I Medici italiani: “La Sanità è a rischio implosione”

OS dei medici italiani su Nuto.it: “Maggiori risorse, più formazione e tutela della dignità del paziente”

Milano – Maggiori risorse per le strutture ospedaliere e per la ricerca, più formazione, leggi chiare che tutelino la dignità del paziente. In caso contrario c’è il rischio concreto che la Sanità imploda. È quanto chiedono e denunciano i camici bianchi su Nuto (www.nuto.it), il primo social network libero e indipendente ad accesso riservato ai soli medici italiani.

Dalla caotica gestione dei posti letto in ospedale alla richiesta di una legge sul testamento biologico, dalla condivisione di corsi per la formazione ai consigli per gestire casi terapeutici, nei numerosi interventi quotidiani su Nuto i medici sottolineano quanto sia importante non ridurre la spesa del settore sanitario che, spesso, a stento riesce a fronteggiare le richieste dei cittadini.

In tempi di crisi, ribadiscono i medici, Governo e Parlamento si impegnino per la riduzione mirata degli sprechi a vantaggio delle strutture più bisognose. La mappatura territoriale degli ospedali “virtuosi” e di quelli “spreconi” è possibile, e sono gli stessi medici a farsi promotori di una campagna per una Sanità giusta ed equa, che si affermi sia come diritto alla salute sia come dovere di esercitare la propria professione con mezzi adeguati: la mappatura dei nosocomi – secondo alcuni camici bianchi del sito – risolverebbe anche le carenze organizzative e strutturali in merito al recente stop del ministro Renato Balduzzi alle visite in studio per i medici d’ospedale.

Altro tema attuale è la reperibilità dei posti letto negli ospedali, problema che “si risolve improvvisando giorno per giorno – scrive un medico – tenendo pazienti nelle barelle, trasferendoli quando possibile in altre strutture. Il sistema migliore sarebbe mettere i pazienti da ricoverare ovunque ci sia un letto, purché si tratti di pazienti a bassa criticità; il medico del reparto che non ha il posto letto, dovrebbe quindi seguire il paziente in un altro reparto”.

A proposito del recentissimo caso della paziente in coma dopo trauma cranico, tenuta in barella e in attesa di ricovero presso il Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I di Roma, i medici respingono ai mittenti i severi giudizi del mondo politico e del ministro Balduzzi (“nulla che possa giustificare una tale indegnità”): ricordano, invece, che ogni giorno devono affrontare in prima linea una serie di emergenze che non si risolvono con il senso di indignazione, ma con fatti, azioni e decisioni che vanno prese al momento e con le risorse a disposizione. Insomma, tutt’altro che medici fannulloni o impreparati, quanto piuttosto stressati e frustrati per l’impossibilità di intervenire come vorrebbero e come si dovrebbe.

Voce importante per la solidità del sistema sanitario – sempre secondo i medici del social network – è anche la ricerca, settore in cui l’Italia vanta menti straordinarie spesso tentate da due sbocchi più redditizi e gratificanti: lavorare per gruppi privati (quasi sempre case farmaceutiche) o migrare all’estero (alimentando il flusso della “fuga dei cervelli”). Su Nuto emerge il profilo di un medico orgoglioso del proprio mestiere e della propria appartenenza al territorio, desideroso di formarsi e di accrescere il proprio sapere attraverso il dialogo e le esperienze condivise, ma anche imbrigliato da carenze legislative.

Come nel caso dell’autodeterminazione terapeutica, argomento discusso su Nuto a due anni dalla scomparsa di Eluana Englaro (9 febbraio 2009) e che interroga la classe medica sul piano sia etico sia professionale: la dignità del paziente e il dovere di mantenerlo in vita davvero separano in modo inconciliabile chi, rispettivamente, è a favore dell’autodeterminazione terapeutica e chi invece è contrario? I medici su Nuto hanno sottolineato l’importanza di un provvedimento che da un lato tuteli i valori di libertà e dignità della persona, dall’altro si avvalga anche del loro parere e delle diverse opinioni in campo affinché si arrivi a definire una legge “partecipata” e non imposta.

“Mi piacerebbe vivere in un Paese – scrive un medico su Nuto – dove il singolo individuo fosse in grado di autodeterminarsi, e di fronte a situazioni ben precise senza possibilità di cura o di estrema sofferenza, di scegliere per sé che cure fare e fino a che punto spingersi, idratazione e alimentazione forzata inclusi. Spesso mi trovo paradossalmente a dovermi confrontare più con la paura dei colleghi che non accettano che un paziente possa decedere, anche se arrivato ‘al capolinea’, piuttosto che con l’ansia dei congiunti che non vogliono accettare la morte del proprio caro”.

Altro nemico dei camici bianchi, la burocrazia, come denuncia chi vuole riprendere a svolgere la libera professione dopo tanti anni di ospedale: “Una prima impressione? Una confusione di carte, circolari e burocrazia fine a se stessa. Teniamoci aggrappati alle nostre competenze cliniche, valorizziamo e approfondiamo queste competenze e deleghiamo ad altri le incombenze burocratiche. Altrimenti si rischia di svilire il nostro ruolo, la nostra professione e, di conseguenza, il corretto rapporto con i pazienti”.

Tanti gli argomenti trattati nei post dai medici (domande diagnostiche o terapeutiche, opinioni sull’attualità, segnalazioni di corsi e congressi, opportunità di lavoro, notizie etc.), che hanno creato anche gruppi tematici di discussione per focalizzarsi su specifiche attività. Tra i più numerosi, i gruppi “Medicina generale”, “Psichiatri”, “Scienza e Fede”, “Pediatri”, “Giovani Medici”, seguiti da “Medicina legale”, “Intensive Care Unit”, “Eutanasia: problemi etici e stato giuridico”, “Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza”, “Pronto Soccorso”, “Ginecologia e Ostetricia”, “Odontoiatria”, “Nutrizionisti e Dietologi”, “Eventi&Congressi”, “Senologia”, “Medicina estetica”, “Medicina palliativa”, “Neurologi”, “Chirurgia maxillo-facciale”, “Fisiatria e riabilitazione dell’età evolutiva”, “Chirurghi plastici”, “Medici 118″, “Amici… per la pelle” (dermatologi).

Per quanto invece riguarda i documenti caricati nella Biblioteca digitale di Nuto, spiccano le linee guida nazionali e internazionali per la diagnosi o il trattamento di varie patologie, a sottolineare la volontà dei medici di formarsi e di essere costantemente aggiornati in rapporto ai propri pazienti. Le specializzazioni più rappresentate nel sito sono medicina generale, psichiatria, chirurgia, cardiologia e pediatria, seguite da anestesia e rianimazione, odontoiatria, ginecologia e ostetricia, igiene e medicina preventiva, medicina interna, neurologia.

Tutti i dibattiti interni al sito hanno una particolare rilevanza qualitativa, in quanto avvengono su un social network che, per esplicita linea editoriale, è uno spazio di comunicazione indipendente da logiche di mercato e di lobbying, caratteristica che determina, per ammissione degli stessi utenti, discussioni senza censure, libere e pluraliste. Dopo solo quattro mesi dal suo debutto su Internet Nuto registra già oltre 1.000 utenti, seguendo un costante trend di crescita attraverso il semplice passaparola tra medici e spontanee segnalazioni in rete.

 

Nuto

Nuto è uno spazio di comunicazione tra pari, pensato per favorire la libera circolazione di idee e conoscenze in ambito medico-scientifico, a vantaggio e progresso dell’intera collettività. Nuto è infatti aperto a tutti i medici che esercitano la professione in Italia, senza alcuna distinzione di sesso, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Il sito è uno strumento gestito autonomamente dagli utenti, nelle modalità che ritengono più utili e idonee.

La redazione di Nuto riveste solo un ruolo di gestione tecnica e funzionale del sito e non interviene per censurare o modificare i contenuti degli utenti presenti nel social network. Entrare nella community di Nuto è facile e veloce: basta scegliere login, password e registrarsi per essere connessi, in pochi minuti, con altri colleghi con i quali dialogare, scambiare informazioni, trovare idee e aiuto. All’interno di Nuto l’utente troverà esclusivamente altri medici regolarmente iscritti all’albo professionale, avendo così la certezza di non imbattersi in domande e commenti di chi non esercita la professione o di semplici curiosi. Un motore di ricerca consente inoltre di trovare e contattare i colleghi in base alla loro specializzazione e al luogo di attività.

