piano nazionale vaccinazioni

Il nuovo Piano, oltre alle vecchie vaccinazioni (contro difterite, tetano, polio, epatite B, Hib, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, HPV nelle ragazze undicenni e influenza nei soggetti di età ≥65 anni) introduce le vaccinazioni anti-meningococco B, anti-rotavirus e antivaricella nei nuovi nati, estende la vaccinazione anti-HPV ai maschi undicenni, introduce la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACWY135 e il richiamo anti-polio con IPV negli adolescenti; prevede le vaccinazioni anti-pneumococco e anti-Zoster nei sessantacinquenni. IL PIANO NAZIONALE VACCINI, COSTO MANCATE VACCINAZIONI, FLUSSI INFORMATIVI

18 FEB – E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale odierna l’Intesa tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sul documento recante “Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019”.

Dopo anni si rinnova così l’offerta vaccinale pubblica e le novità sono molte a partire dalla gratuita di tutte le vaccinazioni offerte dal Ssn che saranno anche esonerate dal ticket.

Il nuovo Piano, oltre alle vecchie vaccinazioni (contro difterite, tetano, polio, epatite B, Hib, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, HPV nelle ragazze undicenni e influenza nei soggetti di età ≥65 anni) introduce le vaccinazioni anti-meningococco B, anti-rotavirus e antivaricella nei nuovi nati, estende la vaccinazione anti-HPV ai maschi undicenni, introduce la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACWY135 e il richiamo anti-polio con IPV negli adolescenti; prevede le vaccinazioni anti-pneumococco e anti-Zoster nei sessantacinquenni.

Tutti i vaccini contenuti nel nuovo Calendario del PNPV sono stati inseriti nel DPCM di definizione dei nuovi LEA, in attesa di pubblicazione in Gazzetta ufficiale

Obiettivi del Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2017-2019 sono:
1. Mantenere lo stato polio-free

2. Raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free

3. Garantire l’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni nelle fasce d’età e popolazioni a rischio indicate, anche attraverso forme di revisione e di miglioramento dell’efficienza dell’approvvigionamento e della logistica del sistema vaccinale aventi come obiettivo il raggiungimento e il mantenimento delle coperture descritte più oltre

4. Aumentare l’adesione consapevole alle vaccinazioni nella popolazione generale, anche attraverso la conduzione di campagne di vaccinazione per il consolidamento della copertura vaccinale

5. Contrastare le disuguaglianze, promuovendo interventi vaccinali nei gruppi di popolazioni marginalizzati o particolarmente vulnerabili

6. Completare l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali, interoperabili a livello regionale e nazionale, tra di loro e con altre basi di dati (malattie infettive, eventi avversi, residente/assistiti)

7. Migliorare la sorveglianza delle malattie prevenibili con vaccinazione

8. Promuovere, nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, una cultura delle vaccinazioni coerente con i principi guida del presente Piano, descritti come “10 punti per il futuro delle vaccinazioni in Italia”

9. Sostenere, a tutti i livelli, il senso di responsabilità degli operatori sanitari, dipendenti e convenzionati con il SSN, e la piena adesione alle finalità di tutela della salute collettiva, che si realizzano attraverso i programmi vaccinali, prevedendo adeguati interventi sanzionatori qualora sia identificato un comportamento di inadempienza

10. Attivare un percorso di revisione e standardizzazione dei criteri per l’individuazione del nesso di causalità ai fini del riconoscimento dell’indennizzo, ai sensi della legge 210/1992, per i danneggiati da vaccinazione, coinvolgendo le altre istituzioni competenti (Ministero della Difesa)

11. Favorire, attraverso una collaborazione tra le Istituzioni Nazionali e le Società Scientifiche, la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini.

Sanzioni ai medici. Il Piano prevede che “saranno concertati percorsi di audit e revisioni tra pari, con la collaborazione degli ordini professionali e delle associazioni professionali e sindacali che possano portare anche all’adozione di sanzioni disciplinari o contrattuali qualora ne venga ravvisata l’opportunità”.

Obiettivi specifici di copertura vaccinale

• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per le vaccinazioni anti DTPa, Poliomielite, Epatite B, Hib nei nuovi nati, e per le vaccinazioni anti DTPa e Poliomielite a 5-6 anni;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 90% per la vaccinazione anti dTpa negli adolescenti (5° dose), (range 11-18 anni);
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 90% per la vaccinazione anti Poliomielite in una coorte di adolescenti (5° dose) (range 11-18 anni), con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per 1 dose di MPR entro i 2 anni di età;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la 2° dose di MPR nei bambini di 5-6 anni di età e negli adolescenti suscettibili (11-18 anni);
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antipneumococcica nei nuovi nati;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antimeningococcica C entro i 2 anni di età;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antimeningococcica B nei nuovi nati, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACYW135 in una coorte di adolescenti (range 11-18 anni), con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per 1 dose di vaccinazione antivaricella entro i 2 anni di età, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la 2° dose di vaccinazione antivaricella nei bambini di 5-6 anni di età, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazioni anti rotavirus nei nuovi nati, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento, nelle ragazze nel dodicesimo anno di vita, di coperture vaccinali per ciclo completo di anti HPV ≥ 95%;
• Raggiungimento, nei ragazzi nel dodicesimo anno di vita, di coperture vaccinali per ciclo completo di anti HPV ≥ 95%, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Riduzione a meno del 5% della percentuale di donne in età fertile suscettibili alla rosolia;
• Raggiungimento di coperture per la vaccinazione antinfluenzale del 75%, come obiettivo minimo perseguibile, e del 95%, come obiettivo ottimale, negli ultrasessantacinquenni e nei gruppi a rischio inclusi tra i LEA;
• Raggiungimento, nei sessantacinquenni, di coperture per la vaccinazione antipneumococcica del 75%, con la gradualità indicata nella soprastante tabella;
• Raggiungimento, nei sessantacinquenni, di coperture per la vaccinazione anti HZ del 50%, con la gradualità indicata nella soprastante tabella.

I nuovi vaccini
Anti Pneumococco e Zoster per gli anziani, anti Meningococco b, Rotavirus e Varicella per i più piccoli, anti Papillomavirus anche agli adolescenti maschi. Sono alcuni dei nuovi vaccini che saranno offerti gratuitamente e sono contenuti nel nuovo Calendario vaccinale. Questi vaccini si andranno infatti ad aggiungere a quelli già disponibili gratuitamente. Per alcuni viene estesa la fascia di età o il tipo di popolazione interessata; altri vengono introdotti ex novo; per altri ancora la gratuità viene estesa da alcune regioni a tutto il territorio nazionale.

Bambini. Nel primo anno di vita saranno introdotti i vaccini gratuiti contro il Meningococco b, batterio pericoloso che può provocare casi letali di meningite, e il rotavirus, che è causa di gastroenteriti molto forti che possono avere conseguenze gravi nei più piccoli. Per l’antimeningococco b (attualmente a pagamento in quasi tutte le regioni) la prima dose si effettua a partire dai tre mesi di vita, con richiami a seguire. Per il rotavirus, a partire dalla sesta settimana di vita, insieme con tutti gli altri vaccini previsti per i primi mesi di vita. Nel secondo anno di vita invece si potrà fare quello contro la Varicella (oggi gratuito solo in 8 regioni), malattia che in rari casi può provocare complicanze e richiedere ricovero ospedaliero. Il vaccino si effettua dai 13-15 mesi di vita, anche insieme a quello per morbillo, rosolia e parotite, con richiami a seguire.

Adolescenti. Il vaccino contro il Papillomavirus (Hpv), oggi gratuito per le adolescenti, sarà esteso anche ai ragazzi maschi, per riuscire a debellare la diffusione del virus che è la più frequente causa di tumore alla cervice dell’utero e alla bocca. Agli adolescenti verrà poi offerto il meningo tetravalente, ovvero che protegge contro il meningococco dei ceppi A, C, W, Y, alcuni dei quali diffusi soprattutto in continenti extraeuropei.

Anziani. viene introdotto gratuitamente il vaccino contro l’Herpes Zoster, causa del più noto Fuoco di sant’Antonio, in grado di ridurre del 65% i casi di nevralgia, una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia. Sarà poi offerto, in tutte le regioni (superando la frammentazione territoriale oggi registrata) il vaccino contro lo pneumococco, che protegge sia contro la polmonite che contro la meningite, una complicanza in alcuni casi associata. Inoltre il Piano sottolinea un “rinnovato impegno” nel promuovere la vaccinazione antinfluenzale per persone con 65 anni o più.

Novità che ovviamente si aggiungono all’offerta vaccinale già disponibile, per la quale il nuovo piano innalza gli obiettivi di copertura: ovvero l’esavalente (anti difterite, tetano, pertosse, polio, epatite b ed haemophilus influenzae) e il trivalente (Morbillo, Parotite e Rosolia) e il Meningococco c. Tra gli obiettivi del documento, inoltre, mantenere lo stato polio-free, raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free, aumentare l’adesione consapevole, contrastare le disuguaglianze, promuovere una cultura delle vaccinazioni.

L’impatto economico

Piano nazionale vaccini

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SCUOLA DI COMUNICAZIONE IN SANITÀ

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L’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano con ASST Rhodense presenta il corso di aggiornamento professionale dal titolo “Scuola di Comunicazione in Sanità”, che si svolgerà in dieci  pomeriggi dalle 14.30 alle 18.00,  dal 15 marzo al 25 ottobre 2017 presso la Sala Conferenze dell’Ospedale di Rho, corso Europa 250, Rho. La Scuola tratterà di comunicazione in vari contesti: globalizzazione della sanità, medicina legale, web e medicina , comunicazione medico-paziente, compreso l’ambito pediatrico. La partecipazione alla Scuola è gratuita. I crediti ECM attribuiti sono 21.

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L’iscrizione pùò essre effettuata esclusivamente online tramite il sito dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano seguendo le modalità sotto riportate

1.    registrarsi al sito http://www.omceomi.it, cliccando “Accedi” a dx della home page, quindi selezionare “Registrati” e seguire le istruzioni
2.    effettuare il login, selezionare, nel box ECM, la voce “Eventi” e cliccare “Iscrivimi” in corrispondenza dell’evento

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Pubblicità sanitaria, l’Ordine di Milano non getta la spugna. Senna, il nostro dovere è proteggere il cittadino sfruttando, anche, la Bersani

 

L’utilizzo spregiudicato degli strumenti pubblicitari, orientato esclusivamente all’accaparramento della clientela è ormai tale da degradare i pazienti al rango di meri clienti compromettendo la libera e ragionata scelta del cittadino di ciò che è più indicato per il suo bisogno di salute.

L’attuale Consiglio dell’OMCeO di Milano ha da subito affrontato con decisione la questione, pur muovendosi rigorosamente all’interno dei percorsi istituzionali, nel solco di quanto già in passato tracciato dall’Ordine meneghino. Dapprima siamo intervenuti direttamente nel contenzioso instaurato contro l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato. Successivamente abbiamo proceduto a commissionare al Professor Scoca e Associati (indiscusse autorità nazionali in campo amministrativistico) il compito di redigere un Parere Pro Veritate sulla pubblicità sanitaria.

Ammesso e non concesso che il problema sia la Legge Bersani e non, piuttosto, un approccio puramente ideologico al tema, fondato su un malinteso concetto di pubblicità che ha sin qui contraddistinto ogni confronto sui limiti all’utilizzo della pubblicità nelle professioni sanitarie, non si può fare a meno di evidenziare come il nocciolo della questione risieda in realtà nella mancata attuazione delle norme esistenti, laddove il legislatore (sia nazionale che europeo) ha correttamente distinto tra pubblicità informativa e pubblicità commerciale, differenziandone l’ambito di applicazione proprio in virtù di quel bilanciamento tra interessi che è centrale nel campo sanitario.

Nel settore che ci interessa, infatti, il legislatore ha previsto che gli esercenti le professioni sanitarie possano diffondere messaggi pubblicitari a condizione che essi risultino funzionali a fornire al cittadino un’informazione veritiera e corretta circa le attività, le specializzazioni e le caratteristiche organizzative proprie di ciascun professionista, in quanto propedeutica all’esercizio del diritto di libera scelta da parte del paziente, senza perciò scadere nella logica di una comunicazione promozionale tipica della pubblicità commerciale.

Il punto è proprio questo: l’applicazione di quelle regole che già esistono e che, rispetto alle professioni sanitarie, sottintendono un bilanciamento tra gli interessi in gioco a chiaro vantaggio della tutela del diritto alla salute dei pazienti rispetto al perseguimento di logiche e strategie commerciali di professionisti e imprese. Logiche che, purtroppo, sembrano a volte prescindere da quei valori posti a fondamento delle professioni sanitarie.

Sulla base di tali considerazioni, l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Milano ha perciò da tempo fatto proprio l’impegno a contrastare ogni utilizzo irresponsabile di tali modalità di comunicazione pubblicitaria assumendosi la responsabilità di valutare anche in sede disciplinare coloro che non rispettano le regole. In questo senso, l’Ordine non ha mai approvato le modifiche al codice deontologico in campo di pubblicità sanitaria promosse dalla Federazione Nazionale.

La pubblicità di carattere esclusivamente commerciale/promozionale, vietata dal Codice deontologico da noi in vigore, infatti, espone i pazienti a rischi concreti, rispetto ai quali è innanzitutto dovere della categoria proteggere il cittadino, contribuendo a costruire rapporti di fiducia che possono invece scaturire solo da comportamenti corretti, trasparenti e da un’informazione veritiera.

Ciò non significa assolutamente negare la possibilità per odontoiatri e strutture sanitarie di ricorrere a qualunque forma di messaggio pubblicitario. Anzi, tutti gli attori del sistema sono responsabilizzati e chiamati ad un uso corretto delle strategie pubblicitarie. In altri termini, la sorveglianza ordinistica ha come unico e solo scopo quello di tutelare il paziente e la sua salute, negando unicamente la legittimità di quelle forme comunicative che, anziché porsi come strumento di difesa e rafforzamento dei diritti dei cittadini-utenti, finiscono per indebolirne le tutele costituzionali. Ecco perché, in campo sanitario, i messaggi promozionali sensazionali e sterilmente ricchi di iperboli commerciali, tesi solo alla mera attrazione e accaparramento della clientela, non aiutano il paziente a scegliere correttamente. La pubblicità non dovrebbe invece mai privare il paziente della possibilità di acquisire quelle notizie utili e funzionali ad una scelta libera e consapevole di strutture, cure e servizi.

Andrea Senna, Presidente CAO Milano

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Ai medici di medicina generale italiani che vogliono lavorare in Francia

Di Antonio Scardino, MD & PhD

Complimenti. La vostra scelta denota coraggio e iniziativa, oltre che senso pratico e desiderio di imparare e crescere culturalmente ed emotivamente. Bravi. La Francia infatti,  a mio umile giudizio, offre proposte culturali di livello elevato e la possibilità di lavorare in  maggiore autonomia professionale, con migliori incentivi economici e in un clima  organizzativo confortevole.

Alcuni esempi: in Francia si pagano tasse per il 25% del  guadagno effettivo e l’introito e la dichiarazione dei redditi sono sotto il vostro controllo  diretto, senza intermediari o figure amministrative. I pazienti vi pagano subito e voi  intascate il vostro guadagno immediatamente, come foste una piccola azienda. In Francia  i vostri figli sono accolti amorevolmente nelle scuole pubbliche, dove potranno avere  un’educazione attenta, cosmopolita e laica: ogni espressione di religiosità è considerata discriminante. L’alloggio sociale costa poco o nulla, per un primo contatto con il luogo di  lavoro e di vita. L’ambulatorio costa poco. Le visite sono organizzate a vostro gradimento, su appuntamento, e nessuno può chiamarvi sul telefono personale: tutto è mediato dalla segreteria. In Francia non esiste la richiesta da parte dei pazienti di elargizione di favoritismi o esenzioni in cambio del ricatto della fedeltà. Chi viene da voi prende un appuntamento e paga, viene solo per motivi validi. I giorni di malattia non si elargiscono  mai per telefono e i francesi non hanno pretese e chiedono rispettosamente e in modo educato i giorni di malattia, solo se sono davvero malati.

Dovete però, cari colleghi, fare fronte ad alcune differenze culturali e ad alcuni ostacoli burocratici non di poco conto.

Nel concreto: le agenzie di reclutamento vi chiederanno dei colloqui preliminari via Skype e internet mail, per valutare il vostro livello di francese e chiarire se avete i requisiti adatti a esercitare in Francia. Se parlate un francese dignitoso e avete i documenti e il CV in regola vi verranno proposti delle sedi potenziali nelle quali c’è carenza di medici di famiglia: avrete quindi un colloquio Skype con il sindaco del comune nel quale vorrete esercitare. Se il colloquio sarà di soddisfazione reciproca e i medici del luogo avranno valutato positivamente il vostro CV sarete invitati con un appuntamento per la visita dei luoghi nei quali eserciterete, dove incontrerete il sindaco e il suo collaboratore amministrativo, con i quali definire meglio il gradimento reciproco e la sistemazione in alloggio sociale temporaneo e dove incontrerete i colleghi con i quali collaborerete in futuro. Il sindaco rilascerà in quel caso una “Lettre d’engagement” nella quale si ingaggia ufficialmente ad accogliervi nella sua comunità e definisce i dettagli della vostra installazione. La lettre d’engagement vi sarà utile ai fini dell’iscrizione all’Ordine dei medici. La mia esperienza personale è stata di grande cordialità, senso di accoglienza ed ospitalità.

A questo punto si entra nel concreto, si prende contatto con l’amministrazione regionale e statale francese.Avrete bisogno in ordine temprale consecutivo di fare:

1) l’iscrizione all’ordine dei medici della regione in cui eserciterete. Gli ordini dei medici regionali dipendono dall’Ordine Nazionale dei medici, ai quali chiedono avviso positivo riguardo alla vostra documentazione. Se iscritti, avrete un numero professionale RPPS con il quale potrete 2) aprire un conto corrente professionale in una banca, che vi darà un conto controllabile agevolmente dal fisco e un POS, con il quale avrete i vostri emolumenti (potete essere pagati anche con danaro contante e assegni, ma è sempre più raro) e quindi potrete 3) aprire un dossier con il sistema amministrativo di previdenza sociale (Sécurité Sociale), che elargisce un numero di esercizio, una tessera da mettere nel POS, affinché possiate essere controllati o rimborsati dal sistema di Sécurité Sociale, e i ricettari a vostro nome.

Ricapitolando, in ordire rigorosamente consequente:

1) Iscrizione all’Ordine dei Medici regionale. Tempo stimato: tre mesi. Per l’iscrizione all’Ordine dei medici in Francia dovrete imperativamente spedire le copie della seguente documentazione con allegata traduzione asseverata in un tribunale  italiano, depositata da traduttori certificati, di ogni singolo documento

A) Laurea in  medicina e chirurgia;

B) Certificazione originale dell’abilitazione (esame di stato);

C) Certificazione da parte del Ministero della salute che la vostra laurea soddisfi i requisiti minimi di formazione sullo standard delle lauree europee di Medicina e  Chirurgia (art. 24 della direttiva 2005/36/CEE, come da annesso V al punto 5.1.1 della normativa) – la richiesta di attestato di conformità per titolo di medico chirurgo va presentata al ministero in cartaceo con marca da bollo da 16 euro; i moduli sono  da scaricare qui: http://www.salute.gov.it/portale/ministr/p4_8_0.jsp?lingua=italiano&label=servizionline&idMat=PROFS&idAmb=RTI idSrv=AG1MC&flag=P;

D) Certificato di onorabilità professionale (goodstanding); i moduli sono da scaricare qui: http://www.salute.gov.it/portale/ministro/p4_8_0.jsp?lingua=italiano&label=servizionline&idMat=PROFS&idAmb=RTI&idSrv=AGGS&flag=P ;

E) Casellario giudiziale.

F) Attestato di conformità del diploma in medicina generale agli standards europei, per i laureati dopo il 1994 i moduli da scaricare sono qui: http://www.salute.gov.it/portale/ministro/p4_8_0.jsp?lingua=italiano&label=servizionline&idMat=PROFS&idAmb=RTI&idSrv=AG3&flag=P ;nel caso in cui abbiate conseguito laurea prima del Dicembre 1994 non bisogna presentare il diploma di medicina generale e la sua conformità, bensì, al suo posto, presentare F1) Certificato attestante il diritto acquisito ad esercitare in Italia in qualità di medico di medicina generale (Art. 30 comma 1, direttiva 2005/36/CE); i moduli da scaricare qui: http://www.salute.gov.it/portale/ministro/p4_8_0.jsp?lingua=italiano&label=servizionline&idMat=PROFS&idAmb=RTI&idSrv=AG3B&flag=P ;

G) Lettre d’engagement da parte del sindaco della mairie del paese o città nella quale sarete accolti – Una volta spediti i documenti in lista A, B, C, D, E, F o F1 e G, con relative traduzioni asseverate in tribunale, sarete convocati dall’Ordine dei medici regionale per la presentazione dei documenti in originale e un piccolo colloquio con uno dei funzionari dell’Ordine. Da quel momento dovete contare tre mesi prima di ottenere l’iscrizione. Nel caso in cui veniate iscritti, dovrete imperativamente pagare una quota di iscrizione (166,52 euro) e presentare un certificato di assicurazione minima di responsabilità civile in caso di rischi professionali (le assicurazioni italiane non valgono in Francia) – l’assicurazione più utilizzata in Francia è la MACSF: https://www.macsf.fr

2) Apertura di un conto corrente professionale in una banca.

Con il tesserino da medico francese, un indirizzo in Francia (vedere con il sindaco), un contratto di locazione di un ambulatorio (vedere con il sindaco) e un piccolo progetto scritto nel quale indicate quanto pensate di guadagnare (calcolate 20 pazienti al giorno per 23 euro l’uno, per cinque giorni a settimana, per un anno) e quanto pensate di spendere in un anno (calcolate affitto ambulatorio, spese acqua, luce ambulatorio e spese varie) la banca in meno di un’ora vi apre un conto personale e un conto professionale, elargendo un POS (in Francia si chiama TPV: Terminal Point de Vente). Voi siete in Francia medici che esercitano “en Liberal”, siete delle piccole aziende a tutti gli effetti. Bisogna trattare un po’ per pagare meno spese possibile (calcolate che una spesa accettabile – se affittate un TPV e non lo acquistate – è di un centinaio di euro al mese). Stabilirete poi un unico bonifico bancario fisso dal vostro conto professionale al vostro conto personale con giustificazione “spese personali” e il fisco è servito.

3) Apertura di un dossier con il sistema amministrativo di previdenza sociale (Sécurité Sociale). Fondamentale, ultima tappa prima dell’esercizio della professione. Con il numero RPPS dato dall’Ordine e il RIB del vostro conto professionale la Sécurité Sociale del vostro dipartimento vi fissa un appuntamento per darvi una carta professionale da inserire nel TPV, un numero ADELI che vi identifica come professionista della Santé francese e i ricettari intestati a voi, dove su scritto c’è il vostro nome, numero di matricola, luogo di esercizio e orari di ricevimento. Vi daranno anche dei moduli che vi serviranno per l’esercizio della professione di medico di medicina generale (malattia professionale, iscrizione alle esenzioni ADL-Affection de longue durée). Infatti, per chi non paga direttamente a voi con carta bancaria o assegno, perché è esente, la Sécurité Sociale vi rimborsa a fine mese. Alla fine di ogni giornata scaricherete via Internet alla Sécurité Sociale il vostro resoconto giornaliero di quante visite avete fatto, quanti farmaci avete elargito e quanto e come siete stati pagati. Questo a fini di controllo fiscale e affinché la Sécu vi rimborsi ciò che per esenzione non vi è stato pagato direttamente.

In conclusione, la burocrazia francese è lenta e puntigliosa, ma precisa. Il sistema dei paesi anglosassoni (Inghilterra, Irlanda, USA, Australia, Nuova Zelanda, e Canada
anglofono) è molto più rigoroso – non c’è paragone – e richiede accertamenti linguistici e professionali da fare sul posto in strutture specializzate, con rilascio di diplomi specifici. Inoltre, nei paesi anglosassoni nessuno vi assicura alloggio sociale e ambulatori comunali a prezzi calmierati (io spendo circa 500 euro al mese, tutto compreso e i primi tre mesi ho esercitato gratuitamente, in modo da poter iniziare con serenità l’attività, stessa cosa per l’alloggio). Calcolate un 20, 30 pazienti al giorno, per cinque giorni a settimana con tasse che al massimo arrivano al 25% del profitto annuo.

Inoltre, a mio umile e personale avviso, il livello culturale e le opportunità umane che
troverete in Francia sono di valore impareggiabile, di qualità incomparabile nel mondo. Per questo ho deciso di educare i miei figli qui. Solo un’opinione personale, per carità, ma mi saprete dire… Se avete dubbi ulteriori, chiedete al personale Persuadersh o ai vostri colleghi futuri, che saranno felici di aiutarvi e sempre disponibili (esperienza personale).ma se proprio non resistete, scrivetemi pure all’indirizzo: dr.antonio.scardino@gmail.com

Buona fortuna e benvenuti!
Antonio Scardino, MD & PhD

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Scuola di Comunicazione in Sanità – OMCeOMi

L’Ordine Provinciale dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Milano con ASST Rhodense in collaborazione con l’Associazione Italiana Giornalismo Responsabile e l’Associazione Lampada di Aladino presenta il corso di aggiornamento professionale dal titolo “Scuola di Comunicazione in Sanità, che si svolgerà in dieci  pomeriggi dalle 14.30 alle 18.00,  dal 15 marzo al 25 ottobre 2017 presso la Sala Conferenze dell’Ospedale di Rho, corso Europa 250, Rho.

La Scuola tratterà di comunicazione in vari contesti: globalizzazione della sanità, medicina legale, web e medicina , comunicazione medico-paziente, compreso l’ambito pediatrico.

La partecipazione alla Scuola è gratuita, I crediti ECM attribuiti sono 21.

L’iscrizione si può effettuare esclusivamente online tramite il sito www.omceomi.it dell’Ordine Provinciale dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Milano seguendo le modalità sotto riportate:

  1. SE NON REGISTRATI, registrarsi al sito www.omceomi.it:

cliccare Accedi a dx della home page, quindi selezionare Registrati e seguire le istruzioni

  1. SE REGISTRATI,

effettuare il login, selezionare, nel box ECM, la voce Eventi e cliccare Iscrivimi in corrispondenza dell’evento “Scuola di Comunicazione in Sanità

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Non più medici o giornalisti: i giovani vogliono fare gli chef o i contadini

Una volta la massima aspirazione era fare il medico, oggi lo chef: un passaggio epocale, certificato da studi e statistiche. Calano i numeri degli studenti italiani che decidono di intraprendere la carriera universitaria, soprattutto in settori quali il giornalismo, la comunicazione, il marketing e la pubblicità. Contrariamente a quanto si possa immaginare, i giovani italiani si stanno appassionando, per piacere o forse più per necessità, ai cosiddetti mestieri ”antichi”, riportando alla luce alcune attività che fecero conoscere la professionalità e l’arte tutta italiana nel mondo. Se prima l’aspirazione era diventare medico, architetto, pubblicitario o giornalista, ora si punta a carriere alternative come agricoltore, sarto, chef, liutaio, forcolaio, ceramista.

Uno studio sulle vocazioni dei giovani

Secondo uno studio dell’agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co., realizzato alla vigilia del Micam, fiera internazionale dedicata al mondo delle calzature che partirà domani, su un campione di 500 ragazzi tra i 18 e i 26 anni monitorando le principali piattaforme online dedicate al lavoro, precipita infatti nelle aspirazioni dei 16-18enni il sogno di diventare medico (solo il 12 per cento lo considera un mestiere con occupazione garantita); l’avvocato va un po’ meglio, al 15%. E se solo 20 anni fa il mestiere di guru pubblicitario era sinonimo di sogni e notorietà, ora le quotazioni sono precipitate visto che solo il 25% lo considera un mestiere da sogno. Il lavoro di giornalista viene considerato qualificato dal 70% del campione ma sottopagato e, quindi, rimane un obiettivo solo per il 23% dei ragazzi. Più alto il consenso per il mestiere di architetto (29%), legato maggiormente al talento e alla creatività e con possibilità di guadagni più alti. Ma cosa attrae allora i giovani? Lo chef (il sogno del 70% dei giovani) si consolida come mestiere da sogno perché garantisce denaro e visibilità, con la magica opportunità di diventare vere e proprie star a livello dei ”Masterchef” televisivi sempre più amati dal pubblico.

http://www.secoloditalia.it/2017/02/non-piu-medici-o-giornalisti-i-giovani-vogliono-fare-gli-chef-o-i-contadini/

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CERTIFICATI PER INFORTUNI STRADALI

Una recente nota della Procura della Repubblica richiama l’attenzione dei medici specialisti, di pronto soccorso e di medicina generale sulla compilazione scrupolosa delle certificazioni di malattia e di prolungamento dello stato di malattia relative a sinistri stradali, in particolare dopo la legge 41 del 23/03/2016 che ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di lesioni personali stradali gravi o gravissime. Nelllo specifico viene segnalato che una delle fattispecie che integrano il nuovo delitto sussiste allorchè la durata della malattia duri oltre 40 giorni.

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http://omceomi.it/news/dettaglio/2017/02/09/certificati-per-infortuni-stradali

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Arrivano le nuove Sdo. Più informazioni sui ricoveri guardando agli esiti delle cure

Pubblicato in Gazzetta il decreto della Salute che integra le attuali caratteristiche della Scheda di dimissione ospedaliera. Obiettivo quello di adeguare le informazioni alle esigenze di monitoraggio, valutazione e pianificazione della programmazione sanitaria, anche in considerazione degli orientamenti definiti dalla normativa UE sull’assistenza transfrontaliera. IL DECRETO.

08 FEB – Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 7 febbraio entra in vigore la nuova Scheda di dimissione ospedaliera che sostituisce quella prevista dal DM del 2000.

Rispetto alla “vecchia” SDO, il nuovo decreto di Lorenzin amplia la mole di dati da raccogliere relativi ad ogni ricovero ospedaliero e prevede l’invio dei dati da parte delle Regioni con cadenza mensile anziché trimestrale.

Le innovazioni nelle Sdo sono motivate dall’esigenza di poter contare su più informazioni possibili relative ai ricoveri ospedalieri sia ai fini di migliorare le rilevazioni epidemiologiche che per rispondere a quanto previsto dalla normativa UE in riferimento all’assistenza sanitaria transfrontaliera.

Con la nuova SDO si dovrà infatti rispondere all’esigenza di adeguare il contenuto informativo della scheda “alle esigenze di monitoraggio, valutazione e pianificazione della programmazione sanitaria, anche in considerazione degli orientamenti definiti dalla normativa dell’Unione europea”.

In particolare si sottolinea che i dati saranno utilizzati per “il monitoraggio e la valutazione degli interventi sanitari, compresi i loro esiti, la definizione degli standard di qualità, l’efficacia e l’efficienza, il monitoraggio del rischio clinico per garantire la sicurezza del paziente”.

Secondo il ministerio della Salute le nuove SDO consentiranno di migliorare il monitoraggio  e la valutazione dell’assistenza sanitaria del “percorso nascita”, ma saranno anche utili a caratterizzare le reali condizioni dei pazienti al fine di valutare meglio l’appropriatezza delle prestazioni erogate, a monitorare il rispetto degli standard dei volumi di attività chirurgica per unità operativa e per operatore e a stimare con maggiore accuratezza gli esiti degli interventi sanitari e gli indicatori di qualità dell’assistenza erogata.

Tra le novità rispetto alla vecchia SDO la raccolta di informazioni sul livello di istruzione del paziente, la data di prenotazione della prestazione e la classe di priorità, eventuali trasferimenti da un ospedale all’altro, l’identificativo del chirurgo e dell’anestesista, la check list della sala operaoria, la rilevazione del dolore, la stadiazione condensata, la pressione arteriosa sistolica, la creatinina serica e la frazione di eiezione.

Si stabilisce infine un più stretto legame tra SDO e cartella clinica.

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http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=47720&fr=n

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Medici al pc il triplo del tempo che con i pazienti, attività amministrativa prevale su assistenza diretta

Fonte: Doctor 33

Camici bianchi più spesso davanti al pc che davanti al paziente. Ciò vuol dire che nel corso di una giornata lavorativa, i medici stanno di media il triplo del tempo a sbrigare pratiche al computer rispetto al tempo faccia a faccia con i malati. I dati, per niente rassicuranti, emergono da un lavoro sugli Annals of Internal Medicine, condotto osservando specializzandi di medicina interna presso l’ospedale di Losanna. Predominano, insomma, le attività indirettamente legate alla cura dei pazienti. Sebbene il lavoro si concentri solo su medici giovani (esperienza clinica media di 3-5 anni), i risultati sono in accordo con i dati presenti in letteratura per i medici ospedalieri, spiega l’autrice del lavoro Nathalie Wenger. E la situazione non sarebbe migliore nel nostro Paese. «Credo che siano dati sovrapponibili anche alla situazione italiana», spiega Costantino Troise, segretario del sindacato Anaao Assomed, «ed è un problema comune a tutti i medici ospedalieri, non solo ai giovani», assicura. In effetti, oggi tante attività mediche (dalla cartella clinica alla ricetta elettroniche, etc) richiedono l’uso del pc, oltre che tutto il lavoro amministrativo da fare (discussione del budget, pianificazione del lavoro etc), tutte attività che inevitabilmente ‘rubano’ tempo per l’assistenza diretta al paziente. «E il dato è tanto più preoccupante – aggiunge Troise – per Paesi come l’Italia, per via della crescente carenza di medici, per cui ci sarà sempre meno tempo dedicato all’assistenza. Il tempo viene sottratto anche alla comunicazione con i parenti dei malati, e al prezioso processo di umanizzazione delle cure». Gli studiosi svizzeri hanno spiato la giornata lavorativa di 32 medici in un reparto di medicina interna. È emerso che i medici non riescono a finire il lavoro nel proprio turno e restano fuori orario perlopiù per compilare dati clinici elettronici. Metà della loro giornata è assorbita dal pc. «Credo che alla base di questa tendenza – spiega a DoctorNews33 il segretario della Cimo, Riccardo Cassi – ci sia anche una sempre maggiore esigenza di lasciare una certa tracciabilità nell’operato del medico. Per non parlare del fatto – aggiunge Cassi – che spesso i sistemi non si parlano tra loro e questo allunga i tempi e peggiora le performance».  E Cassi ipotizza anche la presenza di altre figure specializzate che possano aiutare e snellire il lavoro dei medici nell’espletare questi adempimenti. «Questo aiuterebbe di molto, perché farebbe in modo che i medici possano dedicarsi ai pazienti e alle loro cure».

Rossella Gemma

http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/medici-al-pc-il-triplo-del-tempo-che-con-i-pazienti-attivita-amministrativa-prevale-su-assistenza-diretta/?xrtd=LXYARCXCPPTAPSPSVCSVALL

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Saltare la prima colazione fa male al cuore

La prima colazione è il pasto fondamentale della giornata e quello più “amico” del cuore. Mangiare regolarmente a inizio giornata si associa a una riduzione del rischio cardiovascolare generale.

01 FEB(Reuters Health) – Ora lo dicono anche le nuove linee guida americane. Fare una sana prima colazione riduce il rischio di malattie cardiovascolari. Partendo dalle raccomandazioni dell’American Heart Association sull’opportunità di ridurre l’eccesso di calorie, un gruppo di medici americani – coordinati da Marie-Pierre St-Onge, ricercatrice nutrizionista del Columbia University Medical Center di New York – ha valutato l’importanza della prima colazione in un’ottica di protezione del cuore.

Secondo il team di ricerca ben il 30% degli adulti statunitensi salta la prima colazione e sempre più persone fanno spuntini durante il giorno invece di sedersi a tavola per i tre pasti tradizionali. Facendo colazione tutti i giorni, vi sono meno probabilità di andare incontro ad ipercolesterolemia ed ipertensione, noti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Inoltre, coloro che saltano il primo pasto della giornata hanno maggiori probabilità di andare incontro a obesità e diabete. Questo avviene perché i tempi di assunzione dei pasti vanno a “scontrarsi” con l’orologio biologico del corpo.

Va anche attentamente considerato che lo smaltimento degli zuccheri consumati non funziona allo stesso modo di giorno e di notte. Infatti gli studi sui lavoratori turnisti, che mangiano di notte e saltano la prima colazione, hanno evidenziato un maggior rischio di obesità e malattie metaboliche in questi lavoratori rispetto a coloro che osservano normali orari d’ufficio.

“Sappiamo da studi di popolazione che l’abitudine quotidiana della prima colazione è legata ad una riduzione del peso e alla tendenza di seguire una dieta più sana, con un minor rischio di malattie cardiovascolari”, dice St-Onge. “Tuttavia, gli interventi finora effettuati per aumentare il consumo della colazione in coloro che di solito la saltano non supportano il forte ruolo causale di questo pasto per il controllo del peso”.Un’altra minaccia per il peso è costituita dagli spuntini dopo cena che molti si concedono anche come gratificazione della lunga giornata di lavoro. Un buon suggerimento, quindi, è quello di chiudere la cucina dopo cena, evitando di tenere a portata di mano snack e bevande tentatrici.

Fonte: Circulation 2017

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular science)

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=47487&fr=n

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Quante volte consultiamo il medico? In Europa si va in ordine sparso: in Ungheria una volta al mese, in Svezia tre all’anno. Italia in media: una volta ogni due mesi

Eurostat pubblica un’analisi sul ricorso dei cittadini ad un consulto medico in un anno. La media è compresa tra 4,1 e 8,7 consultazioni l’anno per cittadino nella maggior parte degli altri Stati membri. Livelli alti anche in Germania.

02 FEB – Tra chi va dal medico una volta al mese a chi lo vede tre volte l’anno. Il numero di visite ad un medico per cittadino varia notevolmente tra gli Stati membri dell’UE. A fotografare la situazione è Eurostat che ha analizzato il numero medio di consultazioni con un medico per persona all’anno (sono incluse le consultazioni presso lo studio medico, in casa del paziente, o nei reparti ambulatoriali negli ospedali o centri di assistenza sanitaria ambulatoriale). Dall’analisi sono escluse le consultazioni / visite durante un trattamento dovuto a ricovero o day hospital.

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Euorstat rimarca come “tra gli Stati membri vi è una vasta gamma della frequenza con la quale vengono consultati i medici. A Cipro e in Svezia la media annua è inferiore a 3 consultazioni per abitante all’anno. La media è compresa tra 4,1 e 8,7 consultazioni nella maggior parte degli altri Stati membri, anche se la Germania, la Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria sono al di sopra di questa soglia con punte fino a 11 consultazioni l’anno. Italia in media con poco più di 6 consultazioni l’anno.

Ma Eurostat nota anche come “tra il 2009 e il 2014, il numero medio di consultazioni è aumentato in sette dei 19 Stati membri dell’UE per i quali i dati sono disponibili. I maggiori incrementi sono stati registrati in Germania e  Lituania. In calo invece i dati di otto Stati in particolare in Lussemburgo e Slovacchia, mentre Estonia, Lettonia, Slovenia e Finlandia hanno riportato numeri stabili”.

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Un premio per l’asst rhodense

Nell’ambito del terzo anno del “Programma WHP- Workplace Healt Promotion “Luogo di lavoro che produce salute, l’ASST Rhodense è stata premiata per il lavoro ed i progetti realizzati. I riconoscimenti sono stati consegnati presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano nel corso della cerimonia di premiazione WHP 2016.

L’impegno di chi ha realizzato il progetto, coordinato da Martino Trapani e Jhon Tremamondo, è stato premiato con la consegna dei riconoscimenti ai quattro presidi ospedalieri di Garbagnate, Rho, Passirana e Bollate, “perché luoghi di lavoro che promuovono salute ”. Nell’Asst Rhodense sono stati realizzate e sono incorso di attuazione le seguenti aree tematiche previste dal programma WHP.

“Felici di questo ulteriore riconoscimento assegnato all’ASST Rhodense, ringrazio tutti coloro che hanno promosso, collaborato e partecipato attivamente per favorire una vita più sana in ospedale” è il commento di Ida Ramponi, direttore generale

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Com’è cambiata la professione del medico

Come è cambiata la professione del medico negli ultimi decenni? Come si è trasformato nel tempo il rapporto tra medico e paziente, soprattutto negli ospedali? Un articolo apparso recentemente sul New England Journal of Medicine, di David I. Rosenthal e Abraham Verghese, induce a una riflessione sull’evoluzione (o involuzione?) del complesso legame tra medico e paziente

02 FEB – In un’epoca ormai passata il lavoro del medico ospedaliero, rilevano due medici internisti americani, David I. Rosenthal e Abraham Verghese, in un articolo apparso recentemente sul New England Journal of Medicine, veniva svolto principalmente al capezzale del letto del paziente, dove medici, assistenti e studenti si riunivano e si scambiavano impressioni e pareri. Il fulcro del rapporto medico-paziente risiedeva nel contatto umano, nella capacità del medico di esaminare un corpo anche attraverso i propri sensi, nella capacità della mano umana di toccare, diagnosticare, curare.

Si trattava di una sorta di rituale, un messaggio chiaro che i medici trasmettevano ai pazienti. Si creava facilmente l’opportunità di conoscere i degenti nel corso dei ricoveri e le cartelle cliniche erano fatte di carta, anche se erano spesso indecifrabili.

La medicina moderna ha portato con sé una sorta di rivoluzione; sono cambiati gli orari e le procedure e allo stesso modo si è trasformata la natura della professione del medico. Le cartelle cliniche non sono più affisse al letto del paziente ma, dimorando all’interno di un computer, sono costituite da una raccolta di dati, sequenze di menu a tendina e campi di testo.

L’avvento dell’era elettronica, che da una parte ha ridotto il tempo necessario per ottenere i risultati delle analisi o degli esami radiologici, dall’altra non ha aumentato il tempo trascorso con i pazienti.

Stime recenti indicano che medici e studenti di medicina spesso trascorrono più del 40-50% della propria giornata di fronte allo schermo di un computer per compilare documenti o esaminare cartelle cliniche; gran parte del restante tempo è utilizzato per coordinare, magari al telefono, le cure con altri specialisti, farmacisti, nutrizionisti, uffici di assistenza primaria, familiari, assistenti sociali, infermieri, ecc. Pochi di questi incontri si verificano di persona e, sempre più spesso, dati i vincoli di tempo, il medico non visita i pazienti insieme al suo team.

Oggi la classica visita è sovente sostituita da un briefing attorno a un computer, durante il quale si esaminano immagini su schermi, lastre, referti, numeri, dati. Il nuovo medico tecnologico è spesso ridotto a mero prescrittore, che a volte effettua visite telefoniche o che fa diagnosi online. In poche parole, è venuto a mancare il contatto fisico tra medico e paziente: nonostante la retorica sulla centralità del paziente, questo rischia in realtà di non essere più al centro del sistema.

L’attenzione del medico è dunque spesso deviata dalle vite, dai corpi e dalle anime delle persone affidate alle sue cure, al punto che la figura del medico focalizzato sullo schermo anziché sul paziente è ormai un cliché culturale. Allo stesso modo, l’assistito è quasi diventato un’icona del paziente in veste “binaria”; Verghese ha coniato una parola per questa rappresentazione digitale del paziente: l’iPatient.

Soprattutto negli Stati Uniti, l’intero sistema sanitario si basa su questa entità virtuale e fornisce incentivi per la sua creazione e il suo mantenimento; stando ai report sulla qualità degli ospedali negli USA, sembrerebbe che l’iPatient ottenga uniformemente ottime cure, ma le esperienze dei pazienti reali sono tutt’altra questione.

Anche le competenze apprese dagli studenti di medicina e dai medici di oggi non sono quelle tradizionali, necessarie per fare una buona anamnesi o per ricostruire la storia clinica del paziente, ma piuttosto quelle per apprendere l’arte di un buon esame bioptico, gestire documentazioni, accettazioni e dimissioni nell’era elettronica.

Lo stesso paziente si è ormai convinto che il suo corpo coincida con le immagini che si ottengono dalle tecnologie diagnostiche e dalle successioni di numeri generati dagli apparecchi usati per analizzare il  sangue. In questo modo pensa di tenere sotto controllo la propria salute sottoponendosi a prelievi, ecografie o risonanze magnetiche: si arriva a pensare che sia meglio avere a disposizione una buona radiografia piuttosto che un buon medico.

D’altra parte i medici sono sempre più insoddisfatti del proprio lavoro, spesso amareggiati per il troppo tempo utilizzato a trascrivere e tradurre informazioni da inserire in un computer e per il fatto che, in questo senso, il lavoro non si ferma mai. Lo studio RAND “Factors Affecting Physician Professional Satisfaction and Their Implications for Patient Care, Health Systems, and Health Policy”, commissionato nel 2013 dall’American Medical Association (AMA) ha analizzato il fenomeno in sei Stati americani, mettendo in evidenza l’effetto negativo prodotto dalla gestione informatica delle cartelle cliniche sul morale di molti medici.

Dallo studio sono emersi elevati livelli di stress tra i medici, in gran parte legati a un aumento di requisiti normativi, compiti amministrativi e adozione delle cartelle cliniche elettroniche. Secondo la survey, l’81% dei medici si era detto soddisfatto del proprio lavoro, ma il 47% lo aveva descritto come estremamente stressante e il 19% aveva parlato senza mezzi termini di burnout. Molti degli interpellati avevano sottolineato come il computer, invece di essere uno strumento di aiuto e semplificazione, sia in realtà diventato un ostacolo che toglie tempo alla cura dei pazienti.

Questi risultati sottolineano l’importanza di riflettere su ciò che la professione del medico era una volta, quello che è ora e quello che dovrebbe essere o rischia di diventare. Indipendentemente dal prestigio, nel passato quel lavoro è stato eseguito in condizioni e standard di qualità che sarebbero ora inaccettabili; oggi è praticato in un sistema sicuramente più sicuro ed efficiente, con risultati misurabili. Eppure, le aspettative sembrano in gran parte disattese.

Se il significato della professione del medico deve essere ripristinato, sono necessari cambiamenti piuttosto complessi a livello globale, a partire dal ristabilire un dialogo che includa chi opera in prima linea nel campo della medicina. Forse la più grande opportunità per migliorare la soddisfazione professionale dei medici nel breve periodo risiede nel ricostruire le procedure tradizionali e gli spazi fisici al fine di promuovere il genere di connessioni umane realmente utili: tra medici e pazienti, tra medici e medici, tra medici e infermieri.

Si dovrebbe tornare al rapporto diretto con i pazienti, dialogando con le loro famiglie e gli infermieri, ripensando l’interfaccia uomo-macchina e fondendo il paziente reale con l’iPatient.

La tecnologia certamente non può ristabilire la soddisfazione professionale dei medici; è necessario ricostruire il senso di lavoro di squadra, di comunità, rafforzando i legami che uniscono i medici come esseri umani e ripristinando alcuni rituali carichi di significato per medico e paziente. Le soluzioni non saranno semplici, dato che molti problemi sono intrappolati nell’alto costo delle cure sanitarie e negli ostacoli alle riforme dell’assistenza sanitaria.

Ma si può iniziare ricordando l’originale scopo dei medici: essere testimoni della sofferenza degli altri, dare conforto e offrire cura. Quello rimane il vero privilegio della professione medica, concludono i due autori.

Fonte: http://www.agenziafarmaco.gov.it

http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=47506

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Un importante premio per i nostri ospedali

Un importante premio per i nostri ospedali. L’Azienda socio-sanitaria territoriale Rhodense è infatti stata premiata per il lavoro e i progetti realizzati durante la terza edizione del “Programma workplace healt promotion, luogo di lavoro che produce salute”. Il riconoscimento, ispirato alle direttive impartite dall’Organizzazione mondiale della sanità in materia di promozione della salute nei luoghi di lavoro, è stato consegnato nell’aula magna dell’università Degli Studi di Milano al direttore generale Ida Ramponi, che li ha poi consegnati ai direttori dei presidi ospedalieri di Bollate, Garbagnate, Passirana e Rho.

Il progetto, coordinato da Martino Trapani e John Tremamondo, ha visto l’Asst Rhodense impegnarsi in tematiche come l’alimentazione, il contrasto al fumo, l’attività fisica, la mobilità sicura e sostenibile, il contrasto alle dipendenze e nel benessere e nella conciliazione tra vita e lavoro. Diverse le modalità attraverso le quali questi impegni hanno preso vita. I nostri ospedali hanno infatti avviato una campagna informativa interna sulla promozione di un’alimentazione corretta con l’affissione di codici colori nella mensa aziendale al fine di orientare la scelta e gli abbinamenti dei piatti e incentivando il consumo di frutta fresca e di verdura. Importante anche il ruolo giocato dal Centro antifumo di Passirana nella lotta al fumo di tabacco. Diversi anche i cartelli affissi nelle strutture per sottolineare l’importanza dell’attività fisica e dell’uso delle scale anziché degli ascensori. La ricerca della sicurezza e della mobilità sostenibile, invece, hanno portato alla scelta di acquistare, entro i prossimi tre anni, automobili e furgoni ecologici. Diversi i corsi di formazione sull’alcool, sulle droghe e sul gioco d’azzardo patologico che si sono svolti negli ultimi mesi. Importante, infine, anche la predisposizione di una casella di posta elettronica dedicata ai suggerimenti dei dipendenti per migliorare il loro benessere e la conciliazione tra famiglia e lavoro.

Siamo felici di questo ulteriore riconoscimento assegnato all’Azienda socio-sanitaria territoriale Rhodense. Ringrazio tutti coloro che hanno promosso, collaborato e partecipato attivamente per favorire una vita più sana in ospedale” ha commentato il direttore generale Ramponi.

(Stefano Dattesi)

http://www.rhonews.com/news/salute/900779/un_importante_premio_per_i_nostri_ospedali

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ASST RHODENSE: IMPORTANTE RICONOSCIMENTO ASSEGNATO AI PRESIDI DI GARBAGNATE, RHO, PASSIRANA E BOLLATE

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(mi-lorenteggio.com) Rho, 31 gennaio 2017 – Nell’ambito del terzo anno del “Programma WHP- Workplace Healt Promotion “Luogo di lavoro che produce salute, l’ASST Rhodense è stata premiata per il lavoro ed i progetti realizzati. I riconoscimenti sono stati consegnati presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano nel corso della cerimonia di premiazione WHP 2016. Alla premiazione organizzata dalla Rete WHP Lombardia era presente il direttore generale Ida Ramponi direttore generale Ida Ramponi che ha poi consegnato i riconoscimenti ai direttore dei presidi ospedalieri di Garbagnate, Rho, Bollate e Passirana.   Il premio è ispirato alle direttive impartite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in materia di promozione della salute nei luoghi di lavoro.

“Felici di questo ulteriore riconoscimento assegnato all’ASST Rhodense, ringrazio tutti coloro che hanno promosso, collaborato e partecipato attivamente per favorire una vita più sana in ospedale” è il commento di Ida Ramponi, direttore generale.

ECCO IL PROGETTO DELL’ASST RHODENSE

 

Alimentazione, contrasto al fumo, attività fisica, mobilità sicura e sostenibile, contrasto alle dipendenze e benessere e conciliazione vita- lavoro. Sono le sei parole d’ordine dell’azione di Promozione della salute e benessere negli ambienti di lavoro (WHP- Workplace Healt Promotion) , il programma regionale “Aziende che promuovono salute – rete WHP Lombardia” a cui ha partecipato anche l’Asst Rhodense. Un lavoro, nato   dalla convinzione che la salute di chi lavora sia interesse di tutti: dei lavoratori in primo luogo, delle loro famiglie, delle imprese e del Servizio Sanitario e, più in generale, della comunità. L’impegno di chi ha realizzato il progetto, coordinato da Martino Trapani e Jhon Tremamondo, è stato premiato con la consegna dei riconoscimenti ai quattro presidi ospedalieri di Garbagnate, Rho, Passirana e Bollate, “perché luoghi di lavoro che promuovono salute ”. Nell’Asst Rhodense sono stati realizzate e sono incorso di attuazione le seguenti aree tematiche previste dal programma WHP.

  • Campagna informativa interna sulla promozione di un’alimentazione corretta con codici colore presso la mensa aziendale per orientare la scelta e gli abbinamenti dei piatti. Introducendo l’iniziativa regionale “Con meno sale nel pane c’è più gusto e…guadagni in salute”, incentivando il consumo di verdure e di frutta fresca.
  • Contrasto al fumo di tabacco con il coinvolgimento del Centro Antifumo di Passirana.
  • Campagna informativa sulla promozione dell’attività fisica con l’affissione di cartelli promozionali dell’uso delle scale.
  • La sicurezza e la mobilità sostenibile con l’acquisto nei prossimi tre anni di auto /furgoni di tipo “ecologico”.
  • L’alcol e le dipendenze organizzando anche corsi di formazione su alcol, droghe e gioco d’azzardo patologico
  • Il benessere sociale e la conciliazione famiglia-lavoro è stata predisposta una casella di posta elettronica dedicata “Buone idee” per raccogliere i suggerimenti dei dipendenti-

Redazione

http://www.mi-lorenteggio.com/news/51061

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