PROGETTO “CUORE DI ZUPPA”

Il progetto “Cuore di Zuppa” è una iniziativa promossa nell’ambito del VI Piano Infanzia e Adolescenza del Comune di Milano con la finalità di stimolare nelle nuove generazioni la costruzione di una vera cultura dell’alimentazione e del benessere fisico in tutti i suoi aspetti. La Casa Pediatrica Fatebenefratelli contribuisce a questa iniziativa con un servizio di assistenza psicologica che permette, tramite il confronto in chat con le psicologhe Francesca e Veronica, di dialogare in merito alla percezione del corpo e al rapporto con il cibo durante l’infanzia e l’adolescenza.
Per maggiori informazioni e per connettersi con Francesca e Veronica potete accedere al sito www.cuoredizuppa.it

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Scuola di Comunicazione in Sanità: al passo con un mondo che cambia

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Scuola di Comunicazione in Sanità: al passo con un mondo che cambia

Ida Ramponi (Direttore generale Asst Rhodense – MI)

 

Si tratta di un progetto innovativo che nasce dalla consapevolezza che la comunicazione tra medico e paziente è un tema fondamentale. È infatti prima di tutto cambiata la modalità di gestione del paziente, più integrata anche tra medici ospedalieri e Mmg, e in cui la consapevolezza del paziente è trasformata, con bisogni differenti e un’informazione molto più ampia.

Dal “curare” a “prendersi cura” nella Sanità regionale lombarda

Roberto Bollina (Direttore Sanitario ASST Rhodense – MI)

La riforma del sistema sanitario in Regione Lombardia ha delle valenze ideologiche molto legate alla comunicazione medico-paziente, essendo più orientata ai bisogni del malato, del prendersi cura, e quindi a portare il medico, anche specialista, sempre più sul territorio. Questo indica un approccio diverso del medico, anche riguardo la comunicazione col paziente, in un sistema che si sta evolvendo e che è ora agli inizi.

Il contenzioso e la medicina difensiva

Umberto Genovese (Università Statale di Milano)

Con il termine “contenzioso” si intendono quelle situazioni in cui si vedono contrapposti da una parte i pazienti e dall’altra i professionisti della Sanità. Il conflitto è reso più accentuato da situazioni contingenti, da notizie diffuse da mass media che non di rado enfatizzano insuccessi in ambito sanitario e anche dalla accresciuta cultura sanitaria nel paziente. La questione non è dovuta tanto alle mancanze professionali dei singoli medici, ma piuttosto a carenze di carattere organizzativo, anche per motivi di sostenibilità, che non consentono di fronteggiare sempre nella miglior misura le situazioni che in concreto si vengono ad creare. Questa situazione non aiuta il rapporto medico-paziente e incrina il concetto di alleanza terapeutica, favorendo l’atteggiamento “difensivo”. Altro è, per prevenire i contenziosi, la buona prassi di carattere medico-legale, per es. la corretta compilazione della cartella clinica, e la ricerca di un dialogo col proprio paziente, che comprenda la negoziazione.

Dottor web: quando il paziente arriva già informato

Paola Mosconi (Istituto di Ricerche Farmacologiche M. Negri, Milano)

Nell’ambito del ciclo di incontri formativi per medici della Scuola di Comunicazione in Sanità, che si svolge all’Ospedale di Rho in 10 incontri, è stata dedicata una relazione specificamente al ruolo del web nella sanità e nel rapporto medico-paziente. Il tema dell’informazione sul web è un tema molto sentito, vista la mole di notizie, più o meno accertate, che circolano in internet e che possono diventare argomento di discussione col proprio medico. I dati disponibili mostrano tuttavia come il Mmg e lo specialista rappresentino comunque un riferimento fondamentale per i pazienti: la maggior parte delle volte, oltre il 70%, il cittadino infatti prende decisioni riguardanti la propria salute insieme al proprio medico. In Italia i sistemi web e i social media sono molto sviluppati: sono più di 20 milioni gli italiani che hanno un account facebook e ancora di più quelli che navigano in rete, con numeri sempre in crescita. In questo contesto, diversi medici stanno pensando di sfruttare questo sistema di raccolta delle informazioni e di valorizzare questi strumenti. È indubbio infatti che è in corso un’evoluzione nel rapporto medico-paziente, dovuto anche alla maggiore capacità dei cittadini di prendere decisioni riguardanti la propria salute. Per questo, potrebbe essere utile ricorrere a strumenti specifici per orientarsi e capire se i siti che si frequentano siano di buona qualità e attendibili, come il misura siti (http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/18) e il misura testi (http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/41), che sono stati sviluppati da PartecipaSalute e che potrebbero avere un ruolo anche per iniziare un percorso virtuoso coi propri pazienti.

Oltre la medicina: il dialogo medico-paziente nelle cure di fine vita

Carlo Cacioppo (Hospice Santa Maria delle Grazie, Monza)

La malattia delle persone che vivono l’ultima parte della loro vita è un aspetto che la nostra società tende a rimuovere. Sono le situazioni in cui la medicina tradizionale conclude che “non c’è più niente da fare”. È importante intendersi sui termini che descrivono queste fasi dell’esistenza e sugli obiettivi che ci si pone, come medici e in accordo con le persone assistite. In questo campo la medicina è molto più legata alla relazione, all’accompagnamento, più che al ricorso a tecnologie e farmaci. Imparare a curare la persona che sta male e non solo la malattia è probabilmente l’essenza di questo accompagnamento. Per questo spesso anche il medico deve avere alle spalle una riflessione sul fine vita per poterlo accogliere ed essere in grado di accompagnare le persone nel modo meno difficile e più dignitoso possibile.