Ogni utente può condividere domande, pensieri, proposte, testi, immagini e video: un sistema rapido ed efficace per comunicare a distanza, in tempo reale e in qualsiasi momento. Nuto offre anche un servizio di messaggistica interna e consente di creare o partecipare a gruppi di discussione tematici. Il sito ospita inoltre una Biblioteca digitale dedicata alle pubblicazioni mediche e agli studi scientifici: si possono liberamente caricare i propri contributi, consultare e commentare quelli dei colleghi e creare una biblioteca personale. Nuto nasce nel 2010, da un’idea di quattro professionisti italiani del mondo della comunicazione.

www.nuto.it

Redazione Newsfood.com+WebTv

http://www.newsfood.com/q/745536b/i-medici-italiani-quot-la-sanit-a-rischio-implosione-quot/

Categories: Giovani Medici, medici, Sanita' | Tags: | Lascia un commento

Boom di pensioni tra i medici di famiglia “Tra 5 anni 1 italiano su 6 senza dottore”

I dati dell’ente previdenziale di categoria Enpam. Dal 2015 al 2025 andranno in pensione 40mila medici, quindi a rimanere senza medico, in 10 anni, potrebbero essere 25 milioni di cittadini. Milillo: “Riorganizzare il sistema per affrontare la situazione”

di VALERIA PINI

Boom di pensioni tra i medici di famiglia "Tra 5 anni 1 italiano su 6 senza dottore"

Una cosa è sicura gli studi dei medici di famiglia rischiano di diventare sempre più affollati nei prossimi anni. I camici bianchi che vanno in pensione oggi non vengono sostituiti e con il tempo verranno chiusi migliaia di ambulatori. Sono 11 milioni gli italiani che tra il 2007 e il 2017 sono rimasti e rimarranno senza medico di medicina generale, per il saldo negativo tra le nuove leve e quelli che vanno in pensione. A calcolarlo è la Fimmg 1 (Federazione italiana medici medicina generale) nel documento sulla Rifondazione della medicina generale, che è all’esame della Conferenza Stato-Regioni nell’ambito della discussione sul Patto per la salute.

I dati. Nel documento, elaborato nel 2007, si spiega infatti che ogni anno si formano 1.560 medici di medicina generale, che diventano 15.600 nel periodo compreso tra il 2007 e il 2017, entro cui andranno in pensione 25.500 medici. Il saldo dunque tra i medici formati e quelli che terminano l’attività lavorativa è negativo e pari a 9.900. Il che corrisponde a 11 milioni di italiani, cioè 1 su 6, senza medico nell’arco di 10 anni.

Ogni anno un calo. Secondo Alberto Oliveti, vicepresidente dell’Enpam, l’ente di previdenza dei medici, la prospettiva è ancora più fosca. “Il fondo per la medicina generale comprende 25mila pensionati e 70mila iscritti, di cui 47mila medici di famiglia, 1415mila guardie mediche e quasi 10mila pediatri. Ogni anno vanno in pensione circa 1-1.500 medici, ma dal 2015 al 2025 si calcola, in base alla stratificazione dell’età, che andranno in pensione 40mila medici, quindi a rimanere senza medico, in 10 anni, potrebbero essere 25 milioni di cittadini”.

“Riorganizzare il sistema”. Ma per Giacomo Milillo, segretario della Federazione generale dei medici di medicina generale, la situazione non è allarmante. “Il calo del numero di medici mette in crisi l’attuale sistema per questo serve una riorganizzazione. Oggi negli studi di medicina generale c’è molto lavoro, ma c’è una gran parte di attività che riguarda questioni burocratiche – spiega Milillo – . Potrebbero essere aiutati da degli assistenti e riuscire così a seguire altri pazienti”.

“Aiutare il pronto soccorso”.  Una riorganizzazione potrebbe rispondere a nuove esigenze come, ad esempio, quella di aprire gli studi medici nel fine settimana. La volontà è quella di dare vita a un’assistenza sul territorio che risparmi ai pronto soccorso, già al collasso, milioni di accessi inutili. “L’apertura degli studi dei medici di famiglia 7 giorni su 7 è possibile con una riorganizzazione. Con un lavoro di squadra si può rispondere a nuove esigenze e offrire un servizio adeguato”, conclude Milillo.

Gli ospedali. Se è la medicina generale a a che fare con un calo di professionisti, le cose non vanno meglio negli ospedali, dove nel tempo diminuiscono i posti letto 2, ma anche il numero di medici. Anche perché da quando è stato istituito il numero chiuso all’università è calato il numero di professionisti e chi se va non viene sostituito da giovani camici bianchi.  Nel 2010 oltre quattromila medici che lavoravano nelle strutture pubbliche hanno appeso il camice al chiodo e sono andati in pensione. Secondo le tabelle dell’Inpdap, i camici bianchi in fuga sono 4.144, di cui 3.337 uomini e 807 donne. Un vero boom di uscite, se si considera che nel biennio precedente (2008-2009) il numero dei pensionamenti tra i medici si era sempre mantenuto stabile intorno ai 2.700 l’anno.

http://www.repubblica.it/salute/medicina/2012/02/22/news/boom_di_pensioni_tra_i_medici_di_famiglia_tra_5_anni_11_milioni_di_italiani_senza_dottore-30326090/

Categories: giovani, Giovani Medici, Salute e Benessere, Sanita', sanita' milano | Tags: | Lascia un commento

Sanita’: Aiop, alleanza pubblico-privato per affrontare emergenza

Paolini, in Lombardia ed Emilia collaborazione virtuosa, -80% attese

Milano, 22 feb. (Adnkronos Salute) – “In un momento di emergenza come questo, di fronte alla generale contrazione delle risorse economiche disponibili e ai tagli di posti di letto, l’Associazione italiana ospedalità privata offre la propria collaborazione, a livello nazionale e regionale, mettendo a disposizione le proprie risorse in termini di servizi e di posti letto, anche attraverso accordi temporanei con le singole regioni”. E’ la proposta di Enzo Paolini, presidente nazionale Aiop che, in una nota, sottolinea la disponibilità delle strutture sanitarie private a collaborare con il settore pubblico per affrontare l’emergenza protagonista delle cronache in questi giorni.

“Non dobbiamo dimenticare i servizi di eccellenza che quotidianamente i nostri ospedali, pubblici e privati, offrono – premette Paolini – Il nostro sistema sanitario nazionale è tra i migliori al mondo”, precisa.

“La specializzazione raggiunta dal privato accreditato ed esempi virtuosi di cooperazione già sperimentati in alcune regioni – aggiunge il numero uno dell’Aiop – consentono di affermare che tale collaborazione può essere una risposta alla crescita della domanda da parte dei cittadini, mantenendo fermo l’obiettivo di una ottimizzazione delle risorse senza compromettere la qualità del servizio. Ne siano un esempio i casi di Lombardia ed Emilia Romagna, dove accordi raggiunti a livello regionale hanno portato in alcuni casi a una riduzione dei tempi di attesa fino all’80%”.

Categories: medici, Sanita' | Tags: , | Lascia un commento

I medici hanno paura del “cliente”, i malati del farmaco “low cost”

ROMA – Sanità: tutti gli sprechi che avreste potuto evitare… e che invece hanno rovinato i bilanci di Stato e Regioni e di conseguenza portato a cure da cavallo con tagli di fondi, personale, ospedali e posti letto.

Iniziamo dall’inizio, ovvero dal Pronto Soccorso. Troppi in Italia scambiano il Pronto Soccorso per il medico di famiglia: è l’esercito del “codice bianco”, quelli che si presentano in ospedale perché il bimbo ha la tosse o perché hanno un mal di testa, una bronchite, una lieve contusione. Affollano le sale d’aspetto, intasano l’accesso alle cure mediche per chi ne ha veramente bisogno, fanno aumentare i costi per le ore straordinarie del personale in affanno e aumentare la media dei tempi d’attesa: dalle 5 alle 12 ore, secondo un’indagine del Tribunale del Malato congiunta col sindacato dei medici ospedalieri. La cattiva abitudine di andare al Pronto Soccorso senza averne bisogno porta a uno spreco di tempo, di energie e di risorse umane e finanziarie.

Tanti italiani affollano gli ospedali senza averne bisogno: molti di loro credono invece di averne bisogno perché è il medico che glielo ha prescritto. E’ l’altro grande spreco della Sanità italiana: la chiamano “medicina difensiva”, è la pratica sempre più diffusa dei dottori che per paura di contenziosi legali con i pazienti prescrivono esami inutili e costosi, farmaci inutili e costosi, interventi chirurgici inutili e costosi che comportano ricoveri inutili e costosi. Conseguenza del boom delle cause sanitarie, che dal 1994 al 2009 sono aumentate del 250%, arrivando alla cifra insostenibile di 35 mila causa all’anno. Boom di cause che comporta chiaramente boom di costi.

Per evitare le cause, l’Ordine dei medici di Roma ha accertato che il 60% dei dottori ha prescritto farmaci inutili, il 75% visite specialistiche inutili, il 90% accertamenti diagnostici inutili. Tutto per uno spreco di 12,6 miliardi l’anno, l’11,8% della spesa sanitaria annuale (cifre del Ministero della Sanità). Poi ci sono i ricoveri preventivi, le 4 notti in media che un paziente italiano passa in ospedale, 900 milioni all’anno che potrebbero essere risparmiati usando di più il day hospital. Altra faccia della medaglia della medicina difensiva è quella dei chirurghi che in 8 casi su 10 non operano quando sarebbe a rischio ma necessario, secondo un’indagine del Centro Studi Federico Stella (Università Cattolica di Milano).

