima di proficua collaborazione con le Istituzioni che sovrintendono la formazione del medico. A seguito della conferenza stampa di presentazione della Proposta di Riforma del percorso di formazione universitaria pre e post lauream in Medicina, tenuta congiuntamente dai Ministri della Salute e dell’Università, Istruzione e Ricerca a Palazzo Chigi il 28 luglio u.s., condividendo l’opportunità di lavorare
ad una proposta di riforma dell’organizzazione dell’attuale sistema formativo, purchè finalizzata a migliorare gli standard della formazione ed a ridurre i tempi morti che rendono l’accesso al mondo del lavoro da parte dei giovani medici italiani tra i più lunghi in Europa (12-13 anni in media1), il S.I.G.M. si è fatto interprete
dell’esigenza di creare un’occasione di confronto tra le Istituzioni ed i potenziali fruitori dell’ipotesi di riforma.

Il S.I.G.M., pertanto, organizzerà il Workshop dal titolo “Il futuro della formazione in Medicina in Italia: confronto sulla Proposta di Riforma del percorso di formazione universitaria pre e post lauream in Medicina”, rivolto alle rappresentanze degli studenti in medicina e dei medici in formazione specialistica di tutte le Università Italiane, che si terrà in data 9 novembre 2011, dalle ore 14.30 alle ore 18.00, presso l’Aula di Clinica Medica I del Policlinico Umberto I di Roma. Interverranno i Direttori Generali del MIUR e del Ministero della Salute, oltre che i rappresentanti delle Istituzioni accademiche e della Professione. In tale occasione verrà fatto il punto sullo stato di avanzamento dei lavori preparatori della Riforma e sarà possibile intervenire sia per porre tutte le domande relative a contenuti ed aspetti applicativi (modalità e tempi di applicazione, gestione del transitorio, possibilità di optare per la nuova proposta ordinamentale) sia per avanzare proposte migliorative della Proposta di Riforma.

Il S.I.G.M., credendo che il modello partecipativo rappresenti il presupposto per ottenere la condivisione e l’adesione al cambiamento ed all’innovazione introdotti da un processo di riforma, Vi invita pertanto ad intervenire numerosi da tutte le Università al Workshop in oggetto.

Cordiali saluti.

Il Consiglio Esecutivo SIGM

SCARICA QUA LA Lettera DEL workshop SIGM 2011

SCARICA QUA IL Programma preliminare workshop SIGM2011

P.S.: per informazioni sul Workshop (Programma, location, ecc.) si prega di contattare i referenti delle Sedi SIGM, ovvero consultare il Portale dei Giovani Medici (www.giovanemedico.it). Per opzionare la richiesta di intervento nello spazio destinato al dibattito, si chiede di inviare una E-mail a presidente@giovanimedici.com e segretario@giovanemedico.it

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Pronte le “pagelle” degli ospedali italiani. Ma non è detto che saranno rese pubbliche

Il Corriere della Sera anticipa i primi numeri delle performance ospedaliere del Programma nazionale esiti del ministero della Salute e Agenas. Ma il complesso dei dati resta ancora top secret perché non c’è accordo sul fatto di renderli pubblici o limitarne l’uso alle analisi tecniche.

31 OTT – In alcuni centri di Piemonte o Lombardia si può essere operati di bypass con un rischio di mortalità sovrapponibile a 0. Ma al Sud il rischio sale al 5% fino a sfiorare, in alcune strutture, l’8%. E ci sono ospedali dove l’80% dei parti avviene con il cesareo.
Sono alcuni dei dati preliminari, anticipati sul Corriere della Sera di oggi, del Programma nazionale esiti realizzato dall’Agenas per conto del ministero della Salute. Ben 1.475 strutture pubbliche e private sotto la lente, con 47 prestazioni passate al setaccio in base alle schede di dimissione ospedaliera del 2009.