Il buon esito della terapia passa anche attraverso una comunicazione efficace

Maria Grazia Strepparava (Università di Milano-Bicocca)

Nella pratica clinica, le competenze tecniche rappresentano sicuramente un aspetto cruciale, ma sempre più sta emergendo come, accanto a queste, un ruolo centrale è svolto dalla comunicazione e dalla relazione coi propri pazienti, che può essere in grado di fare la differenza. Ricerche internazionali mostrano in particolare come una buona relazione rappresenti un vantaggio sia per i pazienti, che possono essere messi in grado di seguire al meglio il loro percorso terapeutico, tenendo conto anche degli aspetti emotivi, psicologici, individuali, che per il medico. Le evidenze dimostrano infatti che essere in grado di creare una buona relazione con il paziente, aiuta a gestire meglio l’eventuale errore medico ed eventuali situazioni disagevoli e aumenta la soddisfazione anche professionale. L’aspetto da tenere in considerazione è che la capacità di comunicazione e le competenze relazionali possono essere sviluppate come abilità e in gran parte apprese, una volta stabilita la consapevolezza della centralità della relazione come parte fondamentale dell’atto medico.

Il rapporto medico-paziente nelle diverse culture e nella medicina alternativa

Davide Toniolo (ASST Rhodense – MI)

Sempre più spesso il medico ha a che fare con esponenti di popoli diversi e culture differenti, come anche con gruppi di persone con caratteristiche particolari, come l’omosessualità o bagagli culturali e religiosi molto vari: è importante che il rapporto medico-paziente tenga conto anche di questi aspetti. Questa visione è già prassi comune in altre medicine, come la medicina orientale, cinese, antroposofica, l’omeopatia, in cui il rapporto medico-paziente prende in considerazione la sfera della spiritualità e dell’inconscio. Le strategie integrate, d’altra parte, almeno in ambito oncologico, sono sempre più importanti, poiché possono essere un valido supporto anche per alleviare gli effetti della chemio o della radioterapia e nella palliazione.

Quando il paziente è un bambino

Lucia Celesti (Ospedale Bambino Gesù, Roma)

La comunicazione in pediatria ha alcune costanti fondamentali: viene infatti effettuata sempre con una pluralità di persone, poiché coinvolge attivamente anche la famiglia, alcune volte con situazioni complesse che assomigliano a una comunicazione multiculturale. L’altra costante è il bambino, che dal lattante all’adolescente richiedono modalità di comunicazione molto differenti e adeguate. Negli ospedali, soprattutto se grandi, possono essere utili e necessari dei servizi di accoglienza, volti al benessere sociale del bambino e della famiglia. In questo la medicina narrativa può svolgere un ruolo importante.

La legge Gelli riguardo la colpa lieve

Alessandro Gnani (Tribunale di Monza)

Sono essenzialmente due i punti che avevano dato problemi di tipo interpretativo della Legge Balduzzi. Il primo riguardava la natura della responsabilità del medico, se fosse contrattuale o extra-contrattuale e l’altro riguardava la colpa lieve, soprattutto riguardo la responsabilità penale. In questo le legge Gelli ha fornito alcune risposte che hanno dato una maggiore chiarezza.

Web, blog e social media in medicina: attenzione all’overflow informativo

Claudio Trementozzi (Milano)

I blog e i social media hanno in qualche modo modificato il rapporto tra medico e paziente. Questo determina un overflow informativo, perché oltre a informarsi attraverso il web il cittadino si confronta con una comunità virtuale e questo porta sicuramente sia ad effetti positivi e che negativi, essenzialmente determinati dalle convinzioni su determinate patologie o soluzioni che non sempre corrispondono a quelle “effettive”. Dati provenienti dal Politecnico di Milano fanno emergere una diffidenza da parte dei medici nei confronti dei social media come strumento informativo, mentre esperienze soprattutto all’estero suggeriscono che questi possono essere una risorsa importante.

Comunicare col paziente: un corso per migliorare la relazione e…la Sanità

Ettore Politi

L’Associazione Italiana Giornalismo Responsabile ha contribuito all’iniziativa Comunicazione in Sanità, ciclo di 10 “lezioni” presso la ASST Rhodense (MI) per riuscire a dare una risposta alla domanda: I medici come comunicano con i propri pazienti? Spesso sembra che la buona comunicazione non riesca, sia perché non esiste una formazione specifica sia per oggettivi motivi organizzativi, dall’altra parte i cittadini si lamentano di avere un rapporto carente col medico su questo piano. Il corso di formazione ha approfondito come il medico si può rapportare al paziente nelle varie situazioni, dal punto di vista giuridico, pratico e dal punto di vista della privacy, riscontrando uno spiccato interesse da parte dei partecipanti.

 

https://www.mdwebtv.it/site/index.php/indice-virtualforum/congresso/248?contenuto=30544

 

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Dalla Simg il primo portale contro le fake news

MD-Digital.it

Omnia Salute ed è il primo portale certificato curato dai medici di famiglia per i cittadini (e i pazienti). È stato lanciato durante il 34° Congresso della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg) che si è svolto recentemente a Firenze. Il sito (www.omniasalute.it) è costruito su tre livelli: il primo di tipo informativo sulle principali patologie che spaziano dall’influenza all’osteoporosi, dalle allergie alle malattie sessualmente trasmesse al diabete fino all’ipertensione arteriosa. Senza dimenticare i consigli di prevenzione su vaccinazioni, screening e stili di vita. La seconda sezione vuole sfatare i falsi miti, le cosiddette fake news, credenze sbagliate che devono essere confutate facendo riferimento a rigorosi dati scientifici (ad esempio, “È vero che le bevande alcoliche sono dissetanti?”, “È vero che per dimagrire vanno eliminati drasticamente pane e pasta?”, “È vero che mangiare tanto pesce aiuta la memoria?”, “È vero che quando si ha l’influenza bisogna coprirsi per sudare il più possibile?”). La terza sezione è dedicata all’interazione: i visitatori possono porre domande compilando un apposito form e interagire con i medici della Simg in questo modo il portale diventa il frutto di uno scambio continuo. “Questo è il primo sito della Simg per l’informazione del cittadino e del paziente – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente Simg -. I contenuti sono garantiti dal board della società scientifica. Promuoviamo ricerche da più di 15 anni e abbiamo pubblicato oltre 100 lavori su riviste indicizzate. Abbiamo costituito nel 1998 il maggior database della medicina generale italiana, ‘Health Search’, per fornire dati epidemiologici, di prescrizione dei farmaci, di ricerca clinica ed economica. Nel 2007 abbiamo istituito la Fondazione SIMG per la ricerca, per disporre di uno strumento idoneo a produrre studi e lavori in questo ambito, in collaborazione con Istituzioni nazionali e internazionali. Forti di questa storia e di questa tradizione, rilanciamo il progetto ambizioso di portare i medici di medicina generale, grazie alla loro consolidata esperienza professionale, verso la nuova Sanità pubblica e le nuove cure primarie. E questo sito vuole rappresentare uno strumento di informazione e comunicazione fondamentale con i cittadini e i pazienti”.

