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“La sanità italiana è la terza al mondo”. Ci crediamo veramente?

Di Andrea Silenzi
26 novembre 2014

Secondo un citatissimo studio di Bloomberg, pubblicato negli scorsi mesi e ripreso a intermittenza nel nostro Paese dalla stampa di settore e generalista, la sanità italiana è da podio: la terza al mondo. Nella classifica stilata dall’agenzia americana, infatti, rappresentiamo il top in Europa in termini efficienza e efficacia, addirittura siamo riusciti a migliorare il sesto posto dello scorso anno. A livello mondiale ci superano soltanto Singapore e Hong Kong. Male Germania e USA che non vanno oltre 23°e 44° posizione, malissimo la Russia relegata in ultima posizione.

Analizzando nel dettaglio lo studio scopriamo che gli indicatori utilizzati per elaborare la classifica sono stati 1) l’aspettativa di vita, 2) il costo del sistema sanitario in % sul Pil, 3) il costo del sistema sanitario pro-capite, 4) la variazione dell’aspettativa di vita rispetto al 2013 (in anni), 5) la variazione del costo della sanità pro capite, 6) la variazione del Pil pro-capite e 7) l’indice di inflazione.

Squillino le trombe, rullino i tamburi! Che sia uno dei pochissimi vanti tricolore in un momento storico caratterizzato da una crisi internazionale di cui si stenta a intravedere la fine, da una paralisi socio-politica interna e da un’austerity tanto imposta quanto sofferta?

Certamente classificare i sistemi sanitari in base all’efficienza (intesa come il raggiungimento dell’obiettivo prestabilito con il minor quantitativo possibile di risorse ovvero il raggiungimento dei più alti livelli di performance in relazione alle risorse disponibili) è un importante esercizio di tecnica, utilissimo agli addetti ai lavori per fotografare da una specifica angolatura la tenuta di un sistema complesso quanto quello sanitario, ma basta veramente per determinare chi meglio degli altri rispetta il diritto alla tutela della salute? E rapportare l’efficienza del sistema all’aspettativa di vita, e non a specifici esiti di salute, siamo sicuri valuti realmente i risultati di un sistema sanitario? Oppure c’è il rischio di un bias di analisi, ovvero di fotografare risultati “ereditati” frutto di condizione genetica e tradizioni culturali che solo in parte (forse) dipendono dalle azioni di politica sanitaria operate dalla nostra società?

Credo sia opportuno porsi una semplice domanda: quanto si discosta questa preziosissima medaglia di bronzo dalla realtà quotidiana vissuta dai cittadini e dai pazienti italiani negli ospedali e negli ambulatori territoriali di Trento, Firenze o Catania? Difficilmente un cittadino/paziente valuta l’assistenza sanitaria che riceve in base all’efficienza del sistema sanitario, è molto più incline a ricercare e valutare altri aspetti che rientrano nell’area della qualità, dell’appropriatezza, della sicurezza e della soddisfazione personale. E queste dimensioni possono essere misurate, certamente, ma nello studio di Bloomberg questo non è stato fatto.

Prendiamo il Rapporto Euro Health Consumer Index 2013 (EHCI) realizzato dall’Health Consumer Powerhouse attraverso l’analisi combinata di database pubblici e il coinvolgimento diretto delle associazioni di pazienti. In questo caso la sanità italiana esce con le ossa rotte da una valutazione fortemente condizionata dalla soddisfazione dei pazienti, soprattutto in prospettiva. Si attesta al ventesimo posto, infatti, con un punteggio di 651 punti su 1.000, appena dietro la Croazia, in una classifica guidata da Olanda, Svizzera, Islanda, Danimarca e Norvegia. Migliora leggermente la ventunesima posizione dello scorso anno ma evidenziando ampie sacche di mediocrità e malfunzionamento rispetto agli altri grandi Paesi dell’Unione Europea, con una particolare nota di demerito per l’assistenza agli anziani (link alla scheda in italiano).

Per la prima volta dal 2005, anno in cui iniziarono le rilevazioni, l’Euro Health Consumer Index ha rilevato quest’anno un gap sanitario sempre più marcato fra le parti d’Europa più ricche e finanziariamente stabili e le zone meno ricche e più colpite dalla crisi. Nel 2013, nella metà più alta dell’Indice non figura quasi nessun Paese a medio reddito.

A inizio autunno un altro importante studio di comparazione internazionale in materia di sanità è stato pubblicato: si tratta del Geographic Variations in Health Care dall’OCSE, pubblicato in collaborazione con il Ministero della Salute e Age.Na.S., caratterizzato dall’ambizioso sottotitolo “What Do We Know and What Can Be Done to Improve Health System Performance?”. Il report fornisce informazioni su 10 differenti pratiche/interventi di assistenza sanitaria all’interno di 13 Paesi, offrendo indicazioni sui possibili approcci da mettere in atto per migliorare i livelli di queste attività e affinché i governi incrementino gli sforzi per garantire servizi sanitari ottimali. In sintesi lo studio evidenzia come le prestazioni sanitarie a disposizione dei cittadini varino notevolmente a seconda della Nazione in cui essi vivono e, all’interno del singolo Paese, varino ancora a seconda della regione e addirittura  della provincia di appartenenza.

Cosa dice per l’Italia? Innanzi tutto che siamo da allarme rosso per il tasso di parti cesarei, indicatore principe per valutare l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie. Primi in negativo e con grandissima eterogeneità a livello nazionale, rispetto al ricorso a questa procedura (da 664 tagli cesarei su 1.000 a Napoli, fino a 111 tagli cesarei su 1.000 a Crotone). Un’eterogeneità presente in molti altri ambiti della sanità italiana e riferita a molteplici procedure mediche, come dimostrato da più di un decennio dalle fotografie annuali del Rapporto Osservasalute che stanno evidenziando da tempo l’aumento delle disuguaglianze in salute nel nostro Paese (bastino a titolo di esempio queste sintesi dei rapporti del 2007 e del 2010).

E questo a discapito di un patrimonio genetico – culturale che ancora ci tutela (siamo l’unico Paese dell’Europa mediterranea che a discapito della crisi ha retto in termini di salute nonostante la posizione di fanalino di coda europeo in investimenti in prevenzione, ad esempio) ma che stiamo colpevolmente disperdendo non dando al diritto alla tutela della salute, agli interventi di Sanità Pubblica (intesa come lo sforzo organizzato della società per promuovere e tutelare la salute) e ad una seria discussione politica orientata a ristrutturare il nostro Servizio Sanitario Nazionale al fine di blindarne in principi di universalità, solidarietà ed equità di accesso, l’importanza che meriterebbero.

La crisi finanziaria rischia di aumentare rapidamente le disuguaglianze sociali in salute a livello internazionale e, ancora più grave, a livello nazionale tra regione e regione. Per evitare ciò è tempo di lavorare per integrare la salute in tutte le politiche, la sanità da sola non basta. Ma per poter evitare il naufragio è necessario accorgersi che la nave sta andando incontro alla tempesta perfetta. La nostra politica ha messo qualcuno di vedetta? 

È pertanto necessario entrare nell’ottica che maneggiare le classifiche in sanità è un po’ come utilizzare i filtri di Instagram: in relazione a quello che scegli modifichi strutturalmente la foto, valorizzando alcuni aspetti a discapito di altri. Una declinazione moderna di un famoso aforisma attribuito a Mark Twain: “le bugie si dividono in tre grandi gruppi: le piccole, le grandi e le statistiche!”.

Primo grande alert per costruire una #SanitàDiValore: maneggiare con cura le classifiche in sanità e non dimenticarsi mai di utilizzare i filtri dell’appropriatezza, della qualità e della accessibilità! 

http://www.glistatigenerali.com/medicina_qualita-della-vita_statistica/rotta-per-una-sanitadivalore-1-sfatare-i-miti-per-ripartire

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Sanità, possibili 22 mld risparmi in 5 anni

Roma, 13 nov. (AdnKronos Salute) – Trasparenza e lotta alla corruzione; revisione dei costi e manager scelti nell’interesse dei cittadini: sono alcuni delle soluzioni per migliorare la qualità dei servizi sanitari, emerse dal Rapporto Glocus Sanità e Spending Review: organizzazione, trasparenza e digitalizzazione che è stato presentato al Senato. Nel documento si sottolinea in particolare che la spesa sanitaria, cresciuta vertiginosamente negli ultimi quindici anni, e che ammonta al 9,2% del Pil, potrebbe diminuire nell’arco del prossimo quinquennio del 20%, pari a 21,8 miliardi di euro se si intervenisse su 5 aree.

La prima riguarda la revisione dei costi del Servizio sanitario nazionale con l’aggiornamento dei Drg, secondo i quali vengono corrisposti i rimborsi per gli interventi alle strutture sanitarie, e del nomenclatore tariffario protesi e ausili fermo al 1999 che porterebbe ad un risparmio medio del 70% sulla spesa per la maggior parte di questi prodotti. Vi è poi il capitolo sulla trasparenza e la lotta alla corruzione che varrebbe, secondo alcune stime, 23,6 miliardi di euro l’anno essendo questo fenomeno diffuso su tutto il territorio nazionale con percentuali del 41% al Sud, 30% al Centro e 23% al Nord.

La terza linea d’azione riguarda l’investimento sulla digitalizzazione della sanità che nell’ultimo biennio ha registrato un decremento del 5% con la spesa complessiva ferma a 1,17 miliardi di euro: in pratica 19,72 euro per abitante. Questo ha finito per rallentare la sanità digitale dove, ad esempio, il fascicolo sanitario elettronico (Fse) è attivo appena nel 43% delle Asl. Infine – secondo gli esperti che hanno redatto il rapporto – è necessario un management scelto nell’interesse dei cittadini e non secondo logiche di una mediazione politica e corporativa, con criteri e valutazioni basate sulla professionalità.

Queste linee di indirizzo impongono una riflessione sulla governance del sistema. “È ormai necessario – si legge nel documento – passare a metodologie che abbiano il carattere dell’oggettività e dell’appropriatezza tecnica, trasferendo una serie di competenze a un’Agenzia che garantisca trasparenza, comparazione concorrenziale tra pubblico e privato, monitoraggio e aggiornamento costante dei diversi prontuari, e conseguentemente uniformità di standard assistenziali sul territorio nazionale”.

“Su 200 miliardi di spese totali delle Regioni – ha spiegato Linda Lanzillotta, presidente di Glocus – 115 vanno alla sanità, 72,5 sono destinati ad altre politiche (in particolare istruzione, formazione, assistenza sociale, trasporti, territorio) e 12,5 sono assorbiti da spese di amministrazione. Escludendo la sanità, dunque, il costo del funzionamento degli apparati burocratici di 20 Regioni e 2 Province autonome varrebbe circa il 17% della spesa gestita. Si impone, dunque, un ripensamento sul numero, sul ruolo e sul costo delle Regioni in una prospettiva di consolidamento dei conti pubblici e di inevitabile riduzione della spesa. Se non si vuole impoverire il nostro welfare questi sono ormai interrogativi ineludibili”.

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Sanità, in Italia si spende meno che in Europa

Roma, 29 ott. (AdnKronos Salute) – Altro che spese folli in sanità: l’Italia spende molto meno degli altri Paesi europei. E il gap fra spesa sanitaria pro-capite italiana e i Paesi dell’Eurozona continua ad allargarsi ad un ritmo piuttosto impressionante: nel 2012, rispetto al 2002, si è allargato del 5,7%, arrivando così al -25,2%. E ancora: la spesa sanitaria relativa agli over 65, in Italia è addirittura inferiore del -34,9%. E’ quanto emerge dal 10° Rapporto Sanità dell’Università Tor Vergata di Roma, elaborato dai ricercatori del Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità (Crea), presentato oggi nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati.

Le Regioni settentrionali hanno un gap di spesa sanitaria verso i Paesi dell’EU 15 (i primi 15 Paesi a entrare nell’Eurozona) – del -20,1% (a fronte di un Pil al contrario maggiore del 4%), mentre in quelle meridionali il gap esplode raggiungendo il -33,3% (a fronte di un gap di Pil del -42,1%). Forti differenze si registrano però anche all’interno del Belpaese. Le variazioni di spesa pro-capite fra regioni settentrionali (e in particolare quelle a statuto speciale) e meridionali rimane davvero importante: fra la Valle d’Aosta e la Campania il differenziale di spesa è del 53,8% (3.169 euro per cittadino nella prima, contro 2.061 euro nella seconda). Anche eliminando l’effetto demografico (nelle regioni del Nord si spende di più anche perché la popolazione è mediamente più anziana) si conferma il dato: fra la Valle d’Aosta e la Campania il differenziale di spesa rimane del 48,3% (3.184 euro contro 2.147 euro).

E si cominciano a vedere i primi risultati delle politiche di spending review degli ultimi anni: dal 2005 al 2012 il disavanzo in sanità si è ridotto di circa l’80%. Grazie ai Piani di rientro il disavanzo nazionale è infatti calato del 79,5%, passando da 5,8 mld a 1,2 mld. Malgrado i risultati incoraggianti, ci sono però alcune eccezioni. Il caso più rilevante è quello del Lazio, in cui si concentra nel 2013 il 36,2% di tutto il disavanzo nazionale. Dal Rapporto emerge che il disavanzo è ormai più o meno equamente distribuito tra Nord, Centro e Sud. Le cinque Regioni con maggiore disavanzo (Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Liguria, Lazio, Sardegna) producono però, da sole, oltre l’81% del disavanzo complessivo.

Secondo gli esperti del Consorzio gran parte dei risparmi sono però, per ora, da attribuirsi alle azioni messe in atto nei confronti del privato, comprendendo in primo luogo la spesa farmaceutica e gli acquisti di prestazioni da strutture ospedaliere convenzionate. Quindi non è ovvio che le politiche di accentramento regionale (a partire dalla centralizzazione degli acquisti) abbiano prodotto effetti eclatanti di risparmio. Anche la riduzione nell’ultimo decennio di 28.738 posti letto ospedalieri in acuzie (pari al 20%) è stata seguita solo parzialmente dalla razionalizzazione degli organici, condizione necessaria per generare risparmi: questi ultimi si sono ridotti solo del 9%, e in larga misura per effetto naturale del blocco delle assunzioni, più che per radicali scelte organizzative.

Problemi evidenti si registrano però sul fronte dell’assistenza domiciliare, in particolare a favore degli anziani: solo in una regione infatti, l’Emilia Romagna, si supera il tetto del 10% di anziani over 65 assistiti a domicilio. In ben 11 regioni (Valle d’Aosta, Bolzano, Toscana, Piemonte, Puglia, Campania, Marche, Calabria, Liguria, Trento, Molise) questa percentuale scende sotto il 4%. Nella gestione della non-autosufficienza, il problema sembra essere quello dell’eccesso di frazionamento dei fondi: il 43,8% della spesa riguarda le indennità di accompagnamento gestite dall’Inps; l’11,4% le pensioni di invalidità civile (Inps); il 20,4% per assistenza residenziale e semi-residenziale; il 2,9% le prestazioni domiciliari in natura e in denaro da parte dei Comuni; il 4,8% l’assistenza domiciliare integrata da parte delle Asl; il 3,4% la lungodegenza ospedaliera; il 7,7% la spesa privata delle famiglie per servizi di assistenza a disabili e anziani.