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Un progetto di cui si aspettano i risultati complessivi e definitivi nel corso dei prossimi mesi. Ma parte di essi sono già stati presentati in commissione Igiene e Sanità del Senato nelle scorse settimane e la scorsa estate l’Agenas ha consegnato alle Regioni un’edizione del programma realizzata sugli esiti degli anni 2005-2009, come aveva anche annunciato a Quotidiano Sanità Carlo Perucci, direttore scientifico del Programma, in un’intervista nel maggio 2010. Il Programma nazionale esiti, peraltro, muove i passi proprio dall’esperienza del programma P.Re.Val.E. della Regione Lazio coordinato, negli anni passati, dallo stesso Perucci.

Ma quelli pubblicati oggi dal quotidiano milanese potrebbero restare gli unici dati di questa ricerca conosciuti al grande pubblico. Come sottolineava infatti a maggio lo stesso Perucci che, favorevole alla pubblicazione, non nascondeva però l’esistenza di forti perplessità in merito anche tra le stesse Regioni, e come scrive ancora oggi il Corriere della Sera si sta tuttora ragionando sull’opportunità di renderli consultabili da tutti i cittadini italiani o se non sia meglio lasciarli nelle sole mani delle istituzioni e dei tecnici, che già oggi possono accedere ai dati su internet esclusivamente attraverso l’inserimento di un codice personale. Le “pagelle”, infatti, nascono per permettere ai responsabili delle strutture e dei servizi sanitari regionali di intervenire dove le cose non funzionano per aggiustare il tiro. E sono scritte in un linguaggio tecnico. Ma il ministero non esclude di elaborare una versione di più semplice lettura da rendere disponibile ai cittadini.

Arriviamo ai dati. Il Corriere della Sera si concentra in particolare su 3 indicatori tra i più rappresentativi della capacità delle strutture sanitarie di garantire la qualità delle prestazioni: mortalità a 30 giorni dall’intervento di Bypass Aortocoronarico (Bpac), proporzioni di parti cesarei primari, intervento chirurgico entro 48 ore a seguito di frattura del collo del femore nell’anziano. Le probabilità di recupero del paziente per questo intervento, infatti, dipendono più dalla tempestività delle cure che non dalla gravità della malattia in sé.

Mortalità a 30 giorni dall’intervento per bypass. Occorre anzitutto sottolineare che nel 2009 circa 30 ospedali non hanno superato la soglia dei 50 bypass all’anno mentre il volume considerato accettabile per la sicurezza del malato è di 200.
In generale, la media italiana di mortalità è del 2,2% (poco più di due pazienti su 100 muoiono a un mese dall’operazione). Tra le eccellenze il Monzino di Milano, la Poliambulanza di Brescia, le Molinette a Torino. Al di sotto dell’1,5% il Sacco di Milano, gli ospedali Riuniti di Bergamo, il Careggi di Firenze, il San Camillo Forlanini di Roma (con 0,79%), l’Ismett di Palermo. Ma la mortalità sale al sud, è superiore al 5% a Salerno, al Monaldi di Napoli, presso la casa di cura San Michele (Caserta, quasi 8%), al Papardo di Messina ma anche al Sant’Andrea e al Campus Biomedico di Roma.

Intervento entro 48 ore per frattura di femore. Opportunità negata in decine di ospedali del sud dove appena 5 pazienti su 100 vengono operati rispettando le linee guida internazionali. Ma anche a Milano (Niguarda, San Paolo) si scoprono gravi ritardi.

Cesarei. La forbice è davvero ampia. Si va dalle percentuali virtuose del Buzzi di Milano, ospedali Riuniti di Bergamo, casa di cura per il Bambino di Monza (dove meno di 10 donne su 100 partoriscono con la chirurgia) a realtà del sud che potrebbero essere definite vere e proprie fabbriche di cesarei. Case di cura private dove 8 donne su 10 ricevono il taglio probabilmente senza criteri di appropriatezza, solo perché vantaggioso sul piano della remunerazione. La Campania è maglia nera, ma esempi negativi si registrano anche in Piemonte: alla clinica Sedes Sapientiae il cesareo è scontato (9 volte su 10).

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Convenzione GIOVANI MEDICI & Club Medici GRATIS SOTTOSCRIVENDO LA CARTA DI CREDITO RICARICABILE

L’iscrizione al Club Medici permette ai soci SIGM di accedere a servizi finanziari, assicurativi, turistici e per il tempo libero alle migliori tariffe sul mercato. L’iscrizione dà diritto all’abbonamento alla rivista bimestrale “Club Medici News”.

La convenzione, valida su tutto il territorio nazionale, prevede che tutti gli iscritti al portale www.giovanemedico.it possano richiedere la tessera a Club Medici 2011 a costo agevolato, a 50 Euro invece di 80 Euro.

In alternativa, l’iscrizione al Club per l’anno 2011 può essere effettuata GRATIS, sottoscrivendo la Carta di Credito Club Medici, la carta senza spese di attivazione e senza canone (clicca qui per le condizioni d’uso).

Iscriversi al Club è facilissimo: basta visitare il sito www.giovanemedico.it, registrarsi al sito o fare il log in se si è già iscritti e cliccare sul banner in alto a destra della homepage (visibile solo per i registrati al nostro sito) e compilare il form per l’adesione.
Compilate anche gli spazi non contrassegnati dall’asterisco: la procedura di registrazione sarà più veloce.

N.B.: Chi vuole iscriversi a Club Medici usando la formula iscrizione gratuita+sottoscrizione Carta di credito Club Medici deve selezionare la voce: iscrizione gratuita con Carta.

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Professione medica (e cittadino) in pericolo

Bollettino Ordine Provinciale Medici Chirurghi e Odontoiatri Milano Gennaio-Marzo 2011

Di Ugo Garbarini

 