Terzo grande spreco, la spesa farmaceutica. Dal 2001 i farmaci generici sono arrivati sul mercato italiano ma non ce ne siamo accorti: ogni 100 farmaci venduti in Italia, solo 13 sono generici. Gli altri sono tutti col “marchio”. Eppure ci sarebbe una grande occasione di risparmio: ai 233 principi attivi già trasformati in generici, nel 2012 se ne dovrebbero aggiungere altri 44 dei quali quest’anno scade il brevetto. Brevetti in scadenza che entro il 2015 potrebbero convertire in generico un mercato di 2 miliardi di euro di farmaci col marchio.

Perché scadono brevetti su principi attivi che sono dei “bestseller”: l’atorvastatina, che cura il colesterolo, il medicinale più venduto al mondo; l’irbesartan, contro l’ipertensione; il montelukast, che combatte l’asma; i salmeterolo e il fluticasone che curano la bronchite cronica e l’enfisema; il donepezil, la galantamina, l’entacapone e il tolcapone che curano l’Alzheimer e il Parkinson; il raloxifene per l’osteoporosi; l’ossicodone, antidololorifico da serial: lo prendono il Dr. House e Jack Shepard, protagonista di Lost. Scade anche il brevetto del Viagra.

Tutto questo per dire che, se le Asl acquistassero più farmaci generici, grande sarebbe il risparmio per le Regioni e per lo Stato. Se poi fosse possibile comprare solo le compresse necessarie alla cura e non ogni volta l’intera confezione si spenderebbero 700 milioni di meno. E si spenderebbero 2,5 miliardi di meno se si facessero gare (per la sanità pubblica) non solo fra farmaci con lo stesso principio attivo ma anche con prodotti diversi ma dallo stesso risultato terapeutico. Pensate a quanti “principi attivi” curano il mal di testa, per esempio.

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/sanita-sprechi-medicina-difensiva-farmaci-generici-1127109/

Categories: giovani, Giovani Medici, medici | Tags: , | Lascia un commento

Su tablet un quarto del tempo speso online da medici Ue

Roma, 21 feb. (Adnkronos Salute) – I medici europei che possiedono un iPad trascorrono il 27% del loro tempo dedicato al lavoro online su questo tablet. Per il resto, i ‘camici bianchi’ del Vecchio continente utilizzano i propri computer, fissi o portatili, per il 55% del tempo. E per il rimanente 18% si servono dello smartphone. E’ la fotografia scattata dall’indagine ‘Taking the Pulse* Europe’ di Manhattan Research.

La ricerca mira a studiare il modo in cui i medici europei utilizzano i canali digitali per scopi clinici, di comunicazione con le aziende del farmaco e per l’interazione con il paziente. Lo studio è stato effettuato online tra 1.207 medici praticanti in Germania, Francia, Spagna, Italia e Regno Unito alla fine del 2011. Il 26% dei camici bianchi risulta in possesso di un iPad, con un ulteriore 40% che assicura di avere intenzione di acquistarne uno entro i prossimi sei mesi. I proprietari del tablet della Apple utilizzano principalmente questo dispositivo per cercare informazioni, leggere articoli e guardare video scientifici ma mostrano un notevole interesse a sfruttarlo per gestire e infmare i propri pazienti.

“Abbiamo scoperto che i medici che possiedono un iPad trascorrono ben il 27% del loro tempo online sul dispositivo, probabilmente sostituendolo al Pc”, sottolinea Christina Anthogalidis, Principal Analyst di Manhattan Research. “L’uso di questi dispositivi è in crescita anche per ‘educare’ i pazienti e la gestione dei dati clinici”, conclude.

Categories: Giovani Medici, medici | Tags: | Lascia un commento

Oltre due milioni gli “under 40″ italiani all’estero

Oltre due milioni: è questa la preoccupante stima che l’associazione ITalents fa dei giovani italiani fuggiti all’estero. La stima si basa sui dati Istat e Aire più recenti, che calcolano: 350mila 18-24enni , 600mila 25-34enni e 650mila 35-40enni italiani all’estero.

La somma algebrica porta a un milione e 600mila under 40 italiani “ufficiali” oltreconfine: a questi va aggiunto un ampio margine di tolleranza, che si basa sull’evidenza -conclamata- di un’ampia fetta della comunità tricolore che ha scelto di non registrarsi all’Anagrafe Ufficiale dei Residenti Estero. Di qui la stima sugli oltre due milioni di under 40 oltre le Alpi. Un numero enorme, che deve farci comprendere fino in fondo le straordinarie potenzialità -per il sistema-Paese-  di questa grande massa di giovani professionisti all’estero. Dotati di una visione internazionale, grandi competenze linguistiche, e di una mentalità globale, in grado di cambiare -una volta per tutte- il provincialismo corporativo italiano. Buttandone a mare il libro-mastro delle regole.

Non tutti sono fuggiti: molti vi sono nati, oltreconfine. Ma è lecito stimare in numerose centinaia di migliaia i nostri “expats” che all’estero ci sono andati per forza. Non per scelta.

Intanto le ultime statistiche dalla Penisola non dipingono un quadro consolante, per chi resta: la scorsa settimana l’Istat ha reso noto che nei primi nove mesi del 2011 sono andati in fumo 80mila posti di lavoro per gli under 30. Un’emorragia che si somma a quella -drammatica- del biennio 2009-2010, quando a venire bruciati furono altri 482mila posti di lavoro “giovani”. In tre anni è ragionevole stimare un totale di circa 600mila impieghi persi. Un’enormità, che ben ci fa comprendere i grandi  numeri sui giovani italiani fuggiti all’estero.

Poco qualificati, precari, poco retribuiti e in via di estinzione: gli impieghi per gli under 30 in Italia sembrano risentire troppo pesantemente dell’onda lunga della crisi, colpendo una fascia d’età che paga -da anni- lo scotto di un Paese che non ha saputo crescere per un intero ventennio. Abbandonato nelle mani di una classe dirigente inetta, protesa solo a fare l’interesse proprio e della propria cerchia di amici. Una gigantesca “cricca”, che potremmo definire la “P-Italia”, che ha divorato il potenziale di un Paese finito alla deriva.

Di qui la domanda, che poniamo a tutti i lettori del blog “La Fuga dei Talenti”: è il 2012 l’anno della “Fuga dall’Italia”? Oppure cominciate a intravedere segnali concreti di speranza, che vi spingono a rimanere e a provarci a scommettere, sul nostro Paese? Per cambiarne radicalmente la mentalità e il modus vivendi/operandi?

+++ SCRIVETE LE VOSTRE RIFLESSIONI A: fugadeitalenti@gmail.com +++

http://fugadeitalenti.wordpress.com/2012/02/22/oltre-due-milioni-gli-under-40-italiani-allestero/

Categories: varie | Tags: | Lascia un commento

Un medico di base su tre in affitto da una farmacia

Denuncia dell’ Ordine di Milano: relazioni pericolose Prezzi inferiori Il fenomeno è in espansione. Così i prezzi degli ambulatori sono inferiori della metà Il fenomeno Chi non fa mistero della convivenza è il gruppo Fd (Essere Benessere) «Non c’ è nulla di illecito»

 

Insieme nello stesso palazzo. L’ uno visita i malati, l’ altro vende farmaci: il paziente esce da una porta ed entra in quella di fianco con la ricetta in mano. Così s’ innesca una relazione pericolosa oggi all’ attenzione dell’ Ordine dei medici di Milano: «Un medico di famiglia su tre è in affitto da un farmacista», denuncia, con un’ estrema semplificazione della questione, il presidente dell’ organo professionale Roberto Carlo Rossi su DoctorNews33 , il quotidiano online del medico italiano. «Vengono offerti a tariffe calmierate non solo gli ambulatori, ma spesso anche telefono, segretaria e infermiera». Il fenomeno è in espansione. Di qui la preoccupazione dell’ Ordine dei medici. «Se entrambi i professionisti, medici e farmacisti, si comportano in modo etico, non c’ è nulla di illegale: un possibile accordo tra i due per vendere più farmaci, con un ritorno economico per entrambi, va limitato a eventuali casi singoli, ma è roba da Procura – aggiunge Ugo Tamborini, presidente del sindacato Snami di Milano -. Il rischio di conflitto di interessi, però, è evidente». Chi non fa mistero della sinergia tra medici e farmacisti è il gruppo Fd, il cui slogan è: «Un mondo di servizi per e attorno alla farmacia». Affiliate della società sono sia Essere Benessere (la più grande catena privata di farmacie italiane, con 11 punti vendita a Milano) sia Fd Medical, un network di poliambulatori. Tutto viene comunicato in modo trasparente: sul sito viene pubblicata perfino una foto in cui compare un palazzo con la scritta sulla facciata «Poliambulatorio e farmacia». La formula pare funzionare: il fatturato del gruppo Fd nel 2010 è stato di 60 milioni di euro (contro i 23 del 2005). Il vantaggio del medico è affittare ambulatori a prezzi calmierati: 500 euro per uno studio in centro a Milano contro i 1.200 richiesti dal mercato. Il tornaconto (ovviamente lecito) del farmacista è avere un viavai di pazienti davanti alle proprie porte. Annarosa Racca, presidente di Federfarma, precisa: «Il fenomeno non vive un momento di allarmante espansione. Il rapporto medico-farmacista è corretto». Al di là delle stime dell’ Ordine dei medici, però, i confini della convivenza sono difficili da definire: tra i professionisti si rincorrono i nomi delle vie dei palazzi di Milano dove, al di là della catena Essere Benessere, sulla strada s’ affaccia la farmacia e ai piani superiori visitano i medici. «È proprio nelle zone d’ ombra che può insidiarsi il rischio di imbroglio», sottolinea Roberto Carlo Rossi. Del resto, nelle ultime settimane, ha fatto scalpore il caso di Novi Ligure scoperto dalle Iene di Italia 1: un medico compiacente prescrive farmaci a carico di un ignaro paziente, il farmacista «fustella» e chiede il rimborso. Singole truffe che mettono sull’ allerta l’ Ordine dei medici di Milano. «Spesso affittare un ambulatorio da una farmacia è un’ escamotage per pagare meno l’ affitto – rimarca Rossi -. Del resto, oggi soprattutto per i giovani medici è sempre più difficile arrivare a fine mese. Il nostro stipendio è al palo da anni: solo ultimamente oltre all’ azzeramento dei contributi per l’ associazionismo semplice, ci sono state ridotte le indennità per il collegamento al sistema informatico socio-sanitario (da 3 a 1,25 euro) e quelle per l’ incremento dell’ orario di apertura degli studi medici». I tempi sono difficili, le relazioni pericolose vanno tenute d’ occhio. Simona Ravizza sravizza@corriere.it