https://www.md-digital.it/home/index.php/professione-content/4960-dalla-simg-il-primo-portale-contro-le-fake-news

 

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Asst Rhodense premiata come azienda che produce salute

L’ASST Rhodense è stata premiata presso l’Auditorium di Assolombarda a Milano per il lavoro ed i progetti realizzati in questi quattro anni come luogo di lavoro che produce salute
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Il dottor Martino Trapani con il riconoscimento

(mi-lorenteggio.com) Garbagnate Milanese, 23 gennaio 2018 – Nell’ambito del “Programma WHP” (Workplace Healt Promotion – Promozione della salute e benessere negli ambienti di lavoro), l’ASST Rhodense è stata premiata presso l’Auditorium di Assolombarda a Milano per il lavoro ed i progetti realizzati in questi quattro anni come luogo di lavoro che produce salute .

Il direttore generale Ida Ramponi, a cui sono stati consegnati i riconoscimenti per i quattro presidi ospedalieri ha commentato. “Siamo felici di questo ulteriore riconoscimento assegnato all’Azienda socio-sanitaria territoriale Rhodense. Ringrazio tutti coloro che hanno promosso, collaborato e partecipato attivamente per favorire una vita più sana in ospedale

In lavoro è nato   dalla convinzione che la salute di chi lavora sia interesse di tutti: dei lavoratori in primo luogo, delle loro famiglie, delle imprese e del Servizio Sanitario e, più in generale, della comunità.

Il progetto, coordinato da Martino Trapani e John Tremamondo, ha visto l’Asst Rhodense impegnarsi in tematiche come l’alimentazione, il contrasto al fumo, l’attività fisica, la mobilità sicura e sostenibile, il contrasto alle dipendenze e nel benessere e nella conciliazione tra vita e lavoro.

L’attestato ricevuto premia tutti i progetti messi in campo per la promozione della salute e del benessere negli ambienti di lavoro come: una campagna informativa sulla corretta alimentazione avviata nella mensa aziendale e sul sito internet, il contrasto al fumo con il coinvolgimento del Centro Antifumo di Passirana, cartelli in ogni ascensore degli Ospedali per promuovere l’uso delle scale, campagna informativa dell’Attività Motoria mediante i gruppi di cammino, la conciliazione vita-lavoro e il contrasto alle dipendenze con corsi di formazione su alcol, droghe e gioco d’azzardo che ha visto l’ istituzione del gruppo aziendale “Gruppo Moltiplicatori dell’azione di prevenzione e promozione alla salute”.

Quest’ultimo progetto è stato presentato in occasione del Workshop “+ WHP per moltiplicare salute” e rappresenta un esempio innovativo di far prevenzione in modo diverso in quanto il moltiplicatore che è un lavoratore che vivendo all’interno del contesto lavorativo e avendo una vicinanza effettiva ad altri lavoratori/trici, pazienti e quant’altro, può essere sia “sensore” di eventuali situazioni di disagio sia “primo contatto” nel caso di richieste esplicite di aiuto indirizzandoli ai servizi socio sanitari e sanitari a cui rivolgersi in caso di bisogno.

Configurandosi perfettamente in linea con la nuova riforma sanitaria regionale Legge 23 che vede un cambiamento culturale e operativo del sistema socio sanitario dal curare al prendersi cura del paziente.

Redazione

http://www.mi-lorenteggio.com/news/58783

VEDI IL SITO WHP ASST RHODENSE

http://www.asst-rhodense.it/inew/ASST/promozione-salute/WHP/index.html

SCARICA LA RASSEGNA STAMPA

Asst Rhodense premiata come azienda che produce salute

 

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arriva la guida alla professione medica e odontoiatrica

L’Osservatorio Giovani professionisti della FNOMCeO ha redatto una guida per rispondere ai dubbi e alle domande di tutti i giovani medici e odontoiatri neo-abilitati. È la ‘Guida alla professione‘, scaricabile dal sito della Federazione e che presto diventerà una App, che mette ordine nel sentiero, non sempre semplice, che i giovani professionisti sono chiamati a percorrere: dalle modalità per iscriversi all’Ordine alle assicurazioni, dall’accesso alle Scuole di specializzazione e al corso di formazione specifico in medicina generale all’Ecm, dall’esercizio della professione alla previdenza e assistenza, dagli aspetti fiscali all’esercizio in forma associata, dalla pubblicità alla privacy.

SCARICA LA GUIDA:

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5 passi utili per fare buone scelte per la salute

Il Gruppo Italiano per una Sanità Partecipata indica 5 passi utili nel fare scelte di salute ponderate, dalla parte del cittadino.

Alcuni suggerimenti riguardano il momento della visita e vogliono stimolare il dialogo entro un rapporto di fiducia col medico – necessario per una scelta condivisa – altri riguardano più in generale le richieste e le aspettative in ambito sanitario. Nel dialogo con il medico è importante avere chiare tutte le alternative e le scelte disponibili.

I 5 passi suggeriti nel volantino sono un aiuto per raccogliere informazioni utili per prendere insieme decisioni consapevoli. Il volantino verde si presta ad essere stampato in formato poster, alcuni medici di medicina generale l’hanno già appeso nei propri studi.

Paola Mosconi
IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

SCARICA MANIFESTI:

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GISPa 5 passi utili

https://www.partecipasalute.it/cms_2/node/6506

 

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Campagna sulla corretta nutrizione – Mangia sano, investi in salute

immagine estratta dal video della campagna

Un’alimentazione varia ed equilibrata è alla base di una vita in salute.

Guarda lo spot Expo 2015, Campagna sulla corretta alimentazione del Ministero della salute – versione donna

Guarda lo spot Expo 2015, Campagna sulla corretta alimentazione del Ministero della salute – versione uomo

Un’alimentazione non corretta, vale a dire sbilanciata e ricca di sale, povera di frutta, di verdure e di fibre, unitamente ad una vita sedentaria rappresentano importanti fattori di rischio per l’insorgere di malattie croniche degenerative (cardiocircolatorie, cerebrovascolari, tumori, ecc..)

Questi fattori di rischio sono modificabili attraverso processi di informazione e educazione che convincano dell’utilità di adottare uno stile di vita salutare.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1/3 delle malattie cardiovascolari e dei tumori potrebbero essere evitati grazie a una equilibrata e sana alimentazione.

Obiettivi

La Campagna sulla corretta nutrizione avviata dal Ministero della Salute in occasione di Expo 2015 ha l’obiettivo di educare ad un corretto stile alimentare sensibilizzando il cittadino sulla necessità di un’alimentazione varia, sana e bilanciata ed informandolo dei rischi di un’alimentazione non corretta. Contestualmente la campagna promuove l’abitudine ad una costante attività fisica a tutte le età e mira a dissuadere da radicate abitudini non salutari.

 

 

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“Movimento è salute… a tutte le età”, lo spot della campagna di comunicazione

Logo Movimento è salute ...a tutte le età

Uno dei principali fattori di rischio per la salute degli individui è rappresentato dalla sedentarietà.

Lo svolgimento regolare dell’attività fisica, con i dovuti accorgimenti, ha un effetto benefico a tutte le età. Nei bambini favorisce un corretto sviluppo fisico e la socializzazione, negli adulti contribuisce a ridurre il rischio dell’insorgenza di malattie croniche (dal diabete alle patologie tumorali e cardiovascolari) e migliora la salute mentale, negli anziani migliora l’elasticità muscolare e svolge un ruolo di primaria importanza nella prevenzione della malattie cronico degenerative.

Nonostante i tanti benefici di salute collegati al regolare svolgimento di attività fisica, secondo i dati del sistema PASSI 2017, più del 32% degli italiani è da considerare sedentario.

Questo dato è ancora più preoccupante considerando che la percezione soggettiva del livello di attività fisica praticata non sempre corrisponde a quella effettivamente svolta: almeno un sedentario su cinque percepisce infatti come sufficiente il proprio impegno motorio quotidiano.

Obiettivo di comunicazione  

L’obiettivo della campagna è di sensibilizzare la popolazione sui benefici di salute che comporta lo svolgimento di uno sport o di un’attività fisica regolare.

L’invito rivolto dai testimonial dello spot Juri Chechi ed Elisa Di Francisca “ e tu cosa aspetti?.. muoviti!” è, quindi, la call to action diretta, l’esortazione ad attivare il proprio fisico e ad abbandonare definitivamente un atteggiamento sedentario perché lo sport e più in generale l’attività fisica fanno bene alla salute psicofisica e possono considerarsi un vero e proprio strumento di medicina preventiva.

Target

In considerazione dell’alta percentuale di sedentarietà che interessa in modo diffuso tutte le fasce di età, il target della campagna è rappresentato dalla popolazione generale.

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Chi non fuma sta una favola!

Collegamento alla Campagna contro il tabagismo 2018 'Chi non fuma sta una favola'

Prende il via la nuova campagna di comunicazione del Ministero della Salute contro il tabagismo.

Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, nel 2017, i fumatori, in Italia, sono 11,7 milioni, vale a dire il 22,3% della popolazione. Tra questi è aumentato il numero delle donne, che da 4,6 milioni del 2016 sono salite a 5,7 milioni. Si tratta della differenza minima mai riscontrata tra fumatori uomini (23,9%) e donne (20,8%). Il 12,2% dei fumatori, inoltre, ha iniziato a fumare prima dei 15 anni.

A fronte di questi dati, il Ministero ribadisce il suo impegno istituzionale contro il fumo e si rivolge direttamente ai fumatori invitandoli a riflettere per provare a modificare un comportamento dannoso per la propria salute.

Il claim di campagna “Chi non fuma sta una favola!” sintetizza efficacemente il messaggio di prevenzione che si intende veicolare.

Considerati gli ottimi risultati di visibilità e gradimento ottenuti dalla campagna 2015/2016 il Ministero ha deciso di puntare sullo stesso testimonial l’attore Nino Frassica che, da convinto non fumatore, ha deciso di porre il suo estro creativo e la sua popolarità al servizio della prevenzione.

Frassica, con la sua originale ironia rivolge ai fumatori un messaggio diretto e chiaro: smetti di fumare perché “il fumo è la prima causa dei tumori!”.

Nei nuovi “episodi” della campagna 2018 il Professor Nino Frassica è uno stralunato psicanalista che ha come pazienti i “cattivi” delle fiabe: Grimilde la matrigna di Biancaneve e il Lupo Cattivo di Cappuccetto Rosso, entrambi fumatori, che daranno una svolta salutista alla loro vita smettendo di fumare.

La campagna prevede la messa in onda di due spot video e due spot radiofonici (della durata di 30”). Oltre alla programmazione televisiva gli spot saranno presenti sul sito del Ministero della salute www.salute.gov.it e sui canali social.

In particolare, per lo Spot TV, a far data dal 10 gennaio, è prevista una diffusione sulle principali emittenti televisive nazionali: RAI (in collaborazione con il Dipartimento dell’informazione ed Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Canale 5, Italia1 e Rete 4.

Anche per gli spot radiofonici è prevista una diffusione sulle principali emittenti nazionali (RAI uno, RAI due e RAI tre, RTL102,5 –RDS 100% grandi successi – Radio Deejay – Radio 105 – Radio Italia Solo Musica Italiana).

Fonte: Comunicato stampa ministero della Salute

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Micotossine e cambiamenti climatici: un video di Efsa esamina il legame tra contaminanti e clima

I cambiamenti climatici, ormai è noto, avranno un forte impatto sulla produzione di cibo su scala globale. Il clima sempre più caldo e umido degli ultimi anni è la condizione ideale per la crescita delle muffe, che espongono gli alimenti a una maggiore contaminazione da micotossine. Ad esaminare lo stretto legame tra mutamento del clima e micotossine, ci pensa un video dell’Efsa, in collaborazione con la Fao e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

Tra le micotossine, spicca il caso dell’aflatossina, cancerogena, genotossica e dannosa per il sistema immunitario, che è diventata un grosso problema per i paesi del Sud Europa, come l’Italia, dove estati sempre più calde e umide ne favoriscono l’accumulo nel mais.

Secondo un modello predittivo frutto di una ricerca finanziata dall’Efsa, se la temperatura globale salirà di 2°C, la contaminazione comincerà a diventare un problema anche per i paesi del Nord e Centro Europa, mentre le concentrazioni di micotossine negli alimenti coltivati nei paesi dell’Europa meridionale rischieranno di superare i limiti di sicurezza molto spesso.

Il video è in lingua inglese con sottotitoli in italiano (clicca sul tasto “sottotitoli” per attivarli e poi in “impostazioni” scegliere la lingua italiana).

http://www.ilfattoalimentare.it/micotossine-cambiamenti-climatici-efsa.html

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PAROLA AL PRESIDENTE OMCEOMI: “A TUTELA DELLA PROFESSIONE”

Nella nuova intervista al Presidente OMCeOMI, Roberto Carlo Rossi, il ringraziamento a tutti i colleghi che si sono recati al seggio elettorale dimostrando attaccamento al proprio Ordine professionale e la preoccupazione per il problema crescente della carenza di medici in ospedale

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MASTER IN MANAGEMENT DELLE STRUTTURE SANITARIE E SOCIO ASSISTENZIALI

L’OMCeOMI in collaborazione con l’Università degli studi di Milano organizza il Master di II livello in Management delle strutture sanitarie e socio assistenziali. La frequenza al Master consentirà di acquisire le competenze manageriali specifiche necessarie alle funzioni di governo e di gestione di tali strutture. Il corso si rivolge sia a chi già ricopre posizioni di tipo dirigenziale in strutture sanitarie private accreditate e non accreditate, in strutture socio-assistenziali, studi specialistici e desidera approfondire le tematiche proposte, sia a chi prevede uno sviluppo professionale in tale ambito.
Le domande di ammissione devono essere presentate improrogabilmente entro le ore 13.00 del 1 febbraio 2018; le modalità sono indicate sul sito dell’UNIMI al seguente link http://www.unimi.it/studenti/master/114593.htm#c114594.
Il corso si svolgerà presso l’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano via Lanzone 31 a partire dal 9 marzo 2018 e fino al 29 marzo 2019.

Per informazioni di carattere amministrativo
Ufficio Dottorati di ricerca e master universitari
Sportello aperto al pubblico dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.00
via Festa del Perdono n. 7, 20122 Milano
tel. 02.50312302 fax 02.50312300

Segreteria Organizzativa del corso
Dipartimento di Scienze biomediche per la salute
via Pascal n. 36, 20133 Milano
tel. 02.50315096 fax 02.50315105
e-mail: indirizzo di posta carla.fortini@unimi.it

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Il latte assolto nel “processo” organizzato dall’Ordine dei medici di Milano. L’accusa era di essere una “sostanza che, pur non adulterata, è nociva per la salute dei consumatori”

“Assolto perché il fatto non sussiste”. È stata questa la sentenza al termine del processo simulato al latte, organizzato dall’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Milano, svoltosi all’Abbazia di Mirasole, alle porte del capoluogo lombardo. Il processo simulato – che è stato anche un corso di aggiornamento per medici, odontoiatri e tecnologi alimentari – ha visto come imputato Achille Lanzarini, direttore generale della Fondazione Sviluppo Ca’ Granda, costituita dal Politecnico di Milano, che produce il latte Ca’ Granda, accusato di “aver messo in commercio un prodotto che, pur non adulterato, è nocivo per la salute dei consumatori secondo quanto previsto dall’art. 444 del codice penale”. ll pubblico ministero Luisa Ponti, presidente di sezione del Tribunale di Milano, ha indicato sei effetti dannosi che sono stati oggetto del dibattimento, con l’intervento di testimoni, consulenti di parte e periti.

Poiché il dott. Franco Berrino e altri medici che condividono posizioni critiche nei confronti del latte non si sono resi disponibili al confronto, il ruolo di consulente dell’accusa è stato interpretato da un medico dietologo ben conosciuto che pur non condividendo le motivazioni, ha illustrato al tribunale le critiche, comprese quelle di Berrino. Il consulente dell’accusa ha detto che molti suoi pazienti sono preoccupati di essere intolleranti, mentre alcuni ipotizzano un collegamento tra la bevanda e l’incidenza dei tumori, e si chiedono se, dopo una diagnosi del genere, si debba sospenderne l’assunzione. C’è anche una preoccupazione verso i figli, perché pensano che l’assunzione del latte sia la causa di alcune sintomatologie. Tutti questi elementi sono presenti nei capi d’imputazione del processo simulato.

Secondo l’accusa, il latte stimola la produzione di IGF-1, un fattore di crescita che potrebbe indurre lo sviluppo di tumori

Primo capo d’accusa: il latte induce incremento della produzione di IGF-1 (somatomedina o fattore di crescita simil insulinico). L’accusa ha spiegato che l’IGF-1 è un fattore di crescita di determinati tessuti, per cui incrementandone la produzione si aumenta il rischio di tumore. La tesi è sostenuta dal professor Berrino in documenti reperibili in Rete, oltre che in un articolo pubblicato su Epidemiologia e prevenzione nel 2013, in cui si dice come “recentemente uno studio ha riscontrato che le donne che hanno avuto un tumore al seno e che consumano latticini grassi hanno più recidive”, evidenziando criticità relative al consumo di latte e al legame tra la secrezione di IGF-1 e alcune tipologie di tumore.

Al consulente dell’accusa ha replicato uno dei due periti nominati dal tribunale, la professoressa di medicina interna Silvia Fargion, affermando che l’IGF-1 è presente nel latte in minime quantità, precisando che secondo alcuni studi l’incremento di questo fattore di crescita prodotto dal latte nell’organismo è minimo e non incide più di quanto potrebbe incidere il latte materno. Un lavoro recentissimo dice che l’IGF-1 interferisce con fattori genetici che regolano il genoma e quindi, potenzialmente, faciliterebbe l’acne e il tumore della prostata. Tuttavia, studi importanti, verificati e rigorosi non evidenziano questo rapporto tra latte e tumore della prostata, per cui, ha dichiarato il perito del tribunale, siamo di fronte a fantasie.

Secondo alcune teorie, il latte favorisce la perdita di massa ossea e l’insorgenza dell’osteoporosi

Secondo capo d’imputazione: il latte provoca perdita di massa ossea a causa del suo carico potenziale renale acidificante. L’accusa ha osservato che per anni si è parlato del latte e in particolare del calcio come qualcosa di utile per la prevenzione dell’osteoporosi e per il raggiungimento del picco di massa ossea. C’è un’ampia fascia di letteratura scientifica che ha analizzato il ruolo di alcuni alimenti nel modificare il livello alcalino o acido del sangue. Il calcio è uno degli elementi che aumentano l’acidità e un discreto numero di studi ha evidenziato che gli alimenti ricchi di calcio – come il latte – hanno questo effetto. “Il latte stimolerebbe la secrezione ulteriore del calcio attraverso l’azione del rene, determinando un effetto quasi paradossale, per cui, pur essendo un alimento ricco di calcio, il latte potrebbe determinare la mobilizzazione del calcio stesso dalle ossa al sangue”. Questo motivo metterebbe in dubbio la funzione preventiva del latte nei confronti dell’osteoporosi. Alla domanda del pubblico ministero se questo dato sia riconosciuto dalla scienza medica, il consulente dell’accusa ha ammesso che “è oggetto di discussione scientifica” e che secondo numerosi ricercatori questa teoria ignora le basi fisiologiche della funzione renale nella regolazione dell’omeostasi del livello di acidità del sangue.

La difesa, nella persona di Hellas Cena, medico specialista in scienza dell’alimentazione ha precisato che il calcio del latte ha un ruolo fondamentale nella crescita e negare l’assunzione a un bambino sano vuol dire negare la possibilità di esprimere le proprie potenzialità di crescita, non solo a livello osseo. Questo discorso vale anche per la vitamina D, di cui siamo abbastanza carenti, perché non ci esponiamo al sole – senza la quale il calcio non si fissa alle ossa – a sufficienza e, quando lo facciamo, giustamente ci proteggiamo. C’è di più, quando le persone aumentano di peso, cresce la componente adiposa e quindi anche la quantità di vitamina D, che essendo liposolubile viene sequestrata nel grasso e di conseguenza non entra in circolo. Il latte è l’unico alimento che contiene vitamina D, ha affermato la consulente della difesa, oltre ad avere l’acido butirrico, che ha una funzione specifica e importantissima sui microbi presenti nell’ultima parte dell’intestino.

Su latte e osteoporosi è stato scritto tutto e il contrario di tutto, ha osservato il perito del tribunale Silvia Fargion, secondo la quale un ridotto apporto di latte, cioè inferiore a 500 ml, nell’infanzia e nell’adolescenza, si associa ad un aumento di fratture nell’età adulta, periodo della vita in cui un apporto adeguato di latte rallenta la perdita di osso correlato con l’età, cioè rallenta l’osteoporosi, cui tutti, con l’invecchiamento, andiamo incontro.

Secondo alcuni, il latte induce intolleranza negli adulti e allergie nei bambini

Terzo capo d’imputazione: il latte induce intolleranza nella gran parte degli adulti con conseguenze gastrointestinali e anche nei bambini. Per quanto riguarda i piccoli, l’accusa ha citato un dato tratto da un articolo scientifico pubblicato dalla Società dei pediatri europei, secondo cui i il 47% dei loro pazienti ha un’allergia al latte vaccino, anche se la maggior parte di questi medici ammette di non avere proceduto al dosaggio delle IgE.

Sulla questione dell’intolleranza per gli adulti, il consulente ha sottolineato l’enorme diffusione di test basati sulla misurazione dell’IgG4, da cui emerge che l’85% dei soggetti sottoposti alla prova risulta intollerante. Alla domanda del pm se questi test siano riconosciuti dalla comunità scientifica, il consulente ha detto che i test hanno delle limitazioni. Tanto che l’anno scorso l’Ordine dei medici ha pubblicato un documento condiviso che individua diverse criticità in questi tipi di prove che purtroppo sono molto diffusi e si trovano in farmacia.

L’allergologa Paola Minale, chiamata come teste dalla difesa, ha sottolineato che l’allergia alle proteine del latte nei bambini interessa una piccola parte della popolazione, con una predisposizione genetica a sviluppare anticorpi contro certe proteine. Il problema non è quindi determinato dal latte, ma dal sistema immunitario che sbaglia. L’evoluzione di questi problemi è, però generalmente favorevole, perché col tempo i bambini acquistano tolleranza verso l’alimento inizialmente considerato allergenico. Anzi, una nuova linea di interpretazione propone l’introduzione degli alimenti allergenici sin dai primi mesi di vita, per indurre una maggiore tolleranza, e questo costituisce un dato favorevole nei confronti di certi cibi.

Minale ha precisato che c’è una differenza sostanziale tra cioè avere un esame del sangue positivo ceh indica una sensibilizzazione ed essere allergici. L’allergia riguarda un gruppo ristretto della popolazione: il 4-8% dei bambini e il 4% degli adulti. Per questo motivo i test diagnostici devono essere molto precisi e tutte le società scientifiche, compresa la federazione dell’Ordine dei medici e dei dentisti, hanno sconfessato l’utilizzo di test facilmente reperibili anche in farmacia come il dosaggio dell’IgG e altri. L’allergia è causata da specifici anticorpi che si possono dosare, mentre l’intolleranza si determina con un test specifico, che è il Breath Test. Senza test attendibili si hanno dei falsi malati, che saranno curati in maniera inadeguata, magari con un’alimentazione inadeguata.

Una teoria afferma che il latte aumenta la produzione di muco durante i malanni stagionali

La consulente Silvia Fargion ha detto che la grande maggioranza delle persone intolleranti non ha sintomatologie precisa, precisando che anche la maggioranza delle persone considerate “intolleranti sintomatici” può consumare 250 ml di latte al giorno (12 g di lattosio) senza manifestare effetti avversi. Se poi si divide la quantità di bevanda nell’arco della giornata, difficilmente si riscontrano fastidi. Per cui è sbagliato dire che se un bambino o un adulto ha un’intolleranza al lattosio non deve bere latte, perché in questo modo la persona viene privata di una serie di nutrienti essenziali per la crescita, per l’accrescimento delle ossa, l’omeostasi e il benessere dell’organismo.

Quarto capo d’accusa: il latte vaccino esaspera la già eccessiva produzione di muco associata ai malanni stagionali. L’accusa si è limitato a dire che nel web ci sono molti documenti sull’argomento compreso un articolo dell’Huffington Post su una ricerca scientifica. Tuttavia, è vero che alcuni peptidi, presenti soprattutto nello yogurt, facilitano la secrezione di muco, ma si tratta di un particolare tipo di muco (MUC2) che forma quella barriera tra intestino e microbiota utile al rapporto di simbiosi tra il nostro organismo e la flora intestinale. Nel dibattimento, comunque, questo tema ha avuto un ruolo marginale.

Quinto capo d’imputazione: il latte stimola la proliferazione delle cellule tumorali alla mammella a causa del contenuto di ormoni. L’accusa ha citato un passo del documento Bevete più latte del prof. Berrino, secondo cui il latte che si produce oggi è molto diverso da quello di 50-100 anni fa. Mentre allora le vacche mangiavano erba, venivano munte solo dopo il parto e davano 5-7 litri al giorno oltre a non produrre latte durante la gravidanza successiva, oggi con la selezione genetica abbinata a una dieta iperproteica permette di ottenere oltre 30 litri di latte al giorno anche durante la gravidanza, e il latte munto nei mesi prima del parto è molto più ricco di estrogeni, ormoni che stimolano la proliferazione delle cellule tumorali della mammella.

Secondo alcuni, come Berrino, il contenuto di estrogeni del latte può favorire lo sviluppo del tumore al seno

In risposta a quanto affermato dall’accusa, l’avvocato Enrico Moscolini, vice presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, insieme all’avvocato del Foro di Milano Luciana Tullia Bertoli, ha letto alcuni passi di una pubblicazione firmata dalla Fondazione Umberto Veronesi, secondo cui “va premesso che esistono oltre duecento tipi di tumori diversi e il tumore è una malattia multifattoriale – alimentazione, stile di vita, condizioni ambientali – non ha una sola causa ma molte concause, che possono concorrere a modificare il rischio. Inoltre, un alimento può aumentare il rischio di tumore a un organo ma diminuirlo ma un altro. Il latte è così: ha un effetto protettivo per i tumori al colon-retto, perché apporta calcio, ma per lo stesso motivo aumenta il rischio di tumore alla prostata. Il calcio influenza il metabolismo della vitamina D, che stimola la crescita delle cellule della prostata. Calcio e vitamina D sembrano avere un moderato effetto protettivo contro il tumore al seno, però non si può dire che possano condizionare la comparsa della malattia. Latte e derivati vanno però evitati nel caso di tumore al seno già diagnosticato; apportano grassi che contengono estrogeni”. L’accusa ha affermato di condividere questa tesi secondo cui il rapporto tra l’assunzione di latte e tumori è plurimo, per cui su alcuni tumori il rischio viene aumentato, mentre per altri sia ha un effetto protettivo.

Il perito nominato dal tribunale Silvia Fargion ha voluto precisare che nel mondo scientifico c’è un sacco di letteratura spazzatura per cui per valutare un lavoro bisogna valutare attentamente dove sono pubblicate gli articoli, la reputazione delle riviste e se qualcuno ha pagato per pubblicare l’articolo. Fargion ha ammonito invitando a non accogliere passivamente informazioni non sufficientemente e scientificamente provate, sottolineando di avere esperienza personale di donne con tumore al seno, che non hanno voluto fare la chemioterapia salvavita, perché volevano fare la dieta di Berrino e “sono morte, ovviamente”.

La difesa ha risposto affermando che il latte è uno degli alimenti più sicuri, perché le prescrizioni e i controlli sono tra i più stringenti nel campo degli alimenti. Per quanto riguarda la presenza di estrogeni, è stato ricordato che la legge vieta l’utilizzo degli anabolizzanti, mentre gli antibiotici possono essere utilizzati solo in caso di accertata malattia e che il latte di animali sottoposti a terapia antibiotica non viene distribuito.

Secondo le accuse, esistono connessioni tra il consumo di latte e l’insorgenza di tumori, Alzheimer e autismo

Sesto capo d’imputazione: connessioni tra il consumo di latte il morbo di Alzheimer, alcune patologie tumorali e l’autismo. L’accusa ha citato quanto detto in una trasmissione televisiva dal dott. Piero Mozzi, autore del libro La dieta del gruppo sanguigno, che è stato il volume più venduto su Amazon nel 2015. L’autore riporta strette connessioni tra l’assunzione di latte l’Alzheimer e varie tipologie di tumori, nonché afferma di essere testimone di guarigioni dal mutismo dopo la sospensione della bevanda nella dieta. Di fronte a un’osservazione del pubblico ministero sulla presenza di uno studio dell’Istituto nazionale dei tumori su queste connessioni, l’accusa ha assunto una posizione più prudente, dicendo che la comunità scientifica è estremamente attenta all’epidemiologia nutrizionale, non limitandosi ai singoli casi, per orientarsi in un tema molto complesso come questo.

Sul complesso dei capi d’accusa, il pubblico ministero ha chiesto alla difesa, se vi siano degli elementi che potrebbero essere veri, ma che la ricerca scientifica non ha ancora provato sino in fondo, oppure se si tratta solo di un problema di quantità e di soggetto che assume il latte. La difesa ha risposto che ad oggi, non ci sono evidenze sulla relazione tra latte e tumore, Alzheimer o malattie cardiovascolari, e neppure che sia la causa di allergie. Ovviamente, ha affermato, se ci si cibasse solo di latte, così come se ci si cibasse solo di pasta o solo di carne, probabilmente ci ammaleremmo.

Alla domanda del presidente del Tribunale se la percentuale di estrogeni nel latte possa costituire il problema, la difesa ha risposto che le sostanze esterne possono costituire un problema ma non si deve creare allarmismo, dicendo che il latte fa male, senza specificare i problemi.

Secondo la corte non sono state presentate prove a sufficienza per considerare pericoloso il consumo di latte

Al termine del dibattimento, il pubblico ministero ha osservato che le varie deposizioni non hanno fornito una prova, oltre ogni ragionevole dubbio, sulla nocività del latte e ha chiesto l’assoluzione.

La difesa si è associata alle conclusioni dall’accusa, sostenendo che, diversamente da quanto affermato dal pubblico ministero, l’istruttoria ha dimostrato che il latte è un alimento formidabile per la crescita dei bambini e la salute pubblica. Quindi ha chiesto l’assoluzione dell’imputato con formula piena, per assenza di prove e quindi perché il fatto non sussiste.

Nella sentenza il tribunale, visto l’art. 530, comma 1, del codice di procedura penale, ha assolto l’imputato perché il fatto non sussiste, come richiesto dalla difesa. Nelle motivazioni dell’assoluzione, il presidente del tribunale nella persona di Fabio Roia, presidente di sezione del Tribunale penale di Milano, ha scritto di ritenere che “non esistono ad oggi studi accreditati presso le più autorevoli comunità scientifiche, che evidenzino una caratteristica di pericolosità per la salute per l’alimento latte. In particolare, con riferimento a intolleranze e allergie, è stato accertato che si tratta perlopiù di un fattore ascrivibile al consumatore, alle caratteristiche del consumatore e non già al prodotto di per sé. Si considera comunque per una corretta assunzione del prodotto e dell’alimento, di seguire le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, perché l’alimento presenta comunque delle caratteristiche nutrizionali di non esaustività sul piano dell’apporto, e soprattutto deve essere assunto in relazione a variazioni che riguardano genere, età e particolari condizioni del consumatore”.

http://www.ilfattoalimentare.it/latte-assolto-processo-simulato.html

 

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Ringraziamenti per Elezioni ordine Medici Milano 2018-2020

Ringrazio i 1696 colleghi che hanno riposto fiducia in me sostenendomi e per avermi dato la possibilità di comporre il prossimo Consiglio dell’Ordine dei medici e Odontoiatri di milano e provincia nel triennio 2018-2020.

Grazie a tutti i colleghi candidati della lista riscatto medico e al presidente Roberto Carlo Rossi !!

Grazie a mia moglie Cinzia Angileri e ai miei figli Gabriele e Ginevra per la pazienza da sempre dimostrata.

Assicuro a tutti il mio impegno nel rappresentare la categoria al meglio delle mie capacità.

Ad maiora semper

Martino Trapani

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APP SALVAVITA

È indiscutibile che questa sia la stagione delle APP, sbocciano come funghi ed al di fuori da linee guida istituzionalizzate.

E questo non è assolutamente accettabile per quelle APP di cui vogliamo occuparci, ovvero le APP medico-sanitarie. Ed in particolar modo quelle che si rifanno all’acronimo I.C.E., in Case of Emergency.

Nel cyberspazio, negli Store Android o Ios, di APP ICE se ne trovano di tutti i colori e prezzi, ma tutte con la caratteristica del “fai da te”, nel senso che i dati medico-sanitari inseriti non provengono da una fonte accreditata, come l’MMG, il Medico di Medicina Generale.

Sono quindi dati non fruibili per quanto concerne il Servizio di Soccorso, leggi NUE, Numero Unico  d’Emergenza: 112/118.

Ma come in  tutte le cose, l’eccezione che conferma  la  regola  esiste.

Ed è la Web APP “Il telefonino, il tuo salvavita ” dell’Onlus Medici Volontari Italiani, M.V.I., il cui obbiettivo è il superamento dell’anonimato clinico in un intervento di soccorso medico-sanitario, anche quando chi viene soccorso non è in grado di cooperare  con i soccorritori.

Tale Web APP è parte integrante  del Progetto  del Comune  di Milano “Cittadini più Coinvolti e più Sicuri”.

Rappresenta l’eccezione in quanto utilizza i dati sanitari selezionati cosiddetti salvavita, ovvero relativi alle patologie che i soccorritori devono conoscere per effettuare un intervento efficiente ed efficace, condivisi con la Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza.(S.I.M.E.U.)

Ed è per questo motivo  che L’OMCeO di Milano ha dato da tempo il proprio supporto a questa iniziativa di M.V.I. con una vicinanza che ci ha permesso di evitare errori di impostazione e di sviluppo.

Ed è proprio questo che ci convince che  stiamo facendo la cosa giusta, anzi l’APP giusta nel mare magnum della APP fai da te.

Dott. Faustino Boioli

Presidente M. V. I.

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