Un problema importante, che si affaccia all’orizzonte del mondo sanitario ma che già era previsto come una incombente minaccia, è quello della progressiva carenza di personale medico. Recentemente è stato rilevato che, a tutt’oggi, mancano 47.000 medici. Questa carenza è stata sino ad ora fronteggiata con l’assorbimento dei laureati della bolla degli anni ’80 ma il futuro si prefigura drammatico.  E’ prevista l’uscita dalla professione attiva entro il 2025 del 38% dei medici che oggi hanno un’età tra i 51 e i 59 anni e di poco cambiano le prospezioni se si aumenta di due anni l’uscita dal servizio attivo.  Si prevede un’uscita nei prossimi 10-15 anni di 115.000 medici: lascerà la professione il 48% dei medici della dipendenza, il 62% dei medici convenzionati per la Medicina Generale, il 58% dei pediatri di libera scelta, il 55% degli specialisti ambulatoriali. Nel contempo, si allarga sempre più assurdamente la forbice tra le iscrizioni all’Università ed il fabbisogno di medici. Questo è il frutto di un’incapacità di previsione e quindi di programmazione: dalla liberazione degli accessi a Medicina con la legge Codignola e la conseguente pletora con la dequalificazione dei contenuti formativi alla carenza di fatto già presente a dimostrazione dell’incapacità dei reggitori della cosa pubblica di pensare molto, molto avanti spinti solo dal quotidiano: la politica delle pezze applicate qua e là ove si rendono necessarie.
Ci si verrà a trovare come l’Inghilterra con la necessità di chiamare medici da ogni dove per operirne la mancanza. Il momento critico è previsto a partire dal 2015 ma, già oggi, mancano radiologi e anestesisti per non parlare dei pediatri, degli ortopedici, dei ginecologi.
Questo è stato l’argomento dibattuto nel corso del Convegno romano indetto dalla FNOMCeO nei giorni 2-3 dicembre. Il punto nodale è la riqualificazione della professione soprattutto dal punto di vista “umanistico” ma si è focalizzata l’attenzione sull’urgenza di ribaltare, modificandola, la politica di ingresso alla Facoltà, eliminando o riducendo quegli assurdi test nozionistici, sostituendoli magari con test psicoattitudinali che potrebbero dare più qualità alla professione.
Ma a poco servirebbe aumentare il numero degli accessi a Medicina, solo modestamente aumentato in questi ultimi tempi, se non si dilata il collo di bottiglia dell’accesso alle specializzazioni. E’ necessario togliere quell’assurda disposizione per cui solo specialisti possono entrare negli ospedali formando gli stessi, piccoli numeri comunque, nelle corsie universitarie. Occorre che l’Università faccia qualche passo indietro e nulla togliendo delle loro competenze, consentire che gli Ospedali , avendone i requisiti, diventino centri di formazione degli specialisti affiancando le scuole di specializzazione. Si eliminerebbe il buco temporale e il vuoto assistenziale nell’attesa che dalle Scuole di Specialità escano i pochi specialisti formati premessa obbligatoria per entrare nel ruolo ospedaliero. A fronte dell’indebolimento del comparto medico abbiamo segnali preoccupanti da altre parti: nel momento in cui si parla di abolizione degli Ordini professionali, ne sono in gestazione cinque nuovi con ventidue albi di professioni sanitarie indipendenti.
La sovrapposizione di queste con gli ambiti lavorativi propriamente medici prefigura scenari di conflitti soprattutto laddove i medici siano carenti.  In alcune regioni quali la Toscana e l’Emilia con il progetto “see and treat” e con il “fast and track surgery” già si invade violentemente l’ambito medico della diagnosi e della cura, attribuendo ad infermieri pur “adeguatamente formati” decine di funzioni di pertinenza medica.  Ci siamo opposti, aderendo alla denuncia alla Procura fatta dall’Ordine di Bologna prefigurandosi n capo ai medici, comunque considerati responsabili, ipotesi di prestanomismo e agli esecutori, di abusivismo.  Non mancano segnali anche nella nostra regione. Si sta inserendo in Lombardia, si direbbe quasi alla chetichella, qua e là in qualche provincia, un’operazione di riforma del servizio del “118” che prevede la scomparsa del medico sostituita dall’infermiere ovviamente “adeguatamente formato”.  Queste operazioni non sono esenti da evidenti criticità: da un punto di vista della difesa del cittadino e, perché no, della nostra categoria che vede molti medici del tutto disoccupati o sotto-occupati con paghe orarie indegne.