http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/18/medico_base_tre_affitto_una_co_7_120218019.shtml

Categories: Giovani Medici, medici, ordine medici milano, Sanita', sanita' milano | Tags: | Lascia un commento

Cambiare l’Italia vorrebbe dire cambiare la mentalità

Andrea sta lavorando da 4 anni in Italia ma non trova gli sbocchi professionali ai quali ambisce e sta quindi cercando di andare all’estero.

Ci spiega il perché in questa intervista.

Ci descrivi il tuo passato accademico ed il tuo presente lavorativo?

Ho studiato ingegneria delle telecomunicazioni a Pisa. Non sono stato proprio un velocista ma ce l’ho fatta a finire.

Fortunatamente ho avuto una famiglia che mi ha sempre supportato negli studi e mi ha garantito uno stile di vita senza farmi pesare troppo il fatto di essere studente.

Le prime limitazioni di uno studente italiano iniziano proprio da qui. Abbiamo università troppo teoriche, con sessioni d’esame distribuite durante l’anno in modo da far perdere del tempo che invece potrebbe essere meglio utilizzato. Dopo anni di teoria, quando entri nel mondo del lavoro, ti accorgi che quello che hai studiato servirebbe molto in ambito di progettazione, ma non è quello che è richiesto dalla maggior parte delle aziende. Sapersi relazionare con colleghi e gruppi di lavoro è fondamentale, ma nessuno te lo insegna.

Avendo anche altri hobbies tipo la fotografia, appena finita l’università, mentre cercavo lavoro come ingegnere, ho iniziato a lavorare nel negozio di un amico e a fare vari servizi dal giorno dopo che mi sono laureato. Penso di essere stato fortunato a non aver perso nemmeno un giorno.

Dopo qualche mese di lavoro (che mi occupava in pratica l’intera giornata e molti weekend) ho deciso che era arrivato il momento di mettermi a cercare qualcosa che fosse inerente a quello che avevo studiato. Nel giro di un paio di mesi sono riuscito a fare 3 colloqui e a cambiare lavoro. Si parla del periodo proprio prima della reale crisi, quindi da gennaio ad aprile 2008.

Fin dal primo giorno mi hanno proposto un contratto di 1 anno promettendomi che dopo sarebbe diventato a tempo indeterminato, e così è stato fortunatamente.

Ora invece è più di 1 anno che invio CV ed ho fatto solo 2 colloqui, 1 offerta di lavoro per mail per la quale si sono accorti che non ero il destinatario (eh sì… succede anche questo) e 2 richieste di colloqui che sarebbe stato fatto solo la mattina successiva senza possibilità di scelta (quindi non sono potuto andare).

Perché vuoi partire dall’Italia piuttosto che rimanere e cambiarla dal di dentro?

Pensavo che questo lavoro sarebbe stato l’inizio di una grande opportunità di carriera. Invece sono stato caricato sempre di più responsabilità senza nessun aumento di stipendio o livello in 4 anni. Sia io che altri colleghi stiamo facendo anche il lavoro di altri che rallentano il lavoro del gruppo ma che hanno delle posizioni ben pagate all’interno dell’azienda.

L’Italia è fatta da italiani e cambiare l’Italia vorrebbe dire cambiare la mentalità. Chi non ha voglia di fare è ovvio che lotterà sempre per il posto fisso. Chi invece realmente lavora ed ha delle grosse potenzialità, lo farà sempre a poco e con un contratto senza nessuna stabilità.

Bisogna che il contributo che diamo ad un’azienda sia correttamente pagato e nel momento in cui non lo diamo più, anche l’azienda abbia il potere di smettere di pagare quello che non riceve. Sono d’accordo sul diritto al lavoro, ma sono contrario a far acquisire diritti di stipendio assurdi a chi non ha nemmeno voglia di fare uno sforzo per migliorare se stesso e l’azienda per la quale lavora.

Un altro problema di mentalità italiana è lo sfruttamento delle risorse aziendali. Invece di pensare che quello che l’azienda ci mette a disposizione è di tutti, pensiamo che più riusciamo a prendere e più, siamo furbi rispetto al collega che invece non ha preso niente.

Quello che voglio è più meritocrazia per chi produce e più rischi per chi non dà niente di sè!

Per riassumere non credo di poter cambiare la mentalità di un paese nel quale non mi ritrovo. Quindi l’unica via d’uscita è valutare anche qualcosa fuori dallo stivale.

Forse rimarrò deluso, sicuramente troverò altri difetti o qualcosa che non mi piace fuori da questo ambiente, ma almeno avrò provato a cambiare qualcosa.

Cosa dicono i tuoi familiari ed amici della tua idea?

I miei familiari non avrebbero nessun problema se andassi in un posto che offre più possibilità e nemmeno loro credono che questo paese avrà a breve un miglioramento sostanziale. Gli amici della mia stessa età non hanno dubbi sull’andarsene. Ma penso che sia ovviamente più facile per chi è più giovane avere voglia di cambiamento.

Ho notato una cosa però. Più che distinguere le opinioni fra familiari ed amici, va distinta l’importanza che le persone danno a quello che hanno.

C’è chi ritiene che il posto fisso sia al primo posto e quindi non emigrerebbe mai o comunque non lo farebbe senza un altro posto fisso. Invece altri valutano la possibilità di tornare indietro. Se una persona è comunque garantita qui in Italia (vuoi perché coperta dalla famiglia o perché potrebbe rifare lo stesso lavoro o ritrovarlo facilmente) perché non provare?

Ho notato che queste opinioni non dipendono dall’età delle persone alle quali ho richiesto qualche opinione.

A che destinazioni stai pensando?

Sono in cerca di un posto stimolante, non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche delle iniziative. Quindi prediligo le grandi città. Pensavo a Londra o Parigi, oppure qualcosa negli USA. Mi piacerebbe vivere in un posto in cui se mi sveglio una mattina con un’idea o un hobby nuovo, sicuramente troverò qualcuno con la mia stessa passione.

Come ti stai preparando al salto?

Per il momento sto inviando CV ovunque sperando in qualche offerta e mi sto informando tramite amici residenti nelle varie città estere se per caso hanno qualche possibilità per me fra le mani.

Purtroppo i risultati non sono come mi sarei aspettato e se non vivi sul posto non è facile che tu venga chiamato. Non chiedo assolutamente un lavoro a tempo indeterminato, però vorrei almeno andare alla pari con lo stipendio attuale. Inoltre spero in qualche aiuto da chi ne sa più di me della nuova città in cui andrò. Non parlo in senso economico, ma penso che un aiuto su come ci si muove in un posto che non si conosce, sia utile a tutti.

Come vedi il futuro dell’Italia?

Il futuro dell’Italia non lo vedo proprio. Non penso che ci sarà mai un miglioramento.

I diritti dei cittadini non esistono, la burocrazia è lenta, le persone hanno paura ad investire o provare a fare qualcosa. Se anche una virgola va storta, entriamo nel giro delle cause decennali.

Il posto garantito ed i diritti acquisiti forse inizieranno ad andare in un’altra direzione facilitando chi più se lo merita, ma ci vorrà un bel po’ di tempo.

L’immigrazione incontrollata porta solamente a maggiori spese per il paese senza dare un effettivo valore aggiunto nella maggior parte dei casi.

La criminalità aumenterà con l’impoverimento del paese perché sempre più persone avranno poco da perdere.

Ambisci a tornare un giorno?

Ho sempre sentito dire che prima o poi si torna sempre nel proprio paese. Però se non sono ancora partito, non penso di poter dare una risposta in questo momento. Dipenderà anche molto da quello che lascerò qui e da quello che sarà rimasto fra qualche anno.

Sono una persona che si basa molto sulle sensazioni a pelle, quindi se vivrò in un altro paese, sarà nei momenti in cui tornerò qui per vedere per esempio la mia famiglia, che il mio istinto mi dirà se tornare o no.

Grazie Andrea ed in bocca al lupo!

http://www.italiansinfuga.com/2012/02/13/cambiare-litalia-vorrebbe-dire-cambiare-la-mentalita/?awt_l=CjtMM&awt_m=JjIVobjjhPH3bG

Categories: varie | Tags: | Lascia un commento

Disoccupazione: un team UE in aiuto all’Italia

Un team europeo punta a favorire l’occupazione giovanile in quei Paesi – come l’Italia – dove la mancanza di lavoro raggiunge livelli molto elevati.

Dieci esperti europei di occupazione, formazione e politica regionale chiamati in Italia per avviare nuovi programmi finalizzati a risollevare le sorti del lavoro giovanile: ecco come si compone il team inviato dalla UE nei paesi europei caratterizzati da un tasso di disoccupazione superiore al 30%.

Entro il 24 febbraio, come annunciato dalla portavoce della Commissione Europea Pia Ahrenkilde, giungerà infatti nella penisola un gruppo di professionisti selezionati per dare aiuti concreti agli stati membri che mostrano trend preoccupanti in materia di carenza di posti di lavoro: oltre all’Italia, si tratta di Spagna, Grecia, Slovacchia, Portogallo, Irlanda, Lituania e Lettonia. Obiettivo primario del team è quello di riorganizzare e decidere come utilizzare i fondi europei relativi al periodo 2007-2013 che non siano stati ancora impiegati: in ambito nazionale, ad esempio, è ancora priva di utilizzo una vasta fetta dei contributi pari al 29% del totale iniziale.

I dieci esperti di Bruxelles effettueranno un completo monitoraggio della situazione occupazionale per poi riferire al presidente della Commissione Josè Barroso, chiamato a sua volta a comunicare quanto scaturito dalle varie “campagne” mirate ad affrontare l’emergenza disoccupazione nel corso del prossimo vertice dei capi di Stato, in programma per i primi di marzo.

Stando a quanto reso noto dalla Commissione, l’Italia si caratterizza per una situazione abbastanza anomala e senza dubbio significativa, soprattutto perché la maggior parte della forza lavoro giovanile priva di impiego ha comunque un titolo di studio di alto livello. Gli under 30 che non riescono a inserirsi sul mercato, infatti, sono spesso in possesso di una laurea, quindi la mancanza di impiego riguarda prevalentemente il lavoro qualificato. La stessa UE ha infatti dichiarato che “La disoccupazione giovanile in Italia è causata da molti fattori tra cui la segmentazione del mercato del lavoro e un sistema squilibrato di sostegno alla disoccupazione che ha creato diseguaglianze tra le generazioni.”

Quali sono le strategie che saranno attivate per favorire l’occupazione? Secondo le anticipazioni sull’operato e gli obiettivi del team europeo, per sbloccare il mercato del lavoro giovanile è necessario adottare misure che agevolino l’accesso al credito delle imprese, e promuovere l’apprendistato per far si che per i giovani laureati si aprano buone prospettive di impiego subito dopo il termine del corso di studi.

http://www.manageronline.it/articoli/vedi/5685/disoccupazione-un-team-ue-in-aiuto-allitalia/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+ManagerOnline&utm_content=2012-02-20+Disoccupazione%3A+un+team+UE+in+aiuto+all%27Italia

Categories: ESTERI, giovani, Giovani Medici, innovazione, varie | Tags: | Lascia un commento

Social network? Le aziende li usano per assumere

Social network? Le aziende li usano per assumere

In base a una recente ricerca, viene reso noto come oggi le probabilità di essere assunti tramite social network sono molto più elevate che in passato

I social network hanno cambiato modo di fare business e hanno creato grosse opportunità di lavoro, creando un nuovo segmento definito da molti come Social Media Job Hunt. Sempre più aziende infatti si affidano a LinkedIn, Facebook, Twitter, YouTube e altre piattaforme a sfondo sociale per trovare una figura professionale adatta a ogni esigenza.

Nello specifico, il 73,6% delle aziende dichiara di avvalersi delle piattaforme sociali per il recruitment e il 37,5% delle impresse ha avviato una vera e propria policy per tale campo. È quanto viene riportato tramite l’indagine Recruiting & Social Network, effettuata a cura di Lorenzo Pulici, HR & Communication Specialist in occasione dell’incontro “LinkedIn, che connessione? L’aspetto social del lavoro” che avuto luogo in quel di Roma, presso l’Università La Sapienza.

In base a quanto si evince con la ricerca, LinkedIn è lo strumento più usato (96%) nella ricerca di nuove figure professionali da inserire nel team aziendale, seguito da Facebook (37,7%), Twitter (18,2%), YouTube (6,5%) e i blog (5,2%). Il 45% dei datori di lavoro utilizza i social media per vagliare i potenziali candidati e il 35% di essi ha deciso di non offrire un lavoro basandosi sui risultati dei controlli dei candidati sulle piattaforme sociali. Commenta Pulici: “Se è vero che è Linkedin a farla da padrone tra i social network più adoperati dai recruiter, è anche importante sottolineare come ogni social abbia un proprio codice e un proprio linguaggio e, quindi, possa essere strumento di ricerca per determinate tipologie di ruoli professionali”.

L’indagine è stata condotta tra dicembre 2011 e gennaio 2012 ed è stato coinvolto un campione di oltre 200 job recruiter, Hr manager e responsabili di area di aziende operanti a livello nazionale. Spiega l’autore: “E’ decisamente interessante il fatto che due aziende su tre riconoscano e utilizzino i social network per valutare profili e per selezionare nuove risorse, e che lo facciano anche indipendentemente dal fatto che esista una procedura formale a livello aziendale”.

I selezionatori del personale intervistati utilizzano spesso i social network (27,6%), mentre nel 46% dei casi l’uso è solamente saltuario. A non farne affatto uso è solo una piccola parte, corrispondente al 14,6% del campione, mentre vi è anche una parte (19,5%) che utilizza LinkedIn, Facebook, Twitter, blog e YouTube esclusivamente per verificare eventuali candidature.

Più di un job recruiter su due ha assunto almeno un candidato “conosciuto” sui social media, dunque trattasi di statistiche che dimostrano ancora una volta come i network sociali siano riusciti nel tempo ad assumere un ruolo sempre più importante anche nel mondo del lavoro.

http://www.manageronline.it/articoli/vedi/5691/social-network-le-aziende-li-usano-per-assumere/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+ManagerOnline&utm_content=2012-02-20+Social+network%3F+Le+aziende+li+usano+per+assumere

Alcune aziende dicono “niente più curriculum”

 

Secondo un articolo pubblicato sul sito del Wall Street Journal, alcune ditte stanno smettendo di chiedere il curriculum ai candidati.

Ad esempio, Union Square Ventures ha recentemente pubblicato un annuncio di lavoro per un ‘investment analyst’.

Invece di chiedere il curriculum, questa ditta di venture-capital (con investimenti in aziende tecnologiche come Twitter, Foursquare, Zynga e altre) ha chiesto ai candidati di spedire links che rappresentino la loro “presenza sul Web” come ad esempio il proprio profilo su Twitter oppure un Tumblr blog.

I candidati inoltre hanno dovuto sottoporre brevi video nel quale dimostravano il proprio interesse per l’annuncio di lavoro.

Union Square afferma che questa procedura consente loro di assumere i candidati migliori, in particolare considerando i propri investimenti nei settori di Internet e social media, e intende utilizzarla in futuro per trovare i candidati migliori.

Tante aziende stanno utilizzando sempre di più i social networks come Linkedin, profili video e quesiti on-line per giudicare meglio l’idoneità del candidato. Alcune richiedono ancora il curriculum come parte integrante della procedura di selezione, alcune invece non lo richiedono.

Scrivere il CV in IngleseScrivere il CV in Inglese

Christina Cacioppo, una ‘associate’ presso Union Square Ventures, scrive sul blog contenuto all’interno del sito dell’azienda e spiega la procedura di assunzione da loro usata: “un curriculum non fornisce abbastanza dettagli sul candidato. Io stesso fui assunta dopo aver compilato un profilo nel quale ho menzionato il mio blog personale, il mio feed di Twitter, il profilo Linkedin e altri link a siti di social media dove parlavo ad esempio dei posti che ho visitato viaggiando. Siamo interessati a capire la vera natura dei candidati, come pensano e come si comporterebbero in qualità di colleghi.”

John Fischer, proprietario di Stickergiant.com, rivela che la sua ditta usa un sondaggio on-line per filtrare i candidati. Le domande vengono cambiate a seconda dell’annuncio di lavoro mentre allegare un curriculum è possibile ma non è obbligatorio.

Fischer rivela che ha iniziato a usare questa procedura diversi anni fa quando ha iniziato a ricevere troppi curriculum da candidati che non avevano o le qualifiche o un interesse genuino verso il posto di lavoro.

Il richiedere ai candidati di rispondere ad un sondaggio (quindi di dover faticare un pochino di più) si rivela un ottimo filtro iniziale in quanto solo quelli veramente motivati faranno la fatica.

Un altro esempio di assunzione senza l’uso del curriculum è fornito da IGN Entertainment, una azienda nel settore dei videogiochi, che ha lanciato un programma chiamato Code Foo attraverso il quale insegnava competenze di programmazione a giocatori di videogiochi con poca esperienza al riguardo, pagandoli mentre imparavano.

Invece di chiedere di inoltrare curriculum, l’azienda ha pubblicato una serie di sfide sul suo sito Web con l’obiettivo di valutare la capacità di pensiero dei candidati. Chiese inoltre ai candidati di registrare un video attraverso quale veniva loro chiesto di dimostrare la propria passione per i videogiochi e per i prodotti dell’azienda.

Quasi 30 candidati furono scelti per il programma Code Foo e, dopo sei settimane, sei di loro furono assunti a tempo pieno. Molti degli assunti erano candidati “non tradizionali” che non avevano istruzione universitaria oppure avevano poca esperienza lavorativa.

Greg Silva, il “vice president of people and places” della IGN afferma “se avessimo semplicemente dato un’occhiata al loro curriculum all’inizio della procedura non li avremmo assunti”. La ditta però richiede un curriculum da posti di lavoro più “tradizionali”.

Nonostante tutto la maggior parte delle ditte utilizzano ancora il curriculum come primo passo all’interno della procedura di assunzione. Anche ditte come Google che ha assunto 7000 persone nel 2011 dopo aver ricevuto più di 2 milioni di curriculum.

Todd Carlisle, direttore di ‘staffing’ di Google, afferma però che legge il curriculum al contrario, sostenendo che le prime esperienze di lavoro, gli hobby, le attività non pertinenti al lavoro o il volontariato spesso offrono utili indicazioni su quanto il candidato riuscirà ad inserirsi nella cultura aziendale di Google.

Il mio consiglio?

 

Continuate a costruire il miglior curriculum possibile ma siate consci di dover creare anche un profilo eccezionale sui social media.

http://www.italiansinfuga.com/2012/02/15/alcune-aziende-dicono-niente-piu-curriculum/?awt_l=CjtMM&awt_m=JjIVobjjhPH3bG

Categories: giovani, Giovani Medici, innovazione, medici, odontoiatri, Offerte di Lavoro, Salute e Benessere, Sanita', sanita' milano, varie | Tags: , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Alla Bicocca di Milano i chirurghi si addestrano in tv

Milano, 16 feb. (Adnkronos Salute) – Addestramento in tv per i chirurghi che si specializzano all’università di Milano-Bicocca. I futuri ‘maghi del bisturi’ potranno seguire gli interventi a distanza, trasmessi in diretta da una sala operatoria integrata inaugurata questa mattina dal rettore Marcello Fontanesi, dal preside della Facoltà di medicina e chirurgia Andrea Stella, e dal direttore generale dell’ospedale San Gerardo di Monza Francesco Beretta. La sala operatoria, spiega l’ateneo milanese, diventa così “uno spazio didattico nel quale possono entrare virtualmente anche 20 chirurghi specializzandi tutti insieme”. In realtà gli studenti sono lontani anche chilometri, ma possono vedere ‘da vicino’, come fossero presenti sul posto, grazie a immagini video-trasmesse “con una definizione e nitidezza altissime”.

“Aver dotato la nostra Facoltà di questo strumento – sottolinea Stella – rappresenta un vantaggio enorme nella formazione, per tutti gli studenti dei corsi di laurea, ma specialmente per gli specializzandi”. Le aule attrezzate a ricevere le immagini sono due: un’aula didattica da 30 posti all’ospedale San Gerardo, dove si tengono le lezioni per gli specializzandi, e l’Aula 5 nell’Edificio U8 della Facoltà di medicina e chirurgia, da 169 posti. Una prima prova del funzionamento del nuovo sistema integrato è stata data oggi durante l’inaugurazione, con la trasmissione di due interventi chirurgici dalla sala operatoria all’Aula 5.

“Un computer che gestisce nella sala operatoria tutte le apparecchiature, compresa la strumentazione elettronica – afferma Angelo Nespoli, direttore della Scuola di specializzazione in chirurgia generale della Bicocca – è stato integrato con la funzione di ripresa e trasmissione diretta di immagini in aula e in videoconferenza in streaming, con accesso libero, quindi, anche per tutti gli studenti dell’università e delle sedi distaccate. La caratteristica distintiva di questa nuova conquista tecnologica in sala operatoria è il livello di qualità e alta definizione raggiunto nelle immagini, che forniscono ai docenti in aula un nuovo strumento di grande utilità nella trasmissione del mestiere ai futuri chirurghi”.

Categories: Giovani Medici, medici | Tags: | Lascia un commento

Corso: GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA

Corso: GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA

ERICE-SICILIA: 11-15 Aprile 2012

Sotto gli auspici: Ente Regione Siciliana – Ministero dell’Università e della Ricerca

PROGRAMMA E DOCENTI

CERIMONIA INAUGURALE

 

Presentazione del Corso

G M FARA, G B ORSI, S CALDERALE, Sapienza Università di Roma

G GIAMMANCO, Università di Catania

 

La Protezione Civile Nazionale: normativa e piani di emergenza obbligatori

E GALANTI, Dipartimento della Protezione Civile Roma

 

La Protezione Civile Regionale e Comunale

S PERESSIN, Regione Piemonte

 

Tavola rotonda: Rapporti tra le Istituzioni in caso di emergenza

V CARRERI, già Prevenzione Sanitaria Regione Lombardia

E GALANTI, Dipartimento della Protezione Civile Roma

S PERESSIN, Regione Piemonte

 

 

PIANIFICAZIONE E GESTIONE DEGLI INTERVENTI

 

Piani di emergenza per massiccio afflusso di feriti (PEMAF)

Piani di evacuazione (PEVAC)

Piano emergenze interne (PEI)

A MORRA, Gestione emergenza interna ASL Torino 1

S CALDERALE, Sapienza Università di Roma

 

Problematiche psicologiche negli operatori e nelle vittime

M IUDICA, Policlinico Militare Celio di Roma

 

RAPPORTI CON I MEDIA

La comunicazione nelle emergenze

D BORESI, Il Gazzettino, Venezia

 

 

I RISCHI IN OSPEDALE

 

Rischio incendio

M RAPONI, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Roma

 

Rischio radiologico

A STANGA, Associazione Italiana Radioprotezione Medica

 

 

Rischio chimico

M VITALI, Sapienza Università di Roma

 

Rischio infettivo

G B ORSI, Sapienza Università di Roma

 

Rischi da black out

D PEDRINI, Società Italiana Architettura e Ingegneria per la Sanità

A DE MARCO, Azienda Ospedaliera di Cosenza

 

 

I RISCHI SUL TERRITORIO

 

L’evento Seveso

V CARRERI, già Responsabile Prevenzione Sanitaria Regione Lombardia

 

Rischio epidemico

S CINQUETTI, Azienda ULLS Pieve di Soligo

 

Rischio allagamento

G ORENGO, Azienda Ospedaliera Universitaria S Martino, Genova

 

Rischio chimico

M VITALI, Sapienza Università di Roma

 

Rischio rifiuti

M TRIASSI, Università Federico II di Napoli

 

Il ruolo del 118 nella gestione delle emergenze

A ZOLI, Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia

M LOIUDICE, Agenzia Regionale Emergenza Sanitaria del Lazio

 

 

LAVORI DI GRUPPO

PEMAF

PEMAC

PEI

Assistenza psicologica alle vittime ed ai soccorritori

Esempi di rischi in ospedale

Esempi di rischi sul territorio

La comunicazione nelle emergenze

 

 

SCOPO DEL CORSO

Il corso si propone di fornire le basi teoriche e le competenze operative di base nella gestione delle più comuni emergenze che si possono presentare nell’ambito di un ospedale o di un’Azienda sanitaria, emergenze da gestire con i mezzi localmente disponibili ed un’organizzazione preliminarmente predisposta. L’illustrazione, all’inizio del corso, dell’organizzazione di Protezione Civile a livello nazionale e locale, nonché dei Piani di intervento obbligatori, intende illustrare come le forze interne all’ospedale ed all’ASL possono e debbono raccordarsi con gli interventi di Protezione Civile in caso di emergenze di entità più ampia

 

 

 

 

INFORMAZIONI GENERALI E ISCRIZIONE AL CORSO

 

Coloro che desiderano frequentare il corso sono pregati di inviare la richiesta di informazioni e quindi la domanda di partecipazione, via email o fax, alla Direzione del Corso:

 

Prof G B Orsi, Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive

Sezione di Igiene, Sapienza Università di Roma

Fax 06 4454845, 06.49914796

Email: erice41@uniroma1.it

TF: 06 49914553

 

A fronte della richiesta di informazioni verranno inviati il programma dettagliato del corso, il modulo di iscrizione, le istruzioni per l’iscrizione e per il pagamento della quota di iscrizione e le istruzioni su come raggiungere Erice. Detti documenti si possono anche scaricare dalla homepage del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive della Sapienza Università di Roma: www.dssp.uniroma1.it

 

La domanda dovrà contenere: generalità, affiliazione, email, numero di telefono cellulare

 

La quota di iscrizione è di Euro 600, inclusive di materiale didattico, vitto e alloggio, gita, serata sociale e trasporto da e per l’aeroporto di Palermo o Trapani. Se una stessa organizzazione invierà almeno tre partecipanti, la quota individuale scende da 600 a 500 Euro. Per chi non intende fruire dell’alloggio ma solo dei pasti, la quota scende da 600 a 400 Euro.

 

Le domande di partecipazione dovranno pervenire entro il 20 Marzo 2012

 

I partecipanti dovranno raggiungere Erice entro le ore 13.00 dell’11 Aprile 2011

 

E’ stata richiesta al Ministero della Salute l’attribuzione di crediti ECM per Medici (discipline: Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica; Direzione Medica di Presidio Ospedaliero; Organizzazione dei Servizi Sanitari di base; Chirurgia generale e d’urgenza, Medicina interna, Medicina d’urgenza), Infermieri ed Assistenti Sanitari.

 

41° Corso della Scuola Superiore di Epidemiologia e Medicina Preventiva

GESTIONE DELLE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA

Erice, 11-15 Aprile 2012

 

SCARICA ISTRUZIONI E SCHEDA PARTECIPAZIONE ERICE 41 

ISTRUZIONI PER I PARTECIPANTI

(ad integrazione di quanto riportato sulla locandina)

 

1) INFORMAZIONI GENERALI E ISCRIZIONE AL CORSO

Coloro che desiderano frequentare il corso sono pregati di inviare richieste di informazioni e quindi domanda di partecipazione, via email o fax, alla Direzione del Corso:

 

Prof G B Orsi, Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive

Sezione di Igiene, Sapienza Università di Roma

Fax 06 4454845, 06 49914796

Email: erice41@uniroma1.it

TF: 06 49914553

 

Questo documento contiene il modulo di iscrizione, le istruzioni per l’iscrizione e per il pagamento del contributo e le istruzioni su come raggiungere Erice.

A parte verrà inviato il programma dettagliato del corso

 

La domanda dovrà contenere: generalità, affiliazione, email, numero di cellulare

 

Le domande di partecipazione, compilate, dovranno pervenire entro il 20 Marzo 2012, via email o fax, all’indirizzo sopra riportato.

 

I partecipanti dovranno raggiungere Erice entro le ore 13.00 dell’11 Aprile 2011

 

2) VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO DI ISCRIZIONE

Il contributo al corso è di 600,00 Euro, comprensivo di vitto ed alloggio, trasporto da e per l’aeroporto di Palermo o Trapani, serata sociale e gita collettiva ad una meta turistica dei dintorni. Docenti ed Allievi alloggeranno nelle strutture di ospitalità del Centro o in alberghi

convenzionati di Erice, consumeranno la prima colazione presso il Centro ed i pasti presso i ristoranti convenzionati in prossimità dell’aula.

 

Il versamento della somma dovrà essere effettuato mediante bonifico bancario a favore della

FONDAZIONE ETTORE MAJORANA E CENTRO CULTURA SCIENTIFICA

presso

UNICREDIT PRIVATE BANKING SpA

sede di Trapani Via Garibaldi 9

91100 Trapani

IBAN: IT 47 I 02008 16407 000600000655

Causale: “iscrizione di: <nome e cognome> al 41° Corso della Scuola di

Epidemiologia e Medicina Preventiva 2012”

 

Attenzione! Il nome del corsista DEVE comparire nella causale.

Portare con sé ad Erice la ricevuta del bonifico!

 

È anche ammesso, previo avviso per telefono al 0923869133 o per

email a <hq@ccsem.infn.it>, il pagamento in contanti o con assegno al momento

dell’arrivo a Erice. Potrà essere pagato ad Erice anche il contributo

ridotto per l’ospitalità di familiari (vedi punto 3).

 

È stato deciso dal Centro che se partecipano al Corso almeno tre allievi

di una stessa Scuola di Specializzazione, o di uno stesso Ospedale o ASL, per costoro il contributo individuale è  scontato a 500 Euro.

 

3) DATA ED ORA D’ARRIVO

Se non l’hanno già indicato nel modulo di iscrizione, quando hanno la certezza delle coordinate del viaggio, i partecipanti sono tenuti ad inviare, almeno 10 giorni prima del corso, un’email a  erice41@uniroma1.it indicando:

 

* la data di arrivo;

* l’aeroporto di arrivo (Palermo o Trapani);

* la sigla del volo;

* l’ora presunta di arrivo

 

in modo da rendere possibile l’organizzazione delle navette (agli ARRIVI dell’aeroporto di Palermo saranno presenti gli autisti con i cartelli del Centro); chi non avvisa corre il rischio di non essere raccolto.

* Chi arriva a Palermo in traghetto, treno o pullman, deve trasferirsi all’aeroporto di Palermo, sezione ARRIVI, entro le ore 12.00 dell’11 Aprile 2012, per unirsi a coloro che arrivano in aereo.

* Chi arriva in auto direttamente ad Erice  è pregato di avvisare l’organizzazione e deve arrivare a Erice entro e non oltre le ore 13.00.

 

4) PARTECIPANTI CHE NON CHIEDONO ALLOGGIO

Coloro che già utilizzano un alloggio in vicinanza del Centro pagheranno

un contributo ridotto (300 Euro). Se però usufruiscono dei pasti presso i ristoranti convenzionati, pagheranno 400 Euro.

 

5) PARTECIPAZIONE DI FAMILIARI

I familiari possono partecipare pagando il contributo di 400 Euro (per vitto e

alloggio) ciascuno; occorre avvisare in tal senso con un’email erice41@uniroma1.it

 

6) ACCREDITAMENTO ECM

E’ stata richiesta al Ministero della Salute l’attribuzione di crediti ECM per Medici (discipline: Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica; Direzione Medica di Presidio Ospedaliero; Organizzazione dei Servizi Sanitari di base; Chirurgia generale e d’urgenza, Medicina interna, Medicina d’urgenza), Infermieri ed Assistenti Sanitari.

 

7) LA SCADENZA PER L’ISCRIZIONE E’ FISSATA AL

 

20 Marzo 2012


MODULO ISCRIZIONE XLI CORSO

“GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA”

 

COGNOME:
NOME:
SCUOLA DI APPARTENENZA ED ANNO DI CORSO (se Specializzando):

 

RUOLO RICOPERTO (se operatore o universitario):

 

INDIRIZZO:
TELEFONO:
CELLULARE:
FAX:
EMAIL:
PRESENZA DI UN FAMILIARE:               NO  

EVENTUALE ACCOMPAGNATORE    SI     NO

 

 

IN ARRIVO IL: …../…………/…….

 

a)     con mezzo proprio

b)    in aereo a PALERMO  TRAPANI

c)     Sigla volo

d)    Ora di atterraggio

 

Se al momento queste informazioni non sono disponibili, inviarle al più presto

 

Modulo da inviare al Comitato Organizzatore

Email: erice41@uniroma1.it

Fax:  06.4456371

Sito internet: www.dssp.uniroma1.it/erice41

 

Categories: Congressi, Giovani Medici, medici | Tags: | Lascia un commento

Questionario per la rilevazione del grado di motivazione e soddisfazione in tema di formazione specifica in Medicina Generale

Ai colleghi iscritti ai
Corsi di Formazione Specifica di
Medicina Generale

 

 

 

 

 

Cari Colleghi, 

abbiamo il piacere di presentarvi un’iniziativa nata dalla collaborazione tra il Dipartimento di Medicina Generale del S.I.G.M. (www.giovanemedico.it) ed il Movimento Giotto (www.movimentogiotto.org), associazioni accomunate dal fine di rinnovare la categoria medica sulla base di presupposti culturali e scientifici.
Su queste premesse, le due associazioni hanno ideato un Questionario per la rilevazione del grado di motivazione e soddisfazione in tema di formazione specifica in Medicina Generale, integrando il format di questionario validato a livello internazionale dal Vasco da Gama Movement con una sezione dedicata alla rilevazione di ulteriori problematiche e criticità connesse alla condizione dei giovani medici di Medicina Generale (MG).

Il questionario è compilabile in forma anonima direttamente online cliccando sul seguente linkhttp://www.giovanemedico.it/index.php?option=com_content&view=article&id=594:questionario-giovani-medici-di-medicina-generale&catid=2:lavorocat&Itemid=6 e rimarrà disponibile sino al 31/03/2012. Per garantire l’attendibilità della compilazione è necessario essere registrati al portale ed effettuare il login per accedere al questionario. In tal modo, fermo restando il rispetto dell’anonimato, sarà possibile verificare l’accesso unico alla compilazione da parte di tutti.

