Contro la fuga dei cervelli, domani il “giovani medici day” a Montecitorio

Giovani camici bianchi in piazza Montecitorio a Roma domani, 14 maggio, da tutta Italia, per il ‘Giovani Medici Day’. Obiettivo dell’iniziativa e’ richiamare l’attenzione delle Istituzioni e della politica sull’iter formativo ed occupazionale dei giovani medici, che ”significa – sottolineano gli organizzatori – fermare la ‘marea bianca’ che lascia l’Italia per trovare migliori condizioni professionali all’estero.

E’ l’ultima chiamata per fermare un conflitto tra generazioni ed un’emigrazione che sta impoverendo la Sanita”’. ‘Cambiare il Paese, per non cambiare Paese: riscopriamo in Italia l’orgoglio di essere Medici!’ e’ lo slogan coniato dall’Associazione Italia Giovani Medici (Sigm) assieme al Comitato Pro Concorso Nazionale, network di 7.000 tra studenti in medicina e medici aspiranti specializzandi spontaneamente aggregatosi tramite il web per chiedere la riforma delle modalita’ di selezione per l’accesso alle scuole di specializzazione di medicina. Gia’ nel 2009, denuncia la Sigm, ”circa 1.000 giovani medici hanno fatto richiesta al ministero della Salute del certificato di congruita’, necessario per esercitare la professione all’estero, ed il trend e’ in ascesa”.

”Vogliamo rilanciare il ruolo sociale del medico. Ma per fare cio’ e’ indispensabile sostenere l’accesso dei giovani medici in tempi ottimali al mondo del lavoro ed alla ricerca – incalza Walter Mazzucco, Presidente Nazionale Sigm -. Bisogna ridare speranza alle giovani generazioni di medici, attraverso il superamento del precariato e la riduzione del divario tra neoassunti e fasce apicali. Ma per fare cio’, occorre investire nell’assistenza territoriale. La nostra ambizione – conclude – e’ far riscoprire ai colleghi l’orgoglio di essere medici in Italia e la passione di svolgere la professione piu’ bella del mondo in corsia, negli ambulatori, negli angoli piu’ disagiati della propria citta’ o nelle parti piu’ povere del mondo”.

13 maggio 2013

Categorie: Giovani Medici | Tag: , | Lascia un commento

Sempre piu’ medici italiani in Germania, ‘migranti’ in continua crescita

Roma, 7 mag. (Adnkronos Salute) – La Germania ‘terra promessa’ per gli italiani in camice bianco. Cresce la domanda e l’offerta di lavoro in cliniche e ospedali del Paese ‘traino’ dell’economia europea che soffre, però, di una carenza cronica di personale sanitario. Un trend quello della migrazione medica dal territorio italiano che è in aumento esponenziale. Se nel 2009 – indicano i dati forniti all’Adnkronos Salute dall’Ambasciata tedesca a Roma – i medici italiani attivi in Germania erano 653, il 10% in più rispetto all’anno precedente, nel 2011 si attestavano già 788, oltre il 13% in più del 2010. E negli ultimi due anni, indicano gli esperti, il fenomeno si è ulteriormente consolidato. La maggioranza dei professionisti trova posto negli ospedali e, in buona percentuale, ha un contratto fisso.

 

Forte l’interesse dei nostri camici bianchi a partire, ma altrettanto forte quello delle strutture tedesche ad attrarre – ‘soffiando’ ai Paesi anglofoni favoriti dalla lingua, Gran Bretagna in primis – gli aspiranti ‘migratori’. E così, da un paio d’anni sono stati attivati progetti (con corsi di lingua inclusi) per ‘calamitare’ professionisti dall’Italia, di cui si apprezza la preparazione universitaria, ma anche da Portogallo e Spagna. Un richiamo sempre più forte per i nostri dottori e infermieri, soprattutto neolaureati, costretti in Patria a confrontarsi con i molti problemi del Servizio sanitario nazionale, prima tra tutti il precariato.

 

Quella delle professioni sanitarie, insieme agli ingegneri, è la categoria emergente tra i nuovi migranti in terra tedesca, una ‘popolazione’ in deciso aumento. Secondo gli ultimi dati Destatis, l’istituto federale di statistica del Paese, in un anno la migrazione dell’Italia verso la Germania è cresciuta del 40%. Gli stipendi per i camici bianchi – a conti fatti e con poche eccezioni – non sono molto differenti. Ma l’accoglienza e i servizi riservati agli professionisti sono eccellenti: aiuto a trovare alloggio, attività sociali per favorire l’integrazione, tutor di riferimento e corsi di lingua.

 

La lingua è infatti il maggior ostacolo per i medici della Penisola che vorrebbero partire. Un po’ meno per gli infermieri, che più facilmente accettano di essere inquadrati a livelli contrattuali inferiori mentre seguono corsi di lingua in loco, offerti dai datori di lavoro. Il sistema messo a punto dai tedeschi prevede, infatti, che una volta raggiunto il livello richiesto, venga garantito l’adeguamento del contratto.

 

“L’offerta di lavoro a medici e infermieri da parte delle strutture tedesche è sicuramente aumentata negli ultimi due anni”, spiega Jessica Bedo adviser dell’Eures di Padova, la rete che collega i servizi dell’impiego pubblico in Europa e favorisce la mobilità dei lavoratori nella Ue, rete organizzata in Italia a livello provinciale. “L’ostacolo – continua l’esperta – è ovviamente la lingua, per i medici è richiesto, infatti, il livello B2″. Lo scorso anno i 19 medici reclutati a Padova “non sono partiti perché il loro livello linguistico era insufficiente”.

 

Hanno preso invece servizio i 15 infermieri sempre reclutati dall’Eures di Padova nel 2012. “Anche se parlavano solo inglese – continua Bedo – hanno accettato un contratto da operatori socio-sanitari per arrivare, dopo i sei mesi di corso di lingua che viene loro offerto, ad esercitare la loro reale qualifica con la giusta retribuzione”. La Germania “ha un estremo bisogno di di queste professioni – conclude Bedo – per questo con il progetto The Job of my life, attraverso Eures Germania, ha proposto corsi ai lavoratori disposti a partire, in centri scelti”.

Categorie: estero, Giovani Medici, Salute e Benessere, Sanita' | Tag: , | Lascia un commento

L’indagine, rivoluzione digitale vale 15 miliardi l’anno

Milano, 7 mag. (Adnkronos Salute) – Per la salute, in Italia, si spende poco e si investe ancor meno. A farne le spese è la qualità dei servizi del sistema sanitario che, negli ultimi anni caratterizzati dalla ‘spending review’, ha perso posizioni nei confronti internazionali. Eppure un investimento in innovazione digitale potrebbe combinare efficienza e sostenibilità economica a servizi di qualità: una rivoluzione digitale completa per la sanità italiana porterebbe benefici di circa 15 miliardi l’anno per il Sistema Paese. È questa la stima fatta dalla ricerca 2013 dell’Osservatorio Ict in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi al convegno ‘Ict in Sanità: perché il digitale non rimanga solo in agenda”.

La ricerca è stata realizzata attraverso casi di studio e questionari rivolti a 109 Cio (Chief Information Officer), 166 direttori generali, amministrativi, sanitari delle principali strutture sanitarie, referenti e dirigenti in sanità di 10 Regioni, un campione statisticamente significativo di medici di medicina generale e di cittadini. In questo contesto, la spesa in innovazione digitale per la sanità è scesa a 1,23 miliardi di euro nel 2012, appena 21 euro per abitante, ulteriormente ridotta dopo il calo registrato lo scorso anno. L’Osservatorio Ict in sanità stima che, impiegando appieno le soluzioni Ict negli settori chiave della sanità italiana, le strutture sanitarie potrebbero risparmiare circa 6,8 miliardi di euro l’anno, ovvero 115 euro procapite. A questi benefici, sono da aggiungere i possibili risparmi economici per i cittadini, grazie al miglioramento del livello di servizio reso possibile dalle tecnologie digitali, stimabili complessivamente in circa 7,6 miliardi di euro, pari a circa 130 euro a persona.

“Questi benefici potenziali sono troppo importanti per non sviluppare immediatamente un piano di interventi – afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio – pertanto occorre abbandonare il pregiudizio che in sanità le nuove tecnologie siano un lusso, perché utili per modernizzare le cure ma destinate ad aumentare le spese e quindi da rimandare a tempi migliori. L’innovazione digitale – termina – è la principale leva su cui lavorare per rendere la qualità dei servizi compatibile con la loro efficienza e sostenibilità economica”.

Categorie: innovazione | Tag: , | Lascia un commento

Visite private di giovani medici Ora dovranno restituire i soldi

L’hanno soprannominata la truffa dei giovani medici. Camici bianchi ancora in formazione che facevano visite in attività libero-professionale, mentre ricevevano una borsa di studio da quasi 34 mila euro (su tre anni) per formarsi in ospedale. Così a 480 futuri medici di famiglia di Milano è stato appena chiesto di restituire tutti i soldi. Uno dopo l’altro gli specializzandi si sono visti notificare dal pm contabile Luigi D’Alessandro l’invito a fornire spiegazioni al termine di un’inchiesta. La richiesta di rimborso è di 33.843,60 euro. Soldi ? sottolinea la Procura della Corte dei conti ? incassati come contributo pubblico per la frequenza alla specialità di Medicina generale. Ma la cifra adesso risulta essere stata intascata indebitamente.A PAGINA 2 Ravizza

 

Pagina 01
(06 maggio 2013) – Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2013/maggio/06/Visite_private_giovani_medici_Ora_co_0_20130506_eeb3c722-b610-11e2-ac0e-8bec5a51a2bd.shtml

Categorie: Giovani Medici, Salute e Benessere, sanita' milano | Tag: | Lascia un commento

I medici di guardia non fanno la guardia: denunciati dall’Asl

Scoperti dal direttore: durante l’orario di lavoro spesso non rispondevano al call center del servizio

di Roberta Rampini

Medici nella corsia di un ospedale (Fotocastellani)

Medici nella corsia di un ospedale (Fotocastellani)

di Roberta Rampini

Garbagnate Milanese, 8 maggio 2013 – Medici di guardia «distratti» e furbetti. Durante l’orario di lavoro spesso non rispondevano al call center del servizio di continuità assistenziale, ex guardia medica, e giustificavano la loro assenza dicendo che erano impegnati con altri pazienti. Forse erano davvero impegnati, ma non sempre con gli utenti. Facevano dell’altro. Quello che scrivevano sul registro del call center, a volte, non era ciò che accadeva realmente.

E così le attese dei cittadini che avevano bisogno del medico o di un consiglio sanitario erano decisamente troppo lunghe. Succedeva al call center della guardia medica di Garbagnate Milanese, punto di riferimento per i cittadini-pazienti dell’Asl Milano 1, una delle aziende sanitarie locali più grandi della Lombardia. È stato il direttore generale Giorgio Scivoletto a far partire le indagini per fare chiarezza a tutela del «bisogno di cura del cittadino».

Il manager sanitario nei mesi scorsi aveva ricevuto alcune lamentele da parte dei cittadini che non erano riusciti ad avere assistenza medica. E così ha voluto vederci chiaro. Il 25 aprile, giorno festivo, ha fatto due visite a sorpresa all’interno dell’ambulatorio del call center. «Il servizio si chiama di continuità assistenziale perché deve offrire risposte adeguate ai cittadini che si rivolgono a noi — spiega il direttore generale Scivoletto — In quell’occasione purtroppo ho accertato personalmente alcune anomalie sugli orari di presenza dei medici, sulla compatibilità tra il numero di telefonate ricevute e il numero di medici effettivamente al lavoro, sulla compilazione dei registri».

Un modo diplomatico per evitare di parlare di medici decisamente poco «di guardia», pochissimi su un totale di 60 medici che fanno i turni al call center, ma abbastanza per una denuncia alla Procura della Repubblica di Milano, all’ordine dei medici e al collegio arbitrale. Dopo i controlli il direttore Scivoletto ha inviato a tutti i medici una missiva nella quale chiede rispetto e attenzione per il lavoro che sono chiamati a svolgere. Le indagini delle autorità competenti sono in corso, non è escluso che nelle prossime settimane vengano presi provvedimenti nei confronti dei medici finiti sotto accusa, sia giudiziari che disciplinari.

roberta.rampini@ilgiorno.net

http://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/2013/05/08/884976-medici-guardia-garbagnate-milanese-denuncia-asl.shtml

Categorie: Giovani Medici, ordine medici milano, Salute e Benessere, sanita' milano | Tag: | Lascia un commento

Nasce la Fispeos, un’alleanza tra società scientifiche per la sanità pubblica

Un’alleanza tra otto società scientifiche per offrire ai decisori istituzionali proposte sulle politiche della salute e tutelare la centralità del Ssn messa al margine dell’agenda politica. La neonata Federazione italiana di sanità pubblica e per l’organizzazione sanitaria è stata presentata oggi a Roma.

07 MAG – Un’alleanza per salvare la sanità pubblica. Parte da qui la  Federazione italiana per la Salute pubblica e l’Organizzazione Sanitaria (Fispeos, la neonata associazione che raggruppa otto società scientifiche, presentata oggi a Roma. Una associazione apartitica, senza fini che si prefigge di contribuire seriamente al miglioramento della salute e dei servizi di assistenza sanitaria presentando proposte non solo al ministero della Salute, ma al Governo.
Anche perché, come ha spiegato nel corso della conferenza stampa, Walter Ricciardi, Presidente della Fispeos: “la sanità pubblica, nel nostro Paese a serio rischio”.

“Solo un’alleanza può salvare la sanità pubblica – ha spiegato Ricciardi – per questo oggi presentiamo la FISPeOS, un’associazione che nasce per affrontare problemi clinici, metodologici, organizzativi, per presentare proposte che nascono dalla vita reale e dall’esperienza dei nostri professionisti: quasi 30 mila aderenti alle società scientifiche”.

Il tempo è poco, ha ricordato Ricciardi, basta guardare a quanto sta accadendo in Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e nella stessa Inghilterra, paesi dove i sistemi sanitari sono in grandissima crisi, per capire quanto i rischi siano reali. “Non vogliamo fare gli economisti – ha aggiunto –, ma se il sistema non si organizza intorno ai cittadini anche se con risorse minori, il nostro Paese rischia seriamente la cancellazione di quasi 35 anni di Ssn. Abbiamo ritmi di crescita esponenziali di problemi legati a sovrappeso, alcol, scarsa attività fisica. Serve informare su diabete, vaccinazioni, organizzare l’assistenza agli anziani, la prevenzione nelle scuole. Non dimentichiamo che se una popolazione invecchia e si ammala non può produrre economia. Per questo presenteremo le nostre proposte non solo al ministero della Salute, ma soprattutto al Governo, in linea con quanto sostenuto dall’Oms: governance, economia e determinanti di salute sono strettamente connessi tra loro e le problematiche vanno affondate direttamente dai Governi. Desideriamo sicuramente un ministero della Salute, forte perché c’è bisogno che le esigenze vadano inquadrate in un assetto istituzionale forte, ma le politiche della salute devono essere tutelate dal Governo. Il nostro lavoro è disinteressato – ha concluso Ricciardi – non vogliamo prendere posizioni di carattere sindacale nè associare le nostre posizioni ad interessi di categoria. Lasceremo lo spazio a tutte le società scientifiche, accuratamente selezionate, che vorranno unirsi alla Fispeos”.

“Vogliamo presentare ai decisori politici proposte strategiche scientificamente fondate, non nuove leggi – ha spiegato Claudio Cricelli, presidente della Simg, una delle otto società fondatrici –  anche perchè da sempre lavoriamo per esibire risultati basati sulle evidenze scientifiche e arrivare ad un confronto reale con le istituzioni. Per questo potremmo mettere in cantiere un progetto di accreditamento delle società scientifiche per diventare interlocutori autorevoli e riconosciuti con i decisori politici.”

Sono otto le società scientifiche che la compongono – Società Italiana Medici Manager (SIMM), Società Italiana di Health technology Assessment (SIHTA), Società Italiana Medicina Generale (SIMG), Società Italiana di Igiene (SItI), Società scientifica delle attività sociosanitarie territoriali – Confederazione delle Associazioni regionali di Distretto (CARD), Società Italiana di Statistica Medica ed Epidemiologia Clinica (SISMEC), Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG) e la Società Italiana Pediatria (SIP) – e sempre otto sono gli obiettivi della Fispeos: promuovere l’interscambio di conoscenze e esperienze attraverso Congressi, Giornate e Riunioni Scientifiche; diffondere le conoscenze scientifiche attraverso appropriate forme di comunicazione scientifica; sviluppare rapporti monografici su temi di attualità e rapporti periodici sulla situazione della salute e dei servizi sanitari in Italia; promuovere e partecipare ai dibattiti su problematiche socio-assistenziali, rispetto alle quali può essere fatta efficace promozione del buon governo della Sanità; partecipare all’organizzazione ed alle attività di salute pubblica internazionale per promuovere le conoscenze e lo sviluppo della cooperazione internazionale; stimolare l’aggiornamento e lo sviluppo professionale nel quadro generale delle discipline della salute pubblica e del management sanitario, promuovendo il miglioramento delle risorse umane, scientifiche, tecniche, formative e gestionali; promuovere il lavoro di rete tra i professionisti delle singole discipline, organizzandolo in gruppi, forum o progetti; tutte le attività in linea con lo sviluppo dei fini e degli obiettivi della società.

http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=14770

Categorie: Giovani Medici, Salute e Benessere, Sanita' | Tag: , | Lascia un commento

Visite fiscali in soffitta, Inps ne taglia 800 mila

Roma, 6 mag. (Adnkronos Salute) – La spending review manda in soffitta le visite fiscali Inps. Almeno quelle d’ufficio disposte dall’Istituto. Si passerà da oltre 900 mila controlli l’anno – secondo i dati 2011 e 2012 forniti dall’Inps all’Adnkronos Salute – a poco più di 100 mila, per la gioia, forse, di malati immaginari e professionisti dell’assenteismo. Una sforbiciata netta, oltre l’80%, figlia dei tagli che hanno colpito l’Istituto di previdenza: 500 milioni in meno sul budget di spesa. A fronte di circa 800 mila visite in meno, ad aumentare sarà probabilmente il numero dei controlli richiesti – e pagati – dai datori di lavoro. Negli ultimi due anni il numero complessivo di queste visite ha sfiorato la soglia di 300 mila.

Una scelta “dolorosa ma ineludibile”, quella presa dai vertici dell’Istituto di previdenza, che rischia però di aprire una voragine ben più ampia nei conti delle imprese, visto che l’aumento dell’1% delle assenze dal lavoro per malattia vale circa 1 miliardo. “Abbiamo deciso di ridurre il numero delle visite fiscali incrementandone però l’efficacia attraverso tecniche di data mining”, spiega all’Adnkronos Salute il direttore generale dell’Inps, Mauro Nori. “Siamo stati costretti a farlo. Nessuna azienda potrebbe mantenere le stesse attività con un taglio del 40% delle spese, rispetto all’anno precedente. E’ quello che è capitato a noi con l’applicazione della spending review: un taglio di 500 milioni su un bilancio di 1,1 miliardi di euro al netto delle spese per il personale, che ha subito una riduzione di oltre 3.000 unità”.

Prima di prendere la sofferta decisione di tagliare le visite fiscali d’ufficio, i dirigenti dell’Istituto hanno posato le forbici su qusi tutte le voci di spesa: “Abbiamo tagliato gli investimenti in tecnologia – spiega il direttore generale Nori – ridotto le spese per le manutenzioni edili, tagliato le spese bancarie, sforbiciato le spese postali per l’invio cartaceo delle informazioni ai pensionati. Alla fine non ci è rimasto altro che tagliare le visite”.

Insomma, una medicina amara, con i suoi effetti collaterali. Uno su tutti, il malcontento dei medici Inps, convinti che questa misura non produrrà nessuna reale economia. Anzi. “Il costo per l’indennità di malattia per le casse pubbliche – spiega il coordinatore nazionale del settore Fimmg Inps, Alfredo Petrone – è di due miliardi l’anno. E ogni aumento dell’assenteismo tra lo 0,1% e lo 0,2% costa 100 milioni di euro in più. Questi numeri spiegano il rischio. Si tenga conto, ad esempio, che alcune categorie di lavoratori, come i braccianti agricoli, non hanno veri e propri datori di lavoro che possono disporre le visite. Questo significa rinunciare ai controlli. Inoltre – aggiunge – in un momento di crisi come questo, è particolarmente ingiusto far gravare solo sulle aziende il peso dei controlli”.

Secondo i camici bianchi la decisione dell’Inps, presa per far fronte alla razionalizzazione della spesa richiesta dalla legge di stabilità, oltre a portare “al sostanziale licenziamento di circa 1000 medici in servizio da decenni”, in poche settimane farà registrare, sottolinea Petrone, “un importante aumento delle assenze per malattia e quindi una spesa ben superiore rispetto a quanto l’Istituto investe in un anno per le visite mediche di controllo d’ufficio”.

In effetti il rischio c’è. Se vengono a mancare i controlli, i malati immaginari potrebbero aumentare. Il timore è che l’occasione faccia l’uomo ladro. “Non abbiamo evidenze che possano giustificare uno scenario di questo tipo. Inoltre – sottolinea Nori – il nostro sistema di data mining per la gestione delle visite ci permette di monitorare quei casi per cosi dire ‘sospetti’. In quel caso interveniamo. Oltre 100 mila visite fiscali d’ufficio verranno comunque eseguite. Saranno mirate. E poi confidiamo sulla correttezza dei medici di famiglia”. Sulla questione, nelle ultime ore, è intervenuta anche la Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici) che ha chiesto un incontro alla direzione generale dell’Inps, con la richiesta della “revoca immediata” del provvedimento.

Categorie: Giovani Medici, Salute e Benessere, Sanita' | Tag: , | Lascia un commento

Inps. Visite fiscali di malattia a rischio. Stop a quelle d’ufficio

 

E’ quanto denunciano Fimmg, Cgil e Uil. L’Inps avrebbe infatti cancellato le visite mediche “d’ufficio” per l’accertamento malattia lasciando solo quelle su richiesta dei datori di lavoro. A rischio 1.000 posti di lavoro pewr i medici. Senza contare l’aumento certo della spesa per le indennità di malattia a fronte di minori controlli.

02 MAG – Bisogna risparmiare. Questo il diktat per tutta la pubblica amministrazione e così tra le maglie della spending review in atto all’Inps vengano triturate anche le visite fiscali d’ufficio per l’accertamento malattia.
 
Lo denunciano i sindacati Fimmg, Cgil e Uil in una lettera al direttore generale dell’ente Antonio Mastropasqua, dove le organizzazioni sindacali esprimono “netta contrarietà” a una misura che farà forse risparmiare oggi (si stima un taglio al budget Inps di circa 500 milioni) ma farà certamente lievitare la spesa per indennità di malattia. In quanto, scrivono i sindacati, “le visite mediche di controllo hanno da sempre rappresentato un elemento cardine del contenimento del costo di questa voce del welfare e nella lotta all’abuso dell’ assenteismo di malattia”.
 
Ma non basta. A rischio anche 1.000 posti di lavoro di quei medici che svolgono questa attività per conto dell’Inps. “Con tale sospensione – aggiunge poi Giacomo Milillo della Fimmg in un’altra lettera inviata oggi al neo ministro del Lavoro Giovannini –  l’Inps rinuncia a svolgere il proprio ruolo sociale, causa un sicuro danno erariale allo Stato e contemporaneamente annuncia la fine della collaborazione professionale, un sostanziale licenziamento, di circa 1.000 medici che assicurano il servizio su tutto il territorio nazionale da oltre 20 anni, con una elevata professionalità , con un’età media intorno ai 50 anni e che svolge questa attività in modo prevalente. Tali professionisti a causa della tipologia del rapporto “libero professionale di collaborazione fiduciaria” intrattenuto con l’Inps, avrebbero enormi difficoltà di reinserimento lavorativo senza neanche beneficiare, tra l’altro, degli ammortizzatori sociali previsti per le altre categorie di lavoratori”.
 
 “Il servizio è assicurato, su tutto il territorio nazionale, – scrivono ancora i sindacati –  da medici incaricati dall’Inps da oltre 15 anni, quindi con una elevata professionalità e, la maggior parte di loro, con un’età media intorno ai 50 anni, svolge questa attività in modo prevalente, anche a seguito delle pesanti incompatibilità cui devono sottostare che non ha consentito, tra l’altro, la frequenza delle scuole di specializzazione post lauream”.
 
Per tutte queste ragioni i sindacati hanno chiesto l’immediata revoca della disposizione e un incontro urgente al fine di trovare soluzioni sia con l’Inps che con il ministro.

02 maggio 2013

http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=14704

Categorie: Giovani Medici, medici, Salute e Benessere, Sanita' | Tag: | Lascia un commento

Certificati medici per attività sportiva non agonistica: cosa cambia?

Il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, di concerto con il Ministro per lo Sport, Piero Gnudi, ha firmato il decreto ministeriale “Disciplina della certificazione dell’attività sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri salvavita”. L’adozione del decreto era prevista dal’articolo 7 comma 11 del decreto Salute e sviluppo del 2012. Il testo raccoglie le indicazioni del gruppo di lavoro istituito dal Ministro Balduzzi nel febbraio scorso e del corrispondente gruppo di lavoro del Consiglio superiore di sanità.

CERTIFICATI PER L’ATTIVITÀ SPORTIVA AMATORIALE

I soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni, che praticano attività amatoriale (ovvero non regolamentata da organismi sportivi e non occasionale) devono sottoporsi a controlli medici periodici secondo indicazioni precise:

- gli uomini fino a 55 anni e le donne fino ai 65, senza evidenti patologie e fattori di rischio, potranno essere visitati da un qualunque medico abilitato alla professione e il certificato avrà valenza biennale;

- I soggetti che riportano almeno due delle seguenti condizioni (età superiore ai 55 anni per gli uomini e ai 65 per le donne, ipertensione arteriosa, elevata pressione arteriosa differenziale nell’anziano, l’essere fumatori, ipercolesteloremia, ipertrigliceridemia, glicemia alterata a digiuno o ridotta tolleranza ai carboidrati o diabete di tipo II compensato, obesità addominale, familiarità per patologie cardiovascolari, altri fattori di rischio a giudizio del medico) dovranno essere visitati necessariamente da un medico di medicina generale, un pediatra di libera scelta o un medico dello sport, che dovranno effettuale un elettrocardiogramma a riposo e eventualmente altri esami necessario secondo il giudizio clinico. Il certificato dovrà essere rinnovato ogni anno;

- I soggetti con patologie croniche conclamate diagnosticate dovranno ricorrere a un medico di medicina generale, un pediatra di libera scelta, un medico dello sport o allo specialista di branca, che effettuerà esami e consulenze specifiche e rilascerà a proprio giudizio un certificato annuale o a valenza anche inferiore all’anno.

Il certificato andrà esibito all’atto di iscrizione o di avvio delle attività all’incaricato della struttura o del luogo dove si svolge l’attività.

Non sono tenuti all’obbligo della certificazione le persone che svolgono attività amatoriale occasionale o saltuario, chi la svolge in forma autonoma e al di fuori di contesti organizzati, i praticanti di alcune attività con ridotto impegno cardiovascolare, come le bocce (escluse le bocce in volo), biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro, ginnastica per anziani, “gruppi cammino”, e chi pratica attività ricreative come ballo o giochi da tavolo. A tutte queste persone è comunque raccomandato un controllo medico prima dell’avvio dell’attività.

CERTIFICATI PER L’ATTIVITÀ SPORTIVA NON AGONISTICA

Gli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dalle scuole nell’ambito delle attività parascolastiche, i partecipanti ai giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale e le persone che svolgono attività organizzate dal Coni o da società affiliate alle Federazioni o agli Enti di promozione sportiva che non siano considerati atleti agonisti devono sottoporsi a un controllo medico annuale effettuato da un medico di medicina generale, un pediatra di libera scelta o un medico dello sport. La visita dovrà prevedere la misurazione della pressione arteriosa e un elettrocardiogramma a riposo.

Regole più stringenti sono previste per chi partecipa ad attività ad elevato impegno cardiovascolare come manifestazioni podistiche oltre i 20 km o le gran fondo di ciclismo, nuoto o sci: in questo caso verranno effettuati accertamenti supplementari.

OBBLIGO DI PRESENZA DEI DEFIBRILLATORI

Le società sportive dilettantistiche e quelle sportive professionistiche dovranno dotarsi di defibrillatori semiautomatici. Sono escluse le società dilettantistiche che svolgono attività a ridotto impegno cardiocircolatorio. Le società dilettantistiche hanno 30 mesi di tempo per adeguarsi, quelle professionistiche 6. Gli oneri sono a carico delle società, ma queste possono associarsi se operano nello stesso impianto sportivo, oppure possono accordarsi con i gestori degli impianti perché siano questi a farsene carico.

Il decreto ministeriale contiene linee guida dettagliate sulla dotazione e l’utilizzo dei defibrillatori. Dovrà essere presente personale formato e pronto a intervenire e il defibrillatore deve essere facilmente accessibile, adeguatamente segnalato e sempre perfettamente funzionante. I corsi di formazione sono effettuati dai Centri di formazione accreditati dalle singole Regioni.

CAMPAGNA EDUCATIVA PER LO SPORT IN SICUREZZA

Il decreto prevede anche una attenzione educativa sul tema: i Ministeri della Salute e dello Sport e il Coni promuoveranno annualmente una campagna di comunicazione sullo sport in sicurezza, alla quale potranno collaborare anche le società scientifiche di settore.

Categorie: giovani, Giovani Medici, medici, Salute e Benessere, Sanita' | Tag: | Lascia un commento

14 maggio 2013 ore 13.30 “Colpa Medica – 10 mosse per salvare l’universalità del sistema sanitaria nazionale” – sala Valente – Tribunale Civile di Milano . Via Freguglia 14

14 maggio 2013 ore 13.30 “Colpa Medica – 10 mosse per salvare l’universalità del sistema sanitaria nazionale” – sala Valente – Tribunale Civile di Milano . Via Freguglia 14

Tra tagli e medicina difensiva la sanità italiana muore

 

Si terrà il 14 maggio alle ore 13.30 il convegno “Colpa Medica 10 mosse per salvare l’universalità del sistema sanitaria nazionale”.

In Italia negli ultimi anni vi è stato un incremento delle richieste di risarcimento totalmente ingiustificato.

Condizioni che portano a conseguenze gravi anche in presenza di un comportamento medico corretto esistono ed esisteranno sempre.

I medici si trovano quindi ad operare in condizioni estremamente stressanti a loro volta causa di un aumento dei rischi e della possibilità di errore e dell’esplodere della medicina difensiva con costi enormi per la collettività.

Si calcola infatti che questa pratica comporti una spesa annuale di circa 14 miliardi di euro.

Sono inderogabili vere e radicali le riforme del sistema, in assenza delle quali ci saranno solo interventi palliativi.

Attualmente il 95% delle richieste di risarcimento finisce in tribunale, oltre il 70% dei Medici viene comunque prosciolto od assolto, ma i processi durano anni.

Programma 14Maggio2013 Milano Colpa Medica

 

Categorie: Giovani Medici, ordine medici milano, Sanita', sanita' milano | Tag: | Lascia un commento

Personale Ssn. E’ donna il 63,8% degli operatori sanitari. Quasi il doppio degli uomini

La fotografia dei 646.236 dipendenti del servizio sanitario è stata scattata dal ministero della Salute. I medici e odontoiatri sono 107.448, di cui 39.660 donne. Gli infermieri sono 263.803, di cui 203.202 donne. A Bolzano il doppio dei dipendenti del Lazio in rapporto agli abitanti. Il Dossier.

30 APR – Nel 2010 il personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è sempre più al femminile:  le 412.125 donne rappresentano il 63,8% del personale dipendente, e sono quindi quasi il doppio degli  uomini (36,2%). In aumento rispetto al 2009 soprattutto le donne medico, ma anche le infermiere.

La prevalenza delle donne nel personale del SSN è uno degli aspetti evidenziati nella monografia “Personale delle ASL e degli Istituti di cura pubblici – Anno 2010”, a cura del Ministero della Salute, Direzione generale del sistema informativo e statistico sanitario, Ufficio di direzione statistica.  La pubblicazione presenta i dati al 2010 del personale dipendente delle Aziende Sanitarie Locali, delle Aziende ospedaliere e delle Aziende Ospedaliere integrate con l’Università.
Secondo quanto illustrato nel documento, nel 2010 il personale dipendente del SSN è pari a 646.236 unità, complessivamente per i ruoli sanitario, professionale, tecnico ed amministrativo. Rispetto al 2009 c’è una sostanziale stabilità (+0,02%).
Le donne dipendenti del SSN sono 412.125, in aumento (+1,1%) rispetto al 2009, mentre cala il numero degli uomini, che nel 2010 si attesta a 234.111 (-1,8%).
I medici e odontoiatri sono 107.448, di cui 39.660 donne (pari al 36,9%). Il numero delle donne medico ha registrato un aumento del 3,7% rispetto al 2009.
Il numero degli infermieri raggiunge le 263.803 unità, di cui 203.202 donne (pari al 77,0%). Il numero delle infermiere aumenta lievemente rispetto al 2009: +0,3%
Dal punto di vista della ripartizione geografica, se si considera il numero assoluto dei dipendenti del SSN, nel 2010 sono le Marche a registrare il maggior aumento nella dotazione di personale (+3,5%), seguite dalla Puglia (+3,0%). La Sicilia è la Regione in cui registra il maggior calo di dipendenti (-6,8%), seguita dalla Campania.

Per un confronto più significativo, si può prendere in considerazione il numero dei dipendenti per 1.000 residenti (fonte dati popolazione: Istat). Per l’anno 2010, fanalino di coda è il Lazio, con 8,1 unità di personale dipendente del SSN per 1.000 residenti, mentre Bolzano ne registra più del doppio: 16,7 unità per 1.000 residenti.

30 aprile 2013

http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=14674

 
Categorie: Giovani Medici, Salute e Benessere, Sanita', sanita' milano | Tag: , | Lascia un commento

“Tutti in Inghilterra”, la fuga dei medici specializzandi

di Giulia Cimpanelli

Un vero e proprio esodo. E’ quello degli specializzandi medici che scelgono di intraprendere o ultimare la propria scuola di specializzazione oltreconfine, in particolare in Inghilterra. Negli ultimi anni, infatti, sono sempre di più i ragazzi che, una volta terminati i sei anni di università, decidono di spostarsi e optano per il Paese anglosassone.

Perché? “Per la scarsità di posti di lavoro in Italia, per inseguire condizioni retributive più allettanti (il compenso di uno specializzando in Inghilterra è circa il doppio di quello di un suo parigrado qui) e in particolare a causa di differenze nelle modalità formative: in Italia la formazione, anche per le specialità chirurgiche, è quasi del tutto teorica, mentre nei Paesi anglosassoni i neomedici vengono istruiti “facendo””, spiega il segretario generale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Luigi Conte.

Perché proprio in Inghilterra e non in altri Paesi europei? “La Gran Bretagna – prosegue – ha programmato male gli accessi alla facoltà di medicina negli ultimi decenni, perciò da alcuni anni c’è carenza di medici, soprattutto chirurghi”. In effetti, la motivazione economica passa in secondo piano:

“I soldi? Non è vero che in Italia si guadagna poco in specialità. La media salariale parte dai 1700 euro e supera di gran lunga quella nazionale. Anzi, questi compensi servono per tenere chiusa la bocca agli studenti sulle carenze formative. Si è mai sentito di uno sciopero degli specializzandi?”, commenta Luigi Magnano, 26 anni, iscritto alla scuola di specialità in Ortopedia all’Università di Brescia, in cerca di un posto in Inghilterra.

Sono dunque la carenza di opportunità e i limiti formativi a giocare il ruolo primario nell’emigrazione di medici: “Se fossi rimasta in Piemonte avrei sì trovato lavoro, ma di certo non nel mio ambito preferito e senza contratti e compensi adeguati – racconta Alessandra Nerviani, trentenne che ha appena concluso la scuola alla Queen Mary University di Londra – inoltre mi sono specializzata in un centro di ricerca e ora inizio un dottorato clinico: nel nostro Paese è impossibile unire i due percorsi”.

Non solo, più sono giovani e bravi, più i neodottori italiani sono delusi dalla situazione nostrana: “In Italia ogni giorno uno specializzando muore dentro”, afferma con convinzione Magnano. Un sistema antimeritocratico, una formazione carente e la scarsa attenzione ai giovani: queste le vere ragioni della fuga verso l’Inghilterra. “Invece di imparare a operare o diagnosticare ci usano come segretari di prestigio: ore e ore dietro una scrivania a sbrigare pratiche burocratiche”.

Ma essere assunti nel sistema ospedaliero anglosassone non è comunque cosa da poco: “E’ necessario iscriversi al General Medical Council, l’ordine inglese, e superare molti colloqui, prove pratiche e teoriche”. Inoltre sono fondamentali un’ottima conoscenza dell’inglese e la resistenza a ritmi di lavoro serrati: “Se qui uno specializzando lavora 40 ore settimanali – spiega Conte – là possono essere anche 70 o 80. Valutano anche la capacità di sopportazione”.

Le opportunità al di là della Manica, però, iniziano a scarseggiare. Ma un nuovo eldorado per i giovani laureati in cerca di prospettive esiste: “La Svezia richiede molti medici dall’estero perché ne è carente. – conclude Magnano – Il livello d’inglese richiesto è più accessibile e gli esami o gli anni di specialità già svolti in Italia vengono riconosciuti: ancora meglio”.

http://nuvola.corriere.it/2013/04/24/la-grande-fuga-in-inghilterra-dei-medici-specializzandi

twitter@GiuliaCimpa

Categorie: ESTERI, estero, giovani, Giovani Medici, medici, Salute e Benessere, Sanita', sanita' milano, varie | Tag: , , , , , , , | Lascia un commento

Inps: più fiscalità sulla malattia dei lavoratori

L’Inps ha recentemente inviato una circolare ai medici fiscali e legali invitandoli a tagliare del 3% i giorni di malattia rispetto al 2012. Questo per combattere sia la crisi che l’assenteismo, vera e propria piaga del mondo del lavoro.

L’Inps chiede quindi ai medici di dare una sforbiciata alle prognosi, al fine di dare un taglio netto anche ai costi che l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale e le imprese sono chiamati a sostenere.

Ma l’Ordine è in rivolta. Roberto Carlo Grossi, presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, è molto polemico riguardo alla circolare ricevuta: “Così l’Inps dice che il 3% dei certificati firmati dai medici di famiglia è falso. Hanno messo la malattia delle persone alla voce costi, come la carta per le stampanti e il toner. Inaccettabile.”

Se un dipendente è malato, la malattia viene pagata per i primi tre giorni dal datore di lavoro e dal quarto giorno in poi dall’Inps e per il datore di lavoro, si giustificano le imprese, la produttività si riduce a causa dell’assenza del dipendente. Ma anche Maurizio Del Conte, docente di Diritto del Lavoro all’Università Bocconi di Milano, non è d’accordo con quanto deciso dall’Inps: “Il taglio del 3% non mi pare corrispondere ad un criterio di oggettività. Ricorda, al contrario, l’ormai classica logica dei tagli lineari: non si colpisce l’area di abuso ma, in maniera indiscriminata, sia il falso malato che quello vero”.

Intanto la cronaca registra sempre più casi di assenteismo. Ecco quelli più recenti: 81 dipendenti dell’Iacp (Istituto Autonomo Case Popolari) sono stati rinviati a giudizio dalla Procura di Messina. Fu la Guardia di Finanza, con l’operazione “Badge Sicuro”, a smascherare la truffa: i dipendenti si assentavano per lungo tempo dal luogo di lavoro, facendo timbrare il cartellino a un collega. Stesse modalità di assenteismo per 59 dipendenti del Comune di Reggio Calabria: 17 sono stati arrestati, mentre per 42 la Procura ha chiesto l’interdittiva dal posto di lavoro.

http://news.supermoney.eu/salute/2013/04/inps-piu-fiscalita-sulla-malattia-dei-lavoratori-0014167.html#

Categorie: Giovani Medici, ordine medici milano, ospedali, Salute e Benessere, sanita' milano | Tag: | Lascia un commento

Spagna, ospedali rifiutano tessera Ue e salassano turisti

Roma, 16 apr. (Adnkronos Salute) – Curarsi in Spagna potrebbe risultare assai salato, soprattutto se si è un turista. Ammalarsi o finire vittima di un incidente può costare l’equivalente di poche centinaia di euro per un pernottamento o per un mal di stomaco fino a quasi 14 mila euro per un attacco di cuore. La denuncia – riporta il ‘Telegraph’ – arriva da viaggiatori e agenzie assicurative inglesi e che si sono visti negare l’assistenza gratuita in alcuni ospedali, pur avendo la Tessera europea di assicurazione malattia (Team), trovandosi costretti a pagare parcelle molto salate per le cure. La Team consente, infatti, di recarsi presso le strutture pubbliche di 31 Paesi europei e ricevere lo stesso trattamento riservato agli abitanti del Paese ospitante.

Secondo la stampa inglese, in Spagna ci sarebbe una vera propria ‘rete’ messa in piedi da tour operator, tassisti e perfino dalla polizia per dirigere gli ignari turisti verso alcuni ospedali, ormai in grave crisi di liquidità, per cure rigorosamente a pagamento. La questione è stata sollevata dal Foreign and Commonwealth Office inglese ed è finita davanti la Commissione europea che ha avvisato la Spagna dell’eventualità di aprire una procedura d’infrazione. Ma nel mirino delle autorità sono finiti anche altri Paesi, come la Grecia e il Portogallo.

Il Servizio sanitario spagnolo è organizzato con una rete di strutture pubbliche e private, poi c’è un terzo soggetto misto gestito da privati ma convenzionato e quindi rimborsato dallo Stato. E’ in questo settore che si è registrato il maggior numero di casi.

La tessera Team non copre infatti i costi dell’assistenza sanitaria privata né i costi di rimpatrio, ad esempio quelli dovuti all’uso di un’eliambulanza. “Abbiamo riscontrato che il personale degli alberghi, i tassisti ed i agenti di viaggio – afferma Ian Crowder di AA Insurance – possono prendere tangenti da parte dei manager sanitari che operano negli ospedali convenzionati o nelle cliniche private per far arrivare da loro turisti stranieri inconsapevoli invece di portarli in nosocomi pubblici”.

Sempre Crowder sottolinea come “questi ospedali utilizzano esattori per recuperare il denaro delle cure mediche che i viaggiatori ricoverati non erano di pagare al momento. Anche se – precisa – non abbiamo raccolto testimonianze che raccontano di trattamento negati se il paziente non era in grado di pagare”.

Categorie: Giovani Medici, ordine medici milano, ospedali, Salute e Benessere, Sanita', varie | Tag: , | Lascia un commento

Errori clinici, Rossi (Omceo Milano): urgente trovare soluzione che tuteli i medici

Mer, 17/04/2013

da DoctorNews33 del 17 aprile 2013

«Urge una nuova legge a livello nazionale per tutelare i medici accusati di malpractice.
La legge Balduzzi, da questo punto di vista, è totalmente inadeguata».
Così Roberto Carlo Rossi (foto), presidente dell’Ordine dei medici di Milano, commenta il provvedimento della Corte dei Conti che ha disposto per cinque professionisti del San Paolo di Milano, tre già in pensione e due addirittura defunti, il pagamento di settemila euro a testa per un’accusa di malpractice risalente a un caso di dieci anni prima.
«La situazione è veramente delicata e lo sarà ancora di più da agosto quando scatta per i medici l’obbligo di assicurarsi» sottolinea Rossi.
«Per questo serve una legge che vincoli le aziende sanitarie ad assicurarsi ma anche le compagnie di assicurazione a concedere la tutela.
L’alternativa è quella di ritrovarsi con dei professionisti che per timore di ritorsioni future evitano di agire».
Il caso in questione risale al 2003 e riguarda una donna ricoverata al San Paolo con una diagnosi grave di diabete, alla quale alla fine delle terapie è stato amputato un piede.
La paziente ha denunciato l’ospedale, ritenendo che si sarebbe potuta evitare l’amputazione.
È partito così un iter giuridico che si è concluso con la denuncia alla Corte dei Conti nel 2010 per presunto danno all’erario da parte dei medici accusati di malpractice e la relativa sentenza dei giorni scorsi.
E proprio quello delle franchigie è uno dei problemi principali, visto che ci sono ospedali con franchigie che arrivano al milione di euro e altri che hanno smesso di assicurarsi per i costi eccessivi delle polizze.
Il medico così rischia di dover pagare di tasca propria cifre molto pesanti.
«Una vera emergenza» riprende Rossi «per la quale urge un intervento legislativo. Per quanto di nostra competenza, chiederemo un incontro alla Regione perché la nuova Giunta disponga un intervento legislativo.
Non mi basta la constatazione che le gare d’appalto per le assicurazioni vadano deserte».
Il presidente dell’Omceo milanese si dice anche disposto a incontrare i giudici della Corte dei Conti, visto che il loro intervento, un tempo rarissimo, è ora sempre più frequente.
«Noi possiamo offrire un ruolo di consulenza.
Le sentenze, infatti, sono stabilite sulla base di perizie tecniche effettuate da professionisti privi di esperienza ospedaliera e senza competenze specifiche, ai quali potrebbe essere utile la nostra collaborazione».
Infine un invito anche alla Categoria che in molti casi non si dimostra adeguatamente sensibilizzata a queste questioni che, forse, vengono sottovalutate.
«Per questo» conclude Rossi «stiamo pensando a incontri di formazione e sensibilizzazione per i medici su questo genere di situazioni».Marco Malagutti

Categorie: Giovani Medici, ordine medici milano, Sanita', sanita' milano | Tag: , | Lascia un commento

Blog su WordPress.com. Tema: Adventure Journal di Contexture International.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 5.970 follower

%d bloggers like this: