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La combinazione degli alimenti

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Ho ideato una semplice tabella per la giusta combinazione degli alimenti. Siete liberi di scaricare questa tabella e, volendo, appenderla sulla porta del frigorifero in modo da tenerla sempre sott’occhio, specialmente nelle vostre decisioni prima di mangiare o cominciare a cucinare. Per scaricare la tabella in formato A4, basta cliccare sull’immagine, salvare e stampare.

Ora passiamo alle regole una per una, con un’adeguata spiegazione:

1)      Carboidrati con acidi o proteine – Non mangiare proteine con carboidrati complessi allo stesso tempo e non mangiare carboidrati con cibi acidi. Perché? Proteine e acidi richiedono enzimi acidi per la loro metabolizzazione; i carboidrati richiedono invece enzimi alcalini. Quando enzimi acidi e alcalini entrano in contatto, si neutralizzano a vicenda, creando indigestione.
Esempi da evitare: pasta e pancetta, pane e formaggio, riso e pollo, patate/riso/pasta con pomodoro, verdure contenenti amidi con frutta secca o altre proteine, legumi o cereali con pomodori o altri tipi di frutta, legumi e cereali con proteine concentrate.
2)      Proteine con proteine – Non consumare due tipi di proteine concentrate assieme. La digestione di proteine concentrate è la piú complicata: l’aciditá dei succhi gastrici, il tipo di enzimi e la potenza delle secrezioni varia in gran modo tra le differenti proteine. Si puó in certi casi combinare proteine non troppo diverse in essenza come, ad esempio, noci e semi di girasole o un tipo di pesce con dei gamberetti, anche se non è consigliabile. I germogli di alfa-alfa che possiedono giá le due prime foglioline si considerano una verdura senza amidi e possono essere combinati con proteine concentrate.
Esempi da evitare: noci e formaggio, uova e avocado e nessuno di questi assieme: frutta secca, avocado, soia, formaggio, uova o qualsiasi tipo di carne.
Non combinare gli anacardi con altra frutta secca, l’anacardo forma il pistillo della mela dell’anacardo e non è una vera noce. Contiene piú amidi che le altre noci (29,3% carboidrati e 17,2% proteine. Per contrasto la mandorla contiene 19,5% carboidrati e 18,6% proteine).
Anche gli arachidi non fanno parte della frutta secca, sono dei legumi. Sono una combinazione tra proteine e amidi e sono combinati come carboidrati.
3)      Proteine con grassi – Non consumare grassi e proteine assieme, ad esempio evitare: panna o burro con carni varie, uova, formaggi o frutta secca. I grassi inibiscono la digestione nello stomaco. È interessante come la maggior parte dei prodotti che contengono proteine complesse contengano allo stesso tempo anche una buona dose di grassi, e non vorremmo/dovremmo sovraccaricare la nostra facoltá digestiva.
4)      Grassi in combinazione con altri cibi – Usate i grassi con parsimonia. I grassi influenzano la facoltá digestiva. Il miglior modo per utilizzare i grassi è in combinazione (e moderazione) con verdura fresca senza amidi e cruda come l’insalata e il sedano. Specialmente la combinazione con i carboidrati è pessima perché il grasso avvolge il carboidrato impedendone o ritardandone la digestione.
5)       Proteine e acidi – Non mangiare frutta acida con proteine concentrate. I pomodori sono considerati della frutta acida, senza il contenuto di zucchero, e possono essere combinati con le proteine.
In alcuni casi arance, ananas, mele verdi e fragole abbastanza acide sono combinate con frutta secca, avocado o formaggio in una combinazione accettabile.
In altri casi arance, ananas e fragole molto dolci sono una mala combinazione con frutta secca, avocado o formaggio (per via dell’alto contenuto di zucchero).
6)      Zucchero con amidi, proteine e frutta acida – Non combinare la frutta dolce con alimenti che richiedono una digestione piú lunga come le proteine, gli amidi e la frutta acida perché puó causare fermentazione e aciditá di stomaco. La frutta dolce va combinata con altra frutta dolce o semi-dolce. Lo stesso vale per lo zucchero, il miele e altri dolcificanti.
7)      Carboidrati con carboidrati (amidi con amidi) – Mangiare solo un tipo di carboidrato complesso (amido) alla volta. Questa regola serve piú per evitare il mangiare di troppi carboidrati in una seduta. Non combinare combinazioni di alimenti (legumi, piselli, arachidi) con carboidrati complessi. Ad esempio: riso e piselli, pasta e lenticchie.
Si possono combinare verdure che contengono alcuni amidi con carboidrati complessi ma non con combinazione di alimenti. Ad esempio sí a patate e carote e no a piselli e carote.
Due o tre verdure contenenti degli amidi sono combinabili. Ad esempio: carote, pastinaca e barbabietola.
8)      Frutta acida, semi dolce e dolce – La frutta acida puó essere usata con della frutta semi dolce. La frutta semi dolce puó essere combinata con la frutta dolce. Il pomodoro non puó essere combinato con la frutta semi-dolce. La frutta, in qualsiasi caso, va consumata a stomaco vuoto; puó essere consumata 20-30 minuti prima di un pasto o, ancora meglio, puó costituire il pasto intero.
9)      Melone e anguria – Mangiare qualsiasi tipo di melone e di anguria da soli, poiché digeriscono in appena 10 minuti.
10)   Frutta con verdura – Si puó combinare della frutta con dell’insalata e/o del sedano (eccetto l’anguria).
11)   Insalata – Combina bene sia con carboidrati che con proteine. Non con meloni e anguria. Una buona porzione d’insalata al giorno dovrebbe essere inclusa in una dieta salutare, l’insalata a foglie verde piú scuro sono le migliori, ma non spinaci.
Ottima la combinazione sedano, cetriolo, peperoni crudi, cimette di broccoli crude e cimette crude di cavolfiore. Carota e pastinaca crude possono essere aggiunte in una pietanza con carboidrati; i pomodori possono essere aggiunti se non ci sono carboidrati complessi o combinazioni di alimenti.
12)   Germogli – I germogli di alfa-alfa possono essere combinati come insalata verde; i fagioli mungo sono una combinazione tra carboidrati e proteine e combinano come carboidrati; i germogli di cereali combinano come carboidrati; i germogli di legumi, soia, lenticchie e semi (ad esempio di girasole) combinano come proteine.
13)   Latte, Yogurt, Kefir – Il latte e i suoi derivati sono meglio metabolizzati se consumati da soli. (Se proprio volete includerli nella vostra dieta)

Take it easy! Non vi scoraggiate e non siate troppo duri con voi e con le persone che vi stanno attorno, cominciate ad eliminare le combinazioni piú sbagliate, ad esempio banana e noci, pasta e pomodoro o cereali e frutta secca.

Fonte http://ildragoparlante.com

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“La sanità italiana è la terza al mondo”. Ci crediamo veramente?

Di Andrea Silenzi
26 novembre 2014

Secondo un citatissimo studio di Bloomberg, pubblicato negli scorsi mesi e ripreso a intermittenza nel nostro Paese dalla stampa di settore e generalista, la sanità italiana è da podio: la terza al mondo. Nella classifica stilata dall’agenzia americana, infatti, rappresentiamo il top in Europa in termini efficienza e efficacia, addirittura siamo riusciti a migliorare il sesto posto dello scorso anno. A livello mondiale ci superano soltanto Singapore e Hong Kong. Male Germania e USA che non vanno oltre 23°e 44° posizione, malissimo la Russia relegata in ultima posizione.

Analizzando nel dettaglio lo studio scopriamo che gli indicatori utilizzati per elaborare la classifica sono stati 1) l’aspettativa di vita, 2) il costo del sistema sanitario in % sul Pil, 3) il costo del sistema sanitario pro-capite, 4) la variazione dell’aspettativa di vita rispetto al 2013 (in anni), 5) la variazione del costo della sanità pro capite, 6) la variazione del Pil pro-capite e 7) l’indice di inflazione.

Squillino le trombe, rullino i tamburi! Che sia uno dei pochissimi vanti tricolore in un momento storico caratterizzato da una crisi internazionale di cui si stenta a intravedere la fine, da una paralisi socio-politica interna e da un’austerity tanto imposta quanto sofferta?

Certamente classificare i sistemi sanitari in base all’efficienza (intesa come il raggiungimento dell’obiettivo prestabilito con il minor quantitativo possibile di risorse ovvero il raggiungimento dei più alti livelli di performance in relazione alle risorse disponibili) è un importante esercizio di tecnica, utilissimo agli addetti ai lavori per fotografare da una specifica angolatura la tenuta di un sistema complesso quanto quello sanitario, ma basta veramente per determinare chi meglio degli altri rispetta il diritto alla tutela della salute? E rapportare l’efficienza del sistema all’aspettativa di vita, e non a specifici esiti di salute, siamo sicuri valuti realmente i risultati di un sistema sanitario? Oppure c’è il rischio di un bias di analisi, ovvero di fotografare risultati “ereditati” frutto di condizione genetica e tradizioni culturali che solo in parte (forse) dipendono dalle azioni di politica sanitaria operate dalla nostra società?

Credo sia opportuno porsi una semplice domanda: quanto si discosta questa preziosissima medaglia di bronzo dalla realtà quotidiana vissuta dai cittadini e dai pazienti italiani negli ospedali e negli ambulatori territoriali di Trento, Firenze o Catania? Difficilmente un cittadino/paziente valuta l’assistenza sanitaria che riceve in base all’efficienza del sistema sanitario, è molto più incline a ricercare e valutare altri aspetti che rientrano nell’area della qualità, dell’appropriatezza, della sicurezza e della soddisfazione personale. E queste dimensioni possono essere misurate, certamente, ma nello studio di Bloomberg questo non è stato fatto.

Prendiamo il Rapporto Euro Health Consumer Index 2013 (EHCI) realizzato dall’Health Consumer Powerhouse attraverso l’analisi combinata di database pubblici e il coinvolgimento diretto delle associazioni di pazienti. In questo caso la sanità italiana esce con le ossa rotte da una valutazione fortemente condizionata dalla soddisfazione dei pazienti, soprattutto in prospettiva. Si attesta al ventesimo posto, infatti, con un punteggio di 651 punti su 1.000, appena dietro la Croazia, in una classifica guidata da Olanda, Svizzera, Islanda, Danimarca e Norvegia. Migliora leggermente la ventunesima posizione dello scorso anno ma evidenziando ampie sacche di mediocrità e malfunzionamento rispetto agli altri grandi Paesi dell’Unione Europea, con una particolare nota di demerito per l’assistenza agli anziani (link alla scheda in italiano).

Per la prima volta dal 2005, anno in cui iniziarono le rilevazioni, l’Euro Health Consumer Index ha rilevato quest’anno un gap sanitario sempre più marcato fra le parti d’Europa più ricche e finanziariamente stabili e le zone meno ricche e più colpite dalla crisi. Nel 2013, nella metà più alta dell’Indice non figura quasi nessun Paese a medio reddito.

A inizio autunno un altro importante studio di comparazione internazionale in materia di sanità è stato pubblicato: si tratta del Geographic Variations in Health Care dall’OCSE, pubblicato in collaborazione con il Ministero della Salute e Age.Na.S., caratterizzato dall’ambizioso sottotitolo “What Do We Know and What Can Be Done to Improve Health System Performance?”. Il report fornisce informazioni su 10 differenti pratiche/interventi di assistenza sanitaria all’interno di 13 Paesi, offrendo indicazioni sui possibili approcci da mettere in atto per migliorare i livelli di queste attività e affinché i governi incrementino gli sforzi per garantire servizi sanitari ottimali. In sintesi lo studio evidenzia come le prestazioni sanitarie a disposizione dei cittadini varino notevolmente a seconda della Nazione in cui essi vivono e, all’interno del singolo Paese, varino ancora a seconda della regione e addirittura  della provincia di appartenenza.

Cosa dice per l’Italia? Innanzi tutto che siamo da allarme rosso per il tasso di parti cesarei, indicatore principe per valutare l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie. Primi in negativo e con grandissima eterogeneità a livello nazionale, rispetto al ricorso a questa procedura (da 664 tagli cesarei su 1.000 a Napoli, fino a 111 tagli cesarei su 1.000 a Crotone). Un’eterogeneità presente in molti altri ambiti della sanità italiana e riferita a molteplici procedure mediche, come dimostrato da più di un decennio dalle fotografie annuali del Rapporto Osservasalute che stanno evidenziando da tempo l’aumento delle disuguaglianze in salute nel nostro Paese (bastino a titolo di esempio queste sintesi dei rapporti del 2007 e del 2010).

E questo a discapito di un patrimonio genetico – culturale che ancora ci tutela (siamo l’unico Paese dell’Europa mediterranea che a discapito della crisi ha retto in termini di salute nonostante la posizione di fanalino di coda europeo in investimenti in prevenzione, ad esempio) ma che stiamo colpevolmente disperdendo non dando al diritto alla tutela della salute, agli interventi di Sanità Pubblica (intesa come lo sforzo organizzato della società per promuovere e tutelare la salute) e ad una seria discussione politica orientata a ristrutturare il nostro Servizio Sanitario Nazionale al fine di blindarne in principi di universalità, solidarietà ed equità di accesso, l’importanza che meriterebbero.

La crisi finanziaria rischia di aumentare rapidamente le disuguaglianze sociali in salute a livello internazionale e, ancora più grave, a livello nazionale tra regione e regione. Per evitare ciò è tempo di lavorare per integrare la salute in tutte le politiche, la sanità da sola non basta. Ma per poter evitare il naufragio è necessario accorgersi che la nave sta andando incontro alla tempesta perfetta. La nostra politica ha messo qualcuno di vedetta? 

È pertanto necessario entrare nell’ottica che maneggiare le classifiche in sanità è un po’ come utilizzare i filtri di Instagram: in relazione a quello che scegli modifichi strutturalmente la foto, valorizzando alcuni aspetti a discapito di altri. Una declinazione moderna di un famoso aforisma attribuito a Mark Twain: “le bugie si dividono in tre grandi gruppi: le piccole, le grandi e le statistiche!”.

Primo grande alert per costruire una #SanitàDiValore: maneggiare con cura le classifiche in sanità e non dimenticarsi mai di utilizzare i filtri dell’appropriatezza, della qualità e della accessibilità! 

http://www.glistatigenerali.com/medicina_qualita-della-vita_statistica/rotta-per-una-sanitadivalore-1-sfatare-i-miti-per-ripartire

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Curarsi con le app: smartphone amici della salute

Nel nostro paese gli utenti di smartphone hanno superato quota 20 milioni. In pratica un italiano su tre possiede uno strumento in grado di intrattenerlo, informarlo, divertirlo e anche aiutarlo a prendersi cura della propria salute. Come? Monitorando quello che mangia, quanto si muove, come dorme, ma anche esaminando parametri clinici come i battiti del cuore e il glucosio nel sangue, e suggerendo come curarsi in base ai propri disturbi. Eccone alcune.

L’ultima arrivata nel panorama delle app dedicate alla salute nasce da una collaborazione tra Unione Nazionale Consumatori e Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione). Si chiama Automedicazione, appunto, è gratuita e aiuta l’utente a trovare il principio attivo giusto per curare il proprio disturbo in base ai sintomi che avverte. L’applicazione segnala soltanto i farmaci senza obbligo di ricetta, quelli cioè che servono a curare le patologie più comuni, dal mal di gola alle punture d’insetto, dalla stipsi alla cefalea. Si possono fare ricerche da una lista di disturbi, da un elenco di sintomi oppure inserendo direttamente i sintomi che ci affliggono.

Wikipharm consente non solo di trovare il farmaco giusto per il proprio disturbo, ma anche di scoprire, laddove esista, il suo equivalente, ovvero il farmaco non di marca, più economico, con lo stesso principio attivo. La app è gratuita, il progetto è patrocinato dal Movimento Consumatori. Per comprare la medicina che serve può dare una mano Farmacity, un’applicazione disponibile per iPhone, Blackberry e Android, che sfrutta il Gps del telefono per visualizzare su una mappa o in forma di elenco le farmacie di turno più vicine al punto in cui ci si trova.

Passando dai farmaci al cibo, non si contano le applicaizoni per smartphone che consentono di contare le calorie e tenere un diario alimentare, tra tutti citiamo iFood, nelle versioni Lite (gratuita) e Pro (0,79 euro), che consente di creare un profilo con peso attuale e obiettivo, inserire le pietanze mangiate e le quantità e tenere così un diario delle calorie e un grafico dell’andamento del peso. Più specifica è la app Caffeine Zone, che permette di inserire i propri consumi di caffeina giornalieri e ricevere, in base al proprio peso e all’ora in cui si programma di andare a dormire, una sorta di via libera quando è il momento buono per una nuova “dose” di caffeina. L’applicazione è disponibile in versione gratuita oppure a pagamento, a 0,79 euro, senza pubblicità.

Per coloro che hanno a che fare con la celiachia, e devono evitare alimenti che contengano glutine, un ottimo alleato è il prontuario messo a punto dall’associazione italiana Celiachia. La sua versione cartacea non è però molto pratica, mentre è eccelente la relativa app gratuita, Aic mobile, per iPhone e Android, sempre aggiornata e consultabile per tipologia di prodotti, nome e marca.

Interessanti, per mangiare fuori casa, anche altre due applicazioni Senza glutine e Mangiare senza glutine: sfruttano il gps e le segnalazioni degli utenti per fornire nomi e indirizzi di bar, ristoranti e alberghi dove i celiaci sono benvenuti.

Per 0,79 euro le donne possono procurarsi una app pensata per loro, iGyno, che le aiuta a monitorare il ciclo e fornisce indicazioni sulla prevenzione, tra cui per esempio consigli su come effettuare l’autopalpazione del seno. Ben lungi dal poterlo considerare alla stregua di “un ginecologo virtuale”, come la descrizione promette, il programma appare un po’ ridondante. Tra le varie funzioni c’è un calendario dove si può annotare, con apposite icone, dall’acne al mal di schiena, dai rapporti intimi al livello di appetito: un monitoraggio forse eccessivo e non si sa quanto utile.

Sul versante più pratico possono essere invece di aiuto due applicazioni più strettamente mediche, che però al contrario della precedente non hanno la pretesa di sostituirsi a un dottore o ai suoi strumenti. AnalisiSangue aiuta a comprendere i valori dei propri esami del sangue e delle urine, spiega cosa significano le diverse sigle, fornisce i valori limite e spiega anche da cosa possono dipendere valori fuori dalla norma. E’ possibile creare un proprio profilo, inserire i propri valori e verificarne l’andamento nel tempo. L’applicazione costa 0,79 euro.

Altro strumento medico a portata di tocco è Cardiografo: appoggiando il polpastrello dell’indice all’obiettivo della macchina fotografica del proprio iPhone, iPad 2 o iPod touch, dotata di flash, l’applicazione rileva il battito cardiaco. Anche in questo caso creando il proprio profilo è possibile monitorare i battiti nel corso della giornata o della settimana.

Per le persone diabetiche c’è una app gratuita: iBGStar Diabetes Manager di Sanofi. Usata unitamente a un glucometro per iPhone, che si acquista al costo di 55 euro in farmacia oppure sul sito www.bgstar.it, l’applicazione trasforma il telefono in uno strumento per monitorare i livelli di glucosio nel sangue, l’assunzione di carboidrati e la dose di farmaco da somministrare.

Sleep cycle alarm clock è un’applicazione che promette di monitorare le fasi del sonno, attraverso l’accelerometro interno all’iPhone, e di svegliarvi nel momento migliore, quando cioè sarete più riposati, sempre all’interno di un arco temporale di mezz’ora stabilito dall’utente. Posizionando il telefono sul materasso vicino al cuscino, magari sotto il lenzuolo con gli angoli perché stia fermo, e tenendolo acceso tutta la notte collegato a una presa di corrente, il programma funziona in modalità stand-by e registra i movimenti durante il sonno. Se l’utente ha messo la sveglia alle 7.30 ma l’applicazione valuta che vi troviate in una fase di sonno più leggero alle 7.15, la sveglia suonerà a quell’ora e la promessa è che sarà più facile alzarsi e sarete più riposati. Il programma costa 0,79 euro. Per sicurezza meglio sempre impostare una sveglia di emergenza…

Infine veniamo alla forma fisica. Sono moltissime le applicazioni che suggeriscono interminabili liste di esercizi per tonificare ogni muscolo del corpo, specifici per donne e uomini, con tanto di video che mostrano come fare. Ma ciò che serve per fare ginnastica in casa sono la voglia e la costanza, due requisiti che una app per smartphone difficilmente può fornire. Forse può essere più utile tenersi in forma camminando, come suggerisce anche l’Organizzazione mondiale dell Sanità, che un tempo indicava 10.000 passi al giorno, recentemente ridotti a 5.000, come optimum per tenersi in forma. Ecco allora che basta un pedometro per tenere traccia dei passi fatti, meglio ancora se consente di fissare obiettivi giornalieri, in modo da funzionare da stimolo a camminare. Allo scopo è adatta la app Pedometer: si può creare il proprio profilo, stabilire un obiettivo di passi, di distanza o anche di peso. Basta ricordarsi di attivare l’applicazione e tenere il telefono in tasca ogni volta che ci si muove a piedi per tenere il conto dei passi fatti. Se non si raggiungono gli obiettivi, idealmente, si è invogliati a fare meglio il giorno successivo. Ne esistono una versione gratuita e un’altra, con qualche funzione in più, a pagamento.

marta.buonadonna

http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/22/curarsi-con-le-app-smartphone-amici-della-salute

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In Regione Lombardia 2 giorni di confronto su sfide future sanitarie

Milano, 12 dic. (Adnkronos Salute) – La sfida della sanità del futuro è l’emergenza cronicità, e per vincerla “gli ospedali devono cambiare prospettiva, mutare nella loro concezione, non considerandosi più semplicemente delle strutture, ma ‘espressione di funzioni’. Oltre alla funzione tradizionale di cura degli acuti, devono creare delle corsie diverse che garantiscano percorsi e procedure specifiche per cure di media e bassa complessità”. Lo ha ribadito l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani, oggi in Regione durante la prima giornata del convegno ‘Sostenibilità e innovazione nella sanità del domani’. La 2 giorni di lavori mette a confronto ‘attori’ italiani e stranieri del sistema sanitario, dell’università e dell’imprenditoria, chiamati a confrontarsi sugli scenari che possano garantire, anche in un momento di crisi economica, il continuo miglioramento dei servizi. La giornata di oggi è stata dedicata all’analisi dei modelli regionali, mentre domani il focus sarà sul tema della ricerca scientifica, e vedrà protagonisti anche il mondo degli Irccs e dell’industria farmaceutica. Bresciani ha ribadito il suo concetto di ospedale del futuro rilanciando la metafora di “un polipo, con la testa tecnologica e i bracci in cui risiedono le funzioni di media e bassa complessità”. Le prime riguardano l’assistenza ai pazienti subacuti, con un’organizzazione già attivata in via sperimentale in Lombardia. “Sono già circa 880 i letti per subacuti realizzati in regione e l’obiettivo è arrivare a 1.200 – ha ricordato l’assessore – In questo modo si producono notevoli risparmi. Se infatti una degenza in un’area per acuti costa 800-1.000 euro al giorno, nell’area specifica per le cure subacute il costo è di circa 190 euro”. In questa nuova modalità di presa in carico, ha precisato, possono trovare ampio spazio anche i sistemi di teletrasmissione dei dati, un settore sul quale anche la ricerca e l’industria possono investire. Quanto alla cronicità, la Regione sta sperimentando il progetto dei Creg (Cronic Related Group, una sorta di ‘Drg della cronicità’), avviato a novembre in 5 Asl (Milano, Milano 2, Bergamo, Como, Lecco) per un totale di circa 126 mila pazienti.

Bresciani, per effetto nuove misure -1,5% fondi

Milano, 12 dic. (Adnkronos Salute) – “Per effetto dei provvedimenti che si sono finora delineati, credo che noi” in sanità “abbiamo perso l’1,5% del finanziamento rispetto all’anno scorso”. E’ Luciano Bresciani, assessore alla Sanità della Regione Lombardia, a dare una prima stima dell’impatto delle ultime manovre nazionali sui fondi realmente a disposizione, al netto dei carichi crescenti, per il servizio sanitario regionale. “Con queste operazioni – spiega l’assessore a margine di un convegno internazionale su ‘Sostenibilità e innovazione nella sanità del domani’, in corso a Milano nella sede della Regione – cresce l’Iva, crescono le tasse e le nostre aziende devono per forza adeguarsi a questi nuovi costi. Maggiori costi corrispondono a minor capacità del finanziamento iniziale e questo ci darà qualche problema. Credo si parli dell’1,5%, ma i nostri tecnici stanno finendo le loro valutazioni. E’ chiaro che, con l’aumento dell’Iva e le altre misure, noi abbiamo meno soldi. Di conseguenza il finanziamento si riduce”. Se le stime dovessero essere confermate, prosegue Bresciani, questa riduzione di risorse “ci renderà dura la vita e dovremo stare attenti”. L’assessore lamenta poi il “silenzio” del nuovo ministro della Salute Renato Balduzzi. “Il ministro – dichiara Bresciani – non si è ancora fatto vivo con gli assessori. Non li ha ancora convocati e noi abbiamo chiesto un incontro più di 10 giorni fa ormai. Non sappiamo nulla da lui. Starà senz’altro lavorando, ma non c’è nessuna condivisione – sostiene l’assessore – nonostante il Titolo V della Costituzione che dice che noi Regioni dobbiamo difendere i nostri raggiungimenti nel nostro territorio”. Da qui l’appello al ministro: “Bisogna che ricordi che dobbiamo lavorare insieme. Non sentire più il territorio sarebbe espressione di centralismo, non di federalismo”. Bresciani però precisa: “Non è tempo di litigi, ma di fare forza insieme per raggiungere gli obiettivi, esaltare le convergenze e neutralizzare le conflittualità”. Quanto all’eventualità di ulteriori tagli futuri, “non so se ce ne saranno ancora – risponde l’assessore – ed è proprio questo che ci inquieta. Il ministro non deve isolarsi in una torre e non comunicare”, ma alla fine “penso che ci sarà molta saggezza da parte sua e che capirà che i bisogni vanno finanziati”.

Sanità, Bresciani lancia una macro-area delle Regioni d’Europa

12 dicembre 2011 

(Ln – Milano) Una macro-area europea delle Regioni sanitarie, un’alleanza che unisca in un progetto comune realtà autonome e indipendenti ma unite dalla stessa prospettiva di sviluppo sul tema dell’ICT e dell’E-health. E’ questo il progetto presentato oggi dall’assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani nel suo intervento alla sessione pomeridiana del convegno internazionale, promosso da Regione Lombardia, su ‘Sostenibilità e innovazione nella sanità del domani’, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di rappresentanti di Baviera (Germania), Catalogna (Spagna), Rhone Alpes (Francia), Serbia e Israele. Presente ai lavori anche l’onorevole Umberto Bossi.

I NUMERI – La base di partenza, ha detto Bresciani, è la forza del sistema sanitario lombardo, chiamato a servire una popolazione di 10 milioni di abitanti. Il sistema garantisce ogni anno 160 milioni di prestazioni ambulatoriali, 2,5 milioni di ricoveri, 70 milioni di prescrizioni farmaceutiche. Più del 10 per cento delle prestazioni è per pazienti di fuori regione. “Per rafforzare questo sistema – ha sottolineato Bresciani – è necessario trovare alleati in una logica di sussidiarietà orizzontale”.

PIATTAFORMA REGIONALE – Il primo alleato è la ricerca e per questo “abbiamo unito in network le 6 università lombarde con facoltà di Medicina (5 pubbliche e una privata)”. Questo sistema universitario può contare su 14 macro aree di ricerca, 119 aree specifiche di ricerca e 1.234 brevetti. Secondo Bresciani fondamentale è il ruolo dell’industria, che viene coinvolta nella piattaforma regionale investendo capitali su prodotti in grado di ottenere una certificazione di qualità dal Sistema sanitario regionale. Oltre al Sistema sanitario regionale, alle Università e alle aziende private, c’è un quarto attore, che è Finlombarda, la finanziaria regionale che dà la propria qualificata consulenza. Sono già 42 i progetti presentati su questa piattaforma di sviluppo tecnologico.

ALLEANZE INTERNAZIONALI – Allo stesso tempo, ha proseguito Bresciani, la Lombardia si è mossa per stringere alleanze esterne. Quindi alle intese con le Regioni italiane (come Veneto e il Friuli), si sono affiancati gli accordi con le Regioni europee (Rhone Alpes, Andalusia, Catalogna, Canton Ticino) o addirittura Stati (come Israele), così da creare una “macro area europea delle Regioni sanitarie”. Altre intese sono in preparazione con il Piemonte, oltre che con Baden Wuerttemberg e Baviera per la Germania, Valencia per la Spagna, Sud Tirolo, Tirolo e Carinzia per l’Austria. Lo scopo non è solo lo scambio di esperienze ma anche e soprattutto la possibilità di essere protagonisti in Europa con progetti come ad esempio il programma ‘Alias’, dedicato alla telemedicina e che già unisce sette Regioni europee dell’arco alpino.

CORRIDOIO 5 – “La macro-area europea – ha aggiunto Bresciani – ha come sua direttrice fondamentale il Corridoio 5, che va da Lisbona a Kiev, ed è intersecato dal Corridoio 24, quello che lega i due mari, dalla Danimarca a Genova e dal corridoio del Brennero”. “Questa – ha concluso Bresciani – è la macro-area delle Regioni europee in grado attualmente di unire 60 milioni di cittadini e 87 miliardi di spesa sanitaria. Si tratta di soggetti autonomi e indipendenti, ma che stanno su un percorso comune di sviluppo”.

(Lombardia Notizie)

Sanità, Bresciani: nuove cure per i cronici

L'assessore alla Sanità, Luciano Bresciani

L’assessore alla Sanità, Luciano Bresciani

12 dicembre 2011 

(Ln – Milano) Per vincere la sfida del futuro della sanità, che è la cura della cronicità, è necessario che gli ospedali cambino prospettiva, concependosi non più come struttura ma come “espressione di funzioni”, introducendo percorsi per cure di media e bassa complessità. E’ anche indispensabile potenziare la sanità territoriale per dare continuità alla presa in carico del paziente con patologia cronica evitando gli episodi acuti. Regione Lombardia si è già mossa in questa direzione, tracciando una strada innovativa, attraverso diverse azioni tra cui in particolare, la realizzazione di letti per sub acuti e i CREG (Cronic Related Group).

CONVEGNO INTERNAZIONALE – E’ quanto ha ribadito oggi l’assessore alla Sanità Luciano Bresciani, intervenendo alla prima sessione di lavoro del convegno internazionale, promosso da Regione Lombardia, su “Sostenibilità e innovazione nella sanità del domani”. Nel corso della due giorni protagonisti italiani e stranieri del sistema sanitario, dell’università e dell’imprenditoria sono chiamati a confrontarsi sugli scenari possibili che garantiscano, anche in un complesso quadro economico, il continuo miglioramento dei servizi. La prima giornata è dedicata all’analisi dei modelli regionali. La seconda (domani) è invece focalizzata sul tema della ricerca scientifica, con una specifica attenzione alle eccellenze e alla piattaforma tecnologica, alla telemedicina, ma anche al come si fa ricerca nelle università e negli ospedali.

OSPEDALI – “Gli ospedali – ha sottolineato Bresciani, chiudendo la mattinata di lavoro dedicata a ‘Sanità, obiettivi innovativi dei modelli regionali’, dopo gli interventi dei rappresentanti della Regione Veneto e delle province autonome di Trento e Bolzano – devono mutare nella loro concezione, non considerandosi più semplicemente delle strutture ma espressioni di funzioni. Oltre alla funzione tradizionale di cura degli acuti devono creare delle corsie diverse che garantiscano percorsi e procedure specifiche per cure di media e bassa complessità”. Bresciani ha sintetizzato il concetto utilizzando l’immagine di un polipo, “con la testa tecnologica e i bracci in cui risiedono le funzione di media e bassa complessità”.

SUB ACUTI – Va in questo senso l’organizzazione delle cure per i pazienti sub acuti, già attivata in via sperimentale in Lombardia. Sono già circa 880 i letti per sub acuti realizzati in Lombardia; l’obiettivo è arrivare a 1.200. “In questo modo – ha spiegato Bresciani – si producono notevoli risparmi. Se infatti una degenza in un’area per acuti costa 800-1.000 euro al giorno, nell’area specifica per le cure sub-acute, il costo è di circa 190 euro”. In questa nuova modalità di presa in carico possono trovare ampio spazio anche i sistemi di teletrasmissione dei dati, campo sul quale anche la ricerca e l’industria possono investire.

CREG – Molto importante per la cura della cronicità, ha ricordato ancora Bresciani, è anche il progetto dei CrEG (Cronic Related Group), avviato lo scorso anno in via sperimentale in 5 Asl della Lombardia (Milano, Milano 2, Bergamo, Como, Lecco) e che proseguirà nel 2012. Attraverso una quota di risorse stabilita in anticipo, devono essere garantiti con continuità ai pazienti tutti i servizi extraospedalieri (ambulatoriale, protesica, farmaceutica, cure a domicilio) necessari per una buona gestione della patologia cronica. Le patologie individuate per la sperimentazione sono: bronco pneumopatie cronico ostruttive, scompenso cardiaco, diabete di tipo I e II, ipertensione e cardiopatia ischemica, osteoporosi, patologie neuromuscolari. Sono circa 126.000 i pazienti sotto osservazione con questa modalità.

(Lombardia Notizie)

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Roma, 30 ottobre- 1° novembre: Congresso Nazionale SIGM, “Il ruolo del Giovane Medico nel SSN: meno politica e più merito nella Sanità del futuro”

 
Il 3031 ottobre e il 1° novembre  si svolgerà a Roma il Congresso Nazionale SIGM su: “Il ruolo del Giovane Medico nel SSN: meno politica e più merito nella Sanità del futuro”. L’obiettivo è quello di promuovere un movimento culturale e di pensiero finalizzato a: 1) dare un contributo qualificante alla formazione dei giovani medici, ai profili etici e sociali della professione medica, alla crescita intellettuale, professionale, deontologica delle nuovi classi mediche; 2) preservare le motivazioni iniziali che hanno indotto i giovani a intraprendere il lungo percorso formativo della medicina, salvaguardando l’attenzione alla cura della persona globalmente intesa, prima ancora che al paziente-utente; 3) creare i presupposti per favorire il dialogo tra medicina universitaria, ospedaliera e territoriale, superando gli steccati posti in essere  dalla ultraspecializzazione e dalla mancanza di una cultura di Sistema e di rete che quotidianamente produce carenze, disservizi e spreco di risorse.
L’evento potrà vantare la partecipazione di relatori di alto profilo professionale.

Per informazioni: Segretariato Italiano Medici e Specializzandi – recapiti tel. 3382166287 – 3483644406 – 3294191718 (dottori: Martino Trapani,Francesco Macrì, Marco Mafrici) – e-mail: simsroma@yahoo.it
 

 
 
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«Noi, ragazzi segregati nei college per evitare il contagio»

La nuova influenza A Londra né piscina né uscite serali. Il ministero del Welfare: consultare il medico prima di partire

«Noi, ragazzi segregati nei college per evitare il contagio»

LONDRA – «Da qui non si esce, giriamo col sapone antibatterico e ci
laviamo le mani venti volte al giorno». In vacanza con la nuova
influenza. Sedici anni, milanese, Gilberto è uno dei 160 ragazzi
italiani arrivati il 6 luglio a Birmingham per un soggiorno studio alla
Aston University. Qui si sono registrati due dei 48 casi di sospetta
influenza A tra gli italiani in Gran Bretagna. «Per il primo l’ ipotesi
ormai è scartata – spiega al Corriere Martino Trapani, medico dello
staff che ha accompagnato gli studenti – e il secondo è in isolamento,
si tratta di una ragazza di sedici anni che terremo sotto controllo
fino a domattina (oggi per chi legge, ndr). Se a 48 ore dall’ insorgere
dei sintomi la febbre persiste, dobbiamo avvertire un medico britannico
che prescriva il ciclo di Tamiflu; non possiamo portare i casi sospetti
in ospedale, per evitare di contagiare pazienti con altri problemi. La
situazione è sotto controllo, abbiamo spiegato ai ragazzi come
cautelarsi e loro sono tranquilli». Valentina, 17 anni, di La Spezia,
la prende con filosofia: «Cerchiamo di vivere quest’ esperienza con
serenità». Più pragmatico Danilo, che arriva dalla provincia di Fermo:
«L’ importante è evitare i luoghi affollati, vorrei tranquillizzare i
miei genitori in Italia». E c’ è chi s’ ingegna, come Diego, ultimo
anno del liceo scientifico di Mondragone, provincia di Caserta: «Ho le
mie posate personali, evito di toccare le porte con le mani o i
pulsanti in ascensore». Pranzo e cena in piccoli gruppi per ridurre al
minimo il rischio di contagio, niente piscina perché in acqua il virus
contenuto nelle goccioline di tosse e starnuti si trasmetterebbe
subito. Banditi Harrods, Torre di Londra e metropolitana nelle ore di
punta per i 25 allievi della scuola media Fabrizio De André di
Peschiera Borromeo, provincia di Milano, che dal 5 luglio studiano con
21 coetanei di San Giuliano Milanese al King’ s College di Hampstead,
Londra, da dove ripartiranno domani. «Dei nostri, 19 hanno presentato
sintomi riconducibili alla nuova influenza, uno è in profilassi – dice
la professoressa della De André Rita Vecchio -. I primi sei sono
guariti con semplici antipiretici, gli altri hanno preso il Tamiflu.
Nel secondo gruppo due ragazzi sono sotto terapia e tre in profilassi.
È difficile distinguere la semplice influenza dalla nuova poiché i
sintomi sono gli stessi e qui non fanno il tampone faringeo, quello che
impressiona è la velocità del contagio. Il problema è stato trovare un
medico, il sistema è in tilt». Casi sospetti tra italiani sono stati
segnalati anche a Oxford e Norwich. Il nostro ministero del Welfare
invita a consultare il medico prima di partire per l’ estero. «Ci sono
60 milioni di persone terrorizzate», ha detto Laurence Buckman dell’
Associazione Medici britannici. Sono 55 mila i nuovi casi nell’ ultima
settimana, 29 le morti ricondotte al virus H1N1 (sempre accompagnato da
altre patologie). Ieri il quotidiano Evening Standard ha riportato la
storia di Ruptara Miah, 39 anni, originaria del Bangladesh morta lunedì
al Whipps Cross Hospital. Aveva appena partorito, il bambino è in
terapia intensiva. Maria Serena Natale

Natale Maria Serena

Pagina 18
(18 luglio 2009) – Corriere della Sera

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Se qualcuno pensa di fare il medico in AUSTRALIA

Se qualcuno pensa all AUSTRALIA a questo indirizzo web troverà le info
sull’ equipollenza dei titoli stranieri verso quelli australiani sia a
livello di medico di base che a quello specialistico (c’e’ scritto
quali procedimenti bisogna avviare per la parificazione dei titoli
stranieri)

http://www.amc.org.au/home.asp

al
sottostante indirizzo invece ci sono info da parte di un sito che si
propone di aiutare e fornire asistenza ai medici e specialisti che
vogliano venire a lavorare in Australia e in Nuova Zelanda con relativi
stipendi e detrazioni tasse:

http://www.imrmedical.com/home.htm

per
le singole specialita’ invece bisogna fare una ricerca sui siti degli
ospedali delle rispettive citta’ nelle quali si intende specializzarsi
e li’ si trovano info dettagliate sulle specialita’ disponibili, sui
programmi e la durata.

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TELEGIORNALE CORSO ERICE- SICILY “GESTIRE L’ OSPEDALE”

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Fare il medico in Inghilterra

Medici nel Regno Unito

di Bernd Faas

Il sistema sanitario
inglese (National Health System – NHS), trascurato per molti anni dal
governo, ha visto negli ultimi tempi forti investimenti statali.
Intanto i medici che si sono laureati, non sono sufficienti a coprire
tutti i posti vacanti. Di conseguenza gli ospedali si sono mossi
all’estero per trovarli. Con grande successo: oggi, tra Dover e
Inverness, lavorano numerosi medici provenienti da tutta Europa, ma
anche dall’India, dall’Africa del Sud e da altre ex-colonie inglesi.
Sono occupati sia nel praticantato sia come medici di base e
specializzati.

La situazione, che due-tre anni fa era
estremamente favorevole a chi faceva domanda, al momento è cambiata:
esiste un’alta concorrenza, in particolare per i posti nel praticantato
mentre per i medici di base è meno agguerrita. Tuttavia ci sono ancora
interessanti possibilità.

La domanda può essere presentata sia
tramite un’agenzia di collocamento privata sul posto, servizio gratuito
per i giovani medici, sia rivolgendosi direttamente agli ospedali
inglesi (NHS Trust), le cui inserzioni vengono pubblicate sul British
Medical Journal (BMJ).

Nel primo caso tenete conto di circa 6
mesi di attesa, mentre nel secondo le cose vanno più veloci. Per
informazioni ci si può eventualmente rivolgere anche al servizio di
collocamento europeo Eures nella propria regione.

I documenti
necessari per la domanda sono il curriculum vitae e delle referenze
(INDISPENSABILI !), ad es. di medici con cui si è già collaborato, il
tutto ovviamente tradotto in inglese. Per sapere se si è stati ammessi
al colloquio di selezione, è sempre meglio telefonare qualche giorno
dopo la “closing date”, data ultima per l’inoltro della domanda. Se si
è sulla “short list”, allora il primo passo è fatto.

Passiamo al
colloquio nell’ospedale, che viene tenuto dal primario del reparto in
cui si vorrebbe essere inseriti. Le domande vertono sulle motivazioni e
sulle precedenti esperienze lavorative. Di solito la decisione se
accettare o meno il candidato viene presa subito.

Prima di
iniziare il lavoro nel Regno Unito, un Junior house officer (JHO), o
Pre-registration officer (PRHO) o House officer (HO) – questi sono gli
appellativi con cui si designa il medico che fa praticantato – deve
avere una registrazione temporanea presso il General Medical Council di
Londra.

Bisogna presentare gli originali e la traduzione
autenticata del permesso ad esercitare, del diploma di laurea, la carta
d’identità o il passaporto. Il tempo di evasione di questa domanda è di
circa 2 settimane; senza questa registrazione non si può lavorare, ma
poi non si hanno più limiti burocratici.

Il periodo di tirocinio
è di 18 mesi, ed è necessario cambiare ospedale in quanto il posto di
solito viene assegnato per 6 mesi. I reparti in cui si lavora sono
quelli di medicina interna o chirurgia e si è inseriti in un team
guidato dal primario (consultant), da uno specialista (senior o
specialist registrar) e da un assistente (senior house officer).

Nell’ambito
della chirurgia si è direttamente sotto la responsabilità del primario;
tra i compiti ci sono quelli di riferire al primario i dati dei
pazienti, ordinare le analisi, raccogliere i risultati, organizzare le
terapie.

Vengono poi tenute lezioni teoriche settimanali in diverse specializzazioni ed incontri per discutere i diversi casi clinici.

Il
sevizio di pronto soccorso “First on call”, consiste nel seguire le
urgenze in entrata, spesso contemporaneamente al normale lavoro.
Nell’ambito del servizio di pronto soccorso “the second on call”,
invece, ci si occupa dei pazienti in reparto.

Infine, se si
riesce a diventare “Senior house officer” in chirurgia, si hanno grosse
possibilità di effettuare operazioni chirurgiche autonomamente e quindi
maggiori possibilità di ottenere l’autorizzazione all’esame di
specializzazione.

Se nella chirurgia è necessaria velocità di
azione, nella medicina interna i tempi di riflessione sono più lunghi,
si ha maggiore contatto con il primario, compreso il “bedside teaching”.

Anche
qui, come in chirurgia, quando si è di turno al pronto soccorso, è
indispensabile far ricontrollare le proprie diagnosi ad un medico più
esperto. La collaborazione dei colleghi e del personale infermieristico
è un elemento fondamentale.

Il “Junior house officer” lavorerà
in particolare a stretto contatto con la “ward-clerk”, segretaria di
reparto, che si occupa della trascrizione di tutti i dati e della
burocrazia collegati ad una degenza.

Dati generali del praticantato

Orario lavoro

C.
40 ore settimanali, dalle 9 alle 17, a cui aggiungere il servizio di
pronto soccorso e i turni di notte (che dipendono dal contratto e
dall’ospedale). Di solito un Junior House Officer fa pronto soccorso
ogni 5 gg. Durante le sostituzioni per ferie questi turni raddoppiano.

Stipendio

Indicativamente
dalle 19.000 sterline lorde, a cui sono da aggiungere le indennità per
le sostituzioni per ferie e i turni di notte.

Alloggio

Generalmente
l’ospedale mette a disposizione un alloggio gratuito all’interno dello
stesso impianto ospedaliero. Spesso lo si condivide con altri JHO.

Ferie

12-14 gg. ogni 6 mesi

Contratto

Di solito la durata è di 6 mesi.

Indirizzi utili:

General Medical Council – GMC

178, Great Portland Street

London W1N 6JE

Tel.: 0044 (0)20 7580 7642

Fax: 0044 (0)20 7436 1383

http://www.gmc-uk.org

British Medical Association – BMA

BMA House, Tavistock Square

London WCIH 9JP

Tel.: 0044 (0)20 7387 4499

info.web@bma.org.uk

http://www.bma.org.uk/

“British
Medical Association” è l’associazione professionale per medici e
rappresenta tutte le specializzazioni. Tra i 130.000 membri ci sono
anche 14.000 studenti di medicina. Offre una variegata gamma di
servizi, inclusa la consulenza per tutte le questioni riguardanti il
lavoro. Nel settimanale si trovano moltissimi annunci di lavoro.

National Advice Centre for Postgraduate Medical Education

PO Box 2516, St James House

Bristol BS2 2AA

Tel.: 0044 (0)117 915 7069

nacpme@nhscareers.nhs.uk

http://www.nhscareers.nhs.uk/nacp

me/

NACPME è un servizio informativo per medici proveniente dall’estero che vogliono formarsi oppure lavorare nel Regno Unito.

Riviste:

British Medical Journal

http://www.bmj.com

http://www.bmjcareers.com/juniorcomp

British Journal of General Practice

http://www.rcgp.org.uk

Hospital Doctor

http://www.hospital-doctor.net

Siti utili:

http://www.jobs.nhs.uk

Posti di lavoro nel servizio sanitario inglese.

http://www.nhscareers.nhs.uk

Informazioni dettagliate sulle opportunità di lavorare nel servizio sanitario inglese.

http://www.wales.nhs.uk

Posti di lavoro nel servizio sanitario del Galles.

http://www.bmjcareers.com

Copre
tutte le specializzazioni della professione medica; circa 1650 offerte
all’inizio novembre; ricerca per località, professione e keyword;
domanda tramite email direttamente all’agenzia oppure datore di lavoro;
è necessario registrarsi per inserire il CV.

http://www.thelancet.com

Per
medici generali e specialistici; circa 70 offerte di lavoro all’inizio
novembre; ricerca per specializzazione e keyword; descrizione
dettagliata con indirizzo di contatto in ogni offerta.

http://www.jobsinhealth.co.uk

Copre
tutto il settore della sanità; circa 500 offerte all’inizio novembre,
da infermiere a medico specialista; ricerca per località, professione e
keyword; domanda tramite email direttamente all’agenzia oppure al
datore di lavoro; è necessario registrarsi per inserire il CV.

http://www.medic8.com/medicaljobs.htm

Portale in lingua inglese su tutti gli aspetti della sanità.