La medicina è professione, lo si riconosca, difficile che richiede tanto sapere e tanto saper fare. Il medico è formato per questo e non a caso la facoltà medica è quella che, da sempre, ha richiesto più anni di studio, anni che ora sono ancor più aumentati quando si pensi ai corsi di specializzazione e a quelli di formazione per il medico di medicina generale, vera e propria nuova specialità.
E’ anche evidente che, nell’emergenza e nell’urgenza, non si tratta solitamente di fare diagnosi di difficili e rare patologie ma si tratta, pur sempre, di essere in grado di operare una tempestiva valutazione delle condizioni per attuare un’ altrettanto tempestiva terapia di supporto e di stabilizzazione delle condizioni. Qual è per tutto questo l’adeguata formazione di qualche mese peraltro di figure diverse da quella del medico? Perché non è poca cosa quella che si richiede agli infermieri dei Msi nel momento in cui si parla di effettuare la “valutazione dell’evento e del paziente (diagnosi!) incluso il riconoscimento di condizioni complesse (!!) che vengono rilevate e trasmesse al medico presente nella centrale operativa attraverso la telemetria e le telecomunicazioni…”. Su questa base si afferma, ciò non di meno, che il medico della Coeu (acronimo di centrale operativa emergenze-urgenze) è “responsabile della formulazione dell’ipotesi diagnostica e dell’eventuale prescrizione farmacologica”.  L’Ordine ha preso una posizione netta contro il documento “ruoli e funzioni del medico nelle equipe multi professionali” con un forte richiamo e altrettanto forte richiesta di intervento della Federazione sul tema dalla quale ci si aspetterebbe una maggior forza di intervento.  La clinica non esiste più, la semeiotica a seguire, la medicina, come andrebbe praticata, anche. Ipotizziamo, così tanto per fare un esempio, il caso di un paziente affetto da una pur rara angina di Prinzmetal in cui l’onda lesionale patognomonica, al momento della registrazione elettrocardiografica, si è già riportata all’isoelettrica. Il tracciato, che può essere del tutto normale, trasmesso in telemetria al medico responsabile (in realtà semplice lettore) non potrà che indurlo a formulare un giudizio di normalità. Cosa succederà?
Sono tutte fughe in avanti sottese da motivazioni anche, all’apparenza, etiche: aumentare gli stazionamenti di pronto soccorso, ridurre i costi, in sostanza dare di più in quantità spendendo di meno. Ma, come da sempre sosteniamo, la strada perseguita può essere fonte di molti dispiaceri.
Non parliamo poi delle farmacie assunte al rango di punto centrale dell’assistenza sanitaria con la fornitura di molti servizi anche diagnostico-strumentali. Si comincia sempre da qualche esperienza nata in altre realtà geodemografiche che vengono poi trasferite, pari pari, nel nostro contesto. Su un recente numero degli Archives of Internal Medicine (170:1634-1639) si esperimenta il coinvolgimento dei farmacisti nel trattamento e nella gestione dell’ipertensione arteriosa con possibilità di aggiustamento anche della terapia.  L’Ordine ha fatto sentire la sua forte (ma flebile nel contesto del silenzio altrui) voce contro il D.Lgs 153/2009 sulla centralità delle farmacie nel coordinare l’attività di infermieri e medici del territorio.  Questa è una situazione che impone tempestivi e robusti interventi da parte della Federazione e da parte dei singoli Ordini per la difesa della Medicina, del cittadino e degli iscritti già sin troppo penalizzati ed umiliati.

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Giovani Medici (SIGM): no al numero chiuso, sì al numero programmato

<<Non è l’abolizione del numero chiuso la soluzione alla carenza di medici in Italia, prospettata dalla FNOMCeO sulla base dei dati sui trend demografici della professione medica. Le ragioni di tale fenomeno sono riconducibili ad una non ottimale programmazione del fabbisogno di professionalità mediche, unitamente all’attesa media di occupazione pari a 15-16 anni (non includendo i limiti alle assunzioni imposti dai Piani di rientro) per uno studente italiano che si iscrive al primo anno di Medicina>>. Lo afferma il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), intervenendo sul dibattito scaturito a seguito della diffida a “far cessare gli effetti lesivi del diritto allo studio e alle professioni”, con particolare riferimento all’accesso alle Facoltà mediche, che il Codacons ha indirizzato al Ministero dell’Istruzione, università e ricerca. <<Quello medico è l’unico ambito in cui il diritto allo studio trova un limite naturale nel diritto alla salute dei cittadini>>. Lo dimostra l’esperienza del fenomeno della Pletora medica, conseguente all’accesso incontrollato alle Facoltà Mediche, registratosi tra gli anni ’80 e ’90: il sovradimensionamento del contingente di medici, sia per la mancanza di spazi occupazionali, sia per la non sempre qualitativamente ottimale formazione conseguente a oggettivi problemi di carattere organizzativo, ha creato una generazione di medici che hanno progressivamente perduto le motivazioni iniziali che li avevano spinti ad intraprendere l’impegnativo percorso della medicina; tutto ciò a discapito della qualità delle prestazioni erogate e quindi della salute dei cittadini. La programmazione quali-quantitativa delle professionalità mediche deve essere funzione del bisogno di salute espresso dalla popolazione e non delle potenzialità formative delle Università. A riguardo il S.I.G.M. propone l’istituzione di Osservatori Regionali per monitorare lo stato occupazionale dei medici perché <<è sempre più necessario dotare le Regioni di strumenti intelligibili per effettuare una programmazione coerente e che abbia capacità di adattarsi all’evoluzione continua del dato epidemiologico>>. Al pari, si dovrebbe procedere al generale riordino del sistema formativo-professionalizzante del medico, dal corso di laurea  in medicina al post-lauream, allineando al contesto UE i tempi medi di ingresso dei medici italiani nel mondo del lavoro. Ciò anche al fine di contenere il trend in ascesa di giovani medici italiani che emigrano all’estero non soltanto per completare la propria formazione ma, sempre più, per trovare lavoro alla luce dalle maggiori possibilità in termini tanto di progressione di carriera quanto di arricchimento professionale, sociale ed umano. Infatti, oltre ad una retribuzione sensibilmente più elevata rispetto a quelle offerte in Italia, all’estero si ha la possibilità di avere un contratto “permanent” (a tempo indeterminato) nel giro un anno o due al massimo. Un medico Italiano è in genere assunto dal SSN ad un’età in cui un medico inglese diventa “consultant”, ovvero cessa il rapporto come dipendente, per diventare una forma di consulente e libero professionista. Il SIGM propone di anticipare nel contesto del corso di laurea in medicina e chirurgia il tirocinio professionalizzante dell’esame di stato (laurea professionalizzante) e rendere abilitante alla professione il concorso di accesso alla specializzazione (parimenti al concorso annuale per l’accesso al corso specifico di medicina generale): i vincitori del concorso ed i non vincitori, a patto di superare una soglia minima, conseguirebbero in tal modo l’idoneità all’esercizio della professione. Il SIGM è anche a favore dell’adozione di un sistema a graduatoria unica su base nazionale, in modo da introdurre criteri di valutazione quanto più possibile oggettivi ed uniformi ai fini dell’accesso alla formazione medica. Il tutto a patto che tale riforma sia sostenuta dagli idonei strumenti necessari per eliminare le differenze di reddito e sostenere gli studenti ed i medici più meritevoli e capaci. <<I Giovani Medici chiedono che venga istituito un tavolo tecnico interministeriale, Università e Salute, che possa elaborare una proposta di riordino dell’attuale sistema formativo-professionalizzante del giovane medico, che dovrebbe fondarsi su  rete formativa integrata tra Università, territorio ed ospedali>>.

www.giovanemedico.it

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PUBBLICAZIONE AVVISO CONCORSO DI FORMAZIONE SPECIFICA IN MEDICINA GENERALE ANNI 2011/2014 IN FRIULI VENEZIA GIULIA

Si comunica che l’estratto del bando di concorso pubblico per l’ammissione al corso triennale di Formazione Specifica in Medicina Generale per gli anni 2011-2014 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie IV Speciale – Concorsi ed Esami n. 33 del 26-04.2011. La domanda di ammissione, redatta in carta semplice secondo lo schema allegato al bando (allegato A), deve essere spedita, esclusivamente a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. Si precisa che l’ultimo giorno utile per l’invio delle domande di ammissione al concorso sarà il 26 maggio 2011. I posti messi a concorso sono n. 20 (venti). La prova scritta del concorso avrà luogo giovedì 15 settembre 2011.

L’avvviso, il bando di concorso e la relativa domanda di partecipazione sono visibili nel sito www.ceformed.it
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Appello dei giovani medici agli ospedali diteci in cosa ci dobbiamo specializzarci

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Professione medico il futuro e’ nella formazione e nel ricambio generazionale

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RIVISTA DEI GIOVANI MEDICI

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