Dal Rapporto emerge inoltre un aspetto benaugurante: l’invecchiamento della popolazione non porterà alla bancarotta del sistema sanitario italiano. I tassi di cronicità di alcune patologie croniche si sono infatti ridotti grazie alla prevenzione, e le nuove tecnologie hanno ridotto in molti casi il ricorso all’ospedale. Un ulteriore elemento che aiuta a fronteggiare l’invecchiamento è la riduzione dei ricoveri, che rimangono in molti casi ancora la voce di costo diretto predominante. Ad esempio, negli ultimi 5 anni i ricoveri ordinari per diabete si sono ridotti del 35% con un risparmio potenziale più contenuto ma comunque dell’ordine di 5 milioni di euro.

E ancora: dopo il 2005, in aree dove sono state introdotte importanti innovazioni terapeutiche, si sono osservate riduzioni significative: i ricoveri per artrite reumatoide sono diminuiti del 53%, con un potenziale risparmio di 10 milioni, e quelli per la sclerosi multipla si sono ridotti del 37%, con un potenziale risparmio di 3 milioni. La tecnologia offre anche un contributo diretto al contenimento dei costi in molti settori della cronicità, anche grazie alla perdita della protezione brevettuale delle molecole: ad esempio, in 8 anni (2004-2012) il costo medio per dose giornaliera dei farmaci cardiovascolari si è ridotto del 34,1%, riducendo proporzionalmente il costo della terapia.

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Sanità, 267 nuove assunzioni tra ospedali e Asp

Bandi per 211 posti da dirigenti nelle strutture sanitarie dell’Isola e per 56 collaboratori sanitari. Tra questi logopedisti, dietisti e ortottisti. Ma non solo professionisti della sanità. Spazio anche ad assistenti sociali, tecnici, geometri, periti e dirigenti ingegneri. Una ventina sono incarichi a tempo determinato

 

di SALVATORE FAZIO

PALERMO. Maxi infornata di assunzioni nella sanità siciliana: banditi concorsi per 267 nuovi posti: 211 di dirigente in ospedali e Asp e 56 posti per collaboratori sanitari. Tra questi logopedisti, dietisti e ortottisti. Ma non solo professionisti della sanità. Spazio anche ad assistenti sociali, tecnici, geometri, periti e dirigenti ingegneri. Una ventina di posti sono incarichi a tempo determinato. Gli altri invece sono a tempo indeterminato. A questi si aggiungono la riapertura di precedenti concorsi per dirigenti medici e personale sanitario, come all’Asp di Palermo, e l’immissione in servizio attraverso diverse forme di mobilità regionale ed extraregionale.

 

La parte del leone la fa l’Asp di Agrigento con 124 nuovi posti a tempo indeterminato. Mentre sono 55 quelli banditi dall’azienda sanitaria provinciale di Palermo. Otto a Catania per dirigente medico e non tra Policlinico e gli ospedali Cannizzaro e Garibaldi. Sei al Policlinico di Palermo. Nelle altre Asp tre posti di dirigente a Catania, cinque rispettivamente a Messina ed Enna. Un dirigente medico di Ematologia e due dirigenti biologi al Villa Sofia-Cervello. Nel dettaglio, l’Asp di Palermo ha bandito tre posti di dirigente medico di igiene, uno di malattie metaboliche e diabetologia uno di medicina del lavoro, di neonatologia, neuropsichiatria infantile, psichiatria, cinque posti di dirigente veterinario, due di dirigente biologo, cinque di dirigente farmacista, nove di dirigente psicologo, due di dirigente delle professioni sanitarie, cinque posti di dirigente amministrativo, quattro di dirigente ingegnere.

 

Sempre all’Asp di Palermo riaperti i termini per altri venti incarichi di dirigente medico e personale sanitario: fisioterapista, infermiere, ostetrico, logopedista, tecnico sanitario di laboratorio biomedico. La stessa Asp palermitana ha bandito un concorso per 55 posti a tempo indeterminato per collaboratori sanitari: 24 posti di tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, dieci di logopedista, un ortottista, tre di dietista, quattro di tecnico sanitario di laboratorio biomedico, otto di assistente sociale, due di geometra, due di perito elettrotecnico e un perito chimico. Al Policlinico di Palermo selezione per dirigente medico di Neurochirurgia, Angiologia, Pediatria, Medicina trasfusionale, e Chirurgia plastica e un incarico triennale di dirigente amministrativo. L’Asp di Agrigento invece mette a concorso 124 incarichi di dirigente medico: otto di
chirurgia generale, sette di ortopedia, quattro di ostetricia e ginecologia, uno di oftalmologia, uno di otorinolaringoiatria, due di chirurgia vascolare, tre di urologia, undici di cardiologia, cinque di emodinamica due di medicina riabilitativa, venti di medicina e chirurgia di accettazione e urgenza, tredici di medicina interna, cinque di pediatria, quattro di Utin, cinque di nefrologia e dialisi, uno di neurologia, quattro di oncologia, uno di psichiatria, diciannove di anestesia e rianimazione, quattro di medicina trasfusionale, due di medicina nucleare e uno di patologia clinica.

 

Tutti i bandi sono pubblicati sulla Gazzetta ufficiale della Regione Sicilia speciale concorsi. Il termine di partecipazione è di norma il trentesimo giorno dalla pubblicazione in Gazzetta.

http://www.gds.it/gds/sezioni/politica/dettaglio/articolo/gdsid/209318/

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Sanità, Milano è un caso: mancano le guardie mediche

Concorso quasi deserto. Ma potrebbe diventare problema nazionale

Sanità, Milano è un caso: mancano le guardie mediche

In Italia attualmente, secondo i dati Smi, sono 13mila le guardie mediche, organizzate in 2651 presidi, di cui il 45% e’ precario, il 60% e’ donna e l’eta’ media e’ sui 50-55 anni (al nord sono piu’ giovani, al sud piu’ anziani).

Lavorare come guardia medica non ‘piace’. Almeno a Milano, dove l’ultimo bando della asl per 300 posti e’ andato quasi deserto: solo 99 medici hanno risposto, di cui 3 non sono stati ammessi. Molti sono stranieri. Ma quella che per ora fa di Milano un ‘caso’, potrebbe diventare una situazione comune anche alle altre regioni, come segnala il Sindacato dei medici italiano (Smi). ‘Attualmente casi come quello di Milano sono unici – spiega Pina Onotri, responsabile nazionale Smi per la continuita’ assistenziale – In Campania siamo riusciti a far mettere a bando dalla regione 52 zone carenti, e anche in Calabria e Sicilia le guardie mediche ci sono. Ma abbiamo gia’ le prime avvisaglie che la situazione milanese potrebbe estendersi anche ad altre regioni. In Trentino Alto Adige non riescono a trovarsi guardie mediche, mentre il Lazio e’ sotto organico, perche’ non ha mai emesso bandi per le zone carenti. Con la prevista carenza di medici, il quadro e’ destinato a peggiorare’. E del resto quello della guarda medica e’ un ruolo sempre meno attraente. ‘Si tratta di un lavoro duro, pericoloso, poco retribuito – continua – e senza tutele. Non si ha diritto a malattia, maternita’ e ferie retribuite. Inoltre, pur lavorando di notte, non si ha il riconoscimento di lavoro usurante ai fini previdenziali. Senza contare che il 90% delle postazioni sono prive degli standard di sicurezza’.

 

In Italia attualmente, secondo i dati Smi, sono 13mila le guardie mediche, organizzate in 2651 presidi, di cui il 45% e’ precario, il 60% e’ donna e l’eta’ media e’ sui 50-55 anni (al nord sono piu’ giovani, al sud piu’ anziani). E’ un servizio capillare diffuso in tutto il territorio nazionale, che costa lo 0,60% della spesa sanitaria. Tanti i problemi da fronteggiare: il 78% ritiene inadeguato il trattamento economico alle sue prestazioni lavorative, solo il 10% ritiene soddisfacente la situazione in materia di sicurezza sul lavoro, il 22% ritiene di lavorare in strutture fatiscenti e malgestite, e 9 su 10 hanno subito almeno una volta un’aggressione.

Per quanto riguarda Milano, per la regione Lombardia e’ venuto il momento di riflettere: ‘il fatto che l’ultimo concorso bandito non abbia riscosso grande successo e’ un dato di fatto di cui prendo atto, ma che non mi sorprende – commenta Luciano Bresciani, assessore lombardo alla Sanita’ – Ora bisognera’ riflettere su come rendere piu’ attraente per i medici ed efficace sul territorio l’attivita’ di guardia medica’. I sindacati invece, conclude Onotri, ‘temono che con la nuova riforma della sanita’ cui sta lavorando Balduzzi si voglia smantellare il servizio di guardia medica’.

http://www.italiachiamaitalia.it/articoli/detalles/9654/Sanit%20%20OMilanoO%20OunOcaso%20OmancanoOleOguardieOmediche.html

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In Regione Lombardia 2 giorni di confronto su sfide future sanitarie

Milano, 12 dic. (Adnkronos Salute) – La sfida della sanità del futuro è l’emergenza cronicità, e per vincerla “gli ospedali devono cambiare prospettiva, mutare nella loro concezione, non considerandosi più semplicemente delle strutture, ma ‘espressione di funzioni’. Oltre alla funzione tradizionale di cura degli acuti, devono creare delle corsie diverse che garantiscano percorsi e procedure specifiche per cure di media e bassa complessità”. Lo ha ribadito l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani, oggi in Regione durante la prima giornata del convegno ‘Sostenibilità e innovazione nella sanità del domani’. La 2 giorni di lavori mette a confronto ‘attori’ italiani e stranieri del sistema sanitario, dell’università e dell’imprenditoria, chiamati a confrontarsi sugli scenari che possano garantire, anche in un momento di crisi economica, il continuo miglioramento dei servizi. La giornata di oggi è stata dedicata all’analisi dei modelli regionali, mentre domani il focus sarà sul tema della ricerca scientifica, e vedrà protagonisti anche il mondo degli Irccs e dell’industria farmaceutica. Bresciani ha ribadito il suo concetto di ospedale del futuro rilanciando la metafora di “un polipo, con la testa tecnologica e i bracci in cui risiedono le funzioni di media e bassa complessità”. Le prime riguardano l’assistenza ai pazienti subacuti, con un’organizzazione già attivata in via sperimentale in Lombardia. “Sono già circa 880 i letti per subacuti realizzati in regione e l’obiettivo è arrivare a 1.200 – ha ricordato l’assessore – In questo modo si producono notevoli risparmi. Se infatti una degenza in un’area per acuti costa 800-1.000 euro al giorno, nell’area specifica per le cure subacute il costo è di circa 190 euro”. In questa nuova modalità di presa in carico, ha precisato, possono trovare ampio spazio anche i sistemi di teletrasmissione dei dati, un settore sul quale anche la ricerca e l’industria possono investire. Quanto alla cronicità, la Regione sta sperimentando il progetto dei Creg (Cronic Related Group, una sorta di ‘Drg della cronicità’), avviato a novembre in 5 Asl (Milano, Milano 2, Bergamo, Como, Lecco) per un totale di circa 126 mila pazienti.

Bresciani, per effetto nuove misure -1,5% fondi

Milano, 12 dic. (Adnkronos Salute) – “Per effetto dei provvedimenti che si sono finora delineati, credo che noi” in sanità “abbiamo perso l’1,5% del finanziamento rispetto all’anno scorso”. E’ Luciano Bresciani, assessore alla Sanità della Regione Lombardia, a dare una prima stima dell’impatto delle ultime manovre nazionali sui fondi realmente a disposizione, al netto dei carichi crescenti, per il servizio sanitario regionale. “Con queste operazioni – spiega l’assessore a margine di un convegno internazionale su ‘Sostenibilità e innovazione nella sanità del domani’, in corso a Milano nella sede della Regione – cresce l’Iva, crescono le tasse e le nostre aziende devono per forza adeguarsi a questi nuovi costi. Maggiori costi corrispondono a minor capacità del finanziamento iniziale e questo ci darà qualche problema. Credo si parli dell’1,5%, ma i nostri tecnici stanno finendo le loro valutazioni. E’ chiaro che, con l’aumento dell’Iva e le altre misure, noi abbiamo meno soldi. Di conseguenza il finanziamento si riduce”. Se le stime dovessero essere confermate, prosegue Bresciani, questa riduzione di risorse “ci renderà dura la vita e dovremo stare attenti”. L’assessore lamenta poi il “silenzio” del nuovo ministro della Salute Renato Balduzzi. “Il ministro – dichiara Bresciani – non si è ancora fatto vivo con gli assessori. Non li ha ancora convocati e noi abbiamo chiesto un incontro più di 10 giorni fa ormai. Non sappiamo nulla da lui. Starà senz’altro lavorando, ma non c’è nessuna condivisione – sostiene l’assessore – nonostante il Titolo V della Costituzione che dice che noi Regioni dobbiamo difendere i nostri raggiungimenti nel nostro territorio”. Da qui l’appello al ministro: “Bisogna che ricordi che dobbiamo lavorare insieme. Non sentire più il territorio sarebbe espressione di centralismo, non di federalismo”. Bresciani però precisa: “Non è tempo di litigi, ma di fare forza insieme per raggiungere gli obiettivi, esaltare le convergenze e neutralizzare le conflittualità”. Quanto all’eventualità di ulteriori tagli futuri, “non so se ce ne saranno ancora – risponde l’assessore – ed è proprio questo che ci inquieta. Il ministro non deve isolarsi in una torre e non comunicare”, ma alla fine “penso che ci sarà molta saggezza da parte sua e che capirà che i bisogni vanno finanziati”.

Sanità, Bresciani lancia una macro-area delle Regioni d’Europa

12 dicembre 2011 

(Ln – Milano) Una macro-area europea delle Regioni sanitarie, un’alleanza che unisca in un progetto comune realtà autonome e indipendenti ma unite dalla stessa prospettiva di sviluppo sul tema dell’ICT e dell’E-health. E’ questo il progetto presentato oggi dall’assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani nel suo intervento alla sessione pomeridiana del convegno internazionale, promosso da Regione Lombardia, su ‘Sostenibilità e innovazione nella sanità del domani’, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di rappresentanti di Baviera (Germania), Catalogna (Spagna), Rhone Alpes (Francia), Serbia e Israele. Presente ai lavori anche l’onorevole Umberto Bossi.

I NUMERI – La base di partenza, ha detto Bresciani, è la forza del sistema sanitario lombardo, chiamato a servire una popolazione di 10 milioni di abitanti. Il sistema garantisce ogni anno 160 milioni di prestazioni ambulatoriali, 2,5 milioni di ricoveri, 70 milioni di prescrizioni farmaceutiche. Più del 10 per cento delle prestazioni è per pazienti di fuori regione. “Per rafforzare questo sistema – ha sottolineato Bresciani – è necessario trovare alleati in una logica di sussidiarietà orizzontale”.

PIATTAFORMA REGIONALE – Il primo alleato è la ricerca e per questo “abbiamo unito in network le 6 università lombarde con facoltà di Medicina (5 pubbliche e una privata)”. Questo sistema universitario può contare su 14 macro aree di ricerca, 119 aree specifiche di ricerca e 1.234 brevetti. Secondo Bresciani fondamentale è il ruolo dell’industria, che viene coinvolta nella piattaforma regionale investendo capitali su prodotti in grado di ottenere una certificazione di qualità dal Sistema sanitario regionale. Oltre al Sistema sanitario regionale, alle Università e alle aziende private, c’è un quarto attore, che è Finlombarda, la finanziaria regionale che dà la propria qualificata consulenza. Sono già 42 i progetti presentati su questa piattaforma di sviluppo tecnologico.

ALLEANZE INTERNAZIONALI – Allo stesso tempo, ha proseguito Bresciani, la Lombardia si è mossa per stringere alleanze esterne. Quindi alle intese con le Regioni italiane (come Veneto e il Friuli), si sono affiancati gli accordi con le Regioni europee (Rhone Alpes, Andalusia, Catalogna, Canton Ticino) o addirittura Stati (come Israele), così da creare una “macro area europea delle Regioni sanitarie”. Altre intese sono in preparazione con il Piemonte, oltre che con Baden Wuerttemberg e Baviera per la Germania, Valencia per la Spagna, Sud Tirolo, Tirolo e Carinzia per l’Austria. Lo scopo non è solo lo scambio di esperienze ma anche e soprattutto la possibilità di essere protagonisti in Europa con progetti come ad esempio il programma ‘Alias’, dedicato alla telemedicina e che già unisce sette Regioni europee dell’arco alpino.

CORRIDOIO 5 – “La macro-area europea – ha aggiunto Bresciani – ha come sua direttrice fondamentale il Corridoio 5, che va da Lisbona a Kiev, ed è intersecato dal Corridoio 24, quello che lega i due mari, dalla Danimarca a Genova e dal corridoio del Brennero”. “Questa – ha concluso Bresciani – è la macro-area delle Regioni europee in grado attualmente di unire 60 milioni di cittadini e 87 miliardi di spesa sanitaria. Si tratta di soggetti autonomi e indipendenti, ma che stanno su un percorso comune di sviluppo”.

(Lombardia Notizie)

Sanità, Bresciani: nuove cure per i cronici

L'assessore alla Sanità, Luciano Bresciani

L’assessore alla Sanità, Luciano Bresciani

12 dicembre 2011 

(Ln – Milano) Per vincere la sfida del futuro della sanità, che è la cura della cronicità, è necessario che gli ospedali cambino prospettiva, concependosi non più come struttura ma come “espressione di funzioni”, introducendo percorsi per cure di media e bassa complessità. E’ anche indispensabile potenziare la sanità territoriale per dare continuità alla presa in carico del paziente con patologia cronica evitando gli episodi acuti. Regione Lombardia si è già mossa in questa direzione, tracciando una strada innovativa, attraverso diverse azioni tra cui in particolare, la realizzazione di letti per sub acuti e i CREG (Cronic Related Group).

CONVEGNO INTERNAZIONALE – E’ quanto ha ribadito oggi l’assessore alla Sanità Luciano Bresciani, intervenendo alla prima sessione di lavoro del convegno internazionale, promosso da Regione Lombardia, su “Sostenibilità e innovazione nella sanità del domani”. Nel corso della due giorni protagonisti italiani e stranieri del sistema sanitario, dell’università e dell’imprenditoria sono chiamati a confrontarsi sugli scenari possibili che garantiscano, anche in un complesso quadro economico, il continuo miglioramento dei servizi. La prima giornata è dedicata all’analisi dei modelli regionali. La seconda (domani) è invece focalizzata sul tema della ricerca scientifica, con una specifica attenzione alle eccellenze e alla piattaforma tecnologica, alla telemedicina, ma anche al come si fa ricerca nelle università e negli ospedali.

OSPEDALI – “Gli ospedali – ha sottolineato Bresciani, chiudendo la mattinata di lavoro dedicata a ‘Sanità, obiettivi innovativi dei modelli regionali’, dopo gli interventi dei rappresentanti della Regione Veneto e delle province autonome di Trento e Bolzano – devono mutare nella loro concezione, non considerandosi più semplicemente delle strutture ma espressioni di funzioni. Oltre alla funzione tradizionale di cura degli acuti devono creare delle corsie diverse che garantiscano percorsi e procedure specifiche per cure di media e bassa complessità”. Bresciani ha sintetizzato il concetto utilizzando l’immagine di un polipo, “con la testa tecnologica e i bracci in cui risiedono le funzione di media e bassa complessità”.

SUB ACUTI – Va in questo senso l’organizzazione delle cure per i pazienti sub acuti, già attivata in via sperimentale in Lombardia. Sono già circa 880 i letti per sub acuti realizzati in Lombardia; l’obiettivo è arrivare a 1.200. “In questo modo – ha spiegato Bresciani – si producono notevoli risparmi. Se infatti una degenza in un’area per acuti costa 800-1.000 euro al giorno, nell’area specifica per le cure sub-acute, il costo è di circa 190 euro”. In questa nuova modalità di presa in carico possono trovare ampio spazio anche i sistemi di teletrasmissione dei dati, campo sul quale anche la ricerca e l’industria possono investire.

CREG – Molto importante per la cura della cronicità, ha ricordato ancora Bresciani, è anche il progetto dei CrEG (Cronic Related Group), avviato lo scorso anno in via sperimentale in 5 Asl della Lombardia (Milano, Milano 2, Bergamo, Como, Lecco) e che proseguirà nel 2012. Attraverso una quota di risorse stabilita in anticipo, devono essere garantiti con continuità ai pazienti tutti i servizi extraospedalieri (ambulatoriale, protesica, farmaceutica, cure a domicilio) necessari per una buona gestione della patologia cronica. Le patologie individuate per la sperimentazione sono: bronco pneumopatie cronico ostruttive, scompenso cardiaco, diabete di tipo I e II, ipertensione e cardiopatia ischemica, osteoporosi, patologie neuromuscolari. Sono circa 126.000 i pazienti sotto osservazione con questa modalità.

(Lombardia Notizie)

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Convegno “Sostenibilità e innovazione nella sanità del domani” (12/13 dic.)

Milano, 12-13 dicembre 2011

Piazza Città di Lombardia, 1, Palazzo Lombardia, ingresso Nucleo 4, Sala 2

Il 12 e il 13 dicembre prossimi si terrà a Milano, nella nuova sede della Giunta regionale, Palazzo Lombardia, il convegno Sostenibilità e innovazione nella sanità del domani.

La due giorni coinvolgerà i maggiori protagonisti del sistema sanitario regionale e nazionale, con uno sguardo che andrà anche oltre i confini nazionali.

Figure di alto livello, italiane e straniere, avranno il compito di fornire importanti spunti di riflessione sul miglioramento della capacità attrattiva e di innovazione del sistema.

In particolare la giornata del 12 dicembre sarà dedicata all’analisi e al confronto dei modelli regionali: punti di forza e di debolezza; quali collaborazioni sono possibili nel campo sanitario; l’impatto della crisi economica sui bilanci regionali. Nel pomeriggio il punto di vista si sposterà fuori regione, grazie alla presenza di Stati e Regioni con cui la Lombardia ha sottoscritto significativi protocolli di collaborazione.

Il 13 dicembre sarà invece una giornata incentrata sul tema della ricerca scientifica, dei rapporti con il mondo dell’università, dell’impresa e degli attori dello stesso sistema sanitario. L’obiettivo è quello di mettere a confronto le varie realtà del settore, con una specifica attenzione alle nostre eccellenze e alla piattaforma tecnologica di sviluppo a cui Regione Lombardia guarda da sempre con interesse. Da qui la volontà di parlare di telemedicina, ma anche di come si fa ricerca nelle università e negli ospedali, quali sono i valori aggiunti di un simile approccio.

Il sito dedicato anche alle iscrizioni (gratuite) all’indirizzo www.sanitadeldomani.it

scarica il Programma_12-e-13-dicembre

Come arrivare

Palazzo Lombardia, la nuova sede della Giunta regionale, si trova a pochi minuti dal grattacielo Pirelli, nelle vicinanze delle stazioni ferroviarie di Milano Centrale e di Milano Garibaldi.

La sede è raggiungibile con i seguenti mezzi pubblici:
Bus: linee urbane 43, 82
Metropolitana: linea 2 (verde), fermata Gioia. Linea 3 (gialla) fermata Centrale FS o Sondrio.
Passante ferroviario: fermata Repubblica o Garibaldi.

Sono disponibili quattro ingressi ma si entra solo dal Nucleo 4 in via Melchiorre Gioia n.37.

Per ulteriori dettagli si prega di contattare la nostra segreteria al numero 02 6765 2716 / 8832 / 3340.

Nel corso della due giorni si confronteranno protagonisti italiani e stranieri del sistema sanitario, dell’università e dell’imprenditoria sugli scenari possibili che garantiscano, anche in un complesso quadro economico, il continuo miglioramento dei servizi.

La prima giornata sarà dedicata all’analisi dei modelli regionali. La seconda sarà invece focalizzata sul tema della ricerca scientifica, con una specifica attenzione alle nostre eccellenze e alla piattaforma tecnologica, alla telemedicina, ma anche al come si fa ricerca nelle università e negli ospedali.

In questo sito potrete accreditarvi per il convegno, scaricare il programma completo delle due giornate, visualizzare la mappa e le informazioni per raggiungere Palazzo Lombardia. Nei giorni successivi all’evento sarà, inoltre, disponibile la registrazione video dell’evento.

Per accreditarsi.

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Sanità, S.I.G.M., in arrivo fotografia soddisfazione giovani medici

Roma, 9 nov. (Adnkronos Salute) – Un questionario per rilevare il grado di soddisfazione e motivazione dei giovani medici italiani, in un periodo di crisi che non investe solo il mondo della sanità. A presentarlo, oggi a Roma, é stato il Segretariato italiano giovani medici (Sigm) alla presenza del ministro della Salute, Ferruccio Fazio.

Il questionario sarà proposto via web ai giovani camici bianchi in formazione o già in possesso di diploma. L’incontro è stata l’occasione anche per presentare un workshop, in programma oggi pomeriggio al policlinico Umberto I di Roma, che verterà sul tema della riforma post laurea in ambito specialistico. Nonostante la disaffezione alla professione e il calo degli iscritti nelle facoltà di riferimento, Fazio si dice “ottimista” sul futuro dei giovani medici di famiglia.

“L’associazionismo, che già oggi coinvolge il 65% dei mmg, sarà obbligatorio per riportare sul territorio tutte le attività. Il medico di famiglia avrà inoltre dimestichezza con gli strumenti di telemedicina, gestirà ecografie e indagini di I livello, sará il responsabile del percorso del paziente in via telematica. Anche se ci sono criticità – conclude Fazio – vedo il bicchiere mezzo pieno: nonostante la riduzione dei medici, siamo sempre sopra la media Ocse”.

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RIVISTA DEI GIOVANI MEDICI

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Roma, 30 ottobre- 1° novembre: Congresso Nazionale SIGM, “Il ruolo del Giovane Medico nel SSN: meno politica e più merito nella Sanità del futuro”

 
Il 3031 ottobre e il 1° novembre  si svolgerà a Roma il Congresso Nazionale SIGM su: “Il ruolo del Giovane Medico nel SSN: meno politica e più merito nella Sanità del futuro”. L’obiettivo è quello di promuovere un movimento culturale e di pensiero finalizzato a: 1) dare un contributo qualificante alla formazione dei giovani medici, ai profili etici e sociali della professione medica, alla crescita intellettuale, professionale, deontologica delle nuovi classi mediche; 2) preservare le motivazioni iniziali che hanno indotto i giovani a intraprendere il lungo percorso formativo della medicina, salvaguardando l’attenzione alla cura della persona globalmente intesa, prima ancora che al paziente-utente; 3) creare i presupposti per favorire il dialogo tra medicina universitaria, ospedaliera e territoriale, superando gli steccati posti in essere  dalla ultraspecializzazione e dalla mancanza di una cultura di Sistema e di rete che quotidianamente produce carenze, disservizi e spreco di risorse.
L’evento potrà vantare la partecipazione di relatori di alto profilo professionale.

Per informazioni: Segretariato Italiano Medici e Specializzandi – recapiti tel. 3382166287 – 3483644406 – 3294191718 (dottori: Martino Trapani,Francesco Macrì, Marco Mafrici) – e-mail: simsroma@yahoo.it
 

 
 
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«Noi, ragazzi segregati nei college per evitare il contagio»

La nuova influenza A Londra né piscina né uscite serali. Il ministero del Welfare: consultare il medico prima di partire

«Noi, ragazzi segregati nei college per evitare il contagio»

LONDRA – «Da qui non si esce, giriamo col sapone antibatterico e ci
laviamo le mani venti volte al giorno». In vacanza con la nuova
influenza. Sedici anni, milanese, Gilberto è uno dei 160 ragazzi
italiani arrivati il 6 luglio a Birmingham per un soggiorno studio alla
Aston University. Qui si sono registrati due dei 48 casi di sospetta
influenza A tra gli italiani in Gran Bretagna. «Per il primo l’ ipotesi
ormai è scartata – spiega al Corriere Martino Trapani, medico dello
staff che ha accompagnato gli studenti – e il secondo è in isolamento,
si tratta di una ragazza di sedici anni che terremo sotto controllo
fino a domattina (oggi per chi legge, ndr). Se a 48 ore dall’ insorgere
dei sintomi la febbre persiste, dobbiamo avvertire un medico britannico
che prescriva il ciclo di Tamiflu; non possiamo portare i casi sospetti
in ospedale, per evitare di contagiare pazienti con altri problemi. La
situazione è sotto controllo, abbiamo spiegato ai ragazzi come
cautelarsi e loro sono tranquilli». Valentina, 17 anni, di La Spezia,
la prende con filosofia: «Cerchiamo di vivere quest’ esperienza con
serenità». Più pragmatico Danilo, che arriva dalla provincia di Fermo:
«L’ importante è evitare i luoghi affollati, vorrei tranquillizzare i
miei genitori in Italia». E c’ è chi s’ ingegna, come Diego, ultimo
anno del liceo scientifico di Mondragone, provincia di Caserta: «Ho le
mie posate personali, evito di toccare le porte con le mani o i
pulsanti in ascensore». Pranzo e cena in piccoli gruppi per ridurre al
minimo il rischio di contagio, niente piscina perché in acqua il virus
contenuto nelle goccioline di tosse e starnuti si trasmetterebbe
subito. Banditi Harrods, Torre di Londra e metropolitana nelle ore di
punta per i 25 allievi della scuola media Fabrizio De André di
Peschiera Borromeo, provincia di Milano, che dal 5 luglio studiano con
21 coetanei di San Giuliano Milanese al King’ s College di Hampstead,
Londra, da dove ripartiranno domani. «Dei nostri, 19 hanno presentato
sintomi riconducibili alla nuova influenza, uno è in profilassi – dice
la professoressa della De André Rita Vecchio -. I primi sei sono
guariti con semplici antipiretici, gli altri hanno preso il Tamiflu.
Nel secondo gruppo due ragazzi sono sotto terapia e tre in profilassi.
È difficile distinguere la semplice influenza dalla nuova poiché i
sintomi sono gli stessi e qui non fanno il tampone faringeo, quello che
impressiona è la velocità del contagio. Il problema è stato trovare un
medico, il sistema è in tilt». Casi sospetti tra italiani sono stati
segnalati anche a Oxford e Norwich. Il nostro ministero del Welfare
invita a consultare il medico prima di partire per l’ estero. «Ci sono
60 milioni di persone terrorizzate», ha detto Laurence Buckman dell’
Associazione Medici britannici. Sono 55 mila i nuovi casi nell’ ultima
settimana, 29 le morti ricondotte al virus H1N1 (sempre accompagnato da
altre patologie). Ieri il quotidiano Evening Standard ha riportato la
storia di Ruptara Miah, 39 anni, originaria del Bangladesh morta lunedì
al Whipps Cross Hospital. Aveva appena partorito, il bambino è in
terapia intensiva. Maria Serena Natale

Natale Maria Serena

Pagina 18
(18 luglio 2009) – Corriere della Sera

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Se qualcuno pensa di fare il medico in AUSTRALIA

Se qualcuno pensa all AUSTRALIA a questo indirizzo web troverà le info
sull’ equipollenza dei titoli stranieri verso quelli australiani sia a
livello di medico di base che a quello specialistico (c’e’ scritto
quali procedimenti bisogna avviare per la parificazione dei titoli
stranieri)

http://www.amc.org.au/home.asp

al
sottostante indirizzo invece ci sono info da parte di un sito che si
propone di aiutare e fornire asistenza ai medici e specialisti che
vogliano venire a lavorare in Australia e in Nuova Zelanda con relativi
stipendi e detrazioni tasse:

http://www.imrmedical.com/home.htm

per
le singole specialita’ invece bisogna fare una ricerca sui siti degli
ospedali delle rispettive citta’ nelle quali si intende specializzarsi
e li’ si trovano info dettagliate sulle specialita’ disponibili, sui
programmi e la durata.

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TELEGIORNALE CORSO ERICE- SICILY “GESTIRE L’ OSPEDALE”

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Fare il medico in Inghilterra

Medici nel Regno Unito

di Bernd Faas

Il sistema sanitario
inglese (National Health System – NHS), trascurato per molti anni dal
governo, ha visto negli ultimi tempi forti investimenti statali.
Intanto i medici che si sono laureati, non sono sufficienti a coprire
tutti i posti vacanti. Di conseguenza gli ospedali si sono mossi
all’estero per trovarli. Con grande successo: oggi, tra Dover e
Inverness, lavorano numerosi medici provenienti da tutta Europa, ma
anche dall’India, dall’Africa del Sud e da altre ex-colonie inglesi.
Sono occupati sia nel praticantato sia come medici di base e
specializzati.

La situazione, che due-tre anni fa era
estremamente favorevole a chi faceva domanda, al momento è cambiata:
esiste un’alta concorrenza, in particolare per i posti nel praticantato
mentre per i medici di base è meno agguerrita. Tuttavia ci sono ancora
interessanti possibilità.

La domanda può essere presentata sia
tramite un’agenzia di collocamento privata sul posto, servizio gratuito
per i giovani medici, sia rivolgendosi direttamente agli ospedali
inglesi (NHS Trust), le cui inserzioni vengono pubblicate sul British
Medical Journal (BMJ).

Nel primo caso tenete conto di circa 6
mesi di attesa, mentre nel secondo le cose vanno più veloci. Per
informazioni ci si può eventualmente rivolgere anche al servizio di
collocamento europeo Eures nella propria regione.

I documenti
necessari per la domanda sono il curriculum vitae e delle referenze
(INDISPENSABILI !), ad es. di medici con cui si è già collaborato, il
tutto ovviamente tradotto in inglese. Per sapere se si è stati ammessi
al colloquio di selezione, è sempre meglio telefonare qualche giorno
dopo la “closing date”, data ultima per l’inoltro della domanda. Se si
è sulla “short list”, allora il primo passo è fatto.

Passiamo al
colloquio nell’ospedale, che viene tenuto dal primario del reparto in
cui si vorrebbe essere inseriti. Le domande vertono sulle motivazioni e
sulle precedenti esperienze lavorative. Di solito la decisione se
accettare o meno il candidato viene presa subito.

Prima di
iniziare il lavoro nel Regno Unito, un Junior house officer (JHO), o
Pre-registration officer (PRHO) o House officer (HO) – questi sono gli
appellativi con cui si designa il medico che fa praticantato – deve
avere una registrazione temporanea presso il General Medical Council di
Londra.

Bisogna presentare gli originali e la traduzione
autenticata del permesso ad esercitare, del diploma di laurea, la carta
d’identità o il passaporto. Il tempo di evasione di questa domanda è di
circa 2 settimane; senza questa registrazione non si può lavorare, ma
poi non si hanno più limiti burocratici.

Il periodo di tirocinio
è di 18 mesi, ed è necessario cambiare ospedale in quanto il posto di
solito viene assegnato per 6 mesi. I reparti in cui si lavora sono
quelli di medicina interna o chirurgia e si è inseriti in un team
guidato dal primario (consultant), da uno specialista (senior o
specialist registrar) e da un assistente (senior house officer).

Nell’ambito
della chirurgia si è direttamente sotto la responsabilità del primario;
tra i compiti ci sono quelli di riferire al primario i dati dei
pazienti, ordinare le analisi, raccogliere i risultati, organizzare le
terapie.

Vengono poi tenute lezioni teoriche settimanali in diverse specializzazioni ed incontri per discutere i diversi casi clinici.

Il
sevizio di pronto soccorso “First on call”, consiste nel seguire le
urgenze in entrata, spesso contemporaneamente al normale lavoro.
Nell’ambito del servizio di pronto soccorso “the second on call”,
invece, ci si occupa dei pazienti in reparto.

Infine, se si
riesce a diventare “Senior house officer” in chirurgia, si hanno grosse
possibilità di effettuare operazioni chirurgiche autonomamente e quindi
maggiori possibilità di ottenere l’autorizzazione all’esame di
specializzazione.

Se nella chirurgia è necessaria velocità di
azione, nella medicina interna i tempi di riflessione sono più lunghi,
si ha maggiore contatto con il primario, compreso il “bedside teaching”.

Anche
qui, come in chirurgia, quando si è di turno al pronto soccorso, è
indispensabile far ricontrollare le proprie diagnosi ad un medico più
esperto. La collaborazione dei colleghi e del personale infermieristico
è un elemento fondamentale.

Il “Junior house officer” lavorerà
in particolare a stretto contatto con la “ward-clerk”, segretaria di
reparto, che si occupa della trascrizione di tutti i dati e della
burocrazia collegati ad una degenza.

Dati generali del praticantato

Orario lavoro

C.
40 ore settimanali, dalle 9 alle 17, a cui aggiungere il servizio di
pronto soccorso e i turni di notte (che dipendono dal contratto e
dall’ospedale). Di solito un Junior House Officer fa pronto soccorso
ogni 5 gg. Durante le sostituzioni per ferie questi turni raddoppiano.

Stipendio

Indicativamente
dalle 19.000 sterline lorde, a cui sono da aggiungere le indennità per
le sostituzioni per ferie e i turni di notte.

Alloggio

Generalmente
l’ospedale mette a disposizione un alloggio gratuito all’interno dello
stesso impianto ospedaliero. Spesso lo si condivide con altri JHO.

Ferie

12-14 gg. ogni 6 mesi

Contratto

Di solito la durata è di 6 mesi.

Indirizzi utili:

General Medical Council – GMC

178, Great Portland Street

London W1N 6JE

Tel.: 0044 (0)20 7580 7642

Fax: 0044 (0)20 7436 1383

http://www.gmc-uk.org

British Medical Association – BMA

BMA House, Tavistock Square

London WCIH 9JP

Tel.: 0044 (0)20 7387 4499

info.web@bma.org.uk

http://www.bma.org.uk/

“British
Medical Association” è l’associazione professionale per medici e
rappresenta tutte le specializzazioni. Tra i 130.000 membri ci sono
anche 14.000 studenti di medicina. Offre una variegata gamma di
servizi, inclusa la consulenza per tutte le questioni riguardanti il
lavoro. Nel settimanale si trovano moltissimi annunci di lavoro.

National Advice Centre for Postgraduate Medical Education

PO Box 2516, St James House

Bristol BS2 2AA

Tel.: 0044 (0)117 915 7069

nacpme@nhscareers.nhs.uk

http://www.nhscareers.nhs.uk/nacp

me/

NACPME è un servizio informativo per medici proveniente dall’estero che vogliono formarsi oppure lavorare nel Regno Unito.

Riviste:

British Medical Journal

http://www.bmj.com

http://www.bmjcareers.com/juniorcomp

British Journal of General Practice

http://www.rcgp.org.uk

Hospital Doctor

http://www.hospital-doctor.net

Siti utili:

http://www.jobs.nhs.uk

Posti di lavoro nel servizio sanitario inglese.

http://www.nhscareers.nhs.uk

Informazioni dettagliate sulle opportunità di lavorare nel servizio sanitario inglese.

http://www.wales.nhs.uk

Posti di lavoro nel servizio sanitario del Galles.

http://www.bmjcareers.com

Copre
tutte le specializzazioni della professione medica; circa 1650 offerte
all’inizio novembre; ricerca per località, professione e keyword;
domanda tramite email direttamente all’agenzia oppure datore di lavoro;
è necessario registrarsi per inserire il CV.

http://www.thelancet.com

Per
medici generali e specialistici; circa 70 offerte di lavoro all’inizio
novembre; ricerca per specializzazione e keyword; descrizione
dettagliata con indirizzo di contatto in ogni offerta.

http://www.jobsinhealth.co.uk

Copre
tutto il settore della sanità; circa 500 offerte all’inizio novembre,
da infermiere a medico specialista; ricerca per località, professione e
keyword; domanda tramite email direttamente all’agenzia oppure al
datore di lavoro; è necessario registrarsi per inserire il CV.

http://www.medic8.com/medicaljobs.htm

Portale in lingua inglese su tutti gli aspetti della sanità.

Royal College of General Practitioners

http://www.rcgp.org.uk

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Procedura di riconoscimento professionale -SPAGNA-

Procedura di riconoscimento professionale tramite Direttive Settoriali

Questo sistema di riconoscimento professionale fa riferimento a una serie di Direttive che stabiliscono la procedura per il riconoscimento di alcune professioni regolamentate per le quali è stato raggiunto un coordinamento previo delle formazioni in tutta l’Unione Europea.

La richiesta di riconoscimento si dovrà far con riferimento a qualcuno dei seguenti titoli ufficiali esitenti in Spagna:

* Médico y Médico Especialista
* Enfermero responsable de cuidados generales
* Matrona
* Odontólogo
* Veterinario
* Farmacéutico
* Arquitecto

Per avviare la procedura si deve presentare una domanda scritta

(http://web.micinn.es/04_Universidades/022EdUnSu/06@Titulaciones/031HoDeTi/071ModelosSolic/Reconocimiento%20sectoriales%20%20MICINN.doc) con allegati i documenti seguenti:

a) Certificazione della cittadinanza o fotocopia conforme all’originale del passaporto o della carta d’identità.

b) Fotocopia conforme all’originale del titolo accademico o della certificazione attestante il suo conseguimento.

c) Fotocopia conforme all’originale del titolo professionale (Esame di Stato).

d) Fotocopia conforme all’originale della certificazione degli studi effettuati in cui risultino gli anni scolastici, esami, votazioni riportate, crediti e campus universitari frequentati).

Per quanto riguarda i requisiti formali dei documenti (vedere scheda Informazioni relative all’autentica, legalizzazione e traduzione di atti).

http://www.mepsyd.es/exterior/it/it/titulos/autenticazione.shtml

Con carattere generale sarà necessario allegare fotocopia conforme all’originale del titolo accademico e del titolo professionale nonché una certificazione della cittadinanza comunitaria del richiedente o copia conforme all’originale del passaporto o della carta d’identità. Si dovrà allegare ai documenti la relativa traduzione in lingua spagnola. Non è richiesta la legalizzazione dei documenti visto che il riconoscimento attraverso Direttive Comunitarie è solo possibile per i professionisti dell’Unione Europea.

La domanda potrà essere inoltrata al Ministerio de Ciencia e Innovación, organo competente per la risoluzione del riconoscimento delle professioni regolate dalle Direttive Settoriali oppure alla Consejería de Educación, Piazza dell’Oro 3-3º- 00186 Roma. Inoltre, in conformità con quanto stabilito dall’art. 38.4 della Legge 30/92, le domande potranno essere presentate presso gli uffici e rappresentanze diplomatiche spagnole o tramite posta raccomandata.

L’iter procedurale ha una durata di circa 3-4 mesi. Visto il sistema di riconoscimento diretto stabilito dalle Direttive Settoriali, la risoluzione sarà favorevole al riconoscimento sempre che il richiedente accrediti sufficientemente tutti i requisiti previsti dalla normativa.

Una volta ottenuto il riconoscimento professionale si potrà esercitare la professione in Spagna. Esistono due modalità per l’esercizio professionale:

STABILIMENTO PERMANENTE IN SPAGNA

È necessario rivolgersi al relativo Albo professionale, apportando:

MEDICI/MEDICI SPECIALISTI/INFERMIERI/ODO

NTOIATRI/VETERINARI/OSTETRICI

* Sono richiesti gli stessi requisiti che ai professionisti spagnoli, certificazione che attesti che il richiedente non è stato inabilitato temporanea o definitivamente all’esercizio della professione (rilasciata entro i tre mesi precedenti alla data di presentazione).

FARMACISTI:

* Certificazione rilasciata nel paese di provenienza che attesti che il richiedente è in possesso di tutti i requisiti necessari per l’esercizio della professione.

ARCHITETTI:

* Domicilio in Spagna (privato e professionale).
* Denominazione professionale.
* Certificazione relativa ad eventuali procedimenti disciplinari (rilasciata entro i tre mesi precedenti alla data di presentazione).

STABILIMENTO TRANSITORIO IN SPAGNA

È necessario rivolgersi all’Albo professionale apportando:

MEDICI/MEDICI SPECIALISTI/INFERMIERI/ODONTOIATRI/VETERINARI/OSTETRICI

* Sono richiesti gli stessi requisiti che ai professionisti spagnoli. Non è necessaria l’iscrizione in Spagna all’Albo professionale e unicamente si dovrà presentare, prima del compimento dell’incarico concreto di cui si tratti, una certificazione che attesti che si è in possesso di tutti i requisiti necessari per esercitare la professione nel paese di provenienza (rilasciata entro i tre mesi precedenti alla data di presentazione).

FARMACISTI:

* Non è stato regolamentato il diritto della prestazione transitoria di servizi.

ARCHITETTI:

* Si dovrà formalizzare l’iscrizione transitoria all’Albo professionale apportando una certificazione che attesti che il richiedente svolge regolare attività professionale nel paese di provenienza (rilasciata entro i tre mesi precedenti alla data di presentazione).

Consejería de Educación, Política Social y Deporte
EMBAJADA DE ESPAÑA
Piazza dell’Oro, 3 00186 Roma.-
Tel. 00-39 06 68307303
Nueva dirección de correo electrónico: consejeria.it@mepsyd.es

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