Royal College of General Practitioners

http://www.rcgp.org.uk

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Procedura di riconoscimento professionale -SPAGNA-

Procedura di riconoscimento professionale tramite Direttive Settoriali

Questo sistema di riconoscimento professionale fa riferimento a una serie di Direttive che stabiliscono la procedura per il riconoscimento di alcune professioni regolamentate per le quali è stato raggiunto un coordinamento previo delle formazioni in tutta l’Unione Europea.

La richiesta di riconoscimento si dovrà far con riferimento a qualcuno dei seguenti titoli ufficiali esitenti in Spagna:

* Médico y Médico Especialista
* Enfermero responsable de cuidados generales
* Matrona
* Odontólogo
* Veterinario
* Farmacéutico
* Arquitecto

Per avviare la procedura si deve presentare una domanda scritta

(http://web.micinn.es/04_Universidades/022EdUnSu/06@Titulaciones/031HoDeTi/071ModelosSolic/Reconocimiento%20sectoriales%20%20MICINN.doc) con allegati i documenti seguenti:

a) Certificazione della cittadinanza o fotocopia conforme all’originale del passaporto o della carta d’identità.

b) Fotocopia conforme all’originale del titolo accademico o della certificazione attestante il suo conseguimento.

c) Fotocopia conforme all’originale del titolo professionale (Esame di Stato).

d) Fotocopia conforme all’originale della certificazione degli studi effettuati in cui risultino gli anni scolastici, esami, votazioni riportate, crediti e campus universitari frequentati).

Per quanto riguarda i requisiti formali dei documenti (vedere scheda Informazioni relative all’autentica, legalizzazione e traduzione di atti).

http://www.mepsyd.es/exterior/it/it/titulos/autenticazione.shtml

Con carattere generale sarà necessario allegare fotocopia conforme all’originale del titolo accademico e del titolo professionale nonché una certificazione della cittadinanza comunitaria del richiedente o copia conforme all’originale del passaporto o della carta d’identità. Si dovrà allegare ai documenti la relativa traduzione in lingua spagnola. Non è richiesta la legalizzazione dei documenti visto che il riconoscimento attraverso Direttive Comunitarie è solo possibile per i professionisti dell’Unione Europea.

La domanda potrà essere inoltrata al Ministerio de Ciencia e Innovación, organo competente per la risoluzione del riconoscimento delle professioni regolate dalle Direttive Settoriali oppure alla Consejería de Educación, Piazza dell’Oro 3-3º- 00186 Roma. Inoltre, in conformità con quanto stabilito dall’art. 38.4 della Legge 30/92, le domande potranno essere presentate presso gli uffici e rappresentanze diplomatiche spagnole o tramite posta raccomandata.

L’iter procedurale ha una durata di circa 3-4 mesi. Visto il sistema di riconoscimento diretto stabilito dalle Direttive Settoriali, la risoluzione sarà favorevole al riconoscimento sempre che il richiedente accrediti sufficientemente tutti i requisiti previsti dalla normativa.

Una volta ottenuto il riconoscimento professionale si potrà esercitare la professione in Spagna. Esistono due modalità per l’esercizio professionale:

STABILIMENTO PERMANENTE IN SPAGNA

È necessario rivolgersi al relativo Albo professionale, apportando:

MEDICI/MEDICI SPECIALISTI/INFERMIERI/ODO

NTOIATRI/VETERINARI/OSTETRICI

* Sono richiesti gli stessi requisiti che ai professionisti spagnoli, certificazione che attesti che il richiedente non è stato inabilitato temporanea o definitivamente all’esercizio della professione (rilasciata entro i tre mesi precedenti alla data di presentazione).

FARMACISTI:

* Certificazione rilasciata nel paese di provenienza che attesti che il richiedente è in possesso di tutti i requisiti necessari per l’esercizio della professione.

ARCHITETTI:

* Domicilio in Spagna (privato e professionale).
* Denominazione professionale.
* Certificazione relativa ad eventuali procedimenti disciplinari (rilasciata entro i tre mesi precedenti alla data di presentazione).

STABILIMENTO TRANSITORIO IN SPAGNA

È necessario rivolgersi all’Albo professionale apportando:

MEDICI/MEDICI SPECIALISTI/INFERMIERI/ODONTOIATRI/VETERINARI/OSTETRICI

* Sono richiesti gli stessi requisiti che ai professionisti spagnoli. Non è necessaria l’iscrizione in Spagna all’Albo professionale e unicamente si dovrà presentare, prima del compimento dell’incarico concreto di cui si tratti, una certificazione che attesti che si è in possesso di tutti i requisiti necessari per esercitare la professione nel paese di provenienza (rilasciata entro i tre mesi precedenti alla data di presentazione).

FARMACISTI:

* Non è stato regolamentato il diritto della prestazione transitoria di servizi.

ARCHITETTI:

* Si dovrà formalizzare l’iscrizione transitoria all’Albo professionale apportando una certificazione che attesti che il richiedente svolge regolare attività professionale nel paese di provenienza (rilasciata entro i tre mesi precedenti alla data di presentazione).

Consejería de Educación, Política Social y Deporte
EMBAJADA DE ESPAÑA
Piazza dell’Oro, 3 00186 Roma.-
Tel. 00-39 06 68307303
Nueva dirección de correo electrónico: consejeria.it@mepsyd.es

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Fare il medico in Svezia


Svezia: il settore della salute
di Bernd Faas

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In
tutto il mondo è rinomato l’eccellente welfare state svedese, mantenuto
ad alto livello anche in questo periodo, quando tutti i paesi stanno
riducendo il proprio.

Esso copre tutta la popolazione con
un’assicurazione sanitaria nazionale che fornisce assistenza medica,
ospedaliera e in parte dentistica, totalmente gratuita o comunque a
basso costo.

Il servizio sanitario è gestito da un apposito
ministero, il Riksförsäkringsverket (Ufficio nazionale per la sicurezza
sociale); a livello locale è presente con uffici (Försäkringskassan)
che provvedono ad erogare le pensioni ed i benefit.

Il sistema è
decentrato nei consigli locali che provvedono a gestire sia i fondi sia
i servizi. I consigli locali hanno una propria autonomia resa possibile
dalla gestione delle tasse.

Attualmente in Svezia ci sono circa
30.000 medici. L’80% è impiegato nel servizio pubblico: 12.000 in
ospedale e 4.500 nella medicina di base); i rimanenti sono docenti
universitari, medici privati o impiegati nelle aziende farmaceutiche.

In
alcune specializzazioni esiste già oggi una mancanza di personale che
nei prossimi anni dovrebbe aumentare con il pensionamento di molti
medici e la mancanza di nuovo personale qualificato.

Negli anni
scorsi il mercato del lavoro svedese ha avuto, in generale,
un’evoluzione molto positiva, misurata con la diminuzione del numero
dei disoccupati. Nel periodo 2002/2003 il tasso di disoccupazione era
del 4,5% circa. Anche in altri rami di attività che rappresentano
un’importante fonte di occupazione – trasporti, comunicazioni,
biotecnologie, industria meccanica, edilizia, commercio e altri servizi
privati – il numero degli occupati è aumentato sensibilmente. Ci si può
comunque attendere fra alcuni anni una significativa mancanza di
manodopera nella maggior parte dei settori a causa dei numerosi
pensionamenti previsti. La carenza di personale costituisce un ostacolo
alla crescita futura del paese ed è oggetto di una serie di
provvedimenti.

Abilità e qualificazione

I medici
abilitati all’esercizio della professione in un paese facente parte
dell’UE non hanno bisogno di un tirocinio complementare per registrarsi
in Svezia. Per la registrazione presso l’Ufficio nazionale per la
salute e il welfare (S-10630 Stockholm, tel.: 0046 (08) 555 530 00
http://www.socialstyrelsen.se) occorre soltanto un certificato di buona
condotta non più vecchio di tre mesi, rilasciato dalle autorità del
paese di provenienza. Naturalmente deve anche essere dimostrato una
buona conoscenza della lingua svedese e della legislazione (gli ultimi
organizzati tra altro dall’ufficio nazionale).

Anche i dentisti
in Svezia sono regolati dall’iscrizione presso l’ufficio nazionale che
fornisce la licenza per esercitare la professione.

La ricerca del lavoro

Per conoscere le opportunità di lavoro, occorre rivolgersi alle pubblicazioni del settore.

L’associazione
professionale dei medici pubblica il settimanale Läkartidningen
(Giornale medico svedese). Un altra fonte cartacea è la rivista Moderna
Läkare.

Anche i fisioterapisti pubblicano una loro rivista, la
Sjukgymnasten. All’interno è pubblicata una lista degli eventuali posti
liberi; inoltre dà una valida idea di come sia la situazione del lavoro
in Svezia.

Naturalmente non si devono dimenticare l’Ufficio di
collocamento (www.ams.se) e i vari siti del consigli regionali e dei
principali ospedali.

Prima della domanda scritta (in lingua
svedese) conviene rivolgersi direttamente all’ufficio personale per
reperire informazioni utili sulle mansioni e le condizioni di lavoro.

Oltre
al CV cronologico serve una lettera di accompagnamento per presentarsi
e spiegare i motivi per i quali si ritiene di essere adatti all’offerta
annunciata.

Importante: le probabilità di successo aumentano se
si chiede di lavorare lontano dalle città e dalle regioni più popolate.
Più ci si inoltra in campagna e verso il nord meno concorrenza c’è.

Contratto

Di solito i medici vengono assunti per un periodo di tempo indefinito.

Esistono alcune eccezioni, come quella degli ospedali universitari, dove i contratti hanno la durata di 6 anni.

La
retribuzione viene negoziata tra datore di lavoro e candidato. Esistono
notevoli differenze nella remunerazione dovute a mansione, competenza,
esperienza e situazione sul mercato.

Tasse

Lavorando in Svezia per più di 6 mesi si viene considerati soggetti passibili di tassazione in tale paese.

Appena
si possiede un indirizzo di residenza in Svezia, è possibile richiedere
una tessera fiscale per le imposte preliminari presso le autorità
preposte. Il sito Internet ufficiale http://www.rsv.se offre utili
informazioni e l’opportunità di richiedere qualsiasi modulo necessario
tramite il Web.

Al datore di lavoro è necessaria la tessera
fiscale delle imposte preliminari per conoscere l’entità delle imposte
da detrarre dallo stipendio. La ritenuta fiscale comprende i contributi
per la previdenza sociale, che a differenza di molti altri paesi, in
Svezia non è collegata al fatto che il lavoratore abbia un coniuge o
dei figli a carico. La ritenuta fiscale è costituita in parte da
un’imposta comunale sul reddito (che varia nei diversi comuni, in media
è del 31%) e un’imposta statale, fissata solo sui redditi al di sopra
dei seguenti livelli: sulla quota di reddito oltre le 284.300 corone
svedesi all’anno (per il 2003) va aggiunta un’ulteriore aliquota del
20% che, se si superano le 430.000 corone, sale al 25% (in totale oltre
il 56%).

Indirizzi utili:

Sveriges Läkarförbund

Villagatan 5, P O Box 5610

S – 11486 Stockholm

tel.: 0046 (0)8 790 33 00

fax: 0046 (0)8 20 57 18

info@slf.se

http://www.slf.se

Associazione professionale dei medici. Pubblica il giornale medico Läkartidningen.

Svenska Läkaresällskapet

Klara Östra Kyrkogata 10

P O Box 738

S-10135 Stockholm

tel.: 0046 (0)8 440 88 60

fax: 0046 (0)8 440 88 99

sls@svls.se

http://www.svls.se

Organizzazione scientifica dei medici

Karolinska Institutet

S-17177 Stockholm

tel.: 0046 (0)8 524 800 00

fax: 0046 (0)8 31 11 01

info@ki.se

http://www.ki.se

Istituto universitario di ricerca (incaricato dell’assegnazione del premio Nobel per la medicina).

Legitimerade Sjukgymnasters Riksförbund

PO Box 3196, S-10363 Stockholm

tel.: 0046 (0)8 567 06 100

fax: 0046 (0)8 567 06 199

kansli@lsr.se

http://www.lsr.se

Associazione
professionale dei fisioterapisti. Conta 11.000 membri e pubblica la
rivista Sjukgymnasten che fornisce una buona panoramica delle
opportunità di lavoro in Svezia.

Sveriges Tandläkarförbund

Box 1217, S-111 82 Stockholm

tel.: 0046 (0)8 666 1500

fax: 0046 (0)8 662 5842

info@tandlakarforbundet.se

http://www.tandlakarforbundet.se

Associazione
professionale dei medici dentisti. Dei circa 9.500 iscritti metà lavora
nel servizio pubblico mentre la maggiore parte degli altri ha un
proprio studio. Pubblica ogni mese la rivista Tandläkartidningen. In
lingua inglese produce quattro volte l’anno Swedish Dental Journal
(www.tandlakarforbundet.se

/swe/tidning/sdj.asp).

Banche dati su Internet per la ricerca del lavoro

http://www.amv.se

http://www.jobbdirekt.se

http://www.eures-jobs.com

http://www.topjobs.se

http://www.jobline.se

Altri siti utili

http://www.fackjuridik.com

Ufficio legale del sindacato LO-TCO.

http://www.sos.se

Socialstyrelsen: Ufficio nazionale della salute e del welfare.

http://www.aea.se

Cassa disoccupazione per personale accademico

http://www.sulf.se

Associazione professionale per personale docente universitario.

http://www.si.se

Istituto di cultura svedese.

Quotidiani

http://www.dn.se

http://www.svd.se

http://www.di.se

Per
i quotidiani locali, consultare le pagine gialle svedesi on-line
(www.gulasidorna.se); fare clic sulla bandiera inglese e lanciare una
ricerca con la parola “newspapers”.

http://www.dagensmedicin.se

Rivista medica.

Sulle pagine Web dei datori di lavoro attraverso motori di ricerca svedesi:

http://www.gulasidorna.se

http://www.sunet.se/sweden/main.html

http://www.yahoo.se

http://www.evreka.com

http://www.spray.se

Formazione:

http://www.studyin.sweden.se

Informazioni sugli studi universitari in Svezia.

http://www.doktorandhandboken.nu/english/

Informazione specifiche per una formazione postlaurea in Svezia.

Università con facoltà di medicina:

Università di Lund http://www.medfak.lu.se

Università di Göteborg http://www.medfak.go.se

Università di Stoccolma http://www.ki.se

Uppsala University http://www.uu.se

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Fare il medico in Olanda

Paesi Bassi

Medici tra dighe e mulini

di Bernd Faas

I
Paesi Bassi hanno un eccellente sistema sanitario e di assistenza. Il
servizio sanitario opera attraverso i suoi medici generici, che
autorizzano i ricoveri in ospedale e le visite degli specialisti. La
maggior parte dell’assistenza medica viene data da organismi privati
(cliniche); lo stato fornisce la maggior parte dell’assistenza medica
preventiva, come l’educazione sanitaria e programmi scolastici di
prevenzione e di controllo.

L’assistenza sanitaria è fondata,
per la maggior parte, su un sistema di assicurazione sia pubblico che
privato. La base dell’assistenza sanitaria è un mix tra sicurezza
sociale, assicurazione sociale, assicurazione privata e sussidi
governativi. Esiste una distinzione tra ciò che è visto come una
normale spesa medica e i costi eccezionali dovuti ai trattamenti di
lungo termine, dove il rischio è che questi ultimi non possano essere
sostenuti dai singoli o adeguatamente coperti dall’assicurazione
privata. Questa copertura è fornita da un sistema di assicurazione
nazionale che è previsto dalla legge sulle spese mediche eccezionali.
Il costo della assicurazione, previsto da questa legge, è coperto per
una parte da una percentuale del reddito imponibile (reddito lordo), da
contributi contro la perdita del potere d’acquisto a causa
dell’inflazione e da fondi governativi.

Mercato del lavoro

Nel
aprile 2006 il tasso di disoccupazione olandese arrivava a 3,8%, uno
dei più bassi dell’Unione Europea. Questa situazione più che positiva
per chi cerca lavoro, si rispecchia anche nel settore della sanità dove
esiste una notevole carenza di medici, infermieri e tecnici di
laboratorio. Solo nel 2005 sono stati creati 12.000 posti. Le
previsione fino al 2010 del l’ufficio di collocamento olandese, Centrum
voor Werk en Inkomen (CWI), parlano di un continuo aumento dei posti di
lavoro nel settore sanitario, di fronte ad una situazione generale dove
vanno in pensione più persone di quante nuove iniziano a lavorare.

La ricerca del lavoro

1. Verificare la banca dati europea “EURES” http://europa.eu.int/eures e contattare l’Euroconsigliere della propria regione per un orientamento.
2.
Candidarsi presso le strutture sanitarie, spiegando la motivazione
della domanda e allegando i certificati e il riconoscimento per i Paesi
Bassi.
3. Nell’edizione di sabato dei quotidiani si trovano molti annunci di lavoro delle strutture sanitarie.
4. Contattare le rappresentanze professionali.
5. Iscrizione all’ufficio di collocamento olandese, il “Centrum voor Werk en Inkomen”
6. Iscrizione gratuita ad un’agenzia di collocamento privato. Esistono agenzie specializzate nel settore sanitario.

Riconoscimento

In
Olanda molte professioni sanitarie sono regolate dalla legge, compresi
medici e dentisti. Per essere abilitati i professionisti stranieri
devono iscriversi al registro BIG (www.bigregister.nl) come possessore
di una qualifica equipollente a quella olandese. Nel campo medico
questa regola vale per il “Diploma in medicina e chirurgia” e il
“Diploma in odontoiatria e protesi dentaria” conseguito in Italia. Il
registro, gestito per conto del Ministero della Sanità, elenca tutti i
professionisti del settore aventi diritto a svolgere la propria
professione sul territorio olandese. Serve tra l’altro ai datori di
lavoro per la verifica dello status del candidato. L’iscrizione on-line
è valida 5 anni e ha un costo di Euro 80.

Lingua

Senza la
conoscenza dell’olandese un lavoro come medico di solito non si può
fare. Serve per assistere i pazienti e per comunicare con i colleghi,
ma è anche necessario per integrarsi nella società. Di conseguenza tra
i requisiti previsti dai datori di lavoro è sempre elencato il livello
fluente di olandese, certificato da un “esame statale per l’olandese
come seconda lingua” che valuta la padronanza nello scrivere,
comprendere, ascoltare e parlare. I corsi si svolgono in un centro
regionale ROC (gratuito) oppure nei centri linguistici delle università
(Euro 350-600). L’esame si tiene 3 volte all’anno.

Corsi specifici per il settore sanitario invece si tengono presso

* Instituut Regina Coeli a Vught (tel. 0031 (0)73 65 63 570)
* Instituut Jeroen Bosch a Den Bosch (tel. 0031 (0)73 61 42 442)
* Instituut James Boswell all-universit’ di Utrecht (tel. 0031 (0)30/25 38 666)
* Instituut voor Taalonderwijs en Taalonderzoek Anderstaligen ad Amsterdam ITTA (tel. 0031 (0) 20 52 53 844)

I
costi variano tra Euro 2.000 e 3.000. L’ammissione richiede il
superamento dell’esame generale NT2-II diploma. Esiste anche la
possibilità di un tirocinio con l’olandese dove la persona acquisisce
la pratica della lingua nel contesto del proprio lavoro.

I siti per la ricerca

http://www.medicarejobs.nl

Offerte di lavoro città per città.

http://www.artsen.net

Portale sulla medicina in Olanda con banca dati delle offerte.

http://www.zorgbanen.nl

Banca dati di offerte e links alle strutture sanitarie regionali.

http://www.fysio.nl

Agenzia
privata che cerca “Doktersassistent, ergotherapeut, fysiotherapeut,
logopedist, Oefentherapie, Mensendieck en Cesar, verpleegkundige“.

http://swg.artsennet.nl

La
fondazione “Stichting Werkgelegenheid Geneeskundigen” gestisce un
servizio di ricerca di medici per conto di strutture sanitarie.

http://www.werk.nl

Ufficio di collocamento olandese.

http://www.zorgonly.nl

http://www.medjob.nl

http://www.werkenindezorg.com

http://www.zorgjob.nl

http://www.ziekenhuis.nl/vacature

bank

http://www.verpleegkunde.pagina.nl

http://www.medischevacaturebank.nl

http://www.assistentenberoepen.nl

Agenzie private di collocamento

http://www.brederijn.nl

http://www.stoevelaar.nl

http://www.vedior.nl – sezione Vedior Medical Square

http://www.artsenmediair.com

http://www.care4jobs.nl

Strutture sanitarie

http://www.alysiswerk.nl

http://www.zorgpleinnoord.nl

Associazioni professionali

Koninklijke Nederlandsche Maatschappij tot bevordering der Geneeskunst (KNMG)

Postbus 20053, NL-3502 LB Utrecht

tel.: 0031 (0)30 28 23 244

http://www.knmg.nl

Federazione delle associazioni professionali dei medici.

Nederlandsche Maatschappij tot Bevordering der Tandheelkunde (NMT)

Geelgors 1

NL-3435 CA Nieuwegein

tel.: 0031 (0)30 60 76 276

http://www.tandartsennet.nl

Associazione professionale dei dentisti.

Koninklijke Nederlandse Maatschappij ter Bevordering der Pharmacie (KNMP)

Alexanderstraat 11

NL-2514 JK Den Haag

tel.: 0031 (0)70 37 37 373

http://www.knmp.nl

Associazione professionale dei farmacisti.

Koninklijk Nederlands Genootschap voor Fysiotherapie (KNGF)

http://www.fysionet.nl

Associazione professionale dei fisioterapisti.

Information and Referral Desk

PO Box 16114, NL-2500 BC The Hague

tel.: 0031 (0)70 34 06 200

fax: 0031 (0)70 34 05 966

info@verwijspunt.nl

http://www.verwijspunt.nl

Punto d’informazione per medici stranieri.

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Dimmi cosa mangi (e bevi) e ti dirò chi sei

Bere e baldoria o bere mediterraneo? Le tendenze dei giovani studenti  nell’alimentazione e il ruolo della dieta mediterranea oggetto  dell’iniziativa culturale della “Sapienza” al Policlinico Umberto I.
Roma, 16 aprile 2008. Venerdì 18 aprile 2008, alle 9.30,  al Policlinico Umberto I, presso l’Aula Bignami del Dipartimento di Patologia Generale, Viale Regina Elena 354, si svolgerà il convegno “Alimentazione dei giovani studenti: il ruolo fondamentale della dieta mediterranea”, iniziativa culturale e sociale dell’Università “La Sapienza” per gli studenti .

Interverranno il Magnifico Rettore prof. Renato Guarini, il Prorettore  prof. Luigi Frati.

I temi trattati sono quelli che riguardano il comportamento alimentare nei giovani d’oggi e il problema del consumo di alcool e vino, quando lo stesso diventa momento di aggregazione sociale; un tema estremamente delicato, da non considerare in maniera leggera e superficiale.

La società odierna non dà tempo al cibo, il pranzo è la pausa pasto e spesso viene consumato fuori casa; il tempo del cibo non è produttivo, va ridotto al minimo e spesso si continua a parlare di lavoro anche a pranzo.

E il vino? Il consumo di vino, tra i giovani ma soprattutto di alcolici è un fenomeno in forte incremento a livello nazionale ed internazionale, e si va diffondendo una cultura del bere orientata verso modelli di bindgedrinking (baldoria- bevendo), cioè di abuso concentrato in singole occasioni, che sono in contrasto con il “bere mediterraneo”, che privilegia il consumo del vino ai pasti.

Questi due temi verranno affrontati in particolare dal dott. Antonio Pacella, del Dipartimento di Fisiopatologia Medica della “Sapienza” e dal dott. Martino Massimiliano Trapani, Consigliere d’Amministrazione della “Sapienza, ma altri interventi che tratteranno il tema in oggetto saranno motivo di discussione da parte relatori alconvegno.

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Dagli studenti di Roma “profonda tristezza” per la visita del Papa annullata alla Sapienza

La cancellazione della visita del Santo Padre prevista per oggi all’Università ”La Sapienza” è motivo di profonda tristezza per la comunità universitaria. Ad affermarlo è Martino Trapani, Membro del C.d.a Sapienza Università di Roma.

La libertà di parola è un diritto irrinunciabile in un paese civile basato sulla tolleranza e sul rispetto reciproco. Ogni atto che nega tale libertà è inaccetabile.

Esprimo enorme amarezza, aggiunge Trapani, per gli attegiamenti di intolleranza verbale e di comportamenti a cui abbiamo assistito in questi giorni nel nostro ateneo.

E’ inconcepibile che nella più grande università europea sia negato il diritto di parola alla massima autorità religiosa presente nel nostro paese. Tanto piu’ che la laicità è la cifra della civiltà di un Paese, della libertà di espressione, dell’attitudine al confronto. Mi rammarica il fatto che tutto questo sia stato impedito.

Spero che tale episodio non costituisca un pericoloso precedente e sono fiducioso del fatto che il Rettore non farà mancare ancora una volta il suo contributo per rasserenare il clima all’interno nell’Università.

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Dimmi come mangi (e bevi) e ti dirò chi sei:

Due bicchieri e mezzo di vino al giorno uniti alla dieta mediterranea come “elisir” della salute. Lo dicono medici ed esperti di vini ad un convegno che si è svolto all’Umberto I che trattava il problema delle cattive abitudini alimentari nei giovani d’oggi.

Il timballo di maccheroni servito

da tre servitori su un vassoio

d’argento, durante il pranzo

dato dal Principe di Salina, nel famoso “Gattopardo”

di Tomasi di Lampedusa, è uno dei

primi piatti più celebri nella letteratura italiana.

L’oro brunito dell’involucro, una sorta

di glassa, il profumo di zucchero e cannella

che si sprigiona, il vapore carico di aromi:

squarciando la crosta si intravedono fegatini

di pollo, uova sode, prosciutto, tartufi. Tutti

i commensali dimenticano le buone maniere

per lanciarsi sul prelibato pasto, assaporando

i sapori di una dieta che più mediterranea

non si può. E proprio di dieta mediterranea

hanno parlato medici ed esperti enologi durante

il convegno che si è svolto all’Umberto

I, il 18 aprile scorso: “Alimentazione dei

giovani studenti: il ruolo fondamentale della

dieta mediterranea”

. I ritmi della società

moderna hanno trasformato il pranzo in un

momento fugace e si diffonde soprattutto tra

i giovani, il

bindgedrinking (baldoria-bevendo).

Il pranzo è una pausa pasto, durante la

quale si continua a parlare di lavoro, non è

un momento produttivo. Sempre più diffuso

il fuori pasto (patatine, snack al cioccolato,

pizzette) e il pasto “light”, con un ridotto contenuto

di lipidi, le carni magre, e si riduce il

consumo di frutta e verdura. Abitudine tutta

americana che ha portato alla “globesità”,

quando in altri paesi si ripropone la nostra

dieta mediterranea: un occhio alla bilancia

ma soprattutto alla salute. In Italia, una persona

su 10 è obesa; molti ricorrono a diete

“fai da te”, che possono portare ad un calo

ponderale ma vengono meno le corrette abitudini

alimentari che stanno alla base di una

dieta bilanciata. Il termine dieta viene dal

greco “diaita”, “modo di vivere”, non significa

restrizione alimentare. Una dieta equilibrata

prevede un buon apporto di frutta e

verdure (almeno 5 porzioni nell’arco della

giornata) e una riduzione di zuccheri e dolci

e di succhi di frutta. Evitare le carni grasse

e i salumi, le margarine, che aumentano il

colesterolo, usare il buon olio extra vergine,

abbondiamo in cereali il pesce, anche surgelato

(quello azzurro contiene i preziosi grassi

insaturi omega 3 in quantità anche superiore

che quello bianco!), i legumi, ricchi di ferro,

il latte. Poco sale, niente fritti a favore

della cucina a vapore, al forno, al cartoccio

e beviamo molta acqua… senza disdegnare

il vino! Giuseppe Trapani, gastroenterologo

ed enologo, probabilmente consiglierebbe

“un buon rosso sui 12 gradi, due bicchieri

e mezzo al giorno, durante i pasti e non prima

dei 18 anni, a sviluppo inoltrato”. Ma

la tendenza che preoccupa maggiormente

è l’abuso di alcool tra i giovani. “Si sta

diffondendo una vera e propria cultura del

bindgedrinking, cioè fare baldoria bevendo

– dice il dott. Martino Massimiliano Trapani,

Consigliere d’Amministrazione della Sapienza,

Università di Roma – ma l’uso sconsiderato

di alcolici può provocare patologie

come la cirrosi, oltre ad essere un pericolo

per gli altri, quando questi ragazzi si mettono

al volante”.

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