I colleghi giovani medici di MG in formazione (o già in possesso di diploma in MG) sono invitati ad aderire numerosi alla compilazione del questionario. Infatti, sulla base dell’analisi dei dati raccolti tramite tale rilevazione, il S.I.G.M. ed il Movimento Giotto si faranno promotori presso le Istituzioni competenti, ovvero il Ministero della Salute e gli Assessorati Regionali della Sanità, di proposte utili a migliorare la condizione formativa ed occupazionale dei giovani medici Italiani che si apprestano ad operare nella MG, settore cardine del SSN.

N.B.: il Questionario è stato presentato in forma ufficiale nel Corso di una Conferenza Stampa tenutasi a Roma presso il Ministero della Salute in data 9 novembre 2011 (COMUNICATO STAMPA su http://www.giovanemedico.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=125&Itemid=194 – FOTO su http://www.giovanemedico.it/index.php?option=com_morfeoshow&task=view&gallery=11&Itemid=30)

Il Presidente Nazionale S.I.G.M.
Walter Mazzucco

Il Presidente del Movimento Giotto
Antonia Colicchio

Categories: Giovani Medici, medici, Sanita' | Tags: | Lascia un commento

Legionellosi. Se il contagio avviene dal dentista. In arrivo Linee guida

È avvenuto l’anno scorso in Italia, quando una donna è deceduta a Forlì dopo aver contratto il batterio che causa la malattia tramite gli strumenti di uno studio odontoiatrico. Il caso è stato oggi analizzato, in modo che non si ripeta. Presto apposite Linee guida del Ministero.

17 FEB – La malattia del legionario – o legionellosi – è un’infezione batterica polmonare che viene trasmessa per via aerea, soprattutto in ambienti umidi, tiepidi o riscaldati, e in cui le persone sono riunite in uno stesso ambiente, come ad esempio in case di cura, residenze per anziani, ospedali, piscine e terme e altri luoghi pubblici. Ma l’anno scorso è stato registrato in Italia il primo caso di contagio a seguito di un trattamento dentale di routine, in uno studio odontoiatrico. L’analisi del caso, effettuata dai ricercatori del dipartimento malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate dell’ISS, è stata pubblicata su The Lancet.

Ci si può ammalare di legionellosi anche dal dentista, dunque.Il batterio che causa la malattia può annidarsi nell’acqua del circuito idrico della poltrona odontoiatrica e diffondersi attraverso l’aerosol rilasciato dai rubinetti e dagli strumenti – il trapano e altre punte – dotati di turbine che utilizzano acqua. O almeno questo è quanto è accaduto il 9 febbraio 2011 ad una donna di 82 anni, successivamente deceduta presso l’Ospedale G. B. Morgagni Pierantoni di Forlì (Italia).
La donna, che quasi mai lasciava la sua abitazione, si è spostata unicamente per andare due volte dal dentista. Non appena sono comparsi febbre e difficoltà respiratorie, la signora, che non mostrava altre patologie di base e che era comunque cosciente e reattiva, è stata ricoverata presso l’unità di terapia intensiva del nosocomio. La radiografia al torace ha evidenziato diverse aree di addensamento polmonare e la diagnosi basata sulla rilevazione dell’antigene nelle urine è stata subito effettuata: legionellosi, causata dal batterio Legionella pneumophila. Nonostante la terapia antibiotica orale (ciprofloxacin ogni 12 ore) sia stata somministrata tempestivamente, la paziente ha sviluppato presto una rapida ed irreversibile sepsi e due giorni dopo è deceduta.

“Quello descritto è il primo caso di legionellosi associato ad acqua contaminatapresente negli strumenti dentistici che può essere respirata durante trattamenti odontoiatrici. Per questo motivo, senza voler creare grande allarmismo, è necessario ridurre al minimo il rischio di acquisizione della malattia, al fine di prevenire l’esposizione dei pazienti e di tutto lo staff che si occupa di pratiche dentali all’infezione”, ha spiegatoMaria Luisa Ricci, ricercatrice dell’ISS che ha condotto lo studio.
Come già detto, infatti, nel periodo di incubazione della malattia, vale a dire tra i 2 e i 10 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi, la signora era uscita di casa solo in due occasioni per andare dal dentista. Per identificare la possibile fonte di contaminazione, sono stati prelevati campioni d’acqua dai rubinetti e dalle turbine dello studio dentistico, nonché dai rubinetti e dalla doccia della sua abitazione. Questi ultimi all’esame colturale sono risultati negativi, mentre quelli prelevati dalla strumentazione del dentista sono risultati positivi per L. pneumophila. Esperimenti di laboratorio hanno dimostrato la correlazione genomica tra i ceppi del battere isolati dalle secrezioni respiratorie della paziente e quelli isolati dal circuito idrico della poltrona odontoiatrica.

“Alla luce di quanto accaduto sembrano dunque indispensabili controlli frequenti e di diverso tipo – ha spiegato la ricercatrice in una nota pubblicata sul sito dell’Iss – quali ad esempio: utilizzare sistemi di ricircolazione dell’acqua e sistemi antistagnazione; servirsi di acqua sterile anziché di acqua normalmente erogata; applicare trattamenti disinfettanti costantemente, oppure in modo periodico; flussare quotidianamente i rubinetti e gli strumenti che erogano acqua e sempre prima di ogni trattamento; applicare a monte degli strumenti ( ad es. trapano), dei filtri; è importantissimo inoltre monitorare almeno annualmente i livelli di contaminazione di Legionella nell’acqua della poltrona odontoiatrica”.
Direttive precise, quelle descritte da Ricci, che provengono da documenti già usati all’estero. “Esistono procedure dettagliate, utili alla prevenzione della legionellosi negli studi dentistici”, ha aggiunto. “Queste sono consultabili ad esempio nelle Linee guida inglesi a ciò dedicate, nonché nella prossima pubblicazione da parte del nostro Ministero della Salute delle nuove Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi”.

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=7499

Categories: medici, odontoiatri, Sanita' | Tags: , | Lascia un commento

Canone Rai. Si paga anche per studi medici e sanitari senza Tv, basta il computer. E’ rivolta

Il canone andrebbe pagato comunque, secondo la Rai, perché la Tv si può vedere anche sul monitor di un computer. Lo denunciano i veterinari che hanno già ricevuto i bollettini del canone “extra”. Minacciata class action contro la Rai. Anche i medici in allarme “Non pagheremo”.

17 FEB – Contro il “canone speciale” della Rai è esplosa la protesta dei medici veterinari italiani che si sono visti recapitare in questi giorni una lettera e un bollettino postale che richiama un versamento di 200, 91 euro. L’imposta è richiesta anche in assenza di televisori nello studio professionale e viene “incomprensibilmente” estesa anche per la sola presenza di computer, in quanto strumenti atti a ricevere le frequenze della tv di Stato.

Il tutto sarebbe nato in virtù di un anacronistico Regio Decreto e del Decreto Salva Italia che però, al suo interno, cita solo le “imprese” e le “società”.
Oggi anche la Federazione italiana medici di medicina generale, a seguito di diverse segnalazioni dei propri iscritti circa l’invio di richieste di pagamento di un “canone speciale” da parte della Rai, ha fatto sapere tramite una nota di star approfondendo la questione con i propri legali, invitando a “non fare alcun pagamento”. Per il segretario nazionale Fimmg, Giacomo Milillo, al momento attuale “le strutture sanitarie non sono comprese, per questo invitiamo i nostri iscritti ad astenersi dal pagamento”.

Sull’incoerenza dell’impianto legislativo, Anmvi ha spiegato che è stata già presentata una interrogazione parlamentare al Ministro dell’Economia Mario Monti e al Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, su iniziativa dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani. I parlamentari Gianni Mancuso e Rodolfo Viola, hanno dunque chiesto di escludere le strutture veterinarie dalle imprese e società obbligate al pagamento del “canone speciale” e di cancellare l’equiparazione degli apparecchi televisivi al personal computer utilizzati per ben altri scopi dalle strutture sanitarie.

I medici veterinari si attendono una “modifica urgente delle leggi attraverso un emendamento al decreto-liberalizzazioni, considerando questa una “occasione irrinunciabile per dimostrare l’equità e la ragionevolezza delle misure fiscali e per evitare una valanga di ricorsi o una class action contro il ‘canone speciale’”.

L’Anmvi, infine, ha anche pronto un esposto all’Autorità Garante delle Comunicazioni per verificare profili di illegittimità della pretesa tributaria della RAI su tecnologie multimediali, uso della posta elettronica e navigazioni in Internet per le quali si versa già un canone ai gestori di telefonia.

Categories: medici, Sanita' | Tags: , | Lascia un commento

Blog su WordPress.com. Theme: Adventure Journal by Contexture International.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 5.576